Studio Legale Avv. Giovanna A. de'Manzano

Studio Legale Avv. Giovanna A. de'Manzano L’avvocato Giovanna Augusta de’ Manzano, iscritta presso il Foro di Trieste, si occupa di diritt

𝗔𝘀𝘀𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗹𝗸𝗶𝗻𝗴, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 – 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟭𝟴.𝟬𝟴.𝟮𝟬𝟮...
28/08/2026

𝗔𝘀𝘀𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗹𝗸𝗶𝗻𝗴, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 – 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟭𝟴.𝟬𝟴.𝟮𝟬𝟮𝟲

𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘷𝘪𝘭𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘢𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘦 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘵𝘦 𝘢𝘭 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰. 𝘓’𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦: “𝘙𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦 𝘢 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘳𝘷𝘦𝘨𝘭𝘪𝘢𝘵𝘢”. 𝘓𝘢 𝘥𝘪𝘧𝘦𝘴𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘥𝘳𝘦: “𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘢𝘯𝘯𝘢 𝘢 𝘶𝘯 𝘵𝘳𝘢𝘤𝘰𝘭𝘭𝘰 𝘦𝘤𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘰 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦”

Assolto dopo sette anni dall’accusa di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violazione degli obblighi di mantenimento. Così si è concluso il procedimento penale nell’ambito della separazione di una coppia con un bambino di età vicina ai dieci anni, già trattata in un precedente articolo. Un’assoluzione da tutti e tre i capi d’imputazione da parte di un tribunale in una città del Centro Italia, mentre i procedimenti civili, ancora in corso, riguardano i tribunali di Trieste e Gorizia. In entrambi i procedimenti è stata nominata come curatrice speciale del minore l'avvocato Elisa Moratti. Controversie, queste ultime, ancora al centro di un’aspra battaglia legale tra le parti che dura, appunto, da sette anni, un periodo che corrisponde quasi all’intera vita del bambino.

𝗜 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼

Nel 2019 la donna aveva denunciato l’uomo per maltrattamenti e, dopo accordi di separazione consensuali, il Tribunale di Gorizia, adito dalla madre in via d’urgenza in sede di divorzio, aveva sospeso le visite al padre. Nell’arco di sei anni di giudizio divorzile, in seguito a costanti criticità manifestate dal minore, viene disposta una prima perizia e poi una seconda perizia psicologica, opposta alla prima, che dispone l’affidamento esclusivo del figlio alla madre, con visite al padre solo in presenza degli assistenti sociali. Mentre proseguiva l’iter giudiziario, durato complessivamente sette anni, i nonni paterni del bambino si sono rivolti al Tribunale per i minorenni di Trieste per poter vedere il nipote.

La vicenda giudiziaria inizia quando la coppia vive ancora in Centro Italia. La donna accusa il marito di averla tradita dopo aver visto alcune foto sul suo cellulare e, in un momento di sconforto, invia alla suocera immagini di conversazioni telefoniche del marito come prova del tradimento. Per questo sarà condannata in sede penale, in due gradi di giudizio, per violazione informatica e diffamazione. Dopo la separazione consensuale, si trasferisce con il bambino in un comune dell’Isontino. Una lettera dell’allora legale della donna parla di allontanamento “solo temporaneo” e assicura che il padre “potrà vedere liberamente il minore”. Intanto anche l’uomo si sposta in Friuli Venezia Giulia.

Come anticipato, nello stesso anno della separazione la donna denuncia l’ex marito per maltrattamenti in famiglia e stalking, mentre l’uomo ha sempre sostenuto di voler solo seguire la vita del figlio. Nella denuncia del 2019 afferma che, negli anni precedenti alla separazione, il marito l’avrebbe sottoposta a “violenza psicologica”, isolandola da amiche e familiari, fino ad arrivare a episodi di violenza fisica. Tutte accuse cadute con la recente sentenza di assoluzione. Attualmente il processo d’appello per la causa civile divorzile è in corso ed è stata disposta una nuova Ctu, la terza, sul minore e sulla genitorialità di entrambi i genitori.

𝗟𝗲 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶

L’uomo, rappresentato dall’avvocato Vittorio Iovine, spiega che, come è normale, vista la pendenza del giudizio civile nel corso del quale sono stati assunti i provvedimenti limitativi della genitorialità, il suo assistito “pur scagionato dalle infamanti accuse” continua a vedere il bambino in un regime di visite semipresenziate, e quindi “resta, nelle aule civili, un padre a frequentazione sorvegliata. Il regime delle visite protette, costruito negli anni sull'ombra di accuse oggi cadute, è ancora in vigore, sia pur calmierato in regime di visite semi presenziate da una recente decisione del Collegio, in attesa del giudizio d'appello pendente a Trieste. Il bambino intanto cresce: ha imparato a leggere, a scrivere e ad andare a scuola in questi sette anni, quasi tutti trascorsi lontano dal padre. Nessuna sentenza potrà restituire a nessuno dei due quel tempo”.

