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I contributi versati alla gestione sbagliata non possono essere automaticamente compensati.Con l’ordinanza n. 24752/2026...
03/09/2026

I contributi versati alla gestione sbagliata non possono essere automaticamente compensati.

Con l’ordinanza n. 24752/2026, la Cassazione ha chiarito che, quando un rapporto a progetto viene riqualificato come lavoro subordinato, quanto già versato alla Gestione separata non può essere sottratto dai contributi dovuti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Le somme pagate possono eventualmente essere richieste in restituzione, ma attraverso un procedimento distinto. Un principio importante per tutte le imprese interessate da accertamenti sulla corretta qualificazione dei rapporti di lavoro.

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Quando un rapporto di lavoro a progetto viene riqualificato come rapporto subordinato, i contributi già versati alla Gestione separata dell’INPS non possono essere automaticamente sottratti da quelli dovuti al Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, Sezione La...

L’AI Act è ormai pienamente operativo e riguarda anche gli studi legali. Formazione di dipendenti e collaboratori, infor...
28/08/2026

L’AI Act è ormai pienamente operativo e riguarda anche gli studi legali. Formazione di dipendenti e collaboratori, informazione chiara al cliente, protezione dei dati e controllo umano degli output rappresentano gli adempimenti principali.

Non esiste, però, un obbligo generalizzato di dichiarare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale su ogni atto, documento o articolo. Gli obblighi di trasparenza riguardano situazioni specifiche, come chatbot, deepfake e determinati contenuti destinati a informare il pubblico.

L’intelligenza artificiale può migliorare il lavoro dell’avvocato, ma non ne sostituisce il giudizio: ogni risultato deve essere verificato e la responsabilità professionale resta sempre umana.

Dal 2 agosto sono divenute applicabili anche le disposizioni generali dell’AI Act, il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Una scadenza che riguarda anche gli studi legali, nei quali strumenti come ChatGPT, Copilot e le piattaforme specializzate vengono ormai utilizzati per ricerch...

FERIE E RETRIBUZIONE: NON BASTA UNA DIFFERENZA, SERVE UN REALE EFFETTO DISSUASIVOCon l’ordinanza n. 18529/2026, la Cassa...
26/08/2026

FERIE E RETRIBUZIONE: NON BASTA UNA DIFFERENZA, SERVE UN REALE EFFETTO DISSUASIVO

Con l’ordinanza n. 18529/2026, la Cassazione ha chiarito che la retribuzione durante le ferie non deve necessariamente coincidere in ogni sua componente con quella ordinaria. Le indennità collegate alle mansioni devono essere considerate, ma la loro esclusione diventa illegittima quando produce una riduzione capace di scoraggiare concretamente il lavoratore dal godimento del riposo annuale.

Nel caso esaminato, la parte variabile dell’indennità di utilizzazione professionale e quella per l’assenza dalla residenza incidevano complessivamente soltanto per il 3,37% sulla retribuzione. Una differenza giudicata troppo contenuta per determinare un effetto deterrente. Il ricorso del macchinista è stato quindi respinto.

Una pronuncia importante perché impone una valutazione concreta: non conta soltanto la natura della voce retributiva, ma anche la sua effettiva incidenza economica. Il diritto alle ferie deve essere pienamente tutelato, senza però trasformare il principio europeo in un automatismo applicabile indipendentemente dalle conseguenze reali sul lavoratore.



Non tutte le voci normalmente percepite dal dipendente devono necessariamente essere incluse nella retribuzione corrisposta durante le ferie. La loro esclusione diventa illegittima quando determina una riduzione economica tale da poter dissuadere il lavoratore dall’esercitare pienamente il diritto...

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: SENZA CONTESTAZIONE SCATTA LA REINTEGRAZIONELa Cassazione, con l’ordinanza n. 24378 del 2026...
19/08/2026

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: SENZA CONTESTAZIONE SCATTA LA REINTEGRAZIONE

La Cassazione, con l’ordinanza n. 24378 del 2026, ha ribadito un principio netto: la totale omissione della contestazione disciplinare equivale all’insussistenza del fatto contestato e comporta l’applicazione della tutela reintegratoria prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

La contestazione non è un semplice adempimento formale. Serve a individuare con precisione la condotta addebitata e a consentire al dipendente di difendersi. Senza questo passaggio, il datore di lavoro non può ricostruire soltanto in giudizio le ragioni poste alla base del recesso.

