07/05/2015
COME RIAVERE INDIETRO I SOLDI DELLA VOSTRA PENSIONE DI CUI LO STATO SI E' INDEBITAMENTE APPROPRIATO: tutti ricorderanno il piantarello del coccodrillo fatto, nel dicembre del 2011, al varo del D.L. n. 201 in cui, con l'altisonante nome di "Salva Italia", si sono giustificate una serie di pesanti iniquità a danno dei lavoratori Italiani. Il Decreto venne ovviamente convertito in Legge. Tra queste il famigerato Art. 24, comma venticinquesimo il quale prevedeva che "(...)la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici, secondo il meccanismo stabilito dall’art. 34, comma 1, della legge 23 dicembre 1998, n. 448, è riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013, esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo INPS, nella misura del 100 per cento". Cosa significava in sostanza ? Che il Governo Monti, con il pretesto di una "contingente situazione finanziaria" (tutta da dimostrare) imponeva il blocco della perequazione automatica delle pensioni degli Italiani, aventi importo mensile superiore, per il 2012, ad euro 1405,05 lordi e, per il 2013, ad euro 1441,56 lordi (pari a tre volte il trattamento minimo INPS). Orbene, lo scorso 30 APRILE 2015, la CORTE COSTITUZIONALE ha depositato la Sentenza n. 70 del 10 marzo 2015 nella quale VIENE DICHIARATA L'ILLEGITTIMITA' COSTITUZIONALE di quell'Art. 24. Ne discende che il blocco della perequazione delle pensioni a suo tempo voluto ed imposto dal Governo Monti è da considerarsi tamquam non esset (leggasi: come se non vi fosse mai stato), con l'ulteriore conseguenza che le somme trattenute dallo Stato in seguito a tale blocco della rivalutazione, sono state trattenute INDEBITAMENTE con pedissequo OBBLIGO DI RESTITUZIONE AI PENSIONATI COLPITI DALLA MISURA ILLEGITTIMA (più specificamente i pensionati titolari di una pensione superiore ad 1405,05 lordi per il 2012 e ad euro 1441,56 lordi per il 2013). Ma v'è di più: in data 7 MAGGIO 2015, la Sentenza della CORTE COSTITUZIONALE è stata PUBBLICATA IN GAZZETTA UFFICIALE. COSA SIGNIFICA ? La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una Sentenza che dichiara l'illegittimità costituzionale di una Legge (è il nostro caso !) o di un atto avente forza di legge dello Stato determina, dal giorno successivo alla suddetta pubblicazione, che la norma dichiarata incostituzionale non può più avere applicazione. Ne discende, quale ulteriore corollario, che IL DIRITTO DEI PENSIONATI DI RIAVERE INDIETRO PARTE DELLA LORO PENSIONE ILLEGITTIMAMENTE TRATTENUTA DALLO STATO, oltre ad esser stato indirettamente riconosciuto dalla Corte Costituzionale, a far data dal giorno 8 MAGGIO 2015 (cioè da OGGI), è anche ATTUALE E PIENAMENTE ESERCITABILE.
