05/06/2026
I Carabinieri Reali nella Prima Guerra Mondiale
Grazie a Il Soldato Dimenticato di Claudio Restelli
Prima Guerra Mondiale. Uomini, Soldati, Vittime ed Eroi. Buon compleanno ai Carabinieri. 212° anniversario dalla fondazione dei Carabinieri Reali.
Oggi in Italia si festeggia il compleanno dei Carabinieri. Sebbene la vera data di nascita risalga al 13 luglio 1814 (giorno in cui il re Vittorio Emanuele I istituì i Carabinieri Reali con le Regie Patenti), la festa ufficiale venne spostata al 5 giugno per una ragione puramente onorifica: Si scelse, infatti, di far coincidere la festa con il giorno in cui, nel 1920, la Bandiera dell'Arma fu insignita della sua prima Medaglia d'Oro al Valor Militare per i sacrifici compiuti nella Prima Guerra Mondiale.
Il 5 giugno 1920 la Bandiera dell'Arma dei Carabinieri Reali fu insignita della sua prima Medaglia d'Oro al Valor Militare per il coraggio dimostrato durante la Prima Guerra Mondiale. Questo evento storico fu così significativo che, a partire dal 1921, il 5 giugno venne scelto per celebrare ufficialmente la Festa dell'Arma dei Carabinieri.
La motivazione ufficiale espressa nel Regio Decreto recitava:
"Rinnovellò le sue più fiere tradizioni con innumerevoli prove di tenace attaccamento al dovere e di fulgido eroismo, dando validissimo contributo alla radiosa vittoria delle armi d'Italia (1915-1918)".
Durante la Grande Guerra, i Carabinieri Reali si distinsero per il coraggio dimostrato sia in prima linea che nei compiti di supporto e logistica. Combatterono valorosamente in battaglie cruciali come quelle dell'Isonzo, del Carso, del Piave, sul Sabotino, sul San Michele e, in modo emblematico, durante la cruenta carica sul Monte Podgora del 19 luglio 1915.
Al termine del conflitto si contarono 1.400 caduti e oltre 5.000 feriti tra le file dei Carabinieri Reali.
Il sacrificio dei Carabinieri Reali sul Monte Podgora, consumatosi il 19 luglio 1915, rappresenta l'azione più famosa, cruenta e gloriosa compiuta dall'Arma durante la Prima Guerra Mondiale. Nel pieno della Seconda Battaglia dell'Isonzo, il 2° e il 3° Battaglione del Reggimento Carabinieri Reali ricevettero l'ordine di conquistare le formidabili fortificazioni austroungariche situate a Quota 240 sul Monte Podgora (noto anche come Monte Calvario), una collina strategica posta a difesa di Gorizia. Alle ore 11:00 del 19 luglio fu dato l'ordine ai militari di avanzare solo a colpi di baionetta, senza sparare, per cogliere di sorpresa il nemico.
I Carabinieri Reali avanzarono allo scoperto su un terreno impervio, bersagliati dal fuoco incessante delle mitragliatrici e dell'artiglieria austriaca. Nonostante le perdite devastanti, i Carabinieri non indietreggiarono e riuscirono a presidiare e sbarrare le posizioni per agevolare l'avanzata della fanteria del Regio Esercito.
L'assalto si trasformò in un vero e proprio martirio, dimostrando la totale fedeltà e abnegazione dei Carabinieri Reali verso la Patria: 53 morti, 143 feriti, 10 dispersi. Per l'eroismo dimostrato in quell'assalto vennero concesse a singoli militari ben 9 medaglie d'argento, 33 di bronzo e 13 croci di guerra al valor militare.
Oggi i resti dei caduti di quella memorabile battaglia riposano all'interno del solenne Sacrario Militare di Oslavia. Ogni anno, a ridosso del 19 luglio, i vertici dell'Arma dei Carabinieri si riuniscono sul posto per commemorare l'anniversario del sacrificio e onorare la memoria di quegli straordinari uomini.