Una decisione che conferma quanto sia essenziale gestire correttamente il procedimento disciplinare fin dal suo primo atto: una contestazione omessa non può essere sanata successivamente e rende illegittimo l’intero licenziamento.



La totale omissione della contestazione disciplinare non costituisce una semplice irregolarità procedurale, ma impedisce in radice di individuare il fatto posto a fondamento del licenziamento. Ne consegue l’applicazione della tutela reintegratoria prevista dall’articolo 18 dello Statuto dei lav...

La riforma della sentenza di reintegrazione non cancella automaticamente quanto accaduto nel periodo in cui il rapporto ...
11/08/2026

La riforma della sentenza di reintegrazione non cancella automaticamente quanto accaduto nel periodo in cui il rapporto di lavoro era stato concretamente ripristinato.

Con l’ordinanza n. 23919/2026, la Cassazione ha chiarito che restano fermi gli obblighi sorti durante quella fase, compreso quello retributivo. La successiva dichiarazione di legittimità del licenziamento non rende inesistenti gli atti di gestione compiuti dal datore di lavoro né ne elimina l’eventuale illegittimità.

La restituzione delle somme percepite dal lavoratore non può quindi essere disposta automaticamente: occorre verificare la natura dei pagamenti e le concrete vicende del rapporto temporaneamente ricostituito.

La successiva dichiarazione di legittimità del licenziamento non cancella quanto accaduto durante il periodo nel quale il rapporto di lavoro era stato effettivamente ripristinato. Se il datore di lavoro, dopo l’ordine giudiziale di reintegrazione, richiama i dipendenti ed esercita nei loro confro...

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: IL CCNL VINCOLA IL DATORE DI LAVOROCon la sentenza n. 23817/2026, la Cassazione ha ribadito ...
06/08/2026

LICENZIAMENTO DISCIPLINARE: IL CCNL VINCOLA IL DATORE DI LAVORO

Con la sentenza n. 23817/2026, la Cassazione ha ribadito che, se il contratto collettivo prevede per una specifica condotta una sanzione esclusivamente conservativa, il datore di lavoro non può applicare il licenziamento.

In questi casi il fatto è giuridicamente inidoneo a giustificare il recesso e può trovare applicazione la tutela reintegratoria, anche nel regime delle tutele crescenti.

La contrattazione collettiva non rappresenta quindi un semplice parametro orientativo, ma un limite concreto all’esercizio del potere disciplinare.



Se il contratto collettivo stabilisce che una determinata condotta del lavoratore può essere punita soltanto con una sanzione conservativa, il datore di lavoro non può scegliere di applicare il licenziamento. In caso contrario, il dipendente può avere diritto alla reintegrazione, anche quando il ...

Nel valutare il condizionamento mafioso di un’impresa, conta il potere realmente esercitato, non la qualifica formale de...
29/07/2026

Nel valutare il condizionamento mafioso di un’impresa, conta il potere realmente esercitato, non la qualifica formale del dipendente.

Con l’ordinanza n. 14273/2026, la Cassazione ha confermato il licenziamento di un lavoratore che, pur formalmente impiegato, si comportava nei fatti come il dominus della società, intervenendo su assunzioni e licenziamenti e condizionandone la gestione. Una presenza che aveva contribuito all’interdittiva antimafia e all’esclusione dell’azienda dalla white list.

Un principio importante: il rapporto fiduciario può venir meno quando la condotta del dipendente espone concretamente l’impresa alla perdita degli appalti pubblici e a gravi danni economici e reputazionali.



L’inquadramento formale del lavoratore non basta a escluderne la capacità di condizionare un’impresa. Quando dagli atti emerge che il dipendente esercita, nei fatti, un potere di comando e intimidazione sulla gestione aziendale, la sua presenza può assumere rilievo anche ai fini dell’interdi...

