05/06/2026
Si può essere divisi su idee, programmi, visioni del Paese. Si può applaudire o criticare un governo. È normale. È la democrazia.
Ma ci sono momenti che appartengono a tutti, perché entrano nella storia prima ancora che nella politica.
Durante il monologo al Quirinale per celebrare gli 80 anni della Repubblica e il diritto di voto alle donne, sono state ricordate figure straordinarie che hanno contribuito a cambiare il volto dell'Italia. Donne coraggiose, pioniere, capaci di aprire strade dove prima c'erano solo ostacoli.
Eppure, tra quei nomi, ne è mancato uno che avrebbe meritato almeno una menzione: quello della prima donna che ha raggiunto la guida del Governo della Repubblica Italiana, presente proprio lì, in prima fila.
Non è una questione di appartenenza politica. Non è una questione di consenso.
È una questione di memoria e di verità.
Perché si può condividere o contestare ogni scelta di Giorgia Meloni. Ma nessuno può negare che la sua elezione abbia rappresentato un passaggio storico per il nostro Paese. Un traguardo che milioni di donne italiane, per decenni, hanno visto come un orizzonte lontano e che oggi è diventato realtà.
I fatti non chiedono approvazione per esistere. Esistono.
E quando una donna raggiunge per la prima volta una posizione che nessuna aveva mai conquistato prima, quel risultato supera la persona, supera il partito, supera perfino il tempo presente. Diventa patrimonio della storia nazionale.
La storia non appartiene a chi la racconta. Appartiene a tutti.
E i traguardi delle donne hanno valore sempre, non soltanto quando coincidono con le nostre idee.
Per questo ricordarli non è un favore. È un dovere.
Perché la storia non si può scegliere. Si può solo riconoscere.
Francesco DE NOIA
(Direttore)