29/09/2022
Sono stato nel di . Nelle foto potete vedere quella che attualmente è un'ex prigione e si trova sull'omonima isola, posta 13 km al largo di Città del Capo ( )
Era inizialmente sfruttata come come luogo di detenzione di malati mentali vista la sua posizione geografica e dal 1958 che l'isola è diventata il carcere di massima sicurezza dell' sudafricano.
Il carcere è conosciuto principalmente per aver ospitato il presidente del dal 1964 al 1982, dopo essere stato accusato nel 1964 di pianificare la guerriglia contro il regime. Egli durante il periodo di detenzione ha dovuto spesso lavorare nelle miniere dell'isola, dove le polveri bianche della calce gli hanno provocato danni alla vista. Tuttavia la sua indole da leader non venne meno: egli infatti incoraggiava i suoi compagni a lavorare sul loro sviluppo personale, organizzava lezioni segrete e private e dibattiti su svariati argomenti.
Il carcere è stato dismesso nel 1997, anno in cui l'isola è diventata un museo. Nel 1999 è diventato patrimonio dell'UNESCO ed oggi è possibile svolgere delle visite guidate dei punti d'interesse dell'isola, come attrazione principale il complesso che ospitava le celle. Le guide sono ex-carcerati che raccontano la storia dell'isola e parlano dell'ambiente circostante.
Dopo aver visitato la cava di pietra dove lavoravano i detenuti, e il cortile nel quale trascorrevano l’ora d’aria, si arriva nella storica cella: un minuscolo «buco» con una stuoia, dove fu rinchiuso .
Nel luogo si respirava ancora la presenza palpabile del grande uomo che lo aveva occupato. Qui trascorreva gran parte delle sue giornate, in quell’istante vedevo sopra di me lo stesso fazzoletto di cielo che vedeva lui, si avvertiva la sua fame di giustizia, la storia emotiva della lotta per la democrazia e l’uguaglianza in .
Ogni oggetto animato e no del luogo sembrava volesse comunicare quel vissuto che custodiva. La guida proseguiva nel raccontare che i prigionieri di colore ricevevano una razione di cibo inferiore rispetto ai prigionieri bianchi, ed erano privati del contatto con i loro cari, limitato a mezz’ora di visita all’anno di un membro della famiglia e solo due lettere.
Gli alberi, i fili d’erba si muovevano lentamente accarezzati dal vento, come in rispettoso silenzio e anche il sole si inseriva in quel contesto per illuminare senza essere invadente.