28/08/2026
𝗔𝘀𝘀𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗲 𝗱𝗶 𝗺𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝘀𝘁𝗮𝗹𝗸𝗶𝗻𝗴, 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮 𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝗹𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 – 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲𝗣𝗿𝗶𝗺𝗮 𝟭𝟴.𝟬𝟴.𝟮𝟬𝟮𝟲
𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘤𝘦𝘥𝘪𝘮𝘦𝘯𝘵𝘰 𝘤𝘪𝘷𝘪𝘭𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘰𝘳𝘢 𝘢𝘱𝘦𝘳𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘭𝘦 𝘷𝘪𝘴𝘪𝘵𝘦 𝘢𝘭 𝘧𝘪𝘨𝘭𝘪𝘰. 𝘓’𝘢𝘷𝘷𝘰𝘤𝘢𝘵𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦: “𝘙𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘶𝘯 𝘱𝘢𝘥𝘳𝘦 𝘢 𝘧𝘳𝘦𝘲𝘶𝘦𝘯𝘵𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘳𝘷𝘦𝘨𝘭𝘪𝘢𝘵𝘢”. 𝘓𝘢 𝘥𝘪𝘧𝘦𝘴𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘮𝘢𝘥𝘳𝘦: “𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘰𝘳𝘴𝘰 𝘨𝘪𝘶𝘥𝘪𝘻𝘪𝘢𝘳𝘪𝘰 𝘦̀ 𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘯𝘥𝘢𝘯𝘯𝘢 𝘢 𝘶𝘯 𝘵𝘳𝘢𝘤𝘰𝘭𝘭𝘰 𝘦𝘤𝘰𝘯𝘰𝘮𝘪𝘤𝘰 𝘦𝘥 𝘦𝘴𝘪𝘴𝘵𝘦𝘯𝘻𝘪𝘢𝘭𝘦”
Assolto dopo sette anni dall’accusa di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori e violazione degli obblighi di mantenimento. Così si è concluso il procedimento penale nell’ambito della separazione di una coppia con un bambino di età vicina ai dieci anni, già trattata in un precedente articolo. Un’assoluzione da tutti e tre i capi d’imputazione da parte di un tribunale in una città del Centro Italia, mentre i procedimenti civili, ancora in corso, riguardano i tribunali di Trieste e Gorizia. In entrambi i procedimenti è stata nominata come curatrice speciale del minore l'avvocato Elisa Moratti. Controversie, queste ultime, ancora al centro di un’aspra battaglia legale tra le parti che dura, appunto, da sette anni, un periodo che corrisponde quasi all’intera vita del bambino.
𝗜 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗶, 𝗱𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗼
Nel 2019 la donna aveva denunciato l’uomo per maltrattamenti e, dopo accordi di separazione consensuali, il Tribunale di Gorizia, adito dalla madre in via d’urgenza in sede di divorzio, aveva sospeso le visite al padre. Nell’arco di sei anni di giudizio divorzile, in seguito a costanti criticità manifestate dal minore, viene disposta una prima perizia e poi una seconda perizia psicologica, opposta alla prima, che dispone l’affidamento esclusivo del figlio alla madre, con visite al padre solo in presenza degli assistenti sociali. Mentre proseguiva l’iter giudiziario, durato complessivamente sette anni, i nonni paterni del bambino si sono rivolti al Tribunale per i minorenni di Trieste per poter vedere il nipote.
La vicenda giudiziaria inizia quando la coppia vive ancora in Centro Italia. La donna accusa il marito di averla tradita dopo aver visto alcune foto sul suo cellulare e, in un momento di sconforto, invia alla suocera immagini di conversazioni telefoniche del marito come prova del tradimento. Per questo sarà condannata in sede penale, in due gradi di giudizio, per violazione informatica e diffamazione. Dopo la separazione consensuale, si trasferisce con il bambino in un comune dell’Isontino. Una lettera dell’allora legale della donna parla di allontanamento “solo temporaneo” e assicura che il padre “potrà vedere liberamente il minore”. Intanto anche l’uomo si sposta in Friuli Venezia Giulia.
