15/10/2026
La sera del 12 ottobre 2007 Aldo Bianzino, 44 anni, è a casa con la compagna Roberta Radici, il figlio Rudra di 14 anni e la suocera, quando la polizia bussa alla porta.
Inizia una perquisizione che porta al ritrovamento di alcune piante di ma*****na nel giardino di casa. L’uomo dichiara immediatamente che ne fa uso personale e se ne assume tutte le responsabilità. Nonostante questo vengono arrestati sia lui che Roberta. Due giorni dopo, il corpo di Aldo viene trovato senza vita nella sua cella.
l giorno in cui Aldo viene trovato senza vita, Roberta ha un colloquio con il vice-ispettore del carcere, che invece di informarla del decesso le fa domande su eventuali patologie pregresse del compagno. Nel negarne l’esistenza, la donna chiede informazioni sullo stato di salute del suo compagno e le viene risposto che è in ospedale in rianimazione.
Poco dopo la scarcerano. Alla sua domanda su quando potrà vederlo le rispondono: "Martedì, dopo l'autopsia".
Già dai primi giorni qualcosa non torna: un medico legale nominato dalla famiglia riscontra sul ca****re ematomi cerebrali, costole rotte e danni al fegato che non sono compatibili con un malore, ipotizzando così un pestaggio con tecniche “militari” per danneggiare gli organi senza lasciare tracce. Secondo alcuni detenuti, inoltre, la notte del 13 ottobre Aldo avrebbe chiesto aiuto ma nessuno lo avrebbe soccorso. Questo sarebbe confermato anche dai video, nei quali non appaiono controlli tra le 3.20 e le 8 di mattina. Inizia così la sua battaglia per ottenere verità e giustizia.
Un agente della polizia penitenziaria viene quindi indagato per omissione di soccorso e si apre un’indagine contro ignoti per omicidio volontario. Allo stesso tempo, però, il Pubblico ministero chiede nuovi aggiornamenti. La morte viene attribuita a un aneurisma cerebrale.
Nel 2008 e poi nel 2009, il Pubblico ministero - lo stesso che aveva disposto la perquisizione in casa Bianzino - chiede l’archiviazione del procedimento contro ignoti. La famiglia si oppone due volte, ma nel 2009 la richiesta è approvata e il caso archiviato. Nello stesso anno, Roberta muore a causa di un tumore.
Rudra inizia a lottare per tutti e due. Ha solo 16 anni.
Nel 2015 si arriva alla condanna per omissione di soccorso nei confronti dell’agente della polizia penitenziaria. Rudra però non si ferma e nuovi esami mostrano come le lesioni siano avvenute quando Aldo era ancora vivo e i traumi sul corpo non coincidano con la versione della morte naturale. Nell'aprile 2018 deposita quindi presso la Procura di Perugia la richiesta di riapertura del caso.
Nel novembre 2025 ci riprova ancora e presenta una nuova richiesta di riapertura delle indagini. La Procura di Perugia apre un fascicolo modello 45, che però non costituisce ancora, di per sé, una formale iscrizione di notizia di reato.