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02/09/2026

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L'8 aprile 2020 gli amministratori della rete EncroChat modificarono la risoluzione DNS del sottodominio update.encrochat.ch. Le fonti disponibili non consentono di stabilire con certezza se quella modifica costituisse giร  una risposta consapevole all'attivitร  investigativa in corso ma il suo effetto fu immediato: il percorso utilizzato fino a quel momento per distribuire il software di captazione ai nuovi terminali X2 cessรฒ di funzionare. I dispositivi sui quali il captatore era giร  stato installato continuarono invece a trasmettere i propri dati agli investigatori.

La vicenda, nelle ultime settimane assunse cosรฌ i contorni di una vera e propria competizione tecnica combattuta quasi in tempo reale nella quale ogni modifica introdotta da una parte poteva provocare una risposta dell'altra. Gli amministratori di EncroChat cercavano di comprendere le anomalie che stavano interessando i propri dispositivi e intervenivano sull'infrastruttura e sul software per eliminarle, mentre gli investigatori osservavano quei cambiamenti e adattavano di conseguenza la propria soluzione, cercando di preservare la capacitร  di raggiungere i terminali e continuare l'acquisizione dei dati.
Nel giugno 2020 questo confronto divenne particolarmente evidente: dopo le segnalazioni relative ad alcuni malfunzionamenti, tra cui problemi con la funzione di cancellazione remota, EncroChat riuscรฌ ad analizzare un terminale X2 e individuรฒ al suo interno il software investigativo. L'implant era stato progettato per rendere difficile la propria individuazione, impedire il ripristino del telefono alle condizioni di fabbrica, acquisire la password utilizzata per lo sblocco dello schermo e copiare i dati delle applicazioni presenti sul dispositivo. A quel punto EncroChat reagรฌ distribuendo un aggiornamento destinato non soltanto a ripristinare il corretto funzionamento dei telefoni, ma anche a raccogliere informazioni sul software estraneo che era riuscito a installarsi al loro interno.

La contromisura ebbe tuttavia vita brevissima perchรฉ quasi immediatamente sui dispositivi comparve una nuova versione modificata del software di captazione, segno che dall'altra parte gli investigatori erano ancora in grado di reagire alle modifiche introdotte da EncroChat e di adattare lo strumento utilizzato per l'acquisizione. Il significato di questo passaggio andava quindi ben oltre il semplice susseguirsi di due aggiornamenti software: EncroChat aveva ormai scoperto che qualcuno era riuscito a introdurre un componente estraneo all'interno dei suoi telefoni e stava cercando di comprenderne il funzionamento, mentre gli investigatori disponevano ancora della capacitร  tecnica di modificare il proprio strumento in risposta alle contromisure adottate dalla piattaforma.

Gli amministratori di EncroChat arrivarono inoltre a predisporre un sistema che consentisse loro di monitorare a distanza i propri dispositivi, senza doverli avere fisicamente a disposizione, nel tentativo di osservare ciรฒ che stava accadendo sui terminali compromessi e limitare ulteriori danni. La segretezza assoluta che aveva caratterizzato la prima fase dell'operazione stava quindi venendo meno: ogni intervento degli amministratori del sistema Encrochat poteva costringere gli investigatori a modificare il proprio strumento di captazione ma ogni nuova versione dell'implant forniva a sua volta a EncroChat ulteriori indizi sulla natura e sulle capacitร  dell'attacco che stava subendo. Per la prima volta, non erano piรน soltanto gli investigatori a osservare EncroChat: anche EncroChat aveva cominciato a osservare l'attacco in corso alla propria rete.

Il 13 giugno 2020 la situazione divenne insostenibile. EncroChat inviรฒ ai propri utenti un avvertimento nel quale comunicava che la piattaforma era stata compromessa e consigliava di spegnere e disfarsi dei telefoni; l'operazione di captazione che per settimane aveva consentito alle autoritร  di osservare dall'interno una parte considerevole della rete era ormai stata scoperta.
La fine della piattaforma tuttavia coincideva soltanto con la conclusione della fase piรน invisibile dell'operazione perchรฉ i dati giร  raccolti continuavano a esistere e avevano cominciato a generare procedimenti, arresti e sequestri in numerosi Paesi. L'enorme patrimonio informativo prodotto dall'attacco avrebbe continuato a essere analizzato per anni fino a trasformare EncroChat da operazione tecnica contro un servizio cifrato in uno dei piรน vasti fenomeni probatori transnazionali mai prodotti da un'indagine digitale.

