19/02/2021
Lettera aperta al ministro della Giustizia dr.ssa Cartabia...
Mi rivolgo a Lei perché non so più a chi indirizzare la mia rabbia, impotenza e amarezza per come e da chi viene amministrata la Giustizia qui a Roma presso gli uffici del Giudice di Pace.
Sono 40 anni che frequento le aule di ogni tipo di tribunale, ma quello che capita di vedere ultimamente sta superando ogni limite.
A parte alcuni ottimi giudici, preparati e capaci nella gestione delle udienze, che non hanno nulla da invidiare ai c.d. "giudici togati", vi è un nutrito gruppo di autentici zappaterra (con tutto il rispetto per chi coltiva sapientemente la terra) dei quali francamente non si può più sopportare né l'ignoranza né la supponenza.
Anzi devo dire che più vi è ignoranza, maggiore è la mancanza di umiltà, la tracotanza e la protervia.
Oggi introdurre una causa presso il Giudice di Pace di Roma è un'autentica lotteria: le sorti di una causa spesso vengono decise dal computer che assegna quel giudice piuttosto che un altro...
Giudici che ignorano completamente i fondamenti del diritto perché, magari laureati 20 anni fa e non avendo mai svolto attività giuridica e/o giudiziaria, si sono ritrovati dietro una scrivania a scrivere sfondoni in nome del popolo italiano.
Giudici che ignorano quale sia la procedura della mediazione obbligatoria; giudici che emettono sentenze di condanna al pagamento delle spese processuali in favore di una parte contumace nel processo; giudici che decidono quali prove ammettere ignorando gli articoli di legge o la giurisprudenza sulla incapacità a testimoniare....
Anzi, se fai osservare loro che c'è una consolidata giurisprudenza su un punto, ti guardano come se stessero subendo un affronto.
Basta! Non se ne può più....
Fra l'altro, questa insipienza, lungi dal risolvere i problemi del carico di lavoro dei Tribunali (l'istituzione del Giudice di Pace era stata creata apposta), dà paradossalmente origine ad una marea di procedimenti di appello che puntualmente tornano in Tribunale andando nuovamente ad ingolfare i Tribunali stessi...
Non dico che debbano essere assegnati al Giudice di Pace di Roma magistrati illuminati, ma nemmeno che questa importante attività venga lasciata in mano a gente impreparata e saccente.
Visto che il Suo predecessore era, a mio modo di vedere, la persona meno indicata per lamentare questa evidente stortura del sistema giudiziario italiano, mi rivolgo a Lei signor Ministro della Giustizia perché, dall'alto delle sue riconosciute capacità e qualità giuridiche, riesca a far cessare questa insostenibile situazione riformando e ridando un minimo di lustro alla struttura del Giudice di Pace di Roma.