L’intero procedimento di divorzio di primo grado svolto dinanzi al Tribunale di Gorizia era, secondo l’avvocato, “influenzato fortemente dall’ombra cupa gettata sul padre dal procedimento penale pendente a suo carico”, e a causa di “ipotesi delittuose formulate solo dopo la disgregazione del nucleo familiare”. “In questa vicenda - conclude - non ci sono soltanto responsabilità di una parte, ma un intero sistema ha mostrato i propri limiti, non comprendendo la reale situazione e dannando in questo modo un padre ed un figlio ad una grama esistenza senza validi e gravi motivi quali un pregiudizio concreto ed attuale in danno del minore”.

Così commenta l’avvocato de’Manzano, che difende la donna nei procedimenti civili (nel penale è stata assistita dall’avvocato Giuseppe Cantagallo), da sette anni, cioè da quando si è trasferita in regione: “Il Tribunale di Gorizia, adito per il divorzio, ha stabilito inizialmente in via d’urgenza la sospensione delle visite padre-figlio disposte in sede di separazione e, dopo due consulenze tecniche e un’istruttoria durata sei anni, ha decretato l’affidamento esclusivo del minore alla madre, mia assistita, con visite padre-figlio una sola volta la settimana, presenziate da operatori. La madre in sette anni ha dovuto affrontare quindi un procedimento divorzile, un procedimento penale quale persona offesa per maltrattamenti e stalking in cui l’ex marito è stato ora assolto, un altro procedimento penale quale imputata per violazione delle visite padre-figlio in cui è stata assolta, un procedimento divorzile in appello, azionato da controparte e ad oggi pendente, in cui è stata disposta una terza consulenza tecnica da parte di una psicologa, un altro procedimento innanzi al Giudice Tutelare per ottenere i documenti per l’espatrio del minore, fermamente negati dal padre, e infine un procedimento innanzi al Tribunale per i Minorenni per la disciplina delle visite dei nonni paterni, procedimento ad oggi in fase istruttoria. Oltre a ciò, anche il fratello della mia assistita è stato denunciato due volte dal padre del minore ed è stato assolto da un Tribunale e da un Giudice di Pace penale siti in due città diverse”.

Stefano Mattia Pribetti
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leggi articolo https://www.demanzano.com/assolto-dopo-sette-anni-maltrattamenti-stalking/

Assolto dopo sette anni dalle accuse di maltrattamenti e stalking. Resta aperta la causa civile sulle visite al figlio e prosegue la battaglia legale.

𝗣𝗮𝘀𝘀𝗲𝘂𝗿 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝗿𝗶 𝗟𝗮𝗻𝗸𝗮 𝗮𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗙𝗲𝗿𝗻𝗲𝘁𝘁𝗶. 𝗠𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗮 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟭𝟱.𝟬𝟴.𝟬𝟮𝟬𝟮...
24/08/2026

𝗣𝗮𝘀𝘀𝗲𝘂𝗿 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗼 𝗦𝗿𝗶 𝗟𝗮𝗻𝗸𝗮 𝗮𝗿𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗮 𝗙𝗲𝗿𝗻𝗲𝘁𝘁𝗶. 𝗠𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗽𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗲 𝗶𝗹 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗰𝗲𝗿𝗮 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟭𝟱.𝟬𝟴.𝟬𝟮𝟬𝟮𝟱

𝙇’𝙪𝙤𝙢𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙡𝙖 𝙨𝙤𝙡𝙤 𝙡𝙖 𝙨𝙪𝙖 𝙡𝙞𝙣𝙜𝙪𝙖 𝙢𝙖𝙙𝙧𝙚 𝙚 𝙞 𝙢𝙚𝙙𝙞𝙖𝙩𝙤𝙧𝙞 𝙩𝙧𝙤𝙫𝙖𝙩𝙞 𝙙𝙖𝙡 𝙏𝙧𝙞𝙗𝙪𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙥𝙤𝙞 𝙧𝙚𝙨𝙞 𝙞𝙣𝙙𝙞𝙨𝙥𝙤𝙣𝙞𝙗𝙞𝙡𝙞.