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Il passaggio dalle attivitร  investigative ai processi nei Tribunali apriva un problema completamente diverso: durante un'indagine una determinata informazione puรฒ servire a individuare un soggetto, orientare una sorveglianza o suggerire dove cercare una prova; in un'aula giudiziaria, invece, quel dato deve poter essere attribuito, interpretato, contestato e ritenuto acquisibile al fascicolo secondo le regole e le Leggi dell'ordinamento nel quale viene utilizzato.

Con EncroChat questa esigenza si confrontava con una caratteristica particolarmente delicata: i mezzi tecnici dello Stato francese utilizzati per realizzare la captazione erano coperti dal segreto della difesa nazionale. La documentazione tecnica disponibile evidenzia che i dettagli operativi del sistema impiegato dalla DGSI/STNCJ non erano integralmente accessibili e che questa circostanza alimentรฒ contestazioni sulla possibilitร  delle difese di conoscere completamente il procedimento attraverso il quale i dati erano stati acquisiti.

Il problema, dal punto di vista della digital forensics, รจ particolarmente interessante perchรฉ l'affidabilitร  di una prova digitale viene normalmente valutata anche attraverso la possibilitร  di ricostruire il processo che l'ha prodotta: modalitร  di acquisizione, conservazione, eventuali trasformazioni, strumenti utilizzati e controlli di integritร . EncroChat introduceva una tensione evidente tra la necessitร  dello Stato francese di proteggere una capacitร  tecnica investigativa e quella dell'imputato di poter contestare efficacemente un dato utilizzato contro di lui.
A questa difficoltร  se ne aggiungeva un'altra, inevitabile in un'operazione internazionale. I dati erano stati acquisiti dalle autoritร  francesi, ma una parte consistente riguardava persone presenti in altri Stati e veniva quindi trasferita attraverso i meccanismi europei di cooperazione giudiziaria. Il problema non riguardava piรน soltanto la legittimitร  dell'operazione originaria ma anche le condizioni alle quali un'autoritร  nazionale potesse chiedere e utilizzare prove giร  raccolte da un altro Stato membro.

Uno dei procedimenti piรน importanti nacque in Germania e raggiunse la Corte di giustizia dell'Unione europea nella causa C-670/22. La questione riguardava dati EncroChat ottenuti dalla Francia e successivamente trasmessi alle autoritร  tedesche mediante Ordini Europei di Indagine; la Corte fu chiamata a chiarire, tra l'altro, quali condizioni dovessero sussistere per richiedere prove giร  disponibili nello Stato di esecuzione e quali garanzie dovessero accompagnarne l'utilizzazione.
La decisione della Corte del 30 aprile 2024 non trasformรฒ la vicenda EncroChat in un semplice giudizio di validitร  o invaliditร  dell'intera operazione, ma definรฌ un quadro molto piรน articolato nel quale cooperazione giudiziaria, controllo dell'autoritร  competente e tutela dei diritti fondamentali devono convivere. Proprio questa complessitร  spiega perchรฉ le conversazioni EncroChat abbiano continuato per anni a essere discusse davanti ai tribunali europei: la tecnologia aveva permesso di acquisire contemporaneamente una quantitร  di informazioni che gli strumenti tradizionali della procedura penale erano stati concepiti per gestire su una scala molto diversa.

La questione arrivรฒ anche davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo, nei ricorsi A.L. ed E.J. contro Francia, relativi alla captazione dei dati e alla loro successiva trasmissione alle autoritร  britanniche. Anche in quel contesto il nodo centrale riguardava la disponibilitร  di rimedi effettivi attraverso i quali contestare le misure e l'utilizzazione dei dati, confermando come la seconda vita dell'operazione EncroChat si sia svolta non piรน nei server di Roubaix, ma nelle aule giudiziarie di numerosi Paesi.
Il dibattito sull'utilizzabilitร  dei dati EncroChat potrebbe tuttavia non esaurire tutte le questioni poste dall'operazione. Esiste infatti un profilo ulteriore, che riguarda un momento logicamente precedente alla successiva circolazione della prova tra gli Stati membri: la territorialitร  dell'attivitร  tecnica attraverso la quale quei dati furono originariamente acquisiti.

