24/12/2021
Caso Cucchi, processo depistaggi: chieste le condanne per 8 carabinieri. Il pm: “Un intero Paese preso in giro per anni”.
7 anni di reclusione per il Generale Alessandro Casarsa
5 anni e sei mesi per il Colonnello Francesco Cavallo
5 anni per il Maggiore Luciano Soligo
4 anni per il Capitano Testarmata
3 anni per l’Appuntato Di Sano
3 anni per il Colonnello Sabatino
1 anno ed un mese per il luogotenente Colombo Labriola
5 anni per il maresciallo Luca De Cianni
Con interdizione dai pubblici uffici per tutti.
Queste le richieste di condanna degli imputati avanzate difronte al Tribunale di Roma dal Pubblico Ministrero, Dott. Giovanni Musarò, alla conclusione della sua durissima requisitoria.
Toccante è stato il ricordo che ha voluto fare del primo Giudice di questo processo, Dottoressa Giulia Cavallone, che purtroppo nonostante la sua giovane età è venuta a mancare.
Un lavoro enorme, quello della procura di Roma per mano dei PM Musarò e Prestipino.
Una strada aperta dal Procuratore Pignatone.
Riguardo al luogotenente Colombo Labriola, che ha comunque avuto il coraggio, fin da subito, di parlare e raccontare tutta la verità, anche contro di sè, parlerà il 7 gennaio il nostro avvocato Fabio Anselmo.
Per tutti gli altri imputati non riesco a non provare un senso di vomito e disgusto che è direttamente proporzionale alla levatura dei gradi che portano le loro divise ed al prestigio che avevano ed hanno o, meglio, pensano ancora di poter avere. Il dolore che hanno inferto a me ed ai miei genitori non è inferiore a quello che abbiamo dovuto sopportare per l’uccisione di Stefano. Hanno annientato la nostra dignità di esseri umani tutti, compresa quella di mio fratello che, da morto, non ha potuto difendersi. Una strategia cinica e crudele avviata fin da subito, a ca****re ancora caldo. Il 7 gennaio spiegheremo come e perchè. La spocchia che hanno esibito durante tutto il processo voleva essere ammonitrice nei confronti del Tribunale a voler letteralmente ostentare il fatto che loro si considerano superiori a tutto ed a tutti. Anche alla Legge.
Perchè ciò gli è consentito dalle loro divise, anch’esse macchiate del sangue di mio fratello come quelle dei loro sottoposti che lo hanno pestato violentissimamente la notte del 15 ottobre 2009. Coloro che hanno voluto proteggere per salvaguardare le loro carriere. Così ha detto il dott. Musarò.
Una scala gerarchica chiusa su sè stessa che non si è fatta alcun problema, per l’onore dell’Arma dei Carabinieri, a porre in essere condotte criminali nascondendosi dietro divise e gradi che non meritano di portare. Quell’Arma che si è costituita parte civile nel processo e che vorrà dire la sua verità subito dopo l’intervento del mio avvocato. Per ultima. Starò molto attenta a ciò che dirà l’avvocato di Stato su quanto eroicamente ricostruito e dimostrato dal Pubblico Ministero in udienza in 15 ore di discussione. E su quanto diremo noi. La costituzione dell’Arma dei Carabinieri come parte civile, affianco a noi, mi ha scaldato il cuore. Mi ha permesso di urlare in faccia, con ancora più forza, a coloro che ci accusavano di essere il partito dell’anti Polizia che questa era una falsità violentemente bugiarda. Abbiamo lottato, insieme agli agenti della polizia penitenziaria per avere verità e giustizia per sette lunghi anni, ma gli uni contro gli altri. Poveri contro poveri, le cui vite sono state oggetto di un risiko cinico e spietato giocato da questi uomini come se fossimo pedine da manovrare prive di qualsiasi rilevanza e rispetto.
Provo tanta amarezza e dolore ma anche tanta riconoscenza verso questi magistrati.
Ora l’avvocatura di Stato avrà il difficile compito di far sentire la sua voce dimostrando al Paese che quella costituzione di parte civile non è stata una mera operazione di facciata, come tanti sostengono, ma un atto di forte presa di coscienza dello Stato che, questa volta, non può mancare l’occasione di essere dalla parte giusta. Quella del diritto. Del rispetto della dignità umana e della sacralità del patto sociale.
Lo Stato che dimostra, finalmente, di saper processare anche se stesso nello stesso modo con cui legittimante lo fa nei confronti dei suoi cittadini.
Abbiamo dato dodici anni di vita per arrivare a questo, e altri ne daremo, ma io credo proprio che ne sia valsa la pena.
Così mi piace pensare, per Stefano e per tutti gli ultimi di questo Paese.
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