Impossibile trovare un interprete per l’interrogatorio di garanzia, sicché, dopo un mese, il presunto passeur torna libero. La custodia cautelare in carcere, disposta dal gip e poi confermata anche dal Tribunale del Riesame, alla fine si è infranta contro uno scoglio risultato insormontabile in tempi ragionevoli. Gli unici due mediatori reperiti dal Tribunale di Trieste e che inizialmente si erano resi disponibili per tradurre dall’italiano al singalese, la lingua ufficiale dello Sri Lanka, hanno poi dato buca. Uno è risultato irreperibile, l’altro non è più disponibile. E così Nilantha Ajith Kumara Mateas Arachchige è uscito dal Coroneo e rientrato in Romania, Paese in cui risiede, in attesa della chiusura delle indagini preliminari che lo vedono sotto inchiesta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La vicenda è iniziata il 3 luglio scorso. Quel giorno lo straniero viene fermato dalla Polizia di frontiera al valico di Fernetti. Era entrato in Italia alla guida di un’auto con targa rumena presa a noleggio. A bordo aveva tre connazionali, di cui due privi di permesso di soggiorno nell’Ue. Una passeggera, sentita a sommarie informazioni, aveva dichiarato di essere una migrante intenzionata a chiedere protezione internazionale in Italia dopo essere stata sfruttata come operaia tessile in Romania. La donna aveva raccontato di aver pagato 500 euro per il viaggio in Italia. Un altro dei passeggeri, munito di regolare permesso di soggiorno, aveva detto di aver pagato 300 euro per raggiungere la Pen*sola. Per il conducente della vettura erano scattate le manette e, sulla base degli indizi raccolti, la Procura ne aveva chiesto la custodia cautelare in carcere. Tre giorni dopo, ovvero il 6 luglio, si svolge l’udienza di convalida dinanzi alla gip Flavia Mangiante. Ed è in questa circostanza che emerge la questione linguistica. L’indagato non parla l’italiano, tantomeno l’inglese o il rumeno. L’unico idioma attraverso cui è in grado di comunicare è la sua lingua madre, cioè il singalese, nonostante all’autorità giudiziaria risultasse che con gli operatori di pg l’uomo avesse scambiato qualche parola in inglese. Ma evidentemente affrontare un interrogatorio di garanzia richiede una maggiore padronanza della lingua. Il nostro ordinamento prevede l’assistenza di un interprete per gli indagati e gli imputati che non conoscono la lingua italiana, nonché la traduzione scritta degli atti a loro carico. La giudice decide di procedere comunque alla convalida e all’applicazione della misura cautelare, rinviando a stretto giro l’interrogatorio di garanzia. L’avvocata Giovanna Augusta de’ Manzano, difensore d’ufficio dell’indagato, eccepisce subito la nullità dell’ordinanza, impugnandola in sede di Riesame. Il 16 luglio l’organo collegiale, presieduto dalla giudice Cristina Arban, conferma l’ordinanza del gip. Mateas Arachchige resta in cella. Nel frattempo l’ufficio del gip si prodiga per trovare un interprete idoneo. Non solo a Trieste, ma anche fuori provincia. Ma tutte le ricerche si rivelano infruttuose. Risultato: la gip estingue la misura cautelare con un provvedimento datato 31 luglio. Il periodo di ferie estive potrebbe aver contribuito a mettere i bastoni fra le ruote alla “caccia” agli interpreti. Una sfida con cui Tribunale e Procura si misurano quotidianamente, a maggior ragione in una città di confine, capolinea della Rotta balcanica. A volte sono gli impedimenti ad avere il sopravvento.

https://www.demanzano.com/passeur-sri-lanka-arrestato-fernetti-senza-interprete-scarcerato/

Passeur dallo Sri Lanka arrestato a Fernetti: senza interprete di singalese per l’interrogatorio di garanzia, il GIP estingue la custodia cautelare.

𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘𝗥.𝗚. 𝟮**/𝟮𝟬𝟮*𝗦𝗘𝗡𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗜𝗩𝗢𝗥𝗭𝗜𝗟𝗘 𝗟'𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘀𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲...
03/08/2026

𝗧𝗥𝗜𝗕𝗨𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘
𝗥.𝗚. 𝟮**/𝟮𝟬𝟮*

𝗦𝗘𝗡𝗧𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗗𝗜𝗩𝗢𝗥𝗭𝗜𝗟𝗘

𝗟'𝗼𝗯𝗯𝗹𝗶𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗹𝗼𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝘀𝗲𝗽𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝗶𝘃𝗼𝗿𝘇𝗶𝗼

𝙇'𝙤𝙗𝙗𝙡𝙞𝙜𝙤 𝙖𝙨𝙨𝙪𝙣𝙩𝙤 𝙞𝙣 𝙨𝙚𝙙𝙚 𝙙𝙞 𝙨𝙚𝙥𝙖𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙣𝙨𝙚𝙣𝙨𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙢𝙖𝙧𝙞𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙥𝙖𝙜𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙖𝙣𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙞 𝙡𝙤𝙘𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙢𝙤𝙜𝙡𝙞𝙚 𝙥𝙚𝙧𝙢𝙖𝙣𝙚 𝙞𝙣 𝙨𝙚𝙙𝙚 𝙙𝙞𝙫𝙤𝙧𝙯𝙞𝙡𝙚, 𝙞𝙣 𝙦𝙪𝙖𝙣𝙩𝙤 𝙧𝙞𝙩𝙚𝙣𝙪𝙩𝙤 𝙖𝙘𝙘𝙤𝙧𝙙𝙤 𝙥𝙖𝙩𝙧𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙖𝙡𝙚 𝙖𝙪𝙩𝙤𝙣𝙤𝙢𝙤.

