26/09/2026
«E che cosa state facendo di bello?» è la domanda del mio interlocutore. «Stiamo curando un progetto sul tema della violenza di genere: un documentario per raccontare la storia di donne che dalla violenza sono uscite grazie al loro coraggio» è la mia risposta.
Le prime volte erano parole accompagnate da un euforico entusiasmo, ora le cose sono cambiate, perché so già quello che avverrà . Succederà in maniera così prevedibile da sfiorare la legge universale.
Il mio interlocutore cercherĂ di cambiare discorso.
Lo farà indipendentemente dall'essere uomo o donna, lo farà indipendentemente dalla provenienza, dal lavoro, dal ceto… ma lo farà . Finiremo per parlare del tempo, del caldo di questa estate e di quanto in qualche supermercato si vendano già i panettoni… «Ma siamo solo a settembre!» - rideremo insieme come due vecchie comari che si incontrano al mercato.
Parlami di crimini, indagini, di gente ammazzata, dell'ennesima storia "in giallo" dove la violenza attrae più di una rivista a luci rosse… parlami di DNA, prove ed indizi, non trascurare i dettagli più macabri, dimmi di saltare più avanti