Come anticipato, nello stesso anno della separazione la donna denuncia l’ex marito per maltrattamenti in famiglia e stalking, mentre l’uomo ha sempre sostenuto di voler solo seguire la vita del figlio. Nella denuncia del 2019 afferma che, negli anni precedenti alla separazione, il marito l’avrebbe sottoposta a “violenza psicologica”, isolandola da amiche e familiari, fino ad arrivare a episodi di violenza fisica. Tutte accuse cadute con la recente sentenza di assoluzione. Attualmente il processo d’appello per la causa civile divorzile è in corso ed è stata disposta una nuova Ctu, la terza, sul minore e sulla genitorialità di entrambi i genitori.
𝗟𝗲 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶
L’uomo, rappresentato dall’avvocato Vittorio Iovine, spiega che, come è normale, vista la pendenza del giudizio civile nel corso del quale sono stati assunti i provvedimenti limitativi della genitorialità, il suo assistito “pur scagionato dalle infamanti accuse” continua a vedere il bambino in un regime di visite semipresenziate, e quindi “resta, nelle aule civili, un padre a frequentazione sorvegliata. Il regime delle visite protette, costruito negli anni sull'ombra di accuse oggi cadute, è ancora in vigore, sia pur calmierato in regime di visite semi presenziate da una recente decisione del Collegio, in attesa del giudizio d'appello pendente a Trieste. Il bambino intanto cresce: ha imparato a leggere, a scrivere e ad andare a scuola in questi sette anni, quasi tutti trascorsi lontano dal padre. Nessuna sentenza potrà restituire a nessuno dei due quel tempo”.
L’intero procedimento di divorzio di primo grado svolto dinanzi al Tribunale di Gorizia era, secondo l’avvocato, “influenzato fortemente dall’ombra cupa gettata sul padre dal procedimento penale pendente a suo carico”, e a causa di “ipotesi delittuose formulate solo dopo la disgregazione del nucleo familiare”. “In questa vicenda - conclude - non ci sono soltanto responsabilità di una parte, ma un intero sistema ha mostrato i propri limiti, non comprendendo la reale situazione e dannando in questo modo un padre ed un figlio ad una grama esistenza senza validi e gravi motivi quali un pregiudizio concreto ed attuale in danno del minore”.
Così commenta l’avvocato de’Manzano, che difende la donna nei procedimenti civili (nel penale è stata assistita dall’avvocato Giuseppe Cantagallo), da sette anni, cioè da quando si è trasferita in regione: “Il Tribunale di Gorizia, adito per il divorzio, ha stabilito inizialmente in via d’urgenza la sospensione delle visite padre-figlio disposte in sede di separazione e, dopo due consulenze tecniche e un’istruttoria durata sei anni, ha decretato l’affidamento esclusivo del minore alla madre, mia assistita, con visite padre-figlio una sola volta la settimana, presenziate da operatori. La madre in sette anni ha dovuto affrontare quindi un procedimento divorzile, un procedimento penale quale persona offesa per maltrattamenti e stalking in cui l’ex marito è stato ora assolto, un altro procedimento penale quale imputata per violazione delle visite padre-figlio in cui è stata assolta, un procedimento divorzile in appello, azionato da controparte e ad oggi pendente, in cui è stata disposta una terza consulenza tecnica da parte di una psicologa, un altro procedimento innanzi al Giudice Tutelare per ottenere i documenti per l’espatrio del minore, fermamente negati dal padre, e infine un procedimento innanzi al Tribunale per i Minorenni per la disciplina delle visite dei nonni paterni, procedimento ad oggi in fase istruttoria. Oltre a ciò, anche il fratello della mia assistita è stato denunciato due volte dal padre del minore ed è stato assolto da un Tribunale e da un Giudice di Pace penale siti in due città diverse”.
Stefano Mattia Pribetti
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leggi articolo https://www.demanzano.com/assolto-dopo-sette-anni-maltrattamenti-stalking/
Assolto dopo sette anni dalle accuse di maltrattamenti e stalking. Resta aperta la causa civile sulle visite al figlio e prosegue la battaglia legale.