COSA FARE ? POSSIAMO AUSPICABILMENTE SPERARE CHE LO STATO RESTITUISCA VOLONTARIAMENTE IL MALTOLTO ? Al momento è difficile rispondere con precisione a tale domanda anche se, mi si consenta, il mio outlook sul punto è negativo. Oltre alle banali ed imbarazzate dichiarazioni della prima ora in cui il Presidente del Consiglio Renzi ha affermato che si sarebbe restituito tutto ai pensionati vi è che, in realtà, ancora una volta, il Governo sta lavorando per aggirare tale obbligo. Già da parte di qualcuno si definisce "immorale" l'ipotesi di restituire a tutti le somme tratteute (tralascio in questa sede ogni commento su codesta baggianata...), mentre da altre parti si avanza l'idea di restituire quanto indebitamente percepito solo ai titolari di pensioni "più basse" (quanto "più basse" è un mistero !) trasferendo, anzichè denaro, dei titoli di Stato (Es. Bot, BTP, ecc...). Sarebbe una colossale "furbata" dello Stato che, in tal modo, procastinerebbe la restituzione del maltolto, rifinanziando se stesso con i soldi dei pensionati (...per capirci, è come se chi mi ha rubato il portafoglio, una volta preso con le mani nel sacco, anzichè rendermi i soldi indietro mi dicesse che se li trattiene in prestito e mi consegnasse un "buono" per riscuoterli da lui alla scadenza del periodo del prestito). CI SONO STRADE ALTERNATIVE ? SI ed al momento, l'unica, sembrerebbe quella di recuperare i soldi agendo in giudizio contro l'INPS. Le cose, tuttavia, andrebbero fatte per gradi. Dapprima occorrerebbe rivolgersi ad un bravo consulente del lavoro che ci faccia i conteggi necessari a determinare con esattezza quanto dobbiamo riavere indietro dallo Stato. Una volta determinato con certezza l'importo da richiedere, sarà il caso di rivolgersi "bonariamente" all'INPS richiedendo, con un'istanza, la restituzione delle differenze illegittimamente trattenute sulla propria pensione, oltre interessi legali, assegnando un termine, trascorso il quale, si procederà in sede giudiziale. Già in tale fase sarà il caso di rivolgersi ad un bravo Avvocato che provveda alla redazione di una lettera di istanza correttamente impostata nei toni e nel contenuto. Nella denegata ipotesi in cui l'INPS ignori la nostra lettera (purtroppo è un comportamento che l'ente previdenziale tiene molto spesso di fronte alle richieste di restituzione di denaro avanzate dai pensionati) ci si vedrà costretti a citare l'Ente Previdenziale in giudizio davanti alla Sezione Lavoro del Tribunale situato nel distretto in cui è situata la Direzione territoriale dell'INPS da cui si riceve mensilmente la pensione (di solito, tranne eccezioni, sarà il Tribunale del nostro luogo di residenza). Anche in tal caso sarà bene scegliere con saggezza il professionista a cui rivolgersi. La via del ricorso può sicuramente comportare l'esborso di costi a titolo di anticipo per il pagamento di una parte delle spese legali e per gli onorari del consulente del lavoro (costi che, prevedibilmente, potrebbero rientrare laddove il Giudice condannasse l'INPS alla restituzione degli importi della pensione illegittimamente trattenuti). Tuttavia, paradossalmente, in un momento di estrema incertezza circa il "se" ed il "quando" lo Stato ci farà la grazia di restituire i soldi delle pensioni illecitamente trattenuti, questa sembra essere la via che assicura, in termini di diritto, il risultato più pieno (sebbene anche in tal caso, lo si precisa doverosamente, tra l'avvio di un ricorso e la condanna dell'INPS può passare qualche anno). Un suggerimento prudenziale può esser quello di attendere ancora alcuni giorni per vedere se il Governo deciderà effettivamente di restituire i soldi delle pensioni a chi è stato ingiustamente colpito dal Decreto Fornero. Laddove la fiera delle ambiguità (o peggio dei rifiuti palesi) da parte delle istituzioni proseguisse, sarà bene valutare seriamente l'ipotesi di un RICORSO AL GIUDICE DEL LAVORO. Un'ultima raccomandazione... tra i vari stratagemmi per demotivarvi ci sarà quello di farvi sentire dei "ladri" ! C'è chi ha già definito "immorale" la restituzione indiscriminata, dunque, dando retta a questo "Catone de' noarti" chi reclama la restituzione delle somme ad egli sottratte e gode di una buona pensione sarebbe un turpe individuo, un "immorale", insomma !!! NON DATE RETTA a certi giudizi...Nella migliore delle ipotesi provengono da soggetti che hanno interessi personali o "di partito" da difendere, nella peggiore, invece, può accadere che, talvolta, coloro che vi accusano ingiustamente di aver rubato, lo facciano per distogliere l'attenzione dalle proprie malefatte... (politiche!) ;-)