Tra i 53 militari dell'Arma caduti sul Monte Podgora il 19 luglio 1915, spiccano le storie e i profili biografici di alcuni soldati simbolo, i cui atti di eroismo sono stati tramandati grazie alle motivazioni delle loro medaglie al valore.
- Carabiniere Reale Domenico Della Giorgia, nato a San Cesario (Lecce), rappresenta l'emblema della tenacia e dell'orgoglio dei Carabinieri Reali sul campo di battaglia. Durante il secondo assalto alla baionetta contro le trincee austroungariche, venne ferito gravemente a un braccio, dal fuoco nemico. Nonostante il suo ufficiale gli avesse ordinato di ripiegare nelle retrovie per ricevere cure mediche, Della Giorgia si rifiutò categoricamente. Gridò che il suo braccio era ancora valido per comba***re e continuò ad avanzare per dare l'esempio ai compagni, finché non venne colpito una seconda volta, mortalmente. Venne insignito della Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria.
- Carabiniere Reale Oronzo De Donno, originario di Martignano (Lecce), si distinse per una delle missioni più pericolose in assoluto della guerra di trincea: il disinnesco dei reticolati nemici. Alla vigilia e nelle prime ore dell'attacco principale tra il 18 e il 19 luglio, si offrì volontario per un compito cruciale. Avanzò strisciando nella terra di nessuno sotto il tiro dei cecchini per posizionare i tubi esplosivi (le cosiddette torpedini da fortezza) necessari ad aprire un varco nei reticolati di filo spinato austriaci per far procedere i compagni. Venne individuato dai riflettori nemici e falciato a morte prima di poter rientrare. Venne decorato con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla Memoria
- Carabiniere Reale Orazio Greco, originario di Martignano (Lecce) è ricordato non solo per il suo valore sul campo, ma per il profondo senso patriottico espresso prima dell'assalto. Poco prima che venisse ordinata la carica alla baionetta contro Quota 240, conscio dell'imminente pericolo, scrisse alla madre poche e toccanti righe: "Tra poco attaccheremo il fronte nemico. Se dovessi cadere non piangete, mandate gli altri fratelli quassù che ve n'è bisogno per la Patria".
Uscito dalla trincea insieme al suo plotone, avanzò sotto la tempesta di proiettili austroungarici e cadde sul campo durante le prime ondate dell'attacco.
- Sottotenente dei Carabinieri Reali Eugenio Losco. Fu uno dei giovani ufficiali d'accademia che guidarono i due battaglioni dei Carabinieri Reali direttamente in prima linea. Al comando della sua sezione, Losco ricevette l'ordine di condurre i propri uomini nei varchi aperti tra i reticolati austriaci per consolidare lo sbarramento a protezione della fanteria. Dando prova di fermezza e sprezzo del pericolo, rimase esposto al fuoco nemico pur di dirigere i movimenti della truppa, venendo colpito a morte nel pieno del combattimento.
Il sacrificio dei Carabinieri Reali sul Podgora
19 Luglio 1915.
di Vincenzo Pezzolet, tratto da "Fiamme D’argento" Luglio/Agosto 2015
"A Piedimonte del Calvario i Carabinieri Reali scrivono una pagina di sacrificio e di valore
Podgora: è il nome sloveno di un villaggio, tramandato con il ricordo del sacrificio dei nostri avi e per questo è ben vivo in noi, ma difficilmente lo troveremo sulle carte topografiche italiane.
