Studio Legale Rosetta

Chiama Indicazioni Sito Web Contatta l'azienda

Studio Legale Rosetta Impegnati nella tutela collettiva del lavoro e dei soggetti fragili

Ferie non godute: possono davvero scadere?La legge prevede termini precisi per utilizzare le ferie maturate. Ma attenzio...
20/10/2026

Ferie non godute: possono davvero scadere?
La legge prevede termini precisi per utilizzare le ferie maturate. Ma attenzione: la scadenza del termine non significa necessariamente che il lavoratore perda il diritto.
La Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito che le ferie non possono andare p***e automaticamente per il solo fatto di non essere state richieste o utilizzate.
Perché il diritto possa venir meno, il datore di lavoro deve aver messo concretamente il lavoratore nelle condizioni di godere delle ferie, averlo invitato a utilizzarle e averlo informato tempestivamente delle conseguenze della mancata fruizione.
Se, nonostante tutto questo, il lavoratore sceglie consapevolmente di non usufruirne, il diritto può effettivamente andare perso.
Ma se le ferie sono state rinviate per esigenze aziendali, il datore non può semplicemente considerarle scadute.
Ogni situazione richiede una verifica concreta.

16/10/2026

«Tanto le ore in più te le pago lo stesso». Ma è davvero tutto regolare?
Immaginiamo un lavoratore assunto con un contratto part-time di 20 ore settimanali.
Nella realtà, però, ne lavora quasi 40. Le ore aggiuntive vengono pagate in contanti, senza essere registrate in busta paga.
Il lavoratore riceve comunque uno stipendio per tutte le ore svolte. Apparentemente, quindi, potrebbe pensare di non avere nulla da perdere.
Ma il problema non riguarda soltanto lo stipendio.
Le ore non dichiarate possono significare contributi previdenziali non versati, differenze retributive non riconosciute e una situazione contrattuale che non rispecchia il lavoro realmente svolto.
È uno degli scenari tipici del cosiddetto falso part-time.
La legge consente di lavorare oltre l’orario part-time concordato, nel rispetto delle condizioni previste. Diverso, però, è il caso in cui le ore aggiuntive vengano sistematicamente nascoste.
E chi si trova in questa situazione può fare qualcosa?
Sì. È possibile valutare le prove delle ore effettivamente lavorate e verificare se sussistono i presupposti per recuperare eventuali differenze retributive e ottenere la regolarizzazione della propria posizione.
🎥 Nel video approfondiamo il falso part-time, le possibili conseguenze e gli strumenti di tutela a disposizione del lavoratore.
Perché essere pagati per tutte le ore non significa necessariamente vedersi riconosciuti tutti i propri diritti.

Il contratto dice part-time. Ma le ore di lavoro raccontano un’altra storia.Succede che un lavoratore venga assunto per ...
15/10/2026

Il contratto dice part-time. Ma le ore di lavoro raccontano un’altra storia.
Succede che un lavoratore venga assunto per 20 ore settimanali, ma ne lavori abitualmente 40. Le ore in più vengono pagate in nero, senza lasciare traccia in busta paga.
Ma se il lavoratore viene comunque pagato, dov’è il problema?
Il problema è che quelle ore non dichiarate possono tradursi in contributi previdenziali non versati, differenze retributive e tutele non riconosciute.
È il fenomeno comunemente definito falso part-time.
Non bisogna però confonderlo con il normale lavoro supplementare, consentito dalla legge nel rispetto di precise condizioni.
Come può tutelarsi chi si trova in questa situazione?
Il primo passo è ricostruire e documentare l’orario effettivamente svolto. Turni, messaggi, buste paga e testimonianze possono diventare elementi importanti per far valere i propri diritti.
Perché essere pagati per tutte le ore non significa necessariamente ricevere tutto ciò che spetta.
Nel carosello spieghiamo come riconoscere un falso part-time e quali tutele possono essere valutate.

Essere assunti part-time e lavorare, di fatto, a tempo pieno: una situazione che può nascondere diverse irregolarità.Imm...
14/10/2026

Essere assunti part-time e lavorare, di fatto, a tempo pieno: una situazione che può nascondere diverse irregolarità.
Immaginiamo un lavoratore assunto per 20 ore settimanali che, nella realtà, ne svolge 40.
Il datore di lavoro gli paga regolarmente le prime 20 ore, mentre le restanti vengono retribuite in contanti, senza comparire in busta paga.
Apparentemente, il lavoratore riceve comunque un compenso per tutte le ore svolte. Ma è davvero così semplice?
No. Perché il pagamento in nero può comportare il mancato versamento dei contributi previdenziali e il mancato riconoscimento delle somme eventualmente dovute in base al corretto inquadramento del rapporto.
Il lavoratore, inoltre, potrebbe non essere pienamente consapevole delle conseguenze di questa situazione.
È importante distinguere il legittimo ricorso al lavoro supplementare da una situazione in cui l’orario effettivamente svolto viene sistematicamente nascosto.
E se il lavoratore volesse far valere i propri diritti?
Turni, messaggi, buste paga e testimonianze possono contribuire a dimostrare l’orario effettivo.
In presenza dei necessari presupposti, sarà possibile valutare il recupero delle differenze retributive, la regolarizzazione contributiva e l’eventuale riconoscimento di un rapporto a tempo pieno.

