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19/10/2026

220 minori in Questura.
Alcuni di appena dodici anni.

19/10/2026

A un certo punto della manifestazione della Cgil a Roma, sul palco è salita questa ragazza qui, si chiama Sabrina Brizzola, ha 24 anni, è la coordinatrice nazionale dell’Udu, e ha sventolato davanti a migliaia di persone delle chiavi.

Le chiavi come simbolo del diritto alla casa, all’abitare, a un affitto giusto e sostenibile.

Poi, con un intervento di una lucidità e una forza disarmanti, ha risposto direttamente alle parole vergognose del responsabile nazionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli che aveva liquidato indegnamente i ragazzi nelle tende con “Continuate ad aspettare. Crescerete e capirete”.

“L'onorevole Donzelli, dopo tre giorni in tenda sotto Montecitorio per chiedere delle risposte vere, ci ha detto che dobbiamo crescere e continuare ad aspettare.

Ma che cosa dobbiamo aspettare?
Il PNRR era il nostro presente e il nostro futuro. Rappresentava la speranza di migliaia di persone di credere in un Paese giusto e che permettesse a tutte di scegliere dove, come e quando studiare. E invece oggi siamo qui, cinque anni dopo, e possiamo affermare che i nostri diritti sono stati svenduti al migliore offerente.

Noi vogliamo 1,7 miliardi sulle borse di studio. Vogliamo 2 miliardi per rendere l'università gratuita.

Ci chiedono di aspettare mentre si vuole spendere 14 miliardi in spesa militare, mentre istruzione, lavoro, sanità vengono lasciate a collasso e all'ennesima presa in giro.

Cara Italia, lo sappiamo tutte quanto ci costi. Lo sanno studenti, lavoratori, pensionati che vivono tutti i giorni la precarietà di questo Paese.

Oggi, come in tutta Europa, ci mobilitiamo con la consapevolezza di non essere sole. Uniamoci in un'unica azione collettiva. Prendiamo le nostre chiavi e facciamoci sentire.

Per delle scuole che non ci crollino in testa. Per un'università pubblica e aperta a tutte. Per un lavoro sicuro e dignitoso.
Per una sanità pubblica.
Per una vera giustizia sociale.”

Una ragazza di 24 anni ha appena dato una lezione di politica e su come si sta al mondo a un uomo (di potere) di 50.

Con buona pace di chi ripete che i giovani sono sdraiati, disinteressati e disimpegnati.

La meglio gioventù esiste, è qui, c’è sempre stata. Solo che ha smesso di chiedere il permesso agli adulti.

17/10/2026
17/10/2026

👉 Sottrarre denaro al proprio coniuge, appropriarsi dei suoi beni o utilizzare una delega bancaria per disporre dei suoi risparmi può avere conseguenze importanti sulla sua indipendenza economica. Eppure, l’articolo 649 del codice penale può impedire di punire alcuni reati contro il patrimonio commessi tra familiari. È proprio questa disposizione a essere finita al centro dell’attenzione della Corte costituzionale, che con l’ordinanza n. 162 del 2026 ha sollevato davanti a sé stessa una questione di legittimità costituzionale. Il dubbio riguarda la compatibilità della norma con gli articoli 2, 3 e 29 della Costituzione, che tutelano i diritti inviolabili della persona, il principio di uguaglianza e la famiglia. L’articolo 649 fa parte del codice penale del 1930, noto come codice Rocco. La disposizione era stata introdotta con l’obiettivo di tutelare «la istituzione familiare e la sua coesione», evitando che determinati reati patrimoniali commessi tra familiari fossero puniti. Per usare un lessico non giuridico – scrive Carlo Rimini, ordinario di diritto privato, al Corriere della Sera – la norma sostanzialmente significa: se un marito mette le mani nelle tasche della moglie (o viceversa), è meglio non guardare, perché i panni sporchi si lavano in famiglia. Questa impostazione è oggi oggetto di una questione costituzionale: la protezione dell’unità familiare può giustificare una minore tutela dei diritti delle persone che ne fanno parte?
✒️L’articolo completo è su Open.online

17/10/2026

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna e ha dato ragione alla giornalista Linda Maggiori e al suo avvocato Andrea Maestri: i dati aggregati sui traffici di armi nel porto romagnolo devono essere resi pubblici. È così crollata la linea dell’Avvocatura dello Stato, secondo cui la trasparenza avrebbe favorito le potenze nemiche in una «guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia». Rappresentando un precedente giurisprudenziale estremamente significativo, la decisione segna dunque un passaggio importante per la trasparenza sull’export e sul transito di armamenti in Italia, ma anche per la libertà di informazione e il diritto dei cittadini a conoscere attività di rilevanza pubblica.

👉 CONTINUA A LEGGERE QUI
https://www.lindipendente.online/2026/10/16/il-consiglio-di-stato-smentisce-il-governo-dovra-diffondere-i-dati-sui-traffici-di-armi/

17/10/2026

Abbiamo vinto! Cade il muro di omertà sul traffico di armi nel porto di Ravenna.

Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane: da oggi la trasparenza vince sul segreto di Stato.

È una vittoria straordinaria della Costituzione, del giornalismo d'inchiesta e di una società civile che rifiuta di essere complice.

Sapete cosa avevano scritto le Dogane per giustificare il segreto?

Sostenevano che l'Italia va considerata come un "Paese in guerra" e che un porto civile vada trattato alla stregua di un sito militare. Assurdità gravissime.

L’Italia ripudia la guerra (Art. 11 della Costituzione) e la legge 185/90 parla chiaro: è vietato inviare armi a chi commette crimini di guerra e genocidio.

Un grazie immenso all'avvocato Andrea Maestri e alla coraggiosa giornalista e attivista Linda Maggiori per la determinazione con cui hanno portato avanti questa battaglia.

Come ha ricordato Andrea, questa sentenza ci dimostra una cosa fondamentale: i cittadini non devono avere paura. Anche nel buio di questo tempo, gli spazi di democrazia e partecipazione ci sono, e sta a noi riempirli con il coraggio.
Questa è la vittoria di tutte e di tutti noi: degli studenti, dei lavoratori del porto, dei giuristi, delle associazioni come The Weapon Watch e di tutti i sindacati che non si sono girati dall'altra parte.

Le cittadine e i cittadini hanno il diritto inalienabile di sapere cosa transita dai nostri porti e se quelle armi sono dirette verso Israele. Pretendiamo immediata e totale chiarezza dal Governo Meloni, dalle Dogane e dall'Autorità Portuale.

E i dati aggregati ora previsti non ci bastano: vogliamo trasparenza totale sulle destinazioni finali subito, anche in vista dello sciopero internazionale dei portuali contro le armi del prossimo 30 ottobre.

Sapere la verità è democrazia.

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