Un monte che immaginiamo di imponenza alpina e che invece è un ampio colle vicino a Gorizia, non più alto di 241 metri. Un bosco che c’era nonostante le cannonate e c’è ancora, folto e intricato, come mostrano le immagini satellitari. Il villaggio, oggi frazione di Gorizia, in italiano si chiama Piedimonte del Calvario e l’altura è il Monte Calvario. Un nome doloroso e glorioso insieme, che la casualità ha inopinatamente azzeccato. Dopo i primi successi che avevano portato il Regio Esercito del generale Cadorna a varcare il confine austriaco sin oltre l’Isonzo sulla soglia della città giuliana, la resistenza degli imperiali aveva imposto una battuta d’arresto, in particolare sulle posizioni fortificate del monte Sabotino a nord e del Podgora a sud che, per quanto basse, dominavano comunque la pianura, costituendo due teste di ponte sulla riva destra del fiume nello schieramento italiano. Il Reggimento Carabinieri Reali mobilitato, forte di 2.565 militari su tre Battaglioni per nove Compagnie agli ordini del colonnello Antonio Vannugli, da Treviso – ove dal 18 maggio 1915 sono stati riuniti i suoi effettivi mobilitati dalla Legione Allievi di Roma e dalle Legioni territoriali di Firenze, Ancona, Napoli, Bari e Palermo – il 25 seguente si sposta a Udine e vi svolge servizi di vigilanza presso il Comando Supremo e la residenza del Re, di sicurezza pubblica e di polizia militare. La sera del 4 luglio 1915 arriva l’ordine che il reparto con i Battaglioni II e III si rechino a Cormons, da poco conquistata, per passare alle dipendenze del VI Corpo d’Armata, sul fronte della 2a Armata.
Il I Battaglione guidato al maggiore Alberto Ferrari resterà a Udine per i precedenti impieghi, gli altri, rispettivamente del maggiore Italo Franchi e del tenente colonnello Teodoro Pranzetti, in tutto 1600 uomini con Bandiera e Banda musicale, partono in treno il 5 seguente. Il 6 devono marciare verso i trinceramenti sulle alture della località Lora Podgora di fronte alla famigerata quota 240 ben difesa dagli Austroungarici, per dare il cambio al 36° Reggimento Fanteria della Brigata “Pistoia”. Per celerità il carreggio e persino gli zaini sono lasciati “in itinere”, a Vipulzano e a Cormons, mentre la Banda si ferma nelle retrovie; a notte fonda i Carabinieri rilevano i fanti. Anch’essi sono fanti: ne vestono l’uniforme; ne indossano le buffetterie; ne stringono il lungo fucile modello 91 con la baionetta a pugnale; ne condividono la sorte, le fatiche e il pericolo. Li distinguono solo gli alamari d’argento sul colletto di panno nero e una piccola fiamma in filo nero sul berretto (la caratteristica “lucerna” con la foderina grigia è propria dei reparti di polizia militare e l’elmetto sarà adottato nel 1916). Per quanto la loro preparazione al combattimento sia indiscutibile, i molti impegni istituzionali a Udine ne hanno rallentato l’addestramento alla vita del fronte, ma il morale è alto. I tormenti inenarrabili dell’addiaccio, del fetore, dell’acqua inquinata dai molti cadaveri non potuti seppellire, della conseguente dissenteria, delle granate nemiche e del quotidiano stillicidio dei cecchini non li fiaccano. Dalle descrizioni molto chiare del Diario Storico Militare del Reggimento redatto dal colonnello Vannugli immaginiamo i carabinieri, in posizione verso nord ovest e tra i 150 e 200 metri rispetto all’altura, arroccati: a destra in due trincee alterne, affiancate ai fanti del 12° Reggimento; a sinistra in un’unica trincea addossata al 1°.
