19/10/2026
👉 Sottrarre denaro al proprio coniuge, appropriarsi dei suoi beni o utilizzare una delega bancaria per disporre dei suoi risparmi può avere conseguenze importanti sulla sua indipendenza economica. Eppure, l’articolo 649 del codice penale può impedire di punire alcuni reati contro il patrimonio commessi tra familiari. È proprio questa disposizione a essere finita al centro dell’attenzione della Corte costituzionale, che con l’ordinanza n. 162 del 2026 ha sollevato davanti a sé stessa una questione di legittimità costituzionale. Il dubbio riguarda la compatibilità della norma con gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione, che tutelano i diritti inviolabili della persona, il principio di uguaglianza e la famiglia. L’articolo 649 fa parte del codice penale del 1930, noto come codice Rocco. La disposizione era stata introdotta con l’obiettivo di tutelare «la istituzione familiare e la sua coesione», evitando che determinati reati patrimoniali commessi tra familiari fossero puniti. Per usare un lessico non giuridico – scrive Carlo Rimini, ordinario di diritto privato, al Corriere della Sera – la norma sostanzialmente significa: se un marito mette le mani nelle tasche della moglie (o viceversa), è meglio non guardare, perché i panni sporchi si lavano in famiglia. Questa impostazione è oggi oggetto di una questione costituzionale: la protezione dell’unità familiare può giustificare una minore tutela dei diritti delle persone che ne fanno parte?
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