09/10/2026
𝐋𝐚 𝐠𝐮𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐜𝐫𝐢𝐩𝐭𝐨𝐟𝐨𝐧𝐢𝐧𝐢: 𝐔𝐧𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐯𝐞𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐟𝐨𝐧𝐢 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐨𝐥𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢, 𝐡𝐚𝐜𝐤𝐞𝐫 𝐝𝐢 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨, 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐞 𝐢𝐧𝐯𝐞𝐬𝐭𝐢𝐠𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢: 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥'𝐄𝐮𝐫𝐨𝐩𝐚 𝐡𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐛𝐚𝐭𝐭𝐮𝐭𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐚𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐭𝐞𝐜𝐧𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐞 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐭𝐨.
«𝑃𝑒𝑟 𝑎𝑛𝑛𝑖 𝑚𝑖𝑔𝑙𝑖𝑎𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 ℎ𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑢𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑖 𝑡𝑒𝑙𝑒𝑓𝑜𝑛𝑖 𝑓𝑜𝑠𝑠𝑒𝑟𝑜 𝑖𝑛𝑣𝑖𝑜𝑙𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖. 𝐿𝑎 𝑣𝑒𝑟𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑒̀ 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑜 𝑝𝑖𝑢̀ 𝑠𝑜𝑟𝑝𝑟𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑡𝑒.»
𝐂𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 𝐕𝐈𝐈𝐈 - 𝐏𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐈𝐈: 𝐈𝐥 𝐃𝐚𝐭𝐨
𝑼𝒏 𝒂𝒓𝒄𝒉𝒊𝒗𝒊𝒐 𝒄𝒉𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒗𝒂 𝒂 𝒄𝒂𝒎𝒃𝒊𝒂𝒓𝒆
La dinamicità dei dati in elaborazione aiuta a comprendere un fenomeno che può apparire sorprendente quando si osservano oggi i dataset Sky ECC arrivati nei procedimenti giudiziari italiani che abbiamo potuto esaminare. Il materiale trasmesso dalla Francia poteva presentarsi sotto forma di file tabellari nei formati CSV e XLSX, nei quali messaggi e metadati erano organizzati in righe e colonne, mentre gli eventuali contenuti multimediali potevano essere forniti separatamente e collegati ai rispettivi record attraverso le informazioni presenti nel dataset. Ciò che giungeva all'autorità richiedente era quindi il risultato di un'esportazione strutturata, destinata a rendere consultabile una parte del patrimonio informativo precedentemente acquisito ed elaborato.
Un esempio concreto permette di comprenderne meglio la struttura. In uno dei file XLSX effettivamente trasmessi dalla Francia nell'ambito di un procedimento italiano, 1.900 record descrivono messaggi e relativi metadati attraverso dodici campi: timestamp della comunicazione, identificativo del mittente, contenuto, titolo della chat, identificativo del messaggio e della conversazione, lingua, codice paese, hash SHA-1 dell'eventuale allegato, nome del file multimediale, categoria dell'informazione e data di acquisizione del record nel sistema (𝑖𝑛𝑔𝑒𝑠𝑡_𝑑𝑎𝑡𝑒).
La presenza di quest'ultimo campo è particolarmente interessante. Lo stesso 𝑚𝑒𝑠𝑠𝑎𝑔𝑒_𝑖𝑑 può comparire più volte, mantenendo identici il contenuto e il momento della comunicazione, ma presentando differenti 𝑖𝑛𝑔𝑒𝑠𝑡_𝑑𝑎𝑡𝑒; in alcuni casi, lo stesso messaggio ricompare in diverse occasioni distribuite nell'arco di settimane. Il file non rappresenta quindi soltanto una successione cronologica di comunicazioni ma conserva anche traccia di momenti differenti nei quali lo stesso oggetto informativo è entrato nel dataset.
Questo comportamento è compatibile con un processo nel quale il materiale veniva sottoposto a successive “ingestioni” o rielaborazioni. I documenti disponibili non consentono di affermare che ogni nuova 𝑖𝑛𝑔𝑒𝑠𝑡_𝑑𝑎𝑡𝑒 corrispondesse a una diversa versione del software o a un nuovo algoritmo di decifrazione: potevano intervenire nuovi cicli di elaborazione, elementi crittografici divenuti successivamente disponibili, ulteriori sorgenti oppure una nuova acquisizione nel sistema di risultati già prodotti. Il dato significativo, ai nostri fini, consiste nella natura processata dell'oggetto che arriva all'analista.
