Studio Legale Conti

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Studio Legale Conti Specializzato in diritto civile, lavoro, previdenziale, per privati e aziende. Socio AGI Associazione Giuslavoristi Italiani.

Avvocato giuslavorista e civilista a Siracusa, con oltre 10 anni di attività forense e un background manageriale nel settore retail. Mi occupo di diritto del lavoro licenziamenti individuali e collettivi, mobbing, demansionamento, differenze retributive, infortuni e sicurezza e di diritto civile: risarcimento danni, recupero crediti in ambito bancario e commerciale, locazioni, successioni e contrattualistica. Specializzato in Compliance 231, privacy/GDPR e contrattualistica d impresa. Consulenza disponibile in studio e online. Servizio di domiciliazione legale per avvocati di altri fori presso Se richiesto e possibile, disponibile al gratuito patrocinio.

Fai il lavoro del tuo capo e prendi lo stipendio del tuo livello? Quei soldi possono essere tuoi. Ma non arrivano da sol...
14/10/2026

Fai il lavoro del tuo capo e prendi lo stipendio del tuo livello? Quei soldi possono essere tuoi. Ma non arrivano da soli.

Un caso reale. Un dipendente inquadrato al IV livello faceva da cinque anni il lavoro di un I livello.
Alla fine gli spettavano € 84.033,11 tra differenze di stipendio, interessi e TFR.

La legge dice una cosa semplice: conta quello che fai davvero, non quello che c’è scritto sul contratto.

Ma ecco la verità che nessuno ti dice.
Non basta dire “facevo di più”. Tocca a te dimostrarlo. E il giudice guarda cinque cose:

quanto decidevi da solo
quanto pesavano le tue scelte per l’azienda
se lo facevi sempre o solo ogni tanto
se coordinavi altre persone
quanto era tecnico il tuo lavoro

Cosa ti serve, in pratica:

mail e messaggi in cui decidi o dai istruzioni
ordini di servizio, deleghe, organigrammi
colleghi che possono confermare
tutto con date precise

Il tempo.
Se lavori nel privato, i cinque anni per recuperare i soldi partono da quando il rapporto finisce. Quindi non perdi tutto se oggi non fai causa.

Ma ogni mese che passa perdi le prove. Le mail spariscono. I colleghi cambiano lavoro. I ricordi si confondono.

Se sei un dipendente pubblico, invece, il conto corre già adesso.

Nelle slide trovi come si costruisce una richiesta che regge.

Da quanti anni fai un lavoro che sulla carta non è il tuo?

Avv. Massimiliano Conti

Il rendiconto condominiale si approva spesso in fretta. I problemi arrivano dopo, quando i termini per contestarlo sono ...
06/10/2026

Il rendiconto condominiale si approva spesso in fretta. I problemi arrivano dopo, quando i termini per contestarlo sono già scaduti.

In queste slide ho messo in fila ciò che serve per leggerlo con occhio critico. Si parte dai documenti che il rendiconto deve contenere. Poi si distinguono i vizi che rendono la delibera nulla da quelli che la rendono solo annullabile. Infine si vedono le irregolarità che sembrano gravi ma non lo sono, e come si calcolano i trenta giorni per agire.

Se avete un verbale recente sulla scrivania, è il momento giusto per sfogliarle.

L'INPS ti chiede i contributi su soldi che non hai mai incassato? Non è detto che tu li debba.Succede più spesso di quan...
05/10/2026

L'INPS ti chiede i contributi su soldi che non hai mai incassato? Non è detto che tu li debba.

Succede più spesso di quanto pensi.

Hai una piccola Srl, magari sei l'unico socio, e ci lavori dentro tutti i giorni. Per questo paghi i contributi alla gestione commercianti.

Un anno va bene e la società fa utili. Tu li lasci in azienda perché servono a comprare merce, a pagare un debito o a tenere un cuscinetto.

Poi arriva l'avviso INPS: contributi da pagare anche su quegli utili.

La Cassazione ha appena dato torto all'INPS proprio su questo.

Se hai una Srl e decidi tu cosa fare degli utili

Paghi i contributi sul reddito che il fisco attribuisce a te.
Gli utili lasciati in società sono della società.
Fa eccezione la Srl che ha scelto la tassazione per trasparenza: lì gli utili sono tuoi comunque.
Lasciare soldi in azienda abbassa i contributi, ma abbassa anche la pensione. Fai i conti prima, non dopo.

