03/09/2026
Non chiamiamola “tragedia di coppia”. Eviterei anche l’espressione “femminicidio-suicidio”, perché finisce per mettere sullo stesso piano due gesti che non lo sono. Se le prime ricostruzioni saranno confermate, una donna è stata uccisa dall’ex compagno, che successivamente si è tolto la vita.
Lei avrebbe cercato aiuto chiamando il 112 e contattando un amico. Aveva percepito il pericolo e aveva provato a salvarsi. È un elemento che rende questa vicenda ancora più dolorosa e che non può essere relegato a un dettaglio di cronaca.
La violenza non nasce da un amore troppo grande, ma dall’idea che l’altra persona ci appartenga. Quando una donna decide di interrompere una relazione, alcuni uomini non vivono soltanto la fine di un legame, ma la perdita del controllo su di lei. Per questo la separazione può diventare uno dei momenti più pericolosi.
Liquidare tutto come un gesto di follia serve soltanto a non guardare ciò che abbiamo davanti: un uomo incapace di riconoscere la libertà della donna con cui aveva avuto una relazione. Dobbiamo educare gli uomini ad accettare un rifiuto, una distanza e anche la fine di un rapporto. Amare significa riconoscere all’altro il diritto di scegliere, persino quando quella scelta ci ferisce. Negare questo diritto significa entrare nel territorio della violenza.