07/10/2026
PROCESSO PENALE TELEMATICO:
LA DENUNCIA DEL MOVIMENTO FORENSE ARRIVA IN PARLAMENTO
Il 30 settembre Movimento Forense ha trasmesso al Ministro della Giustizia, agli organismi rappresentativi dell’Avvocatura e ai vertici degli uffici giudiziari una nota per denunciare le gravi criticità riscontrate nell’accesso e nella consultazione della documentazione processuale nell’ambito del processo penale telematico. Una presa di posizione nata dalle difficoltà concretamente incontrate dagli avvocati negli uffici giudiziari e finalizzata a chiedere interventi strutturali per garantire la piena conoscibilità degli atti e l’effettività del diritto di difesa.
La nota, intitolata «Il processo penale telematico e la mortificazione del diritto di difesa», ha evidenziato, tra le altre questioni, la mancata corrispondenza tra fascicoli digitali e cartacei, la difficoltà di individuare e consultare i supporti informatici contenenti materiale investigativo, l’assenza di strumenti che consentano di verificare con certezza la completezza degli atti messi a disposizione della difesa, nonché le diverse prassi adottate dai singoli uffici giudiziari.
A pochi giorni da quella iniziativa, le criticità segnalate da Movimento Forense sono state portate all’attenzione del Parlamento. L’On. Devis Dori ha infatti presentato il 6 ottobre un’interrogazione a risposta scritta al Ministro della Giustizia, richiamando espressamente la denuncia dell’associazione e chiedendo quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per garantire su tutto il territorio nazionale un accesso effettivo, completo e verificabile della difesa alla documentazione processuale ostensibile.
Abbiamo ritenuto doveroso portare all’attenzione delle istituzioni ciò che gli avvocati stanno concretamente sperimentando e ci hanno segnalato nell’utilizzo quotidiano del processo penale telematico – dichiara la Presidente di Movimento Forense, Elisa Demma –. La nostra iniziativa nasce dalla necessità di riportare al centro del processo la garanzia fondamentale della conoscibilità degli atti. Se il difensore non è messo nelle condizioni di sapere quali documenti compongono effettivamente il fascicolo, di accedere ai supporti che contengono materiale investigativo o di verificare la completezza di quanto gli viene messo a disposizione, la questione non può essere considerata una semplice inefficienza informatica».
L’interrogazione parlamentare riprende le principali criticità evidenziate da Movimento Forense, tra cui la mancata corrispondenza tra fascicolo digitale e cartaceo, l’assenza di indici affidabili, ricevute analitiche e attestazioni verificabili, l’eventuale omissione di documentazione essenziale nei fascicoli dibattimentali e le difficoltà connesse alla consultazione dei supporti informatici.
Vengono inoltre richiamate le problematiche relative all’abilitazione dei difensori al Portale dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, alla mancata interoperabilità tra Portale, TIAP e applicativo APP, alla difficoltà di consultare gli atti depositati dagli stessi difensori e all’assenza di sistemi di avviso in relazione ai nuovi depositi.
«Il seguito parlamentare della nostra iniziativa dimostra che le questioni sollevate meritano un confronto che non può essere limitato ai singoli uffici – continua Demma –. Non è pensabile che l’effettività del diritto di difesa dipenda dal livello di informatizzazione di una Procura o di un Tribunale, dalla diversa organizzazione delle cancellerie o dalla disponibilità del singolo operatore. Servono standard tecnici e organizzativi uniformi, capaci di assicurare a ogni difensore le medesime condizioni di accesso agli atti».
Movimento Forense chiede, in particolare, che siano assicurate la piena corrispondenza tra fascicolo informatico e cartaceo, l’indicizzazione e la tracciabilità degli atti, attestazioni analitiche sul contenuto della documentazione messa a disposizione della difesa, procedure semplici per l’accesso ai supporti informatici e sistemi interoperabili e in grado di segnalare tempestivamente i nuovi depositi.
«La digitalizzazione della giustizia penale deve semplificare il lavoro degli operatori e rafforzare, non indebolire, le garanzie processuali – conclude la Presidente di Movimento Forense –. Per questo riteniamo importante che alla denuncia proveniente dall’Avvocatura sia seguito un intervento parlamentare. È necessario che il confronto prosegua nelle sedi istituzionali competenti e conduca a soluzioni concrete, uniformi e verificabili. Movimento Forense continuerà a seguire la questione e a rappresentare le difficoltà che quotidianamente vengono segnalate dagli avvocati. Adesso servono risposte concrete e uniformi!».