04/07/2026
Ci sono sentenze che lasciano una domanda semplice: se chi ha ragione deve comunque pagarsi il processo, dov'è finito il principio secondo cui la tutela giurisdizionale deve essere
C'è una disciplina processuale che qualcuno sembra aver riscritto così: "Hai vinto? Complimenti. Ognuno si paga il proprio avvocato."
In alcuni Tribunali e in alcune Corti di giustizia tributaria la compensazione delle spese, talvolta, sembra essere diventata la soluzione universale. Non importa che una parte abbia avuto completamente ragione: qualche pagina di motivazione, spesso degna di un esercizio di equilibrismo giuridico, e il problema è risolto.
Peccato che il codice non preveda la compensazione come premio alla fantasia argomentativa, ma come eccezione, da motivare rigorosamente.
Il risultato? Chi aveva ragione vince la causa, ma perde una parte significativa del costo sostenuto per vedersi riconoscere un diritto. Una vittoria... a metà.
Meno male che esistono le Corti d'appello, che con una certa frequenza ricordano che la discrezionalità non è sinonimo di discrezione assoluta e che le spese di lite non possono essere compensate come se fossero coriandoli a Carnevale.
Forse il diritto processuale è meno creativo di quanto qualcuno vorrebbe. Ed è un bene, perché la giustizia dovrebbe fondarsi sulle regole, non sull'estro.