“La separazione consensuale è un negozio di diritto familiare avente contenuto essenziale – il consenso reciproco a vivere separati, l’affidamento dei figli, l’assegno di mantenimento ove ne ricorrano i presupposti – ed un contenuto eventuale, che trova solo occasione nella separazione, costituito da accordi patrimoniali del tutto autonomi che i coniugi concludono in relazione all’instaurazione di un regime di vita separata. Ne consegue che questi ultimi non sono suscettibili di modifica (o conferma) in sede di ricorso ad hoc ex art. 710 c.p.c. o anche in sede di divorzio, la quale può riguardare unicamente le clausole aventi causa nella separazione personale, ma non i patti autonomi, che restano a regolare i reciproci rapporti ai sensi dell’art. 1372 c.c.” (Cassazione civile sez. I, 3/12/2025).

L’obbligo assunto in sede di separazione consensuale da parte di un marito di pagare il canone di locazione alla moglie permane in sede divorzile, in quanto ritenuto accordo patrimoniale autonomo. “La separazione consensuale è un negozio di diritto familiare avente contenuto essenziale – il c...

𝗜𝗠𝗣𝗨𝗚𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗡 𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗩𝗘𝗗𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗩𝗜𝗦𝗢𝗥𝗜 𝗥𝗘𝗟𝗔𝗧𝗜𝗩𝗜 𝗔𝗜 𝗙𝗜𝗚𝗟𝗜𝑹.𝑮. 𝒏. 3**/2026𝑪𝑶𝑹𝑻𝑬 𝑫’𝑨𝑷𝑷𝑬𝑳𝑳𝑶 𝑫𝑰 𝑻𝑹𝑰𝑬𝑺𝑻𝑬 – 𝑺𝑬𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑭...
03/08/2026

𝗜𝗠𝗣𝗨𝗚𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗜𝗡 𝗔𝗣𝗣𝗘𝗟𝗟𝗢 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗩𝗘𝗗𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗣𝗥𝗢𝗩𝗩𝗜𝗦𝗢𝗥𝗜 𝗥𝗘𝗟𝗔𝗧𝗜𝗩𝗜 𝗔𝗜 𝗙𝗜𝗚𝗟𝗜

𝑹.𝑮. 𝒏. 3**/2026
𝑪𝑶𝑹𝑻𝑬 𝑫’𝑨𝑷𝑷𝑬𝑳𝑳𝑶 𝑫𝑰 𝑻𝑹𝑰𝑬𝑺𝑻𝑬 – 𝑺𝑬𝒁𝑰𝑶𝑵𝑬 𝑭𝑬𝑹𝑰𝑨𝑳𝑬
𝑶𝑹𝑫𝑰𝑵𝑨𝑵𝒁𝑨

E’ noto che i provvedimenti assunti in corso di causa sono reclamabili, a norma dell’art. 473-bis.24 n. 2) c.p.c., solo se prevedano:

- la sospensione o limitazioni sostanziali della responsabilità genitoriale;
- sostanziali modifiche all’affidamento o al collocamento dei minori;
- l’affidamento di minori a soggetti diversi dai genitori.

Nel caso di specie il provvedimento reclamato, che nulla innova in punto responsabilità genitoriale e affidamento, neppure può dirsi introdurre sostanziali modifiche al collocamento della minore, e ciò per due ordini di motivi.

Per definire sostanziale una modifica di collocamento, trattandosi di concetto relativo, occorre parametrarsi sia al precedente regime, sia al percorso svolto dall’inizio del procedimento, sia all’età della minore.

https://www.demanzano.com/project/reclamo-provvedimenti-collocamento-minori-corte-appello-trieste-minori/

R.G. n. 3**/2026 CORTE D’APPELLO DI TRIESTE – SEZIONE FERIALE ORDINANZA E’ noto che i provvedimenti assunti in corso di causa sono reclamabili, a norma dell’art. 473-bis.24 n. 2) c.p.c., solo se prevedano: la sospensione o limitazioni sostanziali della responsabilità genitoriale; sostanzial...

