Avvocato Alberto Carluccio

Avvocato Alberto Carluccio Diritto del lavoro, previdenza, invalidità civile, diritto civile, locazioni, privacy, concorsi, risarcimento danni

13/06/2026
13/06/2026

Nessun giurista, forse con l'eccezione di Carl Schmitt, dispone di una tastiera così ampia, di una tale capacità di rappresentare il salto d'epoca che viviamo riuscendo a collegare per analogia e metafora tante e così diverse prospettive.

Il ricordo di Natalino Irti nelle parole di Massimo Cacciari su La Stampa.

03/06/2026

L’algoritmo senza Stato: il limite della critica contenuta in Magnifica Humanitas di papa Leone XIV

Tra i molti temi affrontati da Magnifica Humanitas, l’enciclica che riflette sull’impatto dell’intelligenza artificiale e della rivoluzione digitale, uno dei più rilevanti è certamente quello della sorveglianza algoritmica. Il documento mette in guardia contro la raccolta indiscriminata di dati, la profilazione degli individui, la manipolazione dei comportamenti e la concentrazione di potere nelle mani di pochi soggetti capaci di controllare infrastrutture tecnologiche sempre più pervasive. Si tratta di rischi reali e tutt’altro che teorici. Tuttavia, proprio nella sua analisi della società algoritmica, l’enciclica sembra mostrare una significativa lacuna.

La critica è infatti quasi interamente rivolta al potere economico. Gli attori chiamati in causa sono soprattutto le grandi aziende tecnologiche, gli imprenditori, le piattaforme digitali, i datori di lavoro e i soggetti che trasformano i dati personali in profitto. L’intelligenza artificiale viene descritta principalmente come uno strumento che può ampliare le disuguaglianze economiche, comprimere i diritti dei lavoratori e rafforzare forme di dominio esercitate dal mercato. È una prospettiva coerente con la tradizione della dottrina sociale della Chiesa, storicamente molto attenta alle dinamiche del capitale e alla tutela della dignità del lavoro. Si tratta, dunque, di critiche più che condivisibili.

Ciò che deve sorprendere è invece l’assenza quasi totale di una riflessione sul potere dello Stato quando questo si serve delle medesime tecnologie. Eppure l’intelligenza artificiale non rappresenta soltanto un formidabile strumento di accumulazione economica. È anche un mezzo di controllo politico senza precedenti. In numerosi Paesi le tecnologie digitali vengono utilizzate per monitorare la popolazione, limitare il dissenso, classificare i cittadini e condizionare i comportamenti sociali. Il caso più noto è quello della Cina, dove sistemi avanzati di riconoscimento facciale, raccolta massiva di dati e valutazione algoritmica dei comportamenti hanno alimentato un dibattito globale sul cosiddetto credito sociale. Ma esempi analoghi, pur con modalità differenti, si ritrovano anche in Iran, dove la sorveglianza digitale viene impiegata per reprimere oppositori e movimenti di protesta, o nella Corea del Nord, dove il controllo tecnologico si inserisce in una struttura totalitaria già estremamente invasiva.

Se l’obiettivo dell’enciclica è difendere la dignità della persona di fronte alle nuove forme di potere generate dall’intelligenza artificiale, risulta difficile comprendere - a meno di non supporre un pregiudizio quasi ideologico - perché il potere statale venga trattato in modo così marginale. La minaccia alla libertà individuale non nasce infatti soltanto dalla ricerca del profitto. Può nascere anche dalla ricerca del controllo politico. In alcuni contesti, anzi, è proprio quest’ultima a rappresentare il pericolo più immediato e concreto.

