05/03/2026
Congedi parentali e disparità di genere nel mercato del lavoro
Nel sistema italiano di tutela della genitorialità, disciplinato dal D.Lgs. n. 151/2001 (Testo Unico sulla maternità e paternità), la nascita di un figlio determina ancora oggi una distribuzione fortemente asimmetrica dei periodi di astensione dal lavoro tra madre e padre.
Il quadro normativo attuale prevede:
Congedo di maternità obbligatorio della durata complessiva di 5 mesi, generalmente fruito tra il periodo antecedente e successivo alla nascita del figlio, con indennità pari all’80% della retribuzione (spesso integrata dai contratti collettivi fino al 100%).
Congedo di paternità obbligatorio pari a 10 giorni lavorativi, da fruire entro i primi mesi di vita del bambino, con indennità pari al 100% della retribuzione.
A tali strumenti si affianca il congedo parentale facoltativo, fruibile da entrambi i genitori entro determinati limiti temporali e con indennità ridotta.
Tuttavia, i dati più recenti pubblicati dall’INPS evidenziano come l’utilizzo di tali strumenti rimanga fortemente sbilanciato:
circa l’84,6% delle giornate di congedo parentale è utilizzato dalle madri, mentre solo il 15,4% dai padri.
Questa distribuzione non rappresenta solo una dinamica familiare, ma produce effetti strutturali sul mercato del lavoro, incidendo su diversi fattori:
-continuità della carriera professionale
-progressioni economiche e avanzamenti di ruolo
-partecipazione femminile al mercato del lavoro
-differenziali retributivi nel medio-lungo periodo
-accumulo contributivo ai fini pensionistici.
In dottrina economica e giuslavoristica questo fenomeno viene definito “maternal penalty” (penalità materna): la tendenza del sistema produttivo a scaricare prevalentemente sulle lavoratrici il costo professionale della genitorialità.
Un confronto con altri ordinamenti europei evidenzia modelli differenti, nei quali i congedi sono più equilibrati tra i genitori e prevedono talvolta quote non trasferibili riservate ai padri, finalizzate a promuovere una reale condivisione delle responsabilità di cura.
La struttura dei congedi parentali non costituisce quindi soltanto uno strumento di tutela della famiglia, ma rappresenta anche un fattore determinante nelle politiche di pari opportunità e nell’equilibrio del mercato del lavoro.
Il tema resta pertanto centrale nel dibattito giuslavoristico e nelle politiche pubbliche relative alla conciliazione tra vita professionale e responsabilità genitoriale