Studio Legale e Tributario Tantalo

Studio Legale e Tributario Tantalo Pagina ufficiale dell’avv. Luca Tantalo. Avvocato, mediatore civile e formatore. Mediazioni in tutta Italia.

Spiego il diritto in modo chiaro, concreto e utile, aiutando persone e imprese a trovare soluzioni anche prima della causa.

05/09/2026

𝗠𝗲𝗱𝗶𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲: 𝗲 𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘂𝗻 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼?

Due soci litigano per il pagamento di una somma. La richiesta economica è chiara, le posizioni sembrano lontanissime e, leggendo soltanto gli atti, la controversia appare destinata a finire davanti a un giudice.

Durante la mediazione, però, emerge che il vero problema non è soltanto il denaro. Uno dei due teme di essere escluso definitivamente da un progetto costruito insieme per anni; l’altro ritiene che il rapporto professionale sia ormai compromesso, ma vuole evitare che la separazione danneggi clienti e dipendenti.

A quel punto la discussione cambia. Non si parla più soltanto di “quanto spetta a chi”, ma anche di tempi di uscita dalla società, utilizzo del marchio, rapporti con i clienti, consegna di documenti e modalità con cui ciascuno potrà proseguire la propria attività.

È una delle caratteristiche più interessanti della mediazione: la causa è necessariamente costruita sulle domande giuridiche che vengono proposte al giudice; in mediazione, invece, le parti possono affrontare anche aspetti diversi e trovare un accordo capace di chiudere realmente il conflitto.

Naturalmente questo richiede preparazione, disponibilità al confronto e avvocati capaci di tutelare il cliente anche costruendo soluzioni che non si trovano già scritte in una sentenza.

Nella mia esperienza con ADR Center, molte delle mediazioni più complesse hanno iniziato a muoversi proprio quando le parti hanno smesso, per un momento, di discutere soltanto su chi avesse ragione e hanno iniziato a chiedersi che cosa servisse davvero per chiudere il problema.

A volte il punto di partenza della controversia è una somma di denaro. Il punto di arrivo può essere una soluzione molto più ampia.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

04/09/2026

𝗖𝗼𝗺𝗽𝗿𝗶 𝗰𝗮𝘀𝗮, 𝗳𝗶𝗿𝗺𝗶 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗲𝗹𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗲 𝗽𝗼𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲. 𝗖𝗵𝗲 𝘀𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲?

È una situazione meno rara di quanto si pensi. L’acquirente visita l’appartamento, trova un accordo sul prezzo, versa la caparra e firma il preliminare. Solo quando si avvicina il rogito emerge il problema: una veranda mai autorizzata, una stanza realizzata diversamente dalla planimetria, un tramezzo spostato, un cambio di destinazione d’uso o altre difformità urbanistiche.

A quel punto non è sufficiente sentirsi dire: «È così da trent’anni» oppure «Tanto il notaio rogita lo stesso». Prima di tutto bisogna capire esattamente quale sia la difformità, se possa essere regolarizzata, con quali tempi e costi e, soprattutto, che cosa prevedeva il contratto già sottoscritto.

Il preliminare, infatti, non è una semplice prenotazione dell’immobile. Se il venditore si è obbligato a trasferire un bene con determinate caratteristiche e successivamente emerge una situazione diversa, possono aprirsi diverse possibilità: chiedere che il problema venga eliminato prima del rogito, rinegoziare le condizioni oppure, nei casi più seri, valutare se esistano i presupposti per sciogliere il contratto e chiedere le conseguenze previste dalla legge.

Anche la caparra non va considerata automaticamente persa solo perché l’acquirente decide di non presentarsi dal notaio. Prima bisogna stabilire chi sia realmente inadempiente e per quale motivo il contratto definitivo non possa essere concluso.

Per questo, quando si compra casa, una delle verifiche più importanti dovrebbe essere fatta prima di firmare e prima di versare somme consistenti: controllare che ciò che si sta acquistando corrisponda, anche dal punto di vista urbanistico e catastale, a ciò che si vede.

Una casa può sembrare perfetta durante la visita. I problemi, purtroppo, qualche volta sono nascosti nei documenti.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

03/09/2026

𝗨𝗻 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗪𝗵𝗮𝘁𝘀𝗔𝗽𝗽 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗶𝗻 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲?