Si potrebbe obiettare che il linguaggio della Santa Sede evita tradizionalmente di indicare singoli governi o singoli Paesi come oggetto di una condanna diretta. Eppure, quando si parla di guerre, le critiche agli Usa ed allo stesso stato di Israele sono abbastanza nette, anche se i due stati non vengono nominati.
Tuttavia il problema non riguarda tanto la mancata citazione di uno Stato specifico quanto l’assenza di una riflessione sistematica sul rischio di una sorveglianza pubblica algoritmicamente assistita. Non ci sono dunque solo le interferenze delle fake news nel processo formativo delle opinioni pubbliche (che è quanto, da visione parziale, si evidenzia nelle politiche normative dell'UE). L’impressione è che il documento identifichi il principale pericolo della rivoluzione digitale nel capitalismo tecnologico, trascurando il fatto che le stesse tecnologie possono diventare strumenti di dominio nelle mani di apparati politici autoritari.

Il risultato è una visione parziale della questione. La società algoritmica contemporanea non è caratterizzata soltanto dalla forza delle grandi piattaforme private né esclusivamente dall’intervento degli Stati. Sempre più spesso i due fenomeni si intrecciano. Aziende e governi collaborano nella raccolta, nell’analisi e nell’utilizzo dei dati. Se si vogliono criticare gli Usa, infatti, si può notare proprio il processo-anti liberale- di irregimentazione delle big dell'AI nell'apparato statale (una sorta di cinesizzazione del modello di governance dell'AI). Il confine tra sorveglianza commerciale e sorveglianza politica tende a diventare sfumato. Limitarsi a denunciare uno dei due poli del problema significa rischiare di non cogliere la natura complessiva della trasformazione in atto.

Per questo motivo una riflessione davvero completa sull’intelligenza artificiale dovrebbe mantenere lo stesso livello di attenzione sia verso il potere economico sia verso il potere politico. La libertà dell’uomo può essere minacciata dal monopolio delle piattaforme digitali, ma può essere compromessa anche da Stati che utilizzano gli algoritmi per classificare, controllare e disciplinare i cittadini. Ignorare una delle due dimensioni significa lasciare incompleta l’analisi di una delle più grandi sfide del nostro tempo.

La trasparenza retributiva zoppa.È stato pubblicato il decreto legislativo attuativo della direttiva EU sulla trasparenz...
03/06/2026

La trasparenza retributiva zoppa.
È stato pubblicato il decreto legislativo attuativo della direttiva EU sulla trasparenza e la parità salariale. Basta leggere la definizione di retribuzione per far cadere ogni aspettativa di miglior trasparenza. I superminimi, i trattamenti ad personam, dove spesso si annidano vere e proprie pratiche discriminatorie, vengono esclusi dal monitoraggio e dalle informative.

22/05/2026

La storia del Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana è una delle più singolari della giustizia italiana. Organo speciale previsto dallo Statuto autonomistico siciliano e giudice d’appello delle decisioni del TAR Sicilia, il CGA ha attraversato decenni di precarietà logistica senza mai perdere centralità giuridica e istituzionale. La sua vicenda materiale — fatta di sedi provvisorie, incendi, traslochi e perfino ricorsi depositati nel bagagliaio di un’automobile — si intreccia infatti con una produzione giurisprudenziale che negli ultimi anni ha assunto un rilievo nazionale, soprattutto durante la pandemia e nelle più recenti controversie amministrative siciliane.

A raccontare per primo in maniera sistematica il dramma logistico del CGA fu il giurista Giovanni Virga in un celebre articolo del 2000. Il Consiglio aveva inizialmente sede nello storico Palazzo Pecoraro, nel centro di Palermo, vicino al Teatro Massimo. Una sede prestigiosa, ricca di arredi storici e dipinti antichi, ma ormai inadeguata alle esigenze operative dell’istituzione. Da lì venne disposto il trasferimento a Villa Belmonte, elegante dimora aristocratica nella zona dell’Acquasanta, che sembrava destinata a diventare la sistemazione definitiva del massimo organo della giustizia amministrativa siciliana.