Se l'avviso ti è già arrivato

Non pagarlo per paura e non ignorarlo.
Per contestarlo hai pochi giorni: di regola 40 dalla notifica.
È l'INPS che deve provare che quegli utili erano tuoi. Non sei tu a dover dimostrare il contrario.
Se lasci scadere il termine, l'avviso diventa definitivo. Giusto o sbagliato che fosse.

Ciò che resta in società, resta della società.

E se l'avviso l'hai già pagato? È una domanda legittima. La risposta dipende dal tuo caso.

Avv. Massimiliano Conti

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Hai scoperto una vecchia cartella e hai chiesto subito le rate? Forse hai appena buttato via la tua difesa migliore.Succ...
29/09/2026

Hai scoperto una vecchia cartella e hai chiesto subito le rate? Forse hai appena buttato via la tua difesa migliore.

Succede spesso. Arriva una comunicazione, scopri una cartella di anni fa e ti spaventi. Chiedi la rateizzazione per chiudere in fretta.

La buona notizia: chiedere le rate non vuol dire ammettere il debito. La Cassazione lo ha appena ribadito. Puoi ancora contestare la cartella davanti a un giudice.

Rateizzare non è confessare. Ma non è gratis.

Se hai una cartella a tuo nome (partita IVA, autonomo, ex titolare):

Dopo aver chiesto le rate non puoi più sostenere che la cartella non ti è mai stata notificata. Spesso era proprio la tua difesa più forte.
La richiesta interrompe la prescrizione. Un debito vecchio, magari quasi estinto, torna pienamente esigibile.
Se i termini per il ricorso sono scaduti, le rate non li riaprono.

Se hai un'azienda:

Una società aveva vinto in primo grado contro una cartella IVA da oltre 50mila euro. In appello ha perso quasi tutto perché aveva chiesto le rate.
La Cassazione ha annullato quella decisione e la causa si riapre.
Il problema non era rateizzare. Era mescolare la scelta su come pagare con quella su se pagare.

Prima si controlla la cartella. Poi si decide se chiedere le rate.

Al contrario costa quasi sempre di più.

La cartella che stai pagando adesso: prima di firmare, qualcuno ha controllato se ti era stata notificata davvero?

Avv. Massimiliano Conti

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Un testamento scritto 11 giorni prima di un certificato medico. Annullato.Una zia anziana cambia testamento. Esclude un ...
29/09/2026

Un testamento scritto 11 giorni prima di un certificato medico. Annullato.

Una zia anziana cambia testamento. Esclude un nipote, lascia tutto a una nipote.
Dopo undici giorni uno psichiatra certifica che soffre di demenza senile.

Il nipote escluso fa causa. E vince, fino in Cassazione.

Se sei stato escluso da un testamento:

Non devi per forza provare cosa pensava il tuo parente quel giorno preciso.
Se esiste un certificato medico serio poco prima o poco dopo, tocca all'altro dimostrare che era lucido.
Cerca subito le carte: cartelle cliniche, certificati, ricoveri, badanti, pratiche per l'amministratore di sostegno o l'interdizione.
C'è un termine per agire. Non aspettare anni.

Se sei l'erede nominato:

Un testamento scritto bene non basta a salvarlo.
La perizia del medico che paghi tu, in causa, conta come la tua parola. Non come una prova.
Attento ai documenti che hai già firmato. La nipote di questa storia aveva chiesto lei l'interdizione della zia, usando lo stesso certificato che poi ha contestato. Il giudice se n'è ricordato.
Insistere fino in Cassazione quando ti hanno già detto che hai torto le è costato 8.000 euro di sanzione, oltre alle spese.

Un testamento non vale per quello che c'è scritto.
Vale per le condizioni di chi l'ha scritto.

Sai in che condizioni era il tuo parente il giorno in cui ha firmato?

Avv. Massimiliano Conti

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Vincere una causa di licenziamento non basta. Conta cosa firmi il giorno dopo.Succede così.Il lavoratore viene licenziat...
22/09/2026

Vincere una causa di licenziamento non basta. Conta cosa firmi il giorno dopo.