Sì. E può avere un peso molto maggiore di quanto si immagini.

Nelle controversie civili capita sempre più spesso che una parte produca messaggi WhatsApp, email, fotografie, file audio o conversazioni avvenute tramite smartphone per dimostrare un accordo, una promessa di pagamento, una contestazione, un’ammissione o semplicemente la ricostruzione di determinati fatti.

Il punto, però, non è soltanto avere uno screenshot. Bisogna poter dimostrare da chi provenga il messaggio, che la conversazione non sia stata alterata e che il contenuto sia inserito nel suo contesto corretto. Una singola frase estrapolata da una lunga conversazione può infatti assumere un significato molto diverso se letta insieme ai messaggi precedenti e successivi.

Per questo, quando una conversazione può avere rilevanza giuridica, cancellare la chat, cambiare telefono senza conservarne una copia o limitarsi a fotografare pochi messaggi può essere un errore. Meglio conservare l’intera conversazione, con date, orari e riferimenti che consentano di ricostruirne l’autenticità e il contesto.

C’è poi un altro aspetto importante: scrivere in chat con leggerezza può produrre conseguenze. Un «va bene, ti pago la prossima settimana», un «riconosco che ti devo quella somma» o un messaggio dal quale emerge un accordo possono essere utilizzati successivamente nella controversia.

La regola pratica è semplice: quando una questione diventa seria, bisogna iniziare a trattare anche WhatsApp come un documento. Prima di scrivere, meglio pensare a come quella frase potrebbe essere letta domani da un avvocato o da un giudice.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

02/09/2026

𝗣𝘂𝗼𝗶 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗵𝗮𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗼𝗽𝗽𝗼?

Sì, può succedere. E molto più spesso di quanto si pensi.

Quando nasce un problema legale, molte persone aspettano: sperano che si risolva da solo, che l’altra parte cambi atteggiamento, che arrivi una risposta, che passi il momento peggiore. Il rischio è che, nel frattempo, scadano termini importanti.

Nel diritto esistono termini di prescrizione e di decadenza, ma non sono la stessa cosa. La prescrizione riguarda, in linea generale, l’estinzione di un diritto per il mancato esercizio protratto nel tempo; la decadenza, invece, può imporre di compiere una determinata attività entro un termine preciso, spesso molto più breve.

Il problema è che non esiste un termine unico valido per tutto. Cambia a seconda della materia, del tipo di diritto, dell’atto ricevuto e, in alcuni casi, anche di ciò che è successo nel frattempo. Una diffida, una richiesta formale, una notifica o un altro atto possono avere effetti importanti sul decorso dei termini.

Per questo il consiglio più semplice è anche uno dei più utili: quando arriva una comunicazione seria o nasce una controversia, non lasciarla ferma per settimane o mesi pensando di poterci tornare sopra quando sarà più comodo.

A volte il vero problema non è avere torto. È avere ragione troppo tardi.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

28/08/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: 𝗳𝗶𝗿𝗺𝗮 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗶𝘇𝗶𝗼, 𝗺𝗮 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗽𝗼𝗰𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗲𝗿𝗮 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼

Un cliente sottoscrive un contratto convinto di acquistare un determinato servizio. Le condizioni economiche sembrano chiare, il venditore descrive prestazioni precise e tutto lascia pensare che il rapporto funzionerà senza problemi. Dopo poche settimane, però, emergono limitazioni, costi ulteriori o caratteristiche molto diverse da quelle prospettate prima della firma.

La prima reazione è spesso cercare nella pubblicità, nelle email, nei messaggi o nelle conversazioni avute prima del contratto la prova di ciò che era stato promesso. Ed è proprio questo il punto: in una controversia contrattuale non conta soltanto ciò che una parte ricorda, ma ciò che può essere documentato.

Bisogna quindi mettere insieme contratto, condizioni generali, preventivi, messaggi, email, eventuali registrazioni lecite e materiale pubblicitario, per capire se vi sia stato un vero inadempimento, una pratica commerciale scorretta o semplicemente una clausola che era stata sottovalutata al momento della firma.

Non sempre la soluzione migliore è chiedere immediatamente la risoluzione del contratto. A seconda del caso, può essere più utile ottenere l’adempimento corretto, una riduzione del prezzo, il rimborso di alcune somme oppure una modifica delle condizioni.

