07/05/2026
𝗨𝗻 𝗰𝗮𝘀𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗿𝗯𝗶𝘁𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝘀𝗺𝗼 - 𝗜𝗹 𝗣𝗶𝗰𝗰𝗼𝗹𝗼 𝟬𝟯.𝟬5.𝟮𝟬𝟮𝟲
Una recente decisione del Tribunale triestino è intervenuta a tutelare il rapporto di due minori con i loro animali d'affezione, impedendo che quel legale venisse reciso. Si nota tanta lodabile attenzione e sensibilità in alcuni casi, mentre in altri, come per la ben nota famiglia del bosco, sembra invece di possa devastare tutto: genitori, casa, animali e abitudini di vita pure sane.
Se a tutti è chiaro il potere statale di intervenire, anche pesantemente, sui citttadini quando pongono in essere condotte antisociali o criminose, nel caso in questione lo sconcerto deriva dal fatto che secondo il sentire comune non vi era alcuna condotta riprovevole da parte dei genitori nei confronti dei figli e nulla quindi che potesse giustificare un intervento così drastico come quello di lacerare i rapporti familiari "deportando" i bambini in comunità. Notoriamente non vi erano violenze o maltrattamenti, non vi erano abusi sessuali nè una qualche forma di sfruttamento dei minori o di approfittamento della loro vulnerabilità. E allora perchè tutto questo? Dai giornali si apprende che i figli avevano lacune scolastiche e non "socializzavano" e che la casa in cui vivevano era organizzata con i servizi igienici estrerni, oltre ad altre amenità come quella che non usavano la plastica (beati loro!) o che la madre aveva un suo personale punto di vista su quale sia il rapporto ottimale tra spontaneità e ovvio condizionamento sociale, che pesantemente subiamo fin dalla nascita.
Senonchè tutti conosciamo figli con lacune scolastiche, case non bene organizzate (anzi, prorpio sporche) e abitudini singolari di alcuni nuclei familiari, ma non per questo abbiamo saputo che sono stati portati via i figli. Pare allora che la colpa dei genitori del bosco non sia quella di aver commesso un qualche abuso sui minori, ma di non essersi conformati ad un certo modello di vita familiare. Quale? Ecco il punto: ammesso e non concesso che una simile difformità meriti di essere "attenzionata", non si capisce quale esattamente sarebbe il modello di vita cui ci si dovrebbe conformare, pena la perdita dei figli. Eppure la prima caratteristica di una norma il cui mancato ripetto si pretenda di sanzionare è quella di essere sufficientemente determinata. Ma in questo caso? Non appaiono violate norme specifiche: è lecito vivere in un ambiente rurale; è lecito provvedere all'istruzione parentale dei dei figli; è lecito anche avere dei figli che non raggiungano i risultati scolastici previsti dai programmi ministeriali; è lecito avere i servizi esterni. E quindi? Anche la “scarsa” sociliazzazione è un concetto talmente vago da scivolare nell'assurdo, visto che i minori socializzavano eccome tra di loro e con le altre famiglie limitrofe.
Come è stato acutamente osservato da insigni giuristi, "la famiglia è un'isola che il mare del diritto può solo lambire", ma in questo caso non c'è nulla che assomigli al diritto: non un precetto sufficientemente determinato ("socializzare"), non una violazione accertata in modo obiettivo da personale qualificato (a quanto si è appreso, la valutazione dell'assistente sociale contrastava con quelle degli psichiatri infantili che hanno visitato i bambini), non una conseguenza certa (il provvedimento ritenuto opportuno per "il bene del minore" può andare dal semplice consiglio alla deportazione, il tutto ad insindacabile giudizio dell'operatore di turno), non un "fine pena" certo, con procedimenti che spesso superano alla grande qualsiasi ragionevole durata del processo, sospendendo le vite delle persone.
Questo non è diritto nè cura, è solo arbitrio e autoritarismo.
Avv. Giovanna Augusta de'Manzano
leggi articolo https://www.demanzano.com/allontanamento-minori-arbitrio-stato-famiglia-trieste-demanzano/
Un’analisi critica su un recente caso: quando l’allontanamento dei minori avviene senza condotte abusive accertate, il rischio è l’arbitrio. Approfondimento legale da Trieste.