05/08/2026
Ecco che, a fronte di una inadeguata tecnica legislativa, diventa sempre più impellente la necessità di colmare i vuoti. Leggerò la sentenza (mai fidarsi dei titoli!!), ma una riflessione sul momento sorge spontanea.
Noi avvocate e avvocati ci ritroviamo sempre più spesso a parlare con toni nostalgici della certezza del diritto come di qualcosa che, quando studiavamo all' università, costituiva un pilastro e di cui oggi, soprattutto in certe materie, sembra che restino solo le macerie.
Sempre più spesso leggiamo commenti di autorevoli studiosi che, in modo molto più rispettoso di come faccio io, si esprimono in termini di "mera svista del legislatore", "difetto di coordinamento con le altre norme", quando in realtà verrebbe solo da commentare "ma come si fa a emanare una norma del genere, scritta in questo modo?!?!".
In questo periodo storico, quindi, ci ritroviamo a ringraziare Cassazione e Corte Costituzionale che almeno ci forniscono, appunto, quella certezza del diritto e quelle garanzie che aiutano a prevedere le conseguenze dei fatti umani, a diminuire il contenzioso, a far sì che la società abbia nuovamente la sensazione che delle regole di buon senso esistano e che si possano eliminare quelle pieghe (e piaghe) nelle quali si annida la possibilità, per i più temerari che non hanno nulla da perdere, di piegare a proprio favore anche i principi di diritto più sacri.
Però, quando il potere giudiziario è costretto ad esprimersi con i propri rituali provvedimenti non solo per offrire uniformità interpretativa, ma anche per arginare il calpestio dei principi costituzionali, come sempre più di frequente avviene, bisogna preoccuparsi.