15/04/2026
Arresto Ufficiali giudiziari Pesaro
La vicenda di Pesaro, emersa sui quotidiani locali e nazionali, con Ufficiali giudiziari accusati di aver rallentato deliberatamente una procedura di sfratto, intrecciando addirittura rapporti personali con la parte destinataria del provvedimento, non è soltanto un caso giudiziario grave.
È il sintomo di una tensione strutturale che attraversa da anni il sistema abitativo italiano: il difficile equilibrio tra il diritto di proprietà e la tutela delle persone in condizioni di fragilità.
Da un lato, lo sfratto rappresenta l’esercizio legittimo di un diritto. Il proprietario che non percepisce il canone e che necessita dell’immobile deve poter contare su tempi certi e su un sistema efficiente. Ancor più quando su quell’immobile lo stesso locatore sia costretto a pagare imposte o rate di mutuo.
La credibilità stessa del mercato immobiliare si fonda su questo presupposto: senza la garanzia che i contratti vengano rispettati e che le decisioni giudiziarie siano eseguite in tempi rapidi, si alimenta la sfiducia e si scoraggia l’offerta di immobili in locazione. Inutile poi trovare “colpevoli” negli affitti brevi, o nella continua ricerca di garanzie da parte dei Proprietari, se non si riesce a garantire adeguatamente il diritto di proprietà.
Non va dimenticato dall’altro lato come lo sfratto non è mai un atto neutro. Coinvolge persone, famiglie, spesso situazioni di difficoltà economica o sociale. In un contesto segnato da precarietà lavorativa e caro-affitti che sta dilagando in alcune città, l’esecuzione forzata si traduce in una vera emergenza abitativa. È per questo che l’ordinamento prevede strumenti di tutela, rinvii motivati, interventi dei servizi sociali, ove sia possibile calibrare l’esecuzione in un contemperamento di diritti ed esigenze.
Il punto critico, però, è proprio qui: queste tutele devono restare dentro un perimetro di legalità, trasparenza e imparzialità. Quando, come ipotizzato dalla Procura nel caso di Pesaro (ricordando sempre il principio di non colpevolezza e la presunzione di innocenza che vigono – fortunatamente – nel nostro ordinamento e in tutti i casi come questo) il rinvio diventa arbitrario, quando le procedure vengono manipolate o piegate a interessi personali, si rompe il patto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Non si tratta più di bilanciamento tra diritti, ma di abuso di potere.
Un sistema giusto non è quello che favorisce una parte a scapito dell’altra, ma quello che garantisce regole chiare e uguali per tutti. Il proprietario ha diritto a rientrare nella disponibilità del proprio bene in tempi ragionevoli; l’inquilino ha diritto a non essere abbandonato senza tutele, ancor più in presenza di condizioni di vulnerabilità.
La credibilità delle Istituzioni passa anche dalla correttezza di chi è chiamato a far rispettare le decisioni giudiziarie. Perché, del resto, la giustizia non è solo una questione di norme, ma di fiducia.
Avv. Federico Bocchini
Presidente Centro Studi giuridici