𝑺𝑬𝑵𝑻𝑬𝑵𝒁𝑨 𝑫𝑰𝑽𝑶𝑹𝒁𝑰𝑳𝑬𝘛𝘙𝘐𝘉𝘜𝘕𝘈𝘓𝘌 𝘋𝘐 𝘛𝘙𝘐𝘌𝘚𝘛𝘌 𝘙.𝘎. 2**/202*📌 Quando spetta l'assegno divorzile?L'assegno divorzile non è automa...
31/07/2026

𝑺𝑬𝑵𝑻𝑬𝑵𝒁𝑨 𝑫𝑰𝑽𝑶𝑹𝒁𝑰𝑳𝑬
𝘛𝘙𝘐𝘉𝘜𝘕𝘈𝘓𝘌 𝘋𝘐 𝘛𝘙𝘐𝘌𝘚𝘛𝘌 𝘙.𝘎. 2**/202*

📌 Quando spetta l'assegno divorzile?

L'assegno divorzile non è automatico. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che può essere riconosciuto quando l'ex coniuge non è economicamente autosufficiente per cause non imputabili a lui oppure quando il matrimonio ha determinato uno squilibrio economico tra le parti che risulta ingiustificato dopo il divorzio.

Inoltre, è il coniuge che richiede l'assegno a dover dimostrare, ai sensi dell'art. 2697 c.c., l'inadeguatezza dei propri mezzi economici.

📖 Nell'articolo analizziamo i principali orientamenti della Corte di Cassazione e i presupposti necessari per il riconoscimento dell'assegno divorzile.

𝗣𝗥𝗘𝗦𝗨𝗣𝗣𝗢𝗦𝗧𝗜 𝗔𝗦𝗦𝗘𝗚𝗡𝗢 𝗗𝗜𝗩𝗢𝗥𝗭𝗜𝗟𝗘

L’assegno divorzile è dovuto o nell’ipotesi in cui l’ex coniuge non sia economicamente autosufficiente o in quella in cui, pur essendo economicamente autosufficiente, il matrimonio è stato causa di uno squilibrio economico tra le parti divenuto ingiustificato “ex post”(cfr. Cass. n. 28484/2022; Cass. n. 23583/2022 e Cass. 24250/2021).

Una non autosufficienza economica che deve essere incolpevole (cfr. Cass. n. 10782/2019).

Deve, altresì, precisarsi come, ex art. 2697 c.c., spetta al soggetto richiedente l’assegno dimostrare l’inadeguatezza dei propri mezzi (cfr. Cass. S.U. 18287/2018).



PRESUPPOSTI ASSEGNO DIVORZILE L’assegno divorzile è dovuto o nell’ipotesi in cui l’ex coniuge non sia economicamente autosufficiente o in quella in cui, pur essendo economicamente autosufficiente, il matrimonio è stato causa di uno squilibrio economico tra le parti divenuto ingiustificato .....

𝗜𝗹 𝗱𝗲𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗿𝗼𝗻𝗲𝗼 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟯𝟭.𝟬𝟳.𝟮𝟬𝟮𝟲 «Quando il sovraffollamento carcerario comporta la circostanza tale per c...
31/07/2026

𝗜𝗹 𝗱𝗲𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗼𝗿𝗼𝗻𝗲𝗼 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟯𝟭.𝟬𝟳.𝟮𝟬𝟮𝟲

«Quando il sovraffollamento carcerario comporta la circostanza tale per cui le celle non possono più ospitare altri detenuti, neppure con materassi buttati per terra, accade che dalle celle si passa ai corridoi, dove oltre al letto in bella vista non c’è la possibilità di mangiare su un piano né di riporre i propri pochi effetti personali.

L’inconveniente più grave è avere la luce accesa 24 ore al giorno, inconveniente che in realtà è una tortura psicologica e sensoriale, nota come “tortura della stanza bianca”: colpisce i bisogni biologici primari dell’organismo fino a distruggere la stabilità mentale della persona, senza lasciare segni fisici. È ciò che ciclicamente accade nella Casa Circondariale di Trieste», spiega l’avvocata Giovanna A. De’ Manzano.

Ma il carcere non dovrebbe riabilitare i detenuti? A ciò si aggiungono le cimici, che mordono o pungono come ogni estate i corpi di tutti, anche quelli degli operatori e dei volontari, causando prurito, gonfiore e allergie, con ripercussioni sull’accesso al servizio sanitario regionale.

Da inizio anno in Italia si registrano 35 suicidi in carcere e 88 decessi per altre cause, senza considerare i numerosi tentativi di suicidio. Secondo l’autrice, la dignità umana ha un limite oltre il quale diventa difficile resistere. La gestione di questa situazione ricade sul ridotto numero di appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che ogni giorno operano in condizioni estremamente difficili e spesso oltre l’orario contrattuale.