Un altro campo rende ancora più evidente questa distinzione: il dataset contiene un campo di classificazione della lingua del messaggio nel quale, per alcune espressioni inequivocabilmente afferenti la lingua italiana o un suo dialetto vi è un’attribuzione, ad esempio, alla lingua portoghese. Quest'indicazione costituisce, quindi, un metadato derivato evidentemente non corretto in quanto probabilmente attribuito da un modello linguistico non sufficientemente addestrato, prodotto durante una fase della catena di elaborazione e, quindi, non rappresenta una proprietà originaria della comunicazione; il materiale disponibile non consente, allo stato, di stabilire con certezza quale componente della pipeline abbia generato quella classificazione.
La differenza può sembrare sottile ma sul piano forense è sostanziale: il testo scritto dall'utente appartiene alla comunicazione intercettata; l'etichetta che lo classifica come italiano, portoghese o francese appartiene invece all'elaborazione successiva.
𝐼𝑙 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑎𝑐𝑞𝑢𝑖𝑠𝑖𝑡𝑜 𝑒 𝑖𝑙 𝑑𝑎𝑡𝑜 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜 𝑑𝑎𝑙𝑙'𝑎𝑛𝑎𝑙𝑖𝑠𝑖 𝑛𝑜𝑛 𝑠𝑜𝑛𝑜 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑎𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑡𝑒𝑠𝑠𝑎 𝑐𝑜𝑠𝑎.
𝑳'𝒂𝒍𝒕𝒓𝒂 𝒎𝒆𝒕𝒂̀ 𝒅𝒆𝒍𝒍'𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂̀
Le conversazioni così intercettate, tuttavia, conservavano ancora un problema che nessuna decifrazione poteva risolvere da sola. Gli utenti Sky ECC non comparivano, ovviamente, con un nome ed un cognome: ciascun account era associato a un identificativo, lo Sky ID o PIN, costituito da una breve sequenza alfanumerica (per esempio K7M4PX, R2F8WN o T9C3KL) alla quale poteva affiancarsi un nickname scelto dall'utilizzatore, come “Il Rosso”, “Falco” o “Il Professore”. Gli esempi sono di fantasia, ma restituiscono bene ciò che poteva presentarsi agli investigatori: una conversazione tra identificativi e pseudonimi che consentiva di seguire rapporti, contatti e contenuti senza rivelare automaticamente l'identità anagrafica delle persone che si trovavano dietro quei dispositivi.
𝑃𝑒𝑟 𝑢𝑛'𝑖𝑛𝑑𝑎𝑔𝑖𝑛𝑒 𝑝𝑒𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑠𝑠𝑖𝑣𝑜 𝑐𝑜𝑛𝑠𝑖𝑠𝑡𝑒𝑣𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑛𝑒𝑙 𝑡𝑒𝑛𝑡𝑎𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝑡𝑟𝑎𝑠𝑓𝑜𝑟𝑚𝑎𝑟𝑒 𝑞𝑢𝑒𝑙𝑙𝑒 𝑖𝑑𝑒𝑛𝑡𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑖𝑔𝑖𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑖𝑛 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒.
I metadati dei server disponibili a partire dal giugno 2019 contenevano lo Sky-ID, composto da sei caratteri, e il nickname scelto dall'utente; in molti casi potevano inoltre mostrare gli IMEI e gli ICCID utilizzati in associazione a quell'account. Alcuni messaggi automatici generati durante l'attivazione o il rinnovo del servizio contenevano Sky-ID, tipo di telefono, numero seriale e IMEI, permettendo così agli investigatori di ricostruire il collegamento tra l'account e uno o più apparati. Questa relazione poteva cambiare nel tempo: uno stesso account poteva essere utilizzato con più telefoni e, viceversa, uno stesso telefono poteva essere utilizzato con account differenti. I metadati, tuttavia, non conservavano necessariamente per ogni account un messaggio di attivazione dal quale ricavare direttamente tale associazione. L'IMEI identifica l'apparato, l'ICCID identifica la scheda SIM, l'IMSI identifica la sottoscrizione mobile associata alla SIM all'interno della rete dell'operatore, il numero MSISDN rappresenta invece la numerazione telefonica associata al servizio. Mettendo insieme queste informazioni diventava possibile costruire una catena: 𝑆𝑘𝑦-𝐼𝐷 → 𝐼𝑀𝐸𝐼 → 𝐼𝐶𝐶𝐼𝐷 → 𝐼𝑀𝑆𝐼/𝑀𝑆𝐼𝑆𝐷𝑁.
