Studio Legale Avvocato Cinzia Novelli

03/09/2026

Non chiamiamola “tragedia di coppia”. Eviterei anche l’espressione “femminicidio-suicidio”, perché finisce per mettere sullo stesso piano due gesti che non lo sono. Se le prime ricostruzioni saranno confermate, una donna è stata uccisa dall’ex compagno, che successivamente si è tolto la vita.

Lei avrebbe cercato aiuto chiamando il 112 e contattando un amico. Aveva percepito il pericolo e aveva provato a salvarsi. È un elemento che rende questa vicenda ancora più dolorosa e che non può essere relegato a un dettaglio di cronaca.

La violenza non nasce da un amore troppo grande, ma dall’idea che l’altra persona ci appartenga. Quando una donna decide di interrompere una relazione, alcuni uomini non vivono soltanto la fine di un legame, ma la perdita del controllo su di lei. Per questo la separazione può diventare uno dei momenti più pericolosi.

Liquidare tutto come un gesto di follia serve soltanto a non guardare ciò che abbiamo davanti: un uomo incapace di riconoscere la libertà della donna con cui aveva avuto una relazione. Dobbiamo educare gli uomini ad accettare un rifiuto, una distanza e anche la fine di un rapporto. Amare significa riconoscere all’altro il diritto di scegliere, persino quando quella scelta ci ferisce. Negare questo diritto significa entrare nel territorio della violenza.

20/08/2026

Tania Terrin, 39 anni, è stata soffocata sul divano della sua casa dall’ex Dino Keber, 43 anni. Dopo averla uccisa, l’uomo si è tolto la vita.

Ad aprile era già finita in ospedale, dopo essere stata strangolata fino a perdere i sensi. Aveva trovato la forza di querelare l’ex compagno. A giugno il questore di Venezia aveva emesso un ammonimento per violenza domestica. Tania si era rivolta ai Carabinieri già 8 volte. E Keber era già stato denunciato anche da tre precedenti compagne.

Non era una paura confinata tra le mura di casa. Il pericolo era stato raccontato, segnalato, denunciato. Era nei verbali, nelle richieste di aiuto, nei provvedimenti delle istituzioni.

Eppure Tania è morta.

Da anni diciamo alle donne di non tacere, di rivolgersi alle forze dell’ordine, di chiedere aiuto. Ma che cosa significa davvero dire a una donna "denuncia"?

Una denuncia è una richiesta di protezione.
E proprio per questo il suo significato non può esaurirsi nel momento in cui viene raccolta. Una donna che denuncia sta affidando allo Stato una parte della propria paura e sta chiedendo che quella paura venga trasformata in protezione concreta.

A non essere bastato non è stato il coraggio di Tania. Non è stata la sua denuncia. Non è stato il fatto che non abbia parlato abbastanza.

Tania aveva denunciato.

Era arrivata in ospedale.

Aveva chiesto aiuto.

E il pericolo era stato riconosciuto anche formalmente.

Tania non avrebbe dovuto fare di più per meritare di essere protetta. Non avrebbe dovuto essere più convincente, più insistente, più spaventata. E soprattutto non avrebbe dovuto morire perché qualcuno, dopo la sua morte, dicesse: "Era davvero in pericolo".

Quando una donna denuncia di temere per la propria vita e quella stessa vita viene spezzata, dobbiamo interrogarci sulla distanza tra ascoltare una donna e proteggerla davvero.

Perché ascoltare non significa soltanto raccogliere una denuncia.
Significa riconoscere il rischio. Agire. Impedire che una minaccia annunciata diventi una bara.

Ma quante volte una donna deve dire di avere paura prima che quella paura diventi, per lo Stato, un’urgenza?

16/08/2026
14/08/2026

Arriva in Italia nel 1999, ha 14 anni. Sarezzo, provincia di Brescia, diventa la sua casa. Si chiama Hina Saleem: impara in fretta la lingua, trova un lavoro in pizzeria, si veste “all’italiana” come le coetanee dei primi Duemila. A casa, però, quell’autonomia pesa. Nel 2003 denuncia il padre Mohammed Saleem per maltrattamenti, poi ritratta: non se la sente di farlo condannare. Ma la rottura è tracciata: sotto lo stesso tetto no. Con un ragazzo italiano progetta di andare a vivere da lui, ricominciare.

L’11 agosto 2006 il telefono squilla: “Torna un attimo, c’è un parente da salutare”. In salotto l’aspettano gli uomini della famiglia: il padre, i cognati Zahid e Khalid Mahmood, lo zio Muhammad Tariq. La chiamata è un’esca. Le parole durano poco, il coltello fa il resto: oltre venti coltellate tra volto e collo. Hina cade. Il corpo viene sepolto nell’orto, dietro casa.

A cercarla davvero è il fidanzato: bussa, avverte l’aria cupa, nota il riquadro fresco, chiama i carabinieri. La pala scende, il lenzuolo affiora. La cronaca dell’epoca la chiama “delitto d’onore”, ma è un delitto di controllo. Il controllo che pretende di scegliere abiti, amicizie, matrimonio. Il controllo che confonde la tradizione con l’obbedienza cieca.

L’inchiesta è rapida. Nel novembre 2007 il gup condanna a 30 anni il padre e i due cognati per omicidio aggravato e soppressione di ca****re; 2 anni e 8 mesi allo zio per la sepoltura. Nel 2008 l’Appello conferma i 30 anni al padre e riduce a 17 anni la pena per i due cognati; allo zio restano 2 anni e 8 mesi. La giustizia scrive la sua verità, ma la domanda resta: perché la denuncia del 2003 non è diventata protezione effettiva? Dove si è spezzata la catena che avrebbe dovuto salvare Hina?

Oggi Hina riposa al Vantiniano di Brescia, nel riquadro islamico. La lapide è senza foto: il fratello, divenuto capofamiglia, dice di avere perdonato il padre: “un gesto d’ira”, ripete. Ma l’ira, quel giorno, è stata organizzata, eseguita. E il giardino, più di ogni alibi, racconta tutto: una fossa scavata in fretta, una giovane donna sottratta ai suoi vent’anni e ai suoi sogni minimi.

Non onore, ma possesso. Non cultura, ma violenza.

Indirizzo

Villa Verucchio (RN), Via Casale N. 78/E
Villa Verucchio
47826

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Studio Legale Avvocato Cinzia Novelli pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Studio Legale Avvocato Cinzia Novelli:

Scelte rapide

Condividi