La regola pratica è semplice: quando ciò che viene fornito non corrisponde a ciò che era stato promesso, bisogna ricostruire con precisione che cosa era stato pattuito e che cosa è realmente accaduto. Le controversie contrattuali si vincono o si risolvono molto spesso sui documenti, non sui ricordi.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

27/08/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: 𝗱𝘂𝗲 𝗳𝗿𝗮𝘁𝗲𝗹𝗹𝗶 𝗹𝗶𝘁𝗶𝗴𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻’𝗲𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮̀, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗻𝗮𝗿𝗼

Due fratelli ereditano insieme un immobile. Uno vuole venderlo subito, l’altro vuole conservarlo. Nel giro di poco tempo ogni scelta diventa motivo di scontro: chi deve pagare le spese, chi può usare la casa, quanto vale realmente l’immobile, se conviene venderlo e a quale prezzo.

In casi del genere si potrebbe pensare che basti applicare le regole sulla comunione e sulla divisione. Giuridicamente è vero, ma spesso il conflitto non nasce soltanto dal valore economico del bene. Dietro possono esserci vecchi rancori familiari, la sensazione che uno dei due abbia ricevuto di più in passato o il diverso valore affettivo attribuito alla casa.

È proprio qui che la mediazione può essere particolarmente utile. Il giudice può arrivare alla divisione del bene o, quando necessario, alla sua vendita. In mediazione, invece, le parti possono costruire soluzioni molto più articolate: attribuire l’immobile a uno dei fratelli con un conguaglio, concordare tempi diversi per la vendita, regolare nel frattempo l’utilizzo della casa o inserire nell’accordo anche altre questioni rimaste aperte tra loro.

Nella mia esperienza di mediatore con ADR Center, le controversie ereditarie mostrano molto bene una caratteristica della mediazione: non si lavora soltanto sulla domanda giuridica, ma sul problema complessivo che ha portato le persone al conflitto.

Questo non significa che un accordo sia sempre possibile. Significa, però, che prima di lasciare a un giudice la decisione su un patrimonio familiare può valere la pena verificare se le parti riescono ancora a costruire una soluzione propria.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮Un contribue...
26/08/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮, 𝗺𝗮 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮

Un contribuente riceve una cartella di pagamento relativa a un debito risalente a diversi anni prima. La sua prima reazione è: «Non ne so nulla. Non ho mai ricevuto nessun atto».

In una situazione del genere non basta dire di non ricordare la notifica, ma non bisogna neppure partire dal presupposto che, siccome la cartella è arrivata, tutto ciò che la precede sia necessariamente regolare.

La prima cosa da fare è ricostruire la storia del debito: da quale imposta o sanzione nasce, quale ente lo ha richiesto, quali atti sono stati emessi e soprattutto come e quando sono stati notificati. Può essere necessario chiedere copia della documentazione e delle relate di notifica e verificare anche gli eventuali atti successivi che possono avere interrotto i termini.

Solo dopo questo controllo è possibile capire se la somma è effettivamente dovuta, se esistono vizi da contestare oppure se sia ormai più conveniente valutare il pagamento o una rateizzazione. Anche la prescrizione non può essere verificata contando semplicemente gli anni trascorsi: occorre conoscere la natura del credito e gli atti intervenuti nel frattempo.

Uno degli errori più frequenti è aspettare. Quando arriva un atto della riscossione, i termini per reagire possono essere brevi e lasciarli decorrere può rendere molto più difficile una contestazione che, esaminata tempestivamente, avrebbe potuto essere fondata.

La regola pratica è semplice: davanti a una vecchia cartella non bisogna chiedersi soltanto «quanto devo pagare?», ma prima ancora «come siamo arrivati a questa richiesta?».

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

25/08/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: 𝘂𝗻 𝗮𝗽𝗽𝗮𝗿𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮𝗴𝗮, 𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗮 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮

Una famiglia viene avvisata dal professionista che occupa il locale al piano inferiore: sta entrando acqua dal soffitto. Salendo nel proprio appartamento, inizialmente non si vede nulla. Poco dopo, però, anche la loro casa comincia ad allagarsi.

A quel punto si scopre che la perdita proviene da un piano superiore. Sembra una situazione semplice, ma in realtà le responsabilità possono diventare complesse: bisogna individuare con precisione l’origine del danno, verificare se riguarda una tubazione privata o una parte comune e capire chi deve intervenire per le riparazioni e chi deve risarcire i danni.