Succede così.
Il lavoratore viene licenziato. Fa causa. Vince. Il giudice ordina all'azienda di riprenderlo.

A quel punto la legge gli dà una scelta:

tornare al lavoro;
oppure rinunciare al posto e prendere 15 mensilità.

Sembra facile. Non lo è.

In un caso appena deciso dalla Cassazione, due lavoratori avevano scelto i soldi. L'INPS ha sospeso la NASpI e ha chiesto indietro circa 17.000 euro a testa.

Il principio è netto. Se scegli le 15 mensilità, da quel giorno la NASpI non ti spetta più. Per la legge, quella disoccupazione l'hai scelta tu.

Chi sceglie, paga.

👷 SE SEI UN LAVORATORE

La scelta tra rientro e 15 mensilità ha un costo che nessuno ti scrive nella lettera: la disoccupazione.
Se hai preso la NASpI mentre la causa andava avanti, non è detto che tu debba restituirla. Una sentenza che ti "reintegra" solo sulla carta non basta a togliertela. Conta se sei tornato davvero a lavorare e a essere pagato.
Dal giorno in cui scegli i soldi, invece, la NASpI si ferma. E se continui a incassarla, rischi di doverla restituire.
A seconda di cosa ha fatto l'azienda dopo la sentenza, le strade possono essere diverse. Vanno valutate prima di firmare. Dopo, è tardi.

🏢 SE HAI UN'AZIENDA

Le 15 mensilità non sono più l'uscita "pulita" che sembravano. Il lavoratore sa che gli costano la disoccupazione.
Quindi o chiede di più per andarsene, o torna.
Il licenziamento fatto male si paga due volte: in causa, e al tavolo dopo la causa.

Da qualunque lato della scrivania tu sia, la domanda è la stessa: hai fatto i conti prima di firmare?

Avv. Massimiliano Conti

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Nel giorno di permesso 104 sei uscito a fare la spesa e il tuo capo ti ha fatto seguire. Non è finita come pensi.Molti l...
09/09/2026

Nel giorno di permesso 104 sei uscito a fare la spesa e il tuo capo ti ha fatto seguire. Non è finita come pensi.

Molti lavoratori vivono i permessi 104 con il terrore addosso. Come se dovessero stare chiusi in casa del familiare dalle otto alle diciotto, con il telefono spento.

Non è così. E vale la pena saperlo.

Cosa puoi fare durante il permesso:

Uscire. L'assistenza non è stare seduti accanto al letto. È anche andare in farmacia, fare la spesa per lui, portarlo a una visita, sbrigare le sue pratiche.
Accompagnarlo fuori. A messa, allo stadio, da amici. Se non ci arriva da solo, tu lo stai assistendo.
Fare una commissione tua lungo la strada per andare da lui. Una breve deviazione non ti fa perdere il permesso.
Assistere in orari diversi dal tuo turno. Il permesso è a giornata, non a ore. Nessuno può pretendere che tu assista esattamente nelle ore in cui avresti lavorato.
Scegliere tu i giorni. Il datore non può dirti quali. Tu comunichi, lui prende atto.

E dal 2022 non esiste più il "referente unico": più familiari possono alternarsi sullo stesso disabile.

Ora la parte scomoda.

Il permesso non è un giorno libero in più. Non è un recupero per la fatica che fai il resto del mese. Se lo usi per fare altro, e l'assistenza è marginale o assente, è abuso. E l'abuso costa il posto.

C'è anche una cosa che devi sapere sulle prove: se assisti il tuo familiare in un luogo diverso da dove risiede, tocca a te dimostrare che l'assistenza c'è stata davvero. Non al datore dimostrare il contrario.

Quindi: usa il permesso per quello che è, ma usalo senza paura.

E se ti è già arrivata una contestazione, non rispondere di pancia. Quella lettera decide molto più di quanto sembri.

Sai dire, giorno per giorno, cosa hai fatto negli ultimi tre permessi?

Avv. Massimiliano Conti

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08/09/2026

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Dott.ssa Limpido Giusy
Consulenza Fiscale e Previdenziale

Quella clausola che ti blocca dopo le dimissioni potrebbe non valere niente. E vale sia per chi l'ha firmata, sia per ch...
04/09/2026

Quella clausola che ti blocca dopo le dimissioni potrebbe non valere niente. E vale sia per chi l'ha firmata, sia per chi l'ha fatta firmare.

