14/06/2026
Perché è importante portare il cinema e la cultura in carcere?
«Il carcere deve essere un luogo di riabilitazione. È già un sistema totalitario, senza contatti con il mondo esterno. Portare il cinema, il dialogo, il dibattito, può contribuire alla sua funzione principale. Chi ha sbagliato paga un prezzo, ma bisogna anche sostenere un percorso di recupero, aiutare le persone a comprendere ciò che hanno fatto e offrire una prospettiva. Chi si suicida spesso non vede più un futuro possibile.
Mi sembra che nel senso comune prevalga ancora l’idea del punire e buttare la chiave».
Che significa entrare in un carcere?
«Ogni volta è un’esperienza molto forte. All’inizio ti senti spaesato, impaurito. Appena si chiudono le porte alle tue spalle pensi che non uscirai più. Almeno io ho avuto questa sensazione. Però è anche un luogo di scambio molto intenso, perché chi è dentro ha una grande voglia di comunicare con 1 mondo esterno, di raccontarsi, di farsi comprendere».
Dall’intervista di Arianna Finos a Claudio Santamaria su La Repubblica di oggi
Claudio Santamaria
la Repubblica