In casi come questo è importante muoversi subito. Fotografie, video, relazione dell’idraulico o del tecnico, comunicazioni all’amministratore e indicazione dei beni danneggiati possono diventare decisivi se nasce una contestazione.

Un altro punto delicato riguarda l’assicurazione: può esserci una polizza condominiale, una polizza privata del proprietario o entrambe, ma prima di accettare un indennizzo conviene verificare che copra davvero tutti i danni subiti.

La regola pratica è semplice: nelle infiltrazioni non bisogna discutere subito su chi ha colpa. Prima si individua la causa, poi si stabilisce chi deve riparare e chi deve pagare.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

24/08/2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝘀𝗼: 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗮 𝗰𝗮𝘀𝗮 𝗲 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹’𝗮𝘀𝗰𝗲𝗻𝘀𝗼𝗿𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗳𝗮 𝗱𝗼𝗿𝗺𝗶𝗿𝗲

Un acquirente compra un appartamento convinto di aver trovato la casa giusta. Dopo il rogito, però, si accorge che l’ascensore del palazzo produce un rumore continuo, soprattutto nelle ore notturne. Il problema è tale da disturbare seriamente il riposo.

A quel punto nascono due questioni diverse. La prima riguarda il venditore: se il difetto era già esistente e incide in modo rilevante sull’uso dell’immobile, può porsi un problema di responsabilità e di possibile riduzione del prezzo. La seconda riguarda il condominio, che deve verificare se l’impianto presenti anomalie e se siano necessari interventi per eliminare o ridurre la rumorosità.

In casi del genere è importante non fermarsi alla semplice percezione soggettiva. Servono accertamenti tecnici, documentazione e una ricostruzione precisa di quando il problema si è manifestato, se fosse già noto e quali interventi siano stati eseguiti o richiesti.

La soluzione, inoltre, non è necessariamente una causa immediata. In una controversia di questo tipo può essere utile mettere attorno allo stesso tavolo acquirente, venditore e condominio, perché il problema ha più profili e può richiedere una soluzione complessiva.

La regola pratica è questa: quando un difetto emerge dopo l’acquisto di una casa, bisogna capire subito chi ne risponde, da quando esiste e quale risultato si vuole ottenere: eliminare il problema, ottenere una riduzione del prezzo, un risarcimento o più cose insieme.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

22/08/2026

𝗖𝗼𝗻𝗱𝗼𝗺𝗶𝗻𝗶𝗼: 𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗮𝗴𝗮 𝗶 𝗱𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗰𝗮𝘂𝘀𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗲𝗿𝗱𝗶𝘁𝗮 𝗱’𝗮𝗰𝗾𝘂𝗮?

Una macchia sul soffitto, l’intonaco che si gonfia, l’acqua che filtra da un appartamento vicino: nei condomini è una delle situazioni più frequenti e anche una delle più litigiose. La prima cosa da capire è da dove proviene realmente la perdita, perché da questo dipende anche chi deve rispondere dei danni.

Se il problema nasce da una tubazione o da un impianto di proprietà esclusiva di un appartamento, in linea generale la responsabilità ricade sul proprietario di quell’unità immobiliare. Se invece la causa è una parte comune dell’edificio, come una colonna di scarico condominiale, una copertura o un impianto comune, sarà il condominio a dover intervenire.

Il punto più delicato è spesso proprio l’individuazione della causa. Non sempre ciò che appare evidente lo è davvero: l’acqua può seguire percorsi imprevedibili e manifestarsi in un punto molto lontano dall’origine della perdita. Per questo, prima di attribuire responsabilità, è spesso necessario un accertamento tecnico serio.

Una volta individuata la causa, occorre distinguere tra il costo della riparazione e il risarcimento dei danni provocati all’immobile o ai beni. Sono due aspetti diversi e non sempre ricadono automaticamente sullo stesso soggetto.

La regola pratica è semplice: prima di discutere su chi deve pagare, bisogna accertare con precisione da dove nasce il problema. Nei danni da infiltrazione, partire da una diagnosi sbagliata significa quasi sempre allungare la controversia.

Luca Tantalo
Avvocato • Mediatore civile • Formatore

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Martedì 09:00 - 19:00
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