Fin qui nulla di nuovo. Se per qualcuno l’indulto rappresenta l’unica soluzione, l’autrice invita anche a riflettere sulle politiche migratorie e sull’ingresso nel Paese di persone prive di competenze lavorative o difficilmente integrabili nel tessuto sociale. Al 30 giugno, nella Casa Circondariale di Trieste erano presenti 250 detenuti a fronte di una capienza effettiva di 135 posti; di questi, 164 erano cittadini stranieri. In questo contesto, essere poliglotti diventa ormai un requisito quasi indispensabile per lavorare all’interno dell’istituto penitenziario.
GIOVANNA A. DE’ MANZANO
AVVOCATO

https://www.demanzano.com/sovraffollamento-carcere-trieste-condizioni-detenuti-polizia-penitenziaria-coroneo/

Sovraffollamento, condizioni di vita dei detenuti, carenza di personale e dati sulla Casa Circondariale di Trieste: l'analisi dell'avvocata Giovanna A. De' Manzano.

𝗔𝗯𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝘃𝗶𝗲𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝟰𝟭 𝗯𝗶𝘀 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟭𝟲.𝟬𝟳.𝟮𝟬𝟮𝟲L’ordinamento giuridico prevede una serie di diritti e libertà ...
17/07/2026

𝗔𝗯𝗯𝗿𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝘃𝗶𝗲𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝟰𝟭 𝗯𝗶𝘀 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟭𝟲.𝟬𝟳.𝟮𝟬𝟮𝟲

L’ordinamento giuridico prevede una serie di diritti e libertà che possono essere limitati solo in conseguenza di condotte tipizzate, accertate nel contraddittorio tra le parti e nel rispetto delle garanzie processuali. Le condotte devono essere tipiche, cioè chiaramente definite, affinché i consociati possano conoscere in anticipo i limiti dei comportamenti sanzionabili. Non sembra però valere lo stesso nel diritto di famiglia, dove l’Autorità procedente può imporre, in concreto, qualsiasi prescrizione a chiunque venga sottoposto alla sua attenzione, fino a comprimere diritti naturali e fondamentali come quello dei genitori di vivere con i propri figli e crescerli e, simmetricamente, quello dei figli di vivere con i propri genitori. Il tutto, spesso, sulla base del generico e indeterminato “superiore interesse del minore”: una formula vaga, capace di legittimare tutto e il contrario di tutto. Famiglie che vivono in modo “bucolico” docent. Eppure sono numerose le famiglie che hanno scelto stili di vita analoghi. Recentemente è capitato di leggere che, nell’ambito delle cosiddette visite protette, cioè degli incontri svolti alla presenza di educatori, i Servizi Sociali abbiano imposto, in un caso specifico, il divieto di abbracciarsi tra una madre e la propria figlia perché l’abbraccio avrebbe “impedito il contatto visivo” con l’educatore. Questo nonostante la minore, collocata in comunità sine die, ricercasse proprio quell’abbraccio materno più dell’aria che respira. Dunque, affinché madre e figlia possano abbracciarsi mantenendo entrambe il contatto visivo con l’educatore, dovrebbero abbracciarsi senza guardarsi tra loro, fissando ciascuna un educatore diverso. Ne servirebbero quindi due, uno per controllare il volto di ciascuna, e quell’abbraccio diventerebbe tutto fuorché spontaneo: geneticamente modificato e, peraltro, molto affollato. L’unico altro contesto in cui un abbraccio può essere sottoposto a limitazioni così estreme è il regime penitenziario del cosiddetto 41-bis. Se si ritiene lecito impedire, di fatto, l’abbraccio tra una madre e sua figlia in nome di un non meglio precisato “superiore interesse del minore”, arrivando così a inibire la più spontanea manifestazione d’affetto che esista in natura, allora si rischia di legittimare proprio quei trattamenti che la CEDU ha più volte censurato in quanto inumani e degradanti. E questo, paradossalmente, in nome della tutela del minore.

AVV. GIOVANNA A. DE’MANZANO

https://www.demanzano.com/superiore-interesse-del-minore-divieto-abbraccio-madre-figlia/

Il “superiore interesse del minore” può giustificare il divieto di un abbraccio tra madre e figlia? Una riflessione sui limiti del diritto di famiglia e sulle garanzie dei minori.

𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗮𝗿𝘀𝗼 𝗲 𝗽𝗼𝗰𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟮𝟲.𝟬𝟲.𝟮𝟬𝟮𝟲 Uova sode che arrivano con le piume ancora attaccate al guscio, pomodor...
29/06/2026

𝗩𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗰𝗮𝗿𝘀𝗼 𝗲 𝗽𝗼𝗰𝗮 𝗰𝘂𝗿𝗮 – 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟮𝟲.𝟬𝟲.𝟮𝟬𝟮𝟲

Uova sode che arrivano con le piume ancora attaccate al guscio, pomodori d'inverno e verze d'estate, uso frequente di insaccati (!!), stessa pietanza sette giorni su sette, pasti che arrivano freddi se non ghiacciati: sono queste le problematiche portate all'attenzione dell'avv. Elisabetta Burla Garante Comunale dei Detenuti, che con lettera indirizzata alla Direzione – particolarmente sensibile e attenta sul tema - e al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria – chiamato a gestire i bandi di gara -, ha lamentato la mancanza di qualità del vitto, la scarsità delle porzioni, la poca cura nelle preparazioni e la scarsa attenzione a diete e regimi alimentari, problematiche tutte che affliggono la Casa Circondariale di Trieste, così come gli altri istituti di detenzione in Italia.
Spiega l'avv. Burla: “Per integrare il vitto che viene fornito in carcere, vi è il così detto “sopravvitto”, cibo che può essere acquistato dai detenuti a costi spesso elevati; nella lista del sopravvitto vi sono generi di prima necessità, quali caffè, zucchero, pasta e prodotti per l’igiene personale e dell’ambiente, quali dentifricio o assorbenti igienici per le donne. Le presenze in carcere a Trieste sono oltre 240 su una capienza fissata a 135, di cui circa 30 donne; vi è una sola cucina per tutti, lì dove la normativa prevede che oltre i 200 detenuti venga adibita una seconda cucina. Sovraffollamento, caldo torrido e alimentazione scarsa sono una pericolosa combinazione da gestire con un organico non proporzionato alle reali presenze.”
La verità è che se non si hanno soldi a disposizione, in carcere ci si ammala anche causa un'alimentazione inadeguata al fabbisogno di quantità e qualità necessario al corpo per funzionare in quelle condizioni inumane. Come disse una volta un condannato, già avvezzo alla detenzione, in attesa della propria carcerazione, “devo lavorare per risparmiare soldi per quando mi metteranno dentro, altrimenti lì neppure mangio.”
Avv. Giovanna A. de'Manzano

Leggi articolo
https://www.demanzano.com/carcere-trieste-denuncia-garante-detenuti-vitto-qualita/

Uova con piume sul guscio, pasti freddi e porzioni insufficienti: la Garante comunale dei detenuti segnala le criticità del vitto nel carcere di Trieste.

𝗗𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 (𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲 𝗼𝗿𝗮) - 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟮𝟱.𝟬𝟲.𝟮𝟬𝟮𝟲𝑼𝒏𝒂 𝒔...
29/06/2026

𝗗𝗶𝗲𝗰𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗵𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 (𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲 𝗼𝗿𝗮) - 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟮𝟱.𝟬𝟲.𝟮𝟬𝟮𝟲

𝑼𝒏𝒂 𝒔𝒕𝒐𝒓𝒊𝒂 𝒄𝒉𝒆 𝒗𝒆𝒅𝒆 𝒖𝒏𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒕𝒓𝒊𝒆𝒔𝒕𝒊𝒏𝒂 𝒏𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒂𝒖𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒈𝒊𝒖𝒔𝒕𝒊𝒛𝒊𝒂 𝒅𝒂 𝒐𝒍𝒕𝒓𝒆 𝒖𝒏 𝒅𝒆𝒄𝒆𝒏𝒏𝒊𝒐, 𝒕𝒓𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒗𝒗𝒆𝒅𝒊𝒎𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒆𝒔𝒕𝒂𝒕𝒊 𝒆 𝒓𝒊𝒄𝒐𝒓𝒔𝒊 𝒓𝒆𝒔𝒑𝒊𝒏𝒕𝒊. 𝑳𝒂 𝑺𝒖𝒑𝒓𝒆𝒎𝒂 𝑪𝒐𝒓𝒕𝒆 𝒎𝒆𝒕𝒕𝒆 𝒔𝒖 𝒅𝒆𝒍𝒊𝒃𝒆𝒓𝒂 𝒖𝒏𝒂 𝒗𝒊𝒄𝒆𝒏𝒅𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒊𝒍𝒊𝒂𝒓𝒆 𝒄𝒐𝒎𝒑𝒍𝒆𝒔𝒔𝒂. 𝑰𝒍 𝒑𝒂𝒅𝒓𝒆: "𝑳𝒂 𝒗𝒊𝒕𝒕𝒊𝒎𝒂 𝒆̀ 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒎𝒊𝒐 𝒇𝒊𝒈𝒍𝒊𝒐". 𝑳𝒂 𝒎𝒂𝒅𝒓𝒆: "𝑽𝒐𝒈𝒍𝒊𝒐 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒈𝒈𝒆𝒓𝒍𝒐". 𝑬𝒄𝒄𝒐 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒊 𝒊 𝒅𝒆𝒕𝒕𝒂𝒈𝒍𝒊