La situazione precipitò però dopo un incendio che colpì l’edificio. L’intervento dei Vigili del Fuoco provocò infiltrazioni così gravi da rendere inagibile la struttura. Fu allora che il CGA entrò nella sua fase più surreale: per mesi la segreteria operò letteralmente dal bagagliaio dell’automobile del segretario della sezione giurisdizionale. Avvocati e cittadini depositavano ricorsi nel cofano dell’auto parcheggiata nel cortile dell’edificio incendiato. Successivamente la segreteria venne ospitata in alcuni locali della biblioteca del TAR Sicilia, mentre le udienze furono trasferite a Castello Utveggio, sul Monte Pellegrino.

Anche la sede di Castello Utveggio si rivelò problematica. Le strade di accesso al monte erano frequentemente chiuse per rischio frane e caduta massi; magistrati e avvocati potevano transitare solo grazie a deroghe speciali e, in alcuni periodi, attraverso un pulmino autorizzato a percorrere una strada formalmente interdetta al traffico. La vicenda assunse nel tempo un valore simbolico: il massimo organo della giustizia amministrativa siciliana costretto a operare in condizioni quasi emergenziali, ma capace ugualmente di mantenere continuità e autorevolezza.

Ed è proprio questa autorevolezza che si è manifestata con forza durante gli anni della pandemia da Covid-19. In quel periodo il CGA divenne protagonista di alcune fra le più importanti questioni costituzionali emerse nell’emergenza sanitaria. Le ordinanze di rimessione alla Corte costituzionale in materia di vaccinazioni obbligatorie anti-Covid per il personale sanitario rappresentano ancora oggi uno dei momenti più alti della giurisdizione amministrativa italiana contemporanea.

Il valore di quelle decisioni non va letto in chiave ideologica o politica, ma nella riaffermazione rigorosa del ruolo del giudice come garante dell’equilibrio costituzionale anche nei momenti più difficili della vita pubblica. In una fase caratterizzata da una fortissima pressione mediatica e istituzionale, il CGA rivendicò il principio secondo cui nessuna emergenza può sottrarsi al controllo di costituzionalità e alla verifica della proporzionalità delle misure adottate dallo Stato.

Le ordinanze affrontavano questioni centrali: il rapporto tra autodeterminazione terapeutica e interesse collettivo, il consenso informato, la farmacovigilanza, la compatibilità degli obblighi vaccinali con l’articolo 32 della Costituzione e il bilanciamento fra salute pubblica e diritti individuali. Il CGA mostrò un approccio di grande rigore metodologico, aperto al confronto scientifico e attento ai principi fondamentali dell’ordinamento. Anche chi non condivideva le questioni sollevate riconobbe l’elevato livello tecnico e costituzionale di quelle ordinanze, che contribuirono a mantenere aperto un dibattito giuridico essenziale in una fase storica segnata da forti tensioni sociali.

La successiva decisione della Corte costituzionale, che dichiarò non fondate le questioni relative all’obbligo vaccinale, non ha diminuito il rilievo istituzionale delle rimessioni del CGA. Al contrario, esse vengono oggi considerate una dimostrazione del corretto funzionamento dello Stato di diritto: il giudice amministrativo esercita il controllo di costituzionalità in via incidentale, la Consulta decide nel merito e il confronto si sviluppa dentro le regole democratiche.

Negli ultimi anni il CGA ha continuato a dimostrare equilibrio anche in vicende molto controverse sul piano mediatico e politico. Emblematico è il recente caso della concessione della spiaggia di Mondello alla società Italo-Belga. Nel 2026 il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha sospeso in via cautelare la revoca della storica concessione demaniale disposta dalla Regione Siciliana, motivando la decisione con la necessità di evitare problemi di ordine pubblico e sicurezza alla vigilia della stagione balneare. 

La decisione ha generato fortissime polemiche politiche e mediatiche, spesso accompagnate da ricostruzioni semplificate o apertamente mistificatorie. In realtà il CGA non ha espresso alcun giudizio definitivo sul merito delle contestazioni rivolte alla concessionaria, ma ha applicato uno dei principi fondamentali della giurisdizione cautelare amministrativa: evitare che, nelle more del giudizio, si producano conseguenze potenzialmente dannose per l’interesse pubblico.