02/10/2026

Sei un dirigente e stai affrontando l’uscita dall’azienda? Un licenziamento, una riorganizzazione o una proposta di risoluzione consensuale possono avere conseguenze importanti non solo sul piano professionale, ma anche economico e contrattuale.
In questo video approfondiamo come gestire la cessazione del rapporto di lavoro di un dirigente, quali aspetti valutare prima di accettare una proposta dell’azienda e quali tutele possono entrare in gioco.

Un dirigente può essere licenziato anche in assenza di una “giusta causa”?La risposta richiede una distinzione important...
30/09/2026

Un dirigente può essere licenziato anche in assenza di una “giusta causa”?
La risposta richiede una distinzione importante.
Nel licenziamento dei dirigenti assume rilievo il criterio della giustificatezza: la decisione dell’azienda può essere collegata al rapporto fiduciario oppure a esigenze organizzative.
Questo, però, non equivale a lasciare il datore di lavoro completamente libero.
Se, ad esempio, il licenziamento viene motivato con una riorganizzazione aziendale, occorre verificare che quella riorganizzazione sia effettiva e che la motivazione indicata sia coerente con ciò che è realmente accaduto.
Quando il licenziamento viene ritenuto ingiustificato, il CCNL applicabile può inoltre prevedere il riconoscimento di una indennità supplementare.

25/09/2026

A cosa hai diritto con l’invalidità civile?
La risposta cambia in base alla percentuale di invalidità riconosciuta e, per alcune prestazioni, anche in base ad altri requisiti previsti dalla legge.
Dal 33% al 100%, possono cambiare benefici, agevolazioni e tutele: dal collocamento mirato alle prestazioni economiche INPS, fino ad alcune agevolazioni sanitarie e lavorative.
Nel video spieghiamo cosa può spettare in base alla percentuale di invalidità civile e quali sono le differenze principali da conoscere.
Salva il post per ritrovarlo quando ne hai bisogno.

⚖️ Studio Legale Rosetta

Assistere un genitore, un coniuge o un altro familiare non autosufficiente significa spesso occuparsi di visite, terapie...
23/09/2026

Assistere un genitore, un coniuge o un altro familiare non autosufficiente significa spesso occuparsi di visite, terapie e necessità quotidiane. In tutto questo, può accadere di scoprire solo dopo molto tempo che la persona assistita potrebbe avere diritto all’indennità di accompagnamento.
L’accompagnamento è una prestazione economica legata alla condizione sanitaria e alla non autosufficienza, non al reddito o al patrimonio.
Per questo è importante conoscere i requisiti e valutare la situazione concreta della persona assistita: un diritto non conosciuto rischia semplicemente di non essere richiesto.
⚖️ Se assisti un familiare e hai dubbi sulle prestazioni a cui potrebbe avere diritto, informarti è il primo passo.

11/09/2026

Quello che facciamo fuori dal lavoro può riguardare il nostro datore?
Pensiamo a un commento, a un video o a una foto pubblicata su Facebook. Sono contenuti pubblicati sul nostro profilo personale, magari nel tempo libero.
Eppure, in determinate circostanze, un comportamento privato può avere conseguenze anche sul rapporto di lavoro.
Il punto non è che il datore possa sindacare liberamente la vita privata del dipendente. La questione nasce quando quella condotta incide concretamente sugli obblighi lavorativi o sul rapporto fiduciario.
Può accadere, ad esempio, quando vengono divulgate informazioni aziendali riservate, quando si pubblicano contenuti gravemente offensivi verso azienda, colleghi o clienti oppure quando il comportamento risulta incompatibile, per gravità e circostanze, con il particolare ruolo ricoperto.
E sui social c’è un elemento ulteriore da considerare: la diffusione del contenuto. Un post può raggiungere in pochi minuti un numero molto elevato di persone e produrre conseguenze difficili da contenere.
Questo non significa, però, che qualsiasi comportamento privato o post sgradito possa giustificare automaticamente un licenziamento. Occorre valutare il caso concreto, la gravità della condotta, il ruolo del lavoratore, le conseguenze prodotte e la proporzionalità della sanzione.
La domanda da porsi, quindi, non è soltanto:�“L’ho fatto fuori dall’orario di lavoro?”
Ma anche: “Questo comportamento può incidere concretamente sul mio rapporto di lavoro?”

Un post su LinkedIn può davvero creare problemi sul posto di lavoro?Immagina di aver appena concluso un progetto importa...
09/09/2026

Un post su LinkedIn può davvero creare problemi sul posto di lavoro?
Immagina di aver appena concluso un progetto importante. Sei soddisfatto e decidi di raccontarlo su LinkedIn.
Pubblichi qualche dettaglio sul lavoro svolto, magari una foto o alcune informazioni sull’azienda.
Poi arriva una comunicazione del datore: quelle informazioni non dovevano essere pubblicate.
A questo punto nasce la domanda: l’azienda può impedirti di parlare del tuo lavoro sui social?
Non esiste un divieto assoluto di raccontare la propria esperienza professionale. Ma la libertà di espressione del lavoratore deve confrontarsi con gli obblighi di riservatezza e con la tutela delle informazioni aziendali.
Ecco perché prima di pubblicare informazioni interne, documenti, dati o dettagli su clienti e progetti è importante chiedersi: questa informazione può davvero essere resa pubblica?
A volte la differenza tra un semplice post e un problema sul lavoro sta proprio in ciò che decidiamo di raccontare.
💬 Nella tua azienda esiste una social media policy?

Indirizzo

Via Del Viminale, 43
Rome
00184

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Telefono

+390690285458

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando Studio Legale Rosetta pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Studio Legale Rosetta:

Scelte rapide

Condividi

Categoria