18/06/2026
" 𝗘̇̀ 𝗟𝗨𝗜 𝗖𝗛𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗩𝗨𝗢𝗟𝗘 𝗔𝗡𝗗𝗔𝗥𝗘 "
Quando un figlio rifiuta di trascorrere del tempo con uno dei due genitori, mi capita spesso di sentire questa frase.
Prendere atto di ciò che un figlio esprime è importante. Tuttavia, il compito dell'adulto non può esaurirsi nell'accogliere quel rifiuto come un dato di fatto.
Dietro un "non voglio andare" possono esserci emozioni, paure, conflitti interiori o bisogni che il figlio stesso non riesce ancora a comprendere e comunicare.
Per questo motivo, quando un figlio manifesta una resistenza verso uno dei genitori, è importante interrogarsi su cosa stia accadendo e su come gli adulti possano aiutarlo ad affrontare quella difficoltà.
A volte può vivere con fatica il passaggio da una casa all'altra. Può temere di lasciare il genitore con cui si trova, sentirsi responsabile del suo benessere emotivo, essere preoccupato di ferire qualcuno o semplicemente avere bisogno di maggiore sicurezza e prevedibilità. In altri casi, può trovarsi esposto a tensioni e conflitti che, nel tempo, possono influenzare il modo in cui vive la relazione con l'altro genitore.
Di fronte a queste situazioni, limitarsi ad assecondare questa posizione non sempre è d'aiuto. Così come non lo aiutano le pressioni, le forzature o i tentativi di convincerlo a tutti i costi.
Ciò che può fare la differenza è la capacità dell'adulto di accompagnarlo con equilibrio: accogliendo le sue emozioni senza amplificarle, ascoltando le sue paure senza trasformarle in certezze, sostenendo la relazione con entrambi i genitori senza chiedergli di scegliere.
Un figlio ha bisogno di poter mantenere un legame con entrambi i genitori senza sentirsi diviso, senza il timore di ferire qualcuno e senza sentirsi chiamato a scegliere da che parte stare. Per questo è importante che gli adulti sappiano contenere le sue difficoltà senza delegargli responsabilità o decisioni che non gli competono.
Naturalmente esistono situazioni in cui questa chiusura segnala un disagio reale che richiede attenzione e approfondimento. Proprio per questo è importante andare oltre ciò che viene espresso e cercare di comprenderne il significato.
I figli comunicano molto attraverso i loro comportamenti, non solo attraverso le parole.
Questo vale per i bambini, ma anche per gli adolescenti che, pur avendo una maggiore capacità di esprimere il proprio punto di vista, possono comunicare attraverso determinati atteggiamenti emozioni, paure, conflitti interiori o bisogni che meritano di essere compresi e accolti.
Quando un figlio dice "non voglio andare", può essere più semplice fermarsi a quelle parole e considerare la questione risolta.
Più difficile, ma spesso più utile, è chiedersi che cosa stia cercando di comunicare e di cosa abbia bisogno per sentirsi sufficientemente sicuro da poter mantenere un legame sereno sia con la mamma che con il papà.
Per questo motivo, la domanda da porti non è soltanto che cosa stia accadendo a tuo figlio, ma quale responsabilità sei disposto ad assumerti, come genitore, per aiutarlo ad attraversare quella difficoltà.