L'infrastruttura utilizzata per raggiungere i terminali era situata in Francia ma il software investigativo non rimaneva confinato all'interno dei server di Roubaix ma veniva distribuito attraverso la rete e installato direttamente sui telefoni EncroChat molti dei quali erano utilizzati da persone che si trovavano fisicamente nel territorio di altri Stati. La questione diventa allora diversa da quella, ampiamente affrontata dalla giurisprudenza europea, relativa alla successiva trasmissione o utilizzabilitร  dei dati e concerne la qualificazione giuridica di un'attivitร  investigativa mediante la quale l'autoritร  di uno Stato introduce da remoto un software capace di acquisire dati all'interno di un sistema informatico materialmente presente nel territorio di un altro Stato.

Il problema investe, quindi, non soltanto le garanzie processuali applicabili alla prova successivamente ottenuta, ma anche i principi di territorialitร , sovranitร  e cooperazione giudiziaria internazionale, nonchรฉ la stessa qualificazione dell'accesso informatico realizzato sul terminale. Se il telefono costituisce il luogo nel quale il software viene installato, eseguito e utilizzato per acquisire dati, la circostanza che l'operazione sia stata tecnicamente resa possibile attraverso un'infrastruttura situata in Francia non risolve automaticamente la questione relativa al luogo nel quale l'attivitร  intrusiva abbia concretamente prodotto i propri effetti. Si tratta di un profilo sul quale il dibattito giudiziario non puรฒ ancora considerarsi concluso e che si distingue dalla questione dell'utilizzabilitร  processuale dei dati intercettati sulla rete EncroChat.

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Negli anni successivi le dimensioni complessive dell'operazione divennero ancora piรน evidenti. Nel 2023 Europol ed Eurojust riferivano di oltre 115 milioni di conversazioni riconducibili a circa 60.000 utenti, di 6.558 arresti, tra cui 197 soggetti classificati come High Value Targets e di sequestri o congelamenti di beni e disponibilitร  per un valore vicino ai 900 milioni di euro. Questi numeri restituiscono la scala dell'operazione ma spiegano soltanto in parte perchรฉ EncroChat abbia rappresentato un passaggio decisivo nella storia delle comunicazioni criminali cifrate.

La sua importanza deriva soprattutto dalla lezione tecnica lasciata dall'indagine: un sistema crittografico puรฒ continuare a funzionare esattamente secondo progetto e risultare comunque insufficiente se l'ambiente nel quale opera viene compromesso; la sicurezza di una comunicazione dipende infatti non soltanto dalla robustezza dell'algoritmo ma dall'intera catena composta da hardware, sistema operativo, applicazioni, gestione delle chiavi, server, aggiornamenti e procedure attraverso le quali ciascun componente stabilisce di potersi fidare degli altri.
EncroChat aveva investito enormemente nella protezione dell'endpoint contro il sequestro fisico e nella cifratura delle comunicazioni ma la necessitร  di amministrare centralmente una rete di decine di migliaia di dispositivi aveva creato un punto dal quale gli investigatori poterono raggiungere proprio quegli endpoint che la piattaforma aveva cercato di trasformare in fortezze.
La vulnerabilitร  decisiva si trovava quindi nel rapporto tra il dispositivo e l'infrastruttura che aveva il compito di mantenerlo sicuro, e il paradosso รจ difficile da ignorare: il meccanismo necessario a proteggere e aggiornare i telefoni divenne anche il canale attraverso il quale fu possibile comprometterli.

La continuitร  con ANOM emerge cosรฌ in una forma molto diversa da quella che potrebbe apparire a prima vista; nel caso dell'operazione Trojan Shield la fiducia era stata costruita e manipolata all'interno delle relazioni umane: rivenditori e utilizzatori avevano creduto nell'affidabilitร  di una piattaforma che, fin dalla propria origine operativa, permetteva alle autoritร  di accedere alle comunicazioni. Con EncroChat quella stessa idea si spostava dal piano umano a quello tecnologico perchรฉ era il dispositivo a riconoscere come affidabile l'infrastruttura dalla quale riceveva il software necessario al proprio funzionamento.

Al di lร  delle questioni giuridiche che l'operazione avrebbe inevitabilmente sollevato, la complessitร  tecnica dell'intervento condotto contro EncroChat merita una considerazione autonoma. Gli investigatori si trovarono davanti a un sistema progettato per resistere all'analisi forense, protetto da piรน livelli di cifratura e utilizzato da decine di migliaia di terminali; per penetrarlo fu necessario comprenderne progressivamente l'architettura e individuare proprio nell'infrastruttura necessaria al suo funzionamento il punto attraverso il quale raggiungere i dispositivi.

