05/06/2026
L'ACQUA DEL RUBINETTO AL RISTORANTE O IN ALBERGO È UN DIRITTO? PER LA CASSAZIONE NO
Quante volte vi è capita di sedervi al tavolo di un ristorante o nel ristorante di un hotel e chiedere una caraffa di acqua del rubinetto, magari per evitare di pagare cifre esorbitanti per l'acqua in bottiglia?
Una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione (Ordinanza n. 11827/2026) ha fatto chiarezza su un tema che accende da sempre il dibattito tra consumatori ed esercenti.
Il caso:
Una cliente di un hotel a cinque stelle, avendo acquistato un pacchetto in "mezza pensione con bevande escluse", chiedeva ripetutamente che le venisse servita acqua potabile del rubinetto. Davanti al netto rifiuto della struttura, era stata costretta ad acquistare acqua in bottiglia al prezzo di 7 euro a confezione. La signora ha così citato in giudizio l'hotel, chiedendo il risarcimento del danno e sostenendo che l'acqua rappresenti un "diritto umano universale" da garantire sempre nel suo quantitativo minimo vitale.
La decisione della Suprema Corte:
La Cassazione ha rigettato la richiesta di risarcimento della cliente, confermando quanto già stabilito nei primi gradi di giudizio. I punti chiave della decisione:
Nessun obbligo di legge: Ad oggi, nell'ordinamento italiano, non esiste alcuna norma che imponga a bar, ristoranti o alberghi l'obbligo di somministrare gratuitamente o a richiesta l'acqua del rubinetto ai clienti.
Natura del contratto: Nei pacchetti turistici le prestazioni vanno valutate nella loro unitarietà finalizzata alla "vacanza". Se il contratto prevede espressamente la formula "bevande escluse", l'albergo non è inadempiente se esige il pagamento delle bottiglie.
Il danno non patrimoniale: La Corte ha ricordato che il danno non patrimoniale è risarcibile solo davanti alla violazione grave di un diritto di rango costituzionale e, in ogni caso, costituisce un "danno conseguenza" che il cliente ha l'onere di allegare e dimostrare concretamente. Il semplice "fastidio" di dover pagare l'acqua in bottiglia non integra un danno risarcibile.
In conclusione:
Se l'esercizio commerciale decide di offrirvi la brocca d'acqua si tratta di un atto di cortesia o di una precisa scelta di "customer care", ma non di un obbligo giuridico. Se sul menù o nel contratto è specificato "bevande escluse", l'acqua in bottiglia si paga.
E voi cosa ne pensate? Vi è mai capitato di ricevere un rifiuto del genere? Lasciate un commento qui sotto!
✍️ Avvocato Alfredo Di Costanzo
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