20/03/2026
REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA: COSA E’ OPPORTUNO SAPERE
I prossimi 22 e 23 marzo 2026 siamo chiamati a votare per il Referendum sulla Giustizia e per pronunciarsi su una revisione della Costituzione la cui riforma introduce la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti intervenendo sull’organizzazione interna della magistratura e sui meccanismi di autogoverno senza incidere sull’autonomia ed indipendenza dell’autorità giudiziaria..
Nello specifico, uno dei punti principali della riforma in esame è la Separazione delle carriere e l’autogoverno della magistratura.
Con la riforma ciascuna carriera disporrà di un proprio Consiglio superiore competente a gestire la vita professionale dei magistrati tenendo distinti i percorsi e l’autonomia tra funzione giudicante e funzione requirente e con il Presidente della Repubblica che manterrà un ruolo di garanzia nel nuovo assetto.
Spesso si è sentito parlare del passaggio di carriera: orbene, la riforma centrata sulla separazione delle carriere renderà definitiva la separazione tra funzione requirente e giudicante, ridurrà le interferenze tra chi giudica e chi accusa, rafforzerà la terzietà del Giudice, prevedendo in tal senso un nuovo modello di organizzazione interna.
Altro tema centrale della riforma è il sorteggio negli organi di autogoverno che, tradizionalmente è fondato sul voto: con il sorteggio si tenderebbe a porre fine ad assetti consolidati ed a favorire neutralità degli organi di governo interni alla magistratura. La selezione casuale dei componenti dovrebbe portare ad equilibri stabili riducendo il rischio che le decisioni vengano influenzate da logiche di appartenenza.
Pertanto non solo la separazione delle carriere tra organi giudicanti e requirenti ma un nuovo modello di autogoverno della magistratura non più basato su elezione ma su sorteggio.
La Riforma Costituzionale sulla Giustizia prevede inoltre l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare di rango costituzionale che andrà ad esercitare la giurisdizione disciplinare nei confronti dei magistrati giudicanti e requirenti. Tale funzione disciplinare, sottratta agli organi di autogoverno, verrà dunque affidata ad un organo distinto ed indipendente.
Rammentando che saremo chiamati a votare domenica 22 marzo dalle ore 7 alle ore 23 e lunedì 23 marzo dalle ore 7 alle ore 15, è opportuno evidenziare che non è previsto alcun quorum e la validità del voto non dipende dalle percentuali di affluenza ma dal numero di voti favorevoli o contrari espressi dagli elettori.
In termini pratici, Votare SI, significa approvare il testo della riforma costituzionale (già approvata dal Parlamento) consentendone l’entrata in vigore definitiva e votare NO comporta il rigetto della riforma restando valido l’assetto costituzionale precedente.
Nel merito, se nel Referendum sulla Giustizia dovesse prevalere il SI, verranno attuate le modifiche previste in materia di ordinamento giudiziario con la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, istituzione di due consigli superiori della magistratura (uno per la magistratura requirente e l’altro per la magistratura giudicante), il sorteggio e l’istituzione della Corte disciplinare di rango costituzionale.
Il voto favorevole non produrrà effetti immediati sullo svolgimento dei processi ma avvierà un percorso di riorganizzazione istituzionale mediante leggi di attuazione. Fino all’adozione di queste norme attuative continueranno ad essere applicate le disposizioni vigenti anche per garantire la continuità nello svolgimento dell’attività giudiziaria.
Viceversa, votare NO comporta il mantenimento dell’assetto costituzionale precedente fondato su una unica magistratura con funzioni giudicanti e requirenti inserite nello stesso ordine e sottoposte ad un unico Consiglio Superiore della Magistratura.
Ovviamente, in caso di vittoria del NO, il Parlamento conserverà la possibilità di intervenire sull’ordinamento giudiziario a mezzo di leggi ordinarie, nei limiti consentiti dalla Costituzione mentre, qualsiasi ulteriore ipotesi di separazione della carriere dovrebbe essere oggetto di un nuovo iter di revisione costituzionale.
Pertanto, noi cittadini non siamo chiamati, con questo Referendum Costituzionale sulla Giustizia, a pronunciarci sull’autonomia ed indipendenza della magistratura ma sull’organizzazione interna della stessa, sulle dinamiche associative interne, sulla struttura degli organi giudiziari e sulla rappresentanza interna.
E’ importante evitare mere riflessioni politiche ma approfondire il contenuto della Riforma per recarci alle urne consapevoli del ruolo fondamentale che siamo chiamati a coprire circa il futuro della magistratura nel suo funzionamento interno. Votare rappresenta l’esercizio diretto della sovranità popolare e della democrazia.