I telefoni Sky ECC utilizzavano principalmente SIM KPN e AT&T e i verbali olandesi le descrivono come numerazioni M2M (Machine to Machine), concepite principalmente per il trasferimento di dati. Le SIM osservate presentavano IMSI riconducibili a KPN, con prefisso 20408, oppure ad AT&T, con prefisso 310170. Sky ECC utilizzava inoltre diversi APN privati, fra i quali Ecc00.com.attz, Ecc01.com.attz, Ecc.movistar.es, ecc.m2m ed ecc.apn.
L'APN, Access Point Name, può essere immaginato come il punto attraverso il quale una connessione dati mobile viene indirizzata verso la rete alla quale deve accedere. Un APN privato consente di riservare quel percorso a una determinata organizzazione o categoria di utenti; per gli investigatori quella caratteristica produceva una possibilità ulteriore: interrogare i dati dell'operatore relativi alle connessioni verso gli APN utilizzati da Sky ECC; questa interrogazione diede i suoi frutti: KPN fornì dati relativi al periodo compreso fra il 15 maggio 2019 e il 4 aprile 2021. I record comprendevano elementi quali IMSI, MSISDN, IMEI, APN utilizzato, data e ora, durata e Cell ID; quando una SIM KPN operava all'estero, nei record poteva inoltre comparire il codice MCC/MNC della rete visitata; il verbale riporta come esempio 20620, relativo a una rete belga, e riferisce anche la presenza regolare di Cell ID stranieri nei dati di traffico, senza però fornire elementi sufficienti per stabilire in ogni caso la precisa granularità geografica di tali identificativi.
𝐴 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑜 𝑆𝑘𝑦-𝐼𝐷 𝑐𝑜𝑚𝑖𝑛𝑐𝑖𝑎𝑣𝑎 𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑙 𝑝𝑟𝑜𝑝𝑟𝑖𝑜 𝑎𝑛𝑜𝑛𝑖𝑚𝑎𝑡𝑜.
𝑫𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒕𝒆 𝒂𝒍𝒍𝒂 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂
Per una parte dei terminali, tuttavia, all'identificazione tecnica potevano aggiungersi informazioni provenienti dagli operatori telefonici. Nell'ambito dell'indagine WERL, la polizia olandese aveva richiesto a KPN i dati relativi ai telefoni che si erano collegati agli APN utilizzati da Sky ECC e aveva ricevuto, per il periodo compreso tra il 15 maggio 2019 e il 4 aprile 2021, record contenenti fra l'altro IMEI, numero telefonico, data e ora della connessione e Cell ID. Non si trattava quindi di informazioni ricavate automaticamente dall'infrastruttura Sky ECC per qualunque telefono presente nel mondo, bensì di dati di traffico disponibili attraverso lo specifico operatore telefonico e destinati inevitabilmente a dipendere dalla SIM utilizzata, dalla rete sulla quale il terminale si era registrato e dalle informazioni conservate o rese disponibili dagli operatori.
Quando questi dati erano disponibili con sufficiente dettaglio, il loro valore investigativo poteva essere considerevole: la polizia olandese descrive, per esempio, la possibilità di esaminare i Cell ID maggiormente utilizzati, di osservare quelli ricorrenti nelle ore serali, notturne e del primo mattino per formulare ipotesi sull'area abitualmente frequentata dall'utilizzatore, oppure di confrontare gli spostamenti del dispositivo Sky ECC d’interesse con quelli di telefoni appartenenti a persone già identificate e con luoghi e orari di eventi investigativamente rilevanti. Il meccanismo investigativo era quindi molto più ampio della semplice lettura delle conversazioni; un account poteva comunicare con altri Sky-ID, i metadati potevano collegarlo a un determinato IMEI, l'apparato poteva essere associato a una SIM e a un IMSI, i dati della rete mobile potevano collocarlo nello spazio e nel tempo; quei movimenti potevano infine essere confrontati con quelli di una persona conosciuta.
Ogni passaggio, considerato da solo, forniva un'informazione parziale, ma tutte le informazioni reperite e la loro sovrapposizione poteva trasformare i sei caratteri anonimi dello Sky-ID in un individuo. La stessa documentazione olandese descrive espressamente questa finalità: una volta individuato l'utilizzatore del telefono attraverso i metadati e i dati di traffico, l'identificazione poteva essere estesa all'account Sky collegato.
