27/05/2025
📌 𝐋’𝐀𝐯𝐯𝐨𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐧 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐄𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐚 𝐄𝐯𝐢𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐄𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐃𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐄𝐟𝐟𝐢𝐜𝐚𝐜𝐢
Il ruolo dell’avvocato in mediazione è spesso sottovalutato o, peggio, frainteso. Troppo spesso si ritiene che la mediazione sia una fase interlocutoria e che il vero “gioco” si giochi poi in giudizio. Questo approccio riduttivo è pericoloso, perché priva il cliente di una vera opportunità di risoluzione e rischia di compromettere il buon esito della procedura. L’avvocato, invece, può fare la differenza: può aiutare il cliente a costruire una soluzione, orientare il dialogo e proteggere i suoi interessi. Ma per farlo, è necessario evitare alcuni errori molto comuni.
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1️⃣ 𝐏𝐞𝐧𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀
Il primo errore è considerare la mediazione come una mera formalità da “sbrigare” per poi andare in giudizio. Questa convinzione porta a una partecipazione passiva, senza una vera strategia. L’avvocato si limita a presentare le posizioni già espresse negli atti e non si prepara al confronto. Ma la mediazione non è un’udienza preliminare: è un luogo dove si può realmente risolvere il conflitto. E chi arriva impreparato, o con l’idea di perdere solo tempo, rischia non solo di sprecare l’occasione, ma anche di danneggiare il proprio cliente.
2️⃣ 𝐀𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐧𝐬𝐢𝐯𝐨 𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐯𝐨
In mediazione, l’avvocato deve tutelare il cliente, certo, ma con uno stile diverso da quello processuale. L’obiettivo non è convincere un giudice, ma trovare un terreno comune con l’altra parte. Un tono eccessivamente polemico, o una rigida elencazione delle ragioni proprie e dei torti altrui, può irrigidire la controparte e chiudere ogni possibilità di dialogo. Allo stesso modo, mostrarsi troppo remissivi per “chiuderla in fretta” può danneggiare gli interessi del cliente. La chiave è trovare un equilibrio tra fermezza e apertura, tra protezione e capacità di ascolto.
3️⃣ 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐨𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢
Altro errore tipico: insistere sulle posizioni espresse fin dall’inizio, senza considerare gli interessi sottostanti. La mediazione è il luogo dove si può andare oltre le richieste formali e cercare soluzioni che soddisfino i bisogni reali delle parti. Ma se l’avvocato si limita a ribadire “il mio cliente vuole 20.000 euro”, senza esplorare cosa c’è dietro quella richiesta, rischia di bloccare il negoziato. Spesso, dietro una somma pretesa c’è un’esigenza di sicurezza, di riconoscimento, di recupero di una relazione o di salvaguardia di una reputazione. Portare questi interessi nel dialogo, senza esporre il cliente a rischi inutili, è una competenza preziosa.
4️⃣ 𝐓𝐫𝐚𝐬𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞
La mediazione è uno spazio in cui il cliente ha un ruolo attivo. Non è un testimone, né un soggetto silente. Deve sapere cosa aspettarsi, come intervenire, quando parlare. L’avvocato che arriva in mediazione senza aver preparato il cliente – senza aver spiegato cos’è la riservatezza, quali scenari si possono aprire, quali margini di trattativa sono accettabili – rischia di lasciare il cliente spaesato e impreparato. Peggio ancora, il cliente potrebbe sabotare involontariamente la mediazione, con uscite impulsive o atteggiamenti che rendono impossibile qualsiasi accordo. La preparazione è parte della difesa, non un orpello.
5️⃣ 𝐍𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐭𝐢𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐚 𝐯𝐚𝐧𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐥𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞
Uno dei pilastri della mediazione è la riservatezza. Ciò che si dice nel corso dell’incontro non può essere riportato in giudizio. Questo consente all’avvocato – e al cliente – di “provare” soluzioni, fare ipotesi, esplorare vie d’uscita senza il timore che ciò venga usato contro di loro. Eppure, molti avvocati si muovono in mediazione come se fossero già in aula: non concedono nulla, non propongono nulla, temono che ogni parola sia un’arma. Così facendo, sprecano una delle opportunità più preziose del procedimento: la possibilità di ragionare senza vincoli, in un ambiente protetto.
6️⃣ 𝐌𝐚𝐧𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐫𝐞𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐧𝐞𝐥 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢
Il diritto fissa confini, ma la mediazione permette di superarli, nel rispetto della volontà delle parti. Un buon avvocato in mediazione non si limita a chiedere o negare, ma immagina. Se la controparte non può pagare subito, si può proporre una rateizzazione? Se il danno è in contestazione, si può pensare a un indennizzo parziale, accompagnato da un altro vantaggio (uno sconto commerciale, una proroga contrattuale, un nuovo incarico)? L’accordo può includere condizioni non strettamente giuridiche, ma preziose per il cliente? L’avvocato che sa usare la propria competenza per costruire soluzioni è un alleato strategico, non solo un rappresentante.
7️⃣ 𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨
Quando l’accordo si profila all’orizzonte, serve attenzione. Non bisogna avere fretta, né trattarlo come un atto secondario. È il momento in cui si consolidano gli equilibri trovati e si trasformano in obblighi chiari e rispettabili. L’avvocato deve assicurarsi che l’accordo sia:
• chiaro,
• completo,
• eseguibile,
• coerente con le volontà espresse.
Trascurare un dettaglio in questa fase può rendere l’accordo inutilizzabile o, peggio, dare origine a un nuovo contenzioso. È anche il momento per verificare se le parti vogliono dare efficacia esecutiva all’intesa o se occorre un passaggio ulteriore (come l’omologazione). L’avvocato deve vigilare e guidare.
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💡 𝐄𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢
Essere presenti in mediazione non significa semplicemente “esserci”, ma essere nel processo, ascoltare, proporre, adattarsi, proteggere senza irrigidire. È un ruolo complesso, che richiede competenze giuridiche, relazionali e strategiche. L’avvocato che considera la mediazione un’appendice del processo rischia di sprecarne il potenziale. Quello che la considera uno strumento autonomo e potente, invece, diventa una risorsa decisiva per il proprio cliente.
La mediazione non chiede all’avvocato di rinunciare alla propria funzione difensiva, ma di esercitarla in un modo più moderno, più aperto, più efficace. Chi lo capisce, vince due volte: in mediazione, e nel rapporto con il proprio assistito.
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