Nel decreto cautelare il presidente Ermanno De Francisco sottolineava infatti il rischio concreto che, in assenza di una gestione organizzata dell’arenile di Mondello nel pieno della stagione estiva, si potessero creare situazioni di pericolo per la sicurezza pubblica e per l’ordine collettivo. 

La vicenda è significativa perché mostra ancora una volta il tratto distintivo della giurisprudenza del CGA: la ricerca di un equilibrio fra legalità formale, tutela dei diritti, esigenze amministrative e interesse pubblico concreto. Un equilibrio spesso sacrificato nel dibattito pubblico a favore di narrazioni polarizzate e slogan politici.

Nel frattempo, dopo decenni di precarietà, il Consiglio di Giustizia Amministrativa è finalmente tornato nella restaurata Villa Belmonte, recuperata grazie a un intervento della Regione Siciliana da circa sei milioni di euro. Il presidente Renato Schifani ha inaugurato ufficialmente la nuova sede nel febbraio 2024, definendo il completamento dei lavori “un impegno mantenuto”. (regione.sicilia.it)

Nel febbraio 2025 Villa Belmonte ha ospitato anche l’inaugurazione dell’anno giudiziario del CGA alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un evento dal fortissimo valore simbolico: lo Stato celebrava ufficialmente la giustizia amministrativa siciliana proprio nell’edificio che, anni prima, era diventato il simbolo delle inefficienze e dell’abbandono istituzionale. (regione.sicilia.it)

La storia del CGA siciliano è quindi molto più della cronaca di sedi inadeguate e traslochi interminabili. È la storia di un’istituzione che, pur attraversando alcune delle pagine più difficili della pubblica amministrazione siciliana, ha continuato a svolgere un ruolo decisivo nella difesa dell’equilibrio costituzionale, nella tutela della legalità amministrativa e nella formazione della giurisprudenza italiana contemporanea.

Anthropic ha pubblicato un manifesto intitolato "2028: Two scenarios for global AI leadership", firmato dal CEO Dario Am...
18/05/2026

Anthropic ha pubblicato un manifesto intitolato "2028: Two scenarios for global AI leadership", firmato dal CEO Dario Amodei, che offre una delle analisi più lucide e concrete sulla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Il documento chiede a Washington di trattare l'AI come un'infrastruttura strategica per la sicurezza nazionale, una posizione che riflette una consapevolezza profonda dei rischi in gioco da parte di chi quella tecnologia la costruisce ogni giorno.
Il documento costruisce due scenari contrapposti. Nel primo, favorevole agli USA, Washington serra i controlli sull'export di chip verso la Cina, classifica come spionaggio federale i cosiddetti "distillation attacks" — la tecnica con cui i modelli cinesi copiano le capacità di Claude senza addestrare da zero il proprio sistema — e promuove globalmente i modelli americani. La condizione chiave è che i sistemi AI "trasformativi" arrivino negli USA almeno 12-24 mesi prima che in Cina. Nel secondo scenario, invece, Pechino colma il divario grazie al contrabbando di chip Nvidia, all'uso di data center esteri in Malesia, Emirati e Singapore, e alla distillazione dai modelli americani, con cui inonda il Global South di AI a basso costo esportando al contempo censura e sorveglianza di massa.
Si tratta di scenari tutt'altro che ipotetici: il PCC usa già l'AI per censura, sorveglianza di massa e applicazioni militari, e la posta in gioco nella competizione tra democrazie e regimi autoritari è concreta e urgente. Anthropic, in questo senso, ha il merito di portare il dibattito fuori dai circoli tecnici e di metterlo al centro dell'agenda politica con argomenti precisi e verificabili.
Sullo sfondo resta la questione europea, che il manifesto lascia in ombra. L'Europa consuma molta AI ma ne produce poca, e la domanda — sempre più pressante — è se abbia una vera strategia o si trovi ancora in attesa di capire se il modello che useranno le sue banche e le sue industrie verrà scritto a Washington o a Pechino.

L'articolo è tratto da Il Foglio del 16/17 maggio 2026

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