07/03/2025
LA COMMISSIONE EUROPEA BACCHETTA L’ITALIA PER IL RITARDO DEL RICONOSCIMENTO DEI TITOLI ABILITATIVI CONSEGUITI ALL’ESTERO
La Commissione Europea in risposta all’esposto denuncia presentato dallo Studio Legale Canu di Sassari
ormai diventato punto di riferimento in campo comunitario, e registrato con numero CPLT (2023)2061
accoglie le rimostranze avanzate e bacchetta l’Italia per l’ingiustificato ritardo nel riconoscimento del titolo
abilitativo all’insegnamento, conseguito in paesi membri della Comunità Europea.
Sono circa 15.000 i docenti che hanno fatto domanda di riconoscimento del titolo abilitativo
all’insegnamento o della specializzazione per il sostegno nei paesi UE e che sono in attesa del riconoscimento
da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito da più di quattro anni.
Il comportamento dello Stato Italiano, benché le direttive della CE 36/2005 e 55/2013 siano state
regolarmente recepite rispettivamente dai Decreti Legislativi
206/2007 e 15/2016 e i titoli
professionali conseguiti nella U.E. dichiarati "titoli abilitanti all'insegnamento”, è palesemente e
gravemente omissivo poiché omette di adempiere alle direttive stesse e alle numerose sentenze di
condanna della Corte di Giustizia Europea, TAR e Consiglio di Stato, non riconoscendo, di fatto, tali
titoli professionali.
Il DL n. 44/2023 emanato il giugno 2023, omettendo e rinviando a tempo indeterminato ancora una
volta la risoluzione definitiva del problema del riconoscimento dei titoli e specializzazioni conseguite
in un paese dell’Unione Europea, ha previsto che tutti i docenti abilitati all’estero inseriti nella I
fascia delle GPS con riserva di riconoscimento del titolo ed anche nel secondo elenco aggiuntivo alle
stesse GPS.
Lo stesso successivo d. l. 31 maggio 2024, n. 71 risulta contrario alla direttiva2005/36/CE.
L'adozione di tale decreto, comunica in data odierna la Commissaria Europea Corinne Guidicelli con
comunicato indirizzato allo Studio Legale Canu “dimostra l'esistenza di un ritardo notevole nel
trattamento delle domande di riconoscimento delle qualifiche di insegnante di sostegno ottenute
in altri Stati membri. Anche il testo del decreto solleva interrogativi circa la sua conformità alle
norme della direttiva 2005/36/CE relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali nei casi
in cui fosse applicabile la direttiva.
Il riconoscimento dei titoli di specializzazione sul sostegno conseguiti presso università dell’Unione
Europea rappresenta un tema di crescente rilevanza nel contesto educativo italiano, soprattutto
dopo l’emanazione della L. 106/2024, di conversione del d.l. 71/2024.
Anche con tale disposto legislativo il Ministero dell’Istruzione e del Merito non ha affrontato in modo
sistematico il problema del riconoscimento di questi titoli, pur consapevole che la loro disponibilità
era necessaria per occupare i posti vacanti e garantire il funzionamento delle scuole.
Questa situazione ha portato a una gestione emergenziale del personale docente, in cui si è preferito
fare affidamento su professionisti altamente qualificati ma non ufficialmente riconosciuti, piuttosto
che intraprendere un percorso di legalizzazione e regolarizzazione dei loro titoli.
Con il passare del tempo, questo approccio ha generato un accumulo di istanze di riconoscimento
rimaste in sospeso, senza essere analizzate e verificate.
Poiché valutato illegittimo ed illegale il comportamento dello Stato Italiano, contrario ai principi
della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, di uguaglianza, non discriminazione e
parità di trattamento tra i cittadini degli stati membri in quanto in palese violazione delle direttive
comunitarie, La Commissione Europea ha deciso, in data odierna, di fare il primo passo verso
l’apertura della procedura di infrazione di cui agli artt. 226 258 e 259 del TFUE contro lo Stato
Italiano aprendo ufficialmente l’istruttoria.