L'aspetto piรน significativo รจ che tutto questo avvenne senza individuare una debolezza matematica capace di rendere inefficace la crittografia end-to-end: l'attacco venne spostato verso i terminali, sfruttando il rapporto di fiducia che consentiva loro di ricevere gli aggiornamenti, e quando EncroChat reagรฌ gli specialisti impegnati nell'operazione furono capaci di adattare il proprio strumento alle contromisure della piattaforma.

Sotto il profilo tecnico e investigativo, l'operazione contro EncroChat resta uno dei casi piรน significativi di compromissione su larga scala di un sistema di comunicazione cifrata e, a nostro avviso, meriterebbe per complessitร  e originalitร  un posto nei testi universitari di cybersecurity e digital forensics. Riconoscerne lo straordinario valore tecnico non significa certo risolvere le questioni giuridiche poste dalle modalitร  con cui fu realizzata: semmai, รจ proprio la potenza dello strumento impiegato a rendere ancora piรน importante interrogarsi sui suoi limiti.
Le due operazioni avevano seguito strade completamente differenti e si erano sviluppate in parte contemporaneamente, ma conducevano alla stessa conclusione: la sicurezza di un sistema cifrato รจ grande quanto la fiducia che puรฒ essere accordata a ogni elemento della catena che lo compone.

La scomparsa di EncroChat non determinรฒ compunque la scomparsa della domanda che ne aveva alimentato il successo. Migliaia di utilizzatori avevano ancora bisogno di comunicare e il mercato delle piattaforme cifrate reagรฌ rapidamente, spostando utenti, rivenditori e organizzazioni verso servizi che promettevano di avere imparato dagli errori dei predecessori. Tra questi ce n'era uno che giร  da tempo attirava l'attenzione degli investigatori e che, dopo la compromissione di EncroChat, avrebbe visto crescere ulteriormente la propria centralitร .

Il suo nome era ๐’๐ค๐ฒ ๐„๐‚๐‚ e mentre gli utenti cercavano in quella piattaforma una nuova fortezza le autoritร  giudiziarie europee avevano giร  cominciato a studiarne le mura.

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Come anticipato nelle prime due parti, riportiamo qui le principali fonti utilizzate per la ricostruzione dellโ€™intero Capitolo VI dedicato a EncroChat. Oltre alle fonti istituzionali e scientifiche pubblicamente consultabili, lโ€™analisi รจ stata condotta anche attraverso documentazione tecnica e giudiziaria proveniente da procedimenti penali di cui si รจ occupato l'autore nei quali sono stati esaminati i dati e le modalitร  di compromissione della piattaforma EncroChat. Per la natura di tale documentazione, i relativi atti vengono indicati senza riferimenti ai procedimenti o alle persone coinvolte.

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29/08/2026

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Un telefono EncroChat poteva essere modificato per resistere all'analisi forense, utilizzare una partizione cifrata e proteggere ogni conversazione attraverso crittografia end-to-end, ma doveva comunque poter essere mantenuto operativo nel tempo. Decine di migliaia di terminali distribuiti in molti Paesi avevano bisogno di ricevere aggiornamenti, correzioni e nuove versioni del software e, per farlo, si collegavano ai server che EncroChat aveva predisposto proprio per distribuire quegli aggiornamenti, accettando come affidabile il software proveniente da quella infrastruttura; si trattava di una necessitร  del tutto normale per un sistema di quelle dimensioni (basti pensare agli aggiornamenti software che ogni nostro smartphone riceve periodicamente) ma significava anche che tra ogni telefono e i server di aggiornamento esisteva necessariamente un rapporto di fiducia: quando EncroChat distribuiva una nuova versione del proprio software attraverso quel canale il terminale doveva poterla riconoscere come autentica e, quindi, installarla.

La sicurezza del sistema dipendeva, dunque, anche da una catena di fiducia: ogni terminale doveva essere in grado di riconoscere gli aggiornamenti software provenienti dall'infrastruttura di EncroChat come autentici e autorizzati e, una volta verificata la loro provenienza, installarli sul dispositivo. Era proprio questo rapporto di fiducia, indispensabile al normale funzionamento della piattaforma, a creare un possibile punto di accesso altrimenti difficilissimo da ottenere.
Il 29 gennaio 2020 la Procura francese compรฌ un passaggio decisivo chiedendo l'autorizzazione ad intervenire direttamente sull'infrastruttura EncroChat ospitata presso OVH.