𝑄𝑢𝑒𝑙𝑙𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑜 𝑎 𝑞𝑢𝑒𝑙 𝑚𝑜𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑝𝑜𝑡𝑒𝑣𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑏𝑟𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑚𝑒𝑡𝑜𝑑𝑜 𝑎𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑏𝑖𝑙𝑒 𝑎 𝑠𝑖𝑛𝑔𝑜𝑙𝑖 𝑎𝑐𝑐𝑜𝑢𝑛𝑡 𝑠𝑡𝑎𝑣𝑎 𝑝𝑒𝑟𝑜̀ 𝑝𝑒𝑟 𝑐𝑎𝑚𝑏𝑖𝑎𝑟𝑒 𝑠𝑐𝑎𝑙𝑎; 𝑖𝑙 𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑟𝑣𝑒 𝑎𝑑 𝑢𝑛 𝑐𝑒𝑟𝑡𝑜 𝑝𝑢𝑛𝑡𝑜 𝑛𝑒𝑖 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑓𝑢 41.457.
𝑸𝒖𝒂𝒓𝒂𝒏𝒕𝒖𝒏𝒐𝒎𝒊𝒍𝒂 𝒊𝒅𝒆𝒏𝒕𝒊𝒕𝒂̀ 𝒎𝒐𝒃𝒊𝒍𝒊
La dimensione di questa seconda raccolta sarebbe emersa pienamente soltanto più tardi. Nel marzo 2024 le autorità olandesi comunicarono di aver ottenuto da AT&T dati di telecomunicazione e geolocalizzazione relativi agli IMSI associati agli Sky PIN. Il dataset riguardava 41.457 IMSI unici e copriva il periodo dal 23 marzo 2017 al 23 marzo 2022. La documentazione richiamava espressamente una catena di rapporti tecnici dedicati all'associazione fra Sky-ID e IMEI, fra IMEI e IMSI/ICCID e, infine, fra questi identificativi e i dati AT&T.
Questo numero rende esplicita la scala dell'intera operazione; decine di migliaia di identità mobili potevano essere messe in relazione con altrettante identità utilizzate all'interno di una piattaforma nata precisamente per separare la comunicazione dalla persona che la produceva. Il telefono cifrato poteva nascondere il contenuto della conversazione ma la scheda SIM doveva comunque permettere al dispositivo di raggiungere una rete radiomobile (a meno che non venisse utilizzata una rete Wi-Fi).
𝑳𝒂 𝒄𝒓𝒊𝒕𝒕𝒐𝒈𝒓𝒂𝒇𝒊𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒕𝒆𝒈𝒈𝒆𝒗𝒂 𝒊𝒍 𝒎𝒆𝒔𝒔𝒂𝒈𝒈𝒊𝒐 𝒎𝒂 𝒍𝒂 𝒓𝒆𝒕𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒊𝒏𝒖𝒂𝒗𝒂 𝒂𝒅 𝒂𝒗𝒆𝒓𝒆 𝒃𝒊𝒔𝒐𝒈𝒏𝒐 𝒅𝒊 𝒔𝒂𝒑𝒆𝒓𝒆 𝒒𝒖𝒂𝒍𝒆 𝒖𝒕𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒆 𝒄𝒉𝒊𝒆𝒅𝒆𝒏𝒅𝒐 𝒅𝒊 𝒄𝒐𝒏𝒏𝒆𝒕𝒕𝒆𝒓𝒔𝒊: 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒆𝒔𝒊𝒈𝒆𝒏𝒛𝒂 𝒂𝒑𝒓𝒊𝒗𝒂 𝒖𝒏 𝒔𝒆𝒄𝒐𝒏𝒅𝒐 𝒔𝒑𝒂𝒛𝒊𝒐 𝒊𝒏𝒗𝒆𝒔𝒕𝒊𝒈𝒂𝒕𝒊𝒗𝒐... (𝒔𝒆𝒈𝒖𝒆)
𝑃𝑒𝑟 𝑛𝑜𝑛 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑟𝑜𝑚𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑙𝑎 𝑐𝑜𝑛𝑡𝑖𝑛𝑢𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑜, 𝑖 𝑟𝑖𝑓𝑒𝑟𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑏𝑖𝑏𝑙𝑖𝑜𝑔𝑟𝑎𝑓𝑖𝑐𝑖 𝑒 𝑑𝑜𝑐𝑢𝑚𝑒𝑛𝑡𝑎𝑙𝑖 𝑢𝑡𝑖𝑙𝑖𝑧𝑧𝑎𝑡𝑖 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑟𝑖𝑐𝑜𝑠𝑡𝑟𝑢𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑐𝑒𝑛𝑑𝑎 𝑠𝑎𝑟𝑎𝑛𝑛𝑜 𝑟𝑖𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑡𝑒𝑔𝑟𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑟𝑚𝑖𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑐𝑎𝑝𝑖𝑡𝑜𝑙𝑜.