Circa 150 metri di linea. Nel mezzo, tra i due settori dell’Arma, un vallone. Scarsissimo l’armamento: oltre ai fucili, un pezzo d’artiglieria someggiato, due batterie da 75 mm e una sezione di mitragliatrici. Le perdite per il fuoco austriaco dalle postazioni in vetta e per l’imperversare del colera si fanno sentire e i combattenti alla soglia dello scontro sono ridotti a circa 1.300. Si stringono i denti e si va avanti, il momento è ormai prossimo: il 18 luglio viene dato ordine di predisporsi all’assalto. Bisogna sostenere l’urto principale della 3° Armata sui monti San Michele e Sei Busi, facendo credere ad un’offensiva sul fronte giuliano per attirarvi il fuoco delle artiglierie avversarie. Un diversivo insomma. Certo una manovra costosa perché gli Austroungarici sono ben assestati sul Podgora e in più hanno solidi ripari dall’artiglieria italiana sullo scosceso versante est dell’altura, pressoché impossibile da ba***re. Si deve avanzare allo scoperto e in salita. Ma ecco: il “dado è tratto” e si comincia quel giorno stesso sin dalle 06,30 con due incursioni di volontari, Carabinieri e Genieri, che fanno saltare parte dei reticolati. È notte e poi è l’alba; resta un pugno di ore. Un’attesa di ansia, di eccitazione e di paura che non ottunde il coraggio, perché solo gli incoscienti non temono la morte almeno per un attimo. C’è odore di terra smossa, di umidità, di umanità, di polvere da sparo. Rivedi la tua casa, le tue cose, qualche volto, preghi. Non c’è più tempo, i colpi della nostra artiglieria preparano l’avanzata. Obiettivo: quota 240. In prima linea c’è il III Battaglione con le tre Compagnie in schiere successive; il II, in riserva, lo appoggia sul fianco sinistro. Sono le 11,00. Tutto si ferma un istante: il controllo dell’orologio. Poi Vannugli ordina l’assalto. Pranzetti impugna la sua Glisenti calibro 9 mm. Alla baionetta… Avanti Savoiaaa!! Il capitano Giuseppe Vallaro balza alla testa dell’8a, a circa cinquanta metri lo segue il capitano Eugenio Losco con la 7a, seguito a pari distanza dal capitano Carlo Lazzari davanti alla 9a.
È l’apocalisse. I nostri sono bersagliati da una gragnuola di proiettili ma non possono sparare a loro volta, per non rallentare l’impeto e non rischiare di colpirsi accidentalmente. Sudore, adrenalina, esplosioni; qualcuno… molti cadono, non li vuoi e non li devi guardare, non adesso, lamenti, odore di sangue. L’impeto s’arresta, riprende. Alle 13,00 attacca anche il II Battaglione, in riserva c’è solo la 6a Compagnia con la Bandiera. Tanti gli episodi di eroismo. Un esempio: il carabiniere Domenico Della Giorgia ha il braccio sinistro fracassato dalla mitraglia… "torna indietro a farti medicare!” “No signor tenente, non mi mandi via… ho il destro ancora buono!”. Prosegue con la baionetta in pugno. È ucciso. Passano altre due ore e alle 15,00 ci si ferma a una manciata di metri dal nemico, abbarbicati al terreno per il prossimo sbalzo previsto per le 16,00. Ma tre minuti prima il Comando del VI Corpo d’Armata interrompe l’azione. I Carabinieri si sono già fatti onore guadagnando 9 medaglie d’argento, 33 di bronzo e 13 croci di guerra al Valor Militare. Nella sola giornata del 19 luglio il Reggimento, già a organico ridotto, ha perso 206 uomini tra morti, feriti e dispersi cui si devono aggiungere quelli dei giorni precedenti per il tiro austriaco e gli altri per la dissenteria. Una vera falcidie. Immancabile l’elogio dei comandanti della Brigata “Pistoia”, generale Francesco Coco e dell’11a Divisione, generale Ettore Mambretti, ai Carabinieri che “…stettero… saldi e impavidi sotto la tempesta di piombo e di ferro che imperversava da ogni parte e che fece numerose vittime”.
I militari dell’Arma restarono in trincea sino al 6 agosto con altre perdite; il 7 restituirono le posizioni al 36° Fanteria e furono internati in isolamento sanitario sino al 14 settembre, quando il II Battaglione fu assegnato alla 3aArmata e il III alla 2a per i consueti servizi di polizia militare. Praticamente a quella data il Reggimento Carabinieri Reali mobilitato terminò di fatto la sua esistenza, anche se la sanzione ufficiale avvenne il 15 novembre con lo scioglimento. Vita breve ma entrata a pieno titolo nella storia."
PER NON DIMENTICARE
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