23/07/2026
Oggi, dopo appena un anno di esercizio dell’attività forense, unitamente alla Camera Penale di Palermo, ho preso parte alla visita della Casa circondariale “Pagliarelli” di Palermo organizzata dall’associazione Nessuno tocchi Caino, in occasione dei 10 anni dalla scomparsa di Marco Pannella.
Non è stata una visita di cortesia o di circostanza, ma piuttosto una immersione in un mondo abbandonato, in un contesto troppo lontano attraverso l’analisi di numeri, problemi, peculiarità positive ed eventuali soluzioni.
Ho avuto l’occasione di conoscere ed ascoltare, ma specialmente di vedere con mano in che condizioni si vive dentro una cella sovraffollata, cosa significa gestire una casa circondariale, quanti problemi giornalieri vi sono.
Ma in particolare, ho avuto l’occasione preziosa di parlare con chi, ad esempio, a diciannove anni si trova al 41-bis; con chi in isolamento e con chi, invece, in una cella con altre 2 persone.
L’impegno della penitenziaria e del personale qualificato che, a vario titolo quotidianamente, lotta per affermare il principio sacrosanto della funzione rieducativa della pena è palese.
Ma, purtroppo, è altrettanto palese il contesto non salubre nel quale tutti gli attori della “galera” si trovano a vivere, a lavorare, a scontare anni ed anni della propria esistenza.
Sono palesi, infatti, i disturbi mentali di cui molti detenuti, per lo più, assuntori di sostanze stupefacenti, sono affetti.
Sono palesi le difficoltà di fronteggiare le criticità sanitarie per assicurare loro cure, assistenza e prevenzione sanitaria.
Ruota tutto intorno ai mancati interventi economici, alla mancanza di personale fuggiti verso altri migliori impieghi e al mancato svolgimento delle funzioni attribuite ad enti terzi, quando invece - mettendo al centro i diritti del singolo - dovrebbe ruotare tutto sul senso di umanità che dovrebbe ispirare qualsiasi istituto volto alla restrizione del bene comune della libertà individuale.
È questione di prospettiva.
Dopo un anno da avvocato, so bene qual è la mia.