La richiesta di pagamento del lavoro straordinario deve essere sostenuta da una prova rigorosa. Non basta produrre un pr...
22/07/2026

La richiesta di pagamento del lavoro straordinario deve essere sostenuta da una prova rigorosa. Non basta produrre un prospetto delle ore e chiedere ai testimoni di confermarlo genericamente.

Con l’ordinanza n. 20700 del 18 giugno 2026, la Cassazione ha chiarito che il lavoratore deve indicare in modo concreto giorni, orari e durata delle prestazioni ulteriori. Anche il verbale ispettivo, pur potendo acquistare efficacia di titolo esecutivo, non rende definitivo l’accertamento e non esonera dalla prova dei fatti costitutivi del credito.

I poteri istruttori del giudice del lavoro, inoltre, non possono supplire integralmente alle carenze delle parti: per esercitarli deve emergere dagli atti almeno una concreta pista probatoria. Una decisione che richiama l’importanza di costruire fin dall’inizio domande precise e adeguatamente documentate.

https://www.milanopost.info/2026/07/22/lavoro-straordinario-non-basta-un-prospetto-delle-ore-serve-una-prova-rigorosa/

Il lavoratore che chiede il pagamento delle ore di lavoro straordinario deve dimostrare in modo rigoroso non soltanto di avere lavorato oltre l’orario ordinario, ma anche la durata e la concreta articolazione delle prestazioni. Non è sufficiente chiedere ai testimoni di confermare genericamente u...

Lo sfruttamento del lavoro non si misura soltanto dalla paga oraria.Con la sentenza n. 20151/2026, la Corte di Cassazion...
16/07/2026

Lo sfruttamento del lavoro non si misura soltanto dalla paga oraria.

Con la sentenza n. 20151/2026, la Corte di Cassazione ribadisce un principio di grande rilievo: per valutare se una retribuzione sia realmente proporzionata occorre considerare anche tutti i diritti economici e normativi negati al lavoratore, come contributi previdenziali, ferie, malattia, maternità, sicurezza sul lavoro e formazione.

La pronuncia chiarisce inoltre che lo stato di bisogno, elemento essenziale del reato di cui all'art. 603-bis c.p., non può essere presunto, ma deve essere accertato in concreto per ciascun lavoratore.

Una decisione che offre indicazioni importanti sia agli operatori del diritto sia alle imprese chiamate a garantire condizioni di lavoro conformi non solo alla normativa giuslavoristica, ma anche a quella penale.



La retribuzione non può essere valutata soltanto guardando la cifra corrisposta in busta paga. Ai fini della configurazione del reato di sfruttamento del lavoro previsto dall’art. 603-bis del Codice penale, occorre considerare l’intero trattamento economico e normativo riconosciuto al lavorator...

LAVORO NOTTURNO E CAREGIVER: LA CASSAZIONE AMPLIA LE TUTELEUna recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito u...
04/07/2026

LAVORO NOTTURNO E CAREGIVER: LA CASSAZIONE AMPLIA LE TUTELE

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un principio importante: il lavoratore che assiste un familiare con disabilità può chiedere l'esonero dal lavoro notturno anche quando la condizione non sia stata riconosciuta come grave ai sensi dell'art. 3, comma 3, della Legge 104.

Secondo i giudici, l'art. 11 del D.Lgs. 66/2003 richiama semplicemente il concetto di "soggetto disabile ai sensi della Legge 104", senza richiedere espressamente la connotazione di gravità. Dove il legislatore ha voluto subordinare un beneficio alla gravità dell'handicap, lo ha previsto in modo esplicito. In assenza di tale previsione, non è possibile restringere la tutela attraverso l'interpretazione.

Si tratta di una decisione significativa perché conferma una visione sempre più attenta al ruolo del caregiver familiare e al valore delle relazioni di cura, ponendo al centro inclusione, dignità della persona e conciliazione tra vita lavorativa e assistenza ai propri cari.

📌 Cassazione, Ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026.

Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha chiarito un tema di grande interesse per lavoratori, aziende e famiglie: il diritto a non svolgere lavoro notturno per chi assiste una persona con disabilità non dipende necessariamente dal riconoscimento della cosiddetta “disabilità grave” ai...

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