Nel linguaggio utilizzato nel relativo atto giudiziario si parlava dell'installazione di un โ€œdispositivo tecnicoโ€, espressione con la quale veniva indicato, piรน in generale, un sistema di captazione informatica capace di accedere ai dati, registrarli, conservarli e trasmetterli senza che gli utenti ne fossero a conoscenza. L'autorizzazione, concessa il giorno successivo per la durata di un mese, prevedeva un intervento articolato su due livelli: da una parte consentiva agli investigatori di operare sull'infrastruttura server attraverso la quale transitavano i dati necessari al funzionamento di EncroChat; dall'altra permetteva di sfruttare quella stessa infrastruttura per raggiungere a distanza i telefoni che vi si collegavano e installare al loro interno un software dโ€™intercettazione destinato a operare direttamente sui terminali degli utenti.

Nei mesi successivi una serie di provvedimenti emessi dallโ€™Autoritร  Giudiziaria definรฌ e prorogรฒ progressivamente il perimetro dell'operazione mentre gli specialisti francesi preparavano una soluzione software capace di utilizzare proprio il processo di aggiornamento come veicolo per raggiungere i telefoni. La tecnica prevedeva interventi sull'infrastruttura e sul routing affinchรฉ, nel momento in cui un dispositivo avesse cercato un aggiornamento, la richiesta potesse essere indirizzata verso il sistema predisposto dagli investigatori.

La distinzione รจ fondamentale perchรฉ il traffico delle conversazioni e quello necessario alla distribuzione degli aggiornamenti seguivano percorsi logicamente distinti all'interno dell'infrastruttura. Gli accertamenti tecnici compiuti nella fase finale dell'operazione mostrarono, per esempio, che i terminali prodotti da BQ nei modelli X2 e X3 interrogavano il sottodominio update.zerolegacy.(ch) quando cercavano gli aggiornamenti software, mentre l'applicazione di messaggistica utilizzava il sottodominio connect.encrochat.(ch) per le comunicazioni. I due servizi avevano quindi funzioni differenti: il primo costituiva il punto attraverso il quale i telefoni cercavano il software necessario a mantenersi aggiornati; il secondo era utilizzato per il normale traffico delle comunicazioni.

Il 1ยฐ aprile 2020 l'intercettazione sui telefoni BQ modello X2 divenne operativa e il software di captazione venne distribuito e installato su tali dispositivi attraverso il canale di aggiornamento. Da quel momento la crittografia continuava a proteggere il messaggio durante il suo percorso attraverso la rete, ma la presenza del software di captazione sui terminali consentiva agli investigatori di acquisirne il contenuto testuale in chiaro, intervenendo in uno dei momenti nei quali il messaggio doveva necessariamente trovarsi in forma leggibile: prima della cifratura sul dispositivo che lo inviava oppure dopo la decrittazione su quello che lo riceveva. La captazione non riguardava peraltro soltanto il testo delle conversazioni: tra i dati acquisiti risultano anche fotografie, video, messaggi vocali e documenti, oltre ad altre informazioni presenti sui dispositivi.

Il risultato tecnico dell'operazione nasceva quindi dall'incontro tra due livelli differenti del sistema di sicurezza. EncroChat utilizzava la crittografia per proteggere sia le comunicazioni sia diversi dati conservati sui terminali, ma quelle stesse informazioni, per poter essere utilizzate dagli utenti, dovevano necessariamente esistere sul dispositivo anche in forma leggibile: un messaggio doveva essere disponibile in chiaro prima di essere cifrato per l'invio e doveva tornare in chiaro, per essere letto, dopo essere stato decifrato sul telefono del destinatario. Il software di captazione spostava perciรฒ il punto di osservazione proprio sul terminale, consentendo agli investigatori di acquisire i dati nei momenti in cui il sistema stesso doveva renderli accessibili. Per raggiungere quel punto non era stato necessario spezzare la protezione matematica offerta dagli algoritmi: era stata sfruttata l'infrastruttura attraverso la quale i telefoni ricevevano e consideravano affidabili gli aggiornamenti software. La crittografia e la captazione potevano cosรฌ coesistere senza alcuna contraddizione: la prima continuava a proteggere i dati secondo le regole per le quali era stata progettata, mentre la seconda operava direttamente sul dispositivo, prima o dopo che quella protezione entrasse in gioco.
Si trattava di una differenza sottile sul piano concettuale, ma alquanto rilevante su quello investigativo perchรฉ spostava il problema dalla ricerca di una โ€œdebolezza matematica nella cifraturaโ€ alla ricerca di una vulnerabilitร  nell'intero ecosistema di fiducia necessario al funzionamento della piattaforma.

