29/08/2026
Spesso, sotto i miei video, leggo commenti provocatori di datori di lavoro che scrivono ai lavoratori:
«Se non vi sta bene, provate voi a fare gli imprenditori».
Oggi voglio capovolgere la domanda.
Cari datori di lavoro, provate voi a fare i lavoratori dipendenti.
E prima che qualcuno mi domandi: «Avvocato, ma lei che ne sa?», vi racconto una cosa.
Da ragazzo, dopo il liceo e prima di andare all’università, ho lavorato in una cartiera industriale.
Ero addetto al taglio della carta.
Dovevo movimentare e tagliare risme da mille fogli. Lavoravo nove/dieci ore al giorno, dal lunedì al venerdì.
Ricordo ancora la caporeparto. La chiamavano “Bocca cucita”, perché aveva un labbro segnato da una ferita ricucita male.
Ma quel soprannome sembrava anche descrivere perfettamente il clima del reparto.
Non potevo dire nemmeno «ah».
Forse perché ero l’ultimo arrivato. Ma, a dire il vero, quasi tutti lavoravano allo stesso modo: a testa bassa, in silenzio, senza fermarsi.
Nessuno discuteva. Nessuno protestava. Nessuno voleva rischiare il posto.
Per quel periodo di lavoro non mi versarono neppure i contributi.
Non sono mai riuscito a recuperarli, perché qualche anno dopo la società fallì.
Io, fortunatamente, avevo la possibilità di scegliere. Compresi che per me era meglio studiare e andai all’università.
Ma milioni di lavoratori quella possibilità non ce l’hanno.
Non possono dire: «Da domani cambio vita».
Devono alzarsi ogni mattina, rispettare orari decisi da altri, chiedere il permesso per assentarsi, sopportare rimproveri, pressioni e umiliazioni. Devono mantenere una famiglia con uno stipendio che spesso non basta e vivere con la paura che una contestazione disciplinare o una lettera di licenziamento possa distruggere, in pochi minuti, l’equilibrio costruito in anni.
Fare impresa è difficile. Richiede capitale, responsabilità e assunzione del rischio. Non lo nego.
Ma anche essere lavoratori dipendenti è difficile.
La differenza è che l’imprenditore può decidere, organizzare e comandare. Il lavoratore, invece, molto spesso può soltanto obbedire. E quando il suo diritto viene calpestato deve trovare il coraggio, i soldi e le prove per difendersi contro chi possiede documenti, organizzazione e potere.
Quindi, la prossima volta che avete voglia di scrivere:
«Se non vi sta bene, fate gli imprenditori»,
fermatevi un momento.
Provate voi a vivere con 1.300 euro al mese.
Provate ad avere un mutuo, dei figli e nessuna certezza sul futuro.
Provate a dover sorridere a chi vi manca di rispetto perché avete paura di perdere lo stipendio.
Provate a lavorare mentre qualcun altro decide quanto vale il vostro tempo, quando potete riposare e persino se domani avrete ancora un posto.
Poi ne riparliamo.
Perché è molto facile celebrare il rischio d’impresa quando a pagare il prezzo delle vostre decisioni sono sempre gli altri.
Cari datori di lavoro, prima di invitare i lavoratori a diventare imprenditori, provate voi — almeno per un giorno — a stare dall’altra parte.
A testa bassa.
In silenzio.
Con la paura di perdere tutto.