06/05/2024
**La Gratitudine di Elena**
Appena sveglio saltava sul suo lettino gridando “ mamma, mamma” così all’infinito per la stanza ancora immersa nel silenzio della notte, fino a quando non vedeva comparire il suo volto. Così, piano , piano ciò che apparteneva alla notte, sogni, desideri e profonda quiete, lascia spazio alla luce di un nuovo giorno, ai suoi colori e suoni, alla vita che si destava. Lui ,lì con la sua faccia birichina , con indosso una lunga canottiera era pronto a testimoniare che la vita ricominciava e richiedeva insistentemente di essere vissuta. A volte quando la sua mamma tardava, provava a scavalcare le barriere del suo lettino e saltare direttamente nel lettone che era accanto, svegliando i suoi genitori alla sua maniera saltando sulla loro pancia e poi ricolmandoli di baci e affetto incondizionato e puro. Ogni mattina, Elena si svegliava con un senso di gratitudine. Che fosse con il mal di pancia o no, in ritardo o meno, il profumo del caffè era il suo primo pensiero di ringraziamento. Alcuni giorni, era il compagno a prepararlo, altri giorni era lei, ma non importava; era un giorno di vita in più che le era dato. Ricominciavano allora i rituali di ogni giorno vestire il proprio piccolo e accompagnarlo alla scuola materna, dove, ormai, lasciarlo era diventato davvero semplice da quando aveva degli amici con cui giocare, anzi la salutava con tutta fretta, perché il gioco non poteva aspettare, la mamma si, tanto l’avrebbe ritrovata quando sarebbe tornata a riprenderlo.
Così neanche il tempo di dire :” Sammmm….” Che era già sparito riconcorrendo la propria fanciullezza spensierata .
Andando a lavoro, Elena trovava sempre qualcosa per cui essere grata. Anche quando le cose non andavano come previsto, o quando incontrava qualcuno che scaricava su di lei le proprie disgrazie, lei vedeva oltre. il suo lavoro era tutto fuorché tranquillo. Elena si occupava di schede mediche, appuntamenti e richieste di assistenza. Era una ruota dentata in un ingranaggio più grande, e ogni giorno, le capitavano personaggi strani. C’era il signor Rossi, un anziano gentile ma un po’ confuso. Ogni volta che veniva a ritirare le sue medicine, raccontava storie di viaggi nel tempo e incontri con alieni. Poi c’era la signora Bianchi, una donna misteriosa con occhi penetranti. Si presentava sempre con un velo nero e parlava a bassa voce. Elena sorrideva e ascoltava, cercando di non farli sentire ridicoli. Il dottor Martini era un medico eccentrico. Indossava sempre calzini a righe e aveva una collezione di cravatte a tema animali. Elena rideva quando lo vedeva, ma sapeva che dietro quella stravaganza c’era una mente brillante. Un giorno, mentre Elena stava compilando una richiesta di rimborso per il signor Caruso, un uomo con baffi folti e un cappello a cilindro entrò nell’ufficio. Si presentò come il professor Monti e chiese informazioni sulle analisi del sangue. Ma quando Elena gli chiese il motivo, lui sorrise misteriosamente e disse: “È un segreto di stato.”
Elena si ritrovava a interagire con questi personaggi strani, cercando di mantenere la sua professionalità, molto spesso anche la sua pazienza e a tal proposito invocando il buon Dio di donargliela sempre in abbondanza, per non perdere mai le staffe.
Per fortuna che aveva un'ulteriore attività che la faceva crescere, che arricchiva le sue competenze e i suoi rapporti umani, e che le garantiva serenità economica. Il ritorno a casa era il momento più dolce, in quel momento abbandonava tutti i signori Rossi, Bianchi di questo mondo, li lasciava proprio lì, fuori alla porta e rientrava in casa essendo solo e semplicemente Elena. Trovare il suo bimbo che giocava e metteva disordine, o il suo compagno che preparava la cena, le ricordava quanto fosse fortunata. Aveva una famiglia che la amava, e pensava alle persone care che aveva perso, che portava sempre nel cuore.
Elena sapeva che le sue giornate, malgrado si ripetessero, non erano mai uguali, non erano affatto banali. Ogni piccolo momento era un dono, e per questo diceva grazie. La vita le aveva insegnato che la gratitudine trasforma l'ordinario in straordinario, e lei abbracciava ogni giorno con questo spirito.