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La quantitร  di informazioni che cominciava ad affluire rese rapidamente evidente che l'indagine non avrebbe potuto rimanere confinata alla Francia. Gli utenti erano distribuiti in numerosi Paesi e le conversazioni descrivevano attivitร  criminali che attraversavano continuamente le frontiere nazionali; Francia e Paesi Bassi costituirono quindi un Joint Investigation Team, sostenuto da Europol ed Eurojust, nel quale l'indagine francese che prese il nome di EMMA 95 si affiancava a quella olandese chiamata 26Lemont.

La cooperazione internazionale assumeva in questo caso un significato concreto poichรจ il problema non consisteva soltanto nel raccogliere una quantitร  enorme di informazioni ma nel comprendere rapidamente a quali persone, organizzazioni e territori quelle informazioni si riferissero. Un alias utilizzato su EncroChat poteva essere privo di significato per un analista francese e immediatamente riconoscibile per un investigatore britannico, olandese o tedesco che da mesi lavorava sulla stessa organizzazione; analogamente, una fotografia, un indirizzo, il riferimento a un'automobile o una frase apparentemente insignificante potevano acquisire valore soltanto quando incrociati con informazioni di carattere investigativo giร  presenti in un'altra indagine.

La dimensione raggiunta dallโ€™operazione di captazione emerge con particolare chiarezza dagli stessi provvedimenti francesi: al 1ยฐ maggio 2020, secondo i dati riportati negli atti, circa 28.000 telefoni stavano trasmettendo informazioni al server utilizzato dagli investigatori per la raccolta; una successiva rilevazione, riferita al 26 maggio, indicava 20.429 terminali. Nello stesso momento risultavano registrate attivazioni in 122 Paesi mentre il materiale complessivamente acquisito aveva ormai raggiunto circa 100,8 milioni di messaggi e 1.136 gigabyte di dati.
Una massa informativa di queste dimensioni modificava inevitabilmente anche il lavoro degli investigatori perchรฉ all'interno delle conversazioni non comparivano soltanto racconti di attivitร  giร  avvenute, ma negoziazioni, consegne, spostamenti di denaro, traffici di stupefacenti e progetti che si stavano sviluppando mentre le autoritร  li osservavano. Il valore investigativo di una raccolta di quelle dimensioni non risiedeva soltanto nella possibilitร  di leggere il contenuto di una singola conversazione; incrociando milioni di messaggi provenienti da migliaia di terminali diventava possibile collegare utenti diversi, ricostruire relazioni, individuare ruoli e seguire nel tempo attivitร  e movimenti, confrontando poi ciรฒ che emergeva dalle comunicazioni con soggetti, organizzazioni e indagini giร  note dalle autoritร  dei diversi Paesi.

Questa conoscenza comportava, perรฒ, anche una difficoltร  operativa che abbiamo giร  incontrato nella storia di ANOM: ogni intervento operativo effettuato sulla base di un'informazione acquisita soltanto attraverso la piattaforma dโ€™intercettazione rischiava di rivelare agli utenti che le loro comunicazioni erano state compromesse. Le autoritร  dovevano quindi valutare continuamente come utilizzare ciรฒ che apprendevano costruendo, quando possibile, percorsi investigativi autonomi capaci di giustificare arresti, sequestri o controlli di polizia senza esporre la sorgente che li aveva resi possibili.

Nel caso di EncroChat, differentemente dalla vicenda ANOM, la pressione era persino maggiore perchรฉ gli investigatori non controllavano l'organizzazione che gestiva il servizio e qualsiasi anomalia tecnica avrebbe potuto essere individuata dagli amministratori di sistema un rischio, questo, che infatti ben presto cessรฒ di essere soltanto teorico.
EncroChat, infatti, stava per reagire...

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