Da più di dieci anni un bambino triestino è intrappolato in una “guerra” tra madre e padre che non si è mai davvero fermata, ma ha cambiato più volte campo di battaglia: tribunali, perizie, provvedimenti urgenti e ricorsi a catena. Ora la vicenda è arrivata fino in Cassazione, che nei giorni scorsi ha messo un nuovo sigillo su una decisione pesante, destinata a incidere sulla vita quotidiana del minore. Eppure, nonostante l'ennesimo verdetto, la storia non è ancora finita: ciò che si discute, da sempre, non è solo “con chi” deve stare un figlio, ma che cosa significa davvero proteggerlo quando i genitori non riescono più a parlare. Ecco i dettagli della vicenda.La Cassazione si è pronunciata in merito alla lunga storia del bambino che da oltre 10 anni è al centro di una battaglia legale tra i genitori, ai quali, da ultimo, era stata tolta la responsabilità genitoriale nel 2024. La madre aveva fatto ricorso circa questo provvedimento interinale (il quinto nel corso di un decennio) prima in appello e ora in Cassazione, e nei giorni scorsi la Suprema Corte si è espressa, confermando il provvedimento di primo grado con la sospensione genitoriale e condannando la donna...

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https://www.demanzano.com/dieci-anni-tribunale-figlio-cassazione-decisione-trieste/

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© TriestePrima - Stefano Mattia Pribetti

Dopo oltre dieci anni di battaglia legale tra due genitori triestini, la Cassazione conferma la sospensione della responsabilità genitoriale. Cosa cambia ora.

𝗗𝗲𝘃𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗿𝗮𝗿𝗺𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗗𝗶𝗼: 𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶 – 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟮𝟱.𝟬𝟲.𝟮𝟬𝟮𝟲 In aula le testimonia...
26/06/2026

𝗗𝗲𝘃𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗿𝗮𝗿𝗺𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻 𝗗𝗶𝗼: 𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘂𝗻𝘁𝗶 𝗺𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶 – 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟮𝟱.𝟬𝟲.𝟮𝟬𝟮𝟲

In aula le testimonianze di due sorelle nel processo a carico del padre, oggi ottantenne: “Umiliazioni e violenze psicologiche fin dall’infanzia”. Nel 2024 la fuga da casa e l’accoglienza: ecco i drammatici dettagli

Decenni di “maltrattamenti fisici e psicologici” e frasi quali “devi adorarmi come un Dio” e “le figlie di un musulmano sono di proprietà del padre, se non vi sottomettete a me andrete all’inferno”: è quanto dichiarato dalle figlie dell’imputato in un processo penale per maltrattamenti, che riguarda una coppia con trent’anni di matrimonio alle spalle e due figlie. Le tre donne, due anni fa, sono scappate di casa e sono state accolte dal centro antiviolenza Goap di Trieste. Il padre è stato anche allontanato da casa con la forza pubblica su disposizione del giudice che segue il processo di separazione della coppia. L’uomo ha anche ricevuto un divieto di avvicinamento civile alla moglie.L’udienzaNell’intensa udienza di ieri mattina, giovedì 18 giugno, durata oltre due ore, sono state sentite le due figlie dell’uomo oggi ottantenne, alla presenza del collegio presieduto dal giudice Giorgio Nicoli, del pm Andrea La Ganga, l’avvocato delle figlie come parti offese, Giovanna Augusta de’Manzano, e il legale dell’imputato, avvocato Lara Lakic. Stando al racconto delle due donne, che oggi hanno tra i 20 e i 30 anni, la situazione a casa sarebbe stata tesa …

Stefano Mattia Pribetti
© TriestePrima

Leggi articolo integrale su Trieste Prima 20.06.2026
https://www.triesteprima.it/dossier/criminalita/maltrattamenti-famiglia-due-figlie-deposizione.html

Leggi anche: Trieste Prima 23.06.2026 – Processo per maltrattamenti in famiglia, Cisint: “Fanatismo islamico colpisce ancora”
https://www.demanzano.com/wp-content/uploads/2026/06/Cisint_260624_081012.pdf

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In aula le testimonianze di due sorelle contro il padre ottantenne: accuse di umiliazioni, violenze psicologiche e controllo familiare durati oltre vent’anni. La fuga da casa e l’accoglienza in un centro antiviolenza.

Indirizzo

Largo Don F. Bonifacio N. 1
Trieste
34125

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