Si chiama patto di non concorrenza. È il pezzo di contratto che dice: quando te ne vai, per tot anni non puoi lavorare per la concorrenza in una certa zona.

In cambio l'azienda paga qualcosa.

La legge chiede tre cose insieme: che sia scritto, che ci sia un compenso per il lavoratore, che siano chiari attività vietata, durata e territorio. Ne manca una? Il patto non vale.

Negli ultimi due anni la Cassazione ha bocciato una lunga serie di questi patti. Sempre per gli stessi tre motivi.

Se sei un lavoratore o un ex dipendente

Riprendi il contratto e guarda tre righe.

Il territorio. Se c'è scritto che il divieto vale "nella regione della sede di lavoro al momento della cessazione" o "entro X chilometri dalla sede", quella formula è finita più volte nel mirino: al momento della firma tu non potevi sapere dove saresti stato bloccato.
Il compenso. Cerca in busta paga una voce che dica esplicitamente che quei soldi sono per il patto. Se non c'è, è un problema serio — dell'azienda.
Il divieto. Se ti impedisce di fare qualsiasi cosa nel settore, e non quello che facevi davvero, è troppo largo.

Se il patto è nullo, sei libero. Ma "sembra nullo" e "è nullo" sono due cose diverse, e se sbagli valutazione paghi tu.

Se sei un imprenditore o gestisci il personale

Il problema è speculare, e costa di più.

Paghi il corrispettivo per anni. Poi il dipendente se ne va dal concorrente, tu provi a fermarlo, e scopri che il modello che usi dal 2010 non regge.

Non cade la singola riga scritta male. Cade tutto il patto.

E non si aggiusta dopo: quello che conta è come era scritto il giorno della firma.

Il patto di non concorrenza è l'unico accordo che scopri se funziona proprio quando ti serve. Cioè quando è troppo tardi per riscriverlo.

Tu da che parte del tavolo stai — e quando l'hai riletto l'ultima volta?

Avv. Massimiliano Conti

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Un'azienda ha detto "ok" allo smart working via email. Poi ha licenziato il dipendente per assenza ingiustificata. Ha pe...
14/07/2026

Un'azienda ha detto "ok" allo smart working via email. Poi ha licenziato il dipendente per assenza ingiustificata. Ha perso tutto.
Marzo 2020. Piena pandemia.
Un dipendente scrive al capo: sto lavorando da casa. Il capo risponde: "ok andiamo avanti così".
Per mesi nessun problema. Poi, a novembre, l'azienda cambia idea. Contesta nove giorni di "assenza ingiustificata" e licenzia.
La tesi dell'azienda: non c'era un contratto scritto di smart working, quindi dovevi essere in ufficio.
La Cassazione ha appena detto no. Licenziamento illegittimo.
Se hai un'azienda, leggi bene:

Quello che autorizzi con i fatti vale come un contratto. Non puoi tollerare una situazione per mesi e poi usarla per licenziare.
Le email che scrivi restano. Le buste paga che compili restano. In giudizio parlano loro, non le tue intenzioni.
Il conto non è solo l'indennizzo. Qui la base di calcolo superava i 9.000 euro al mese, premio di produzione incluso. Più le spese legali di tre gradi di giudizio.

Se sei un lavoratore, leggi ancora meglio:

Se hai lavorato da remoto con il consenso del capo, anche solo via email o messaggio, non sei un assente ingiustificato.
Ma attenzione: in caso di contestazione, sei tu a dover dimostrare che l'assenza era giustificata. Quindi conserva tutto. Email, chat, messaggi. Tutto.
Il dipendente di questa storia ha vinto perché aveva le prove. Non perché aveva ragione e basta.

Un "ok" via email ha deciso una causa durata anni.
Controlla cosa c'è nella tua casella di posta. Potrebbe valere più di quanto pensi.

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Indirizzo

Viale Teracati, 106/B
Syracuse
96100

Orario di apertura

Lunedì 15:30 - 19:00
Martedì 15:30 - 19:00
Mercoledì 15:30 - 19:00
Giovedì 15:30 - 19:00
Venerdì 15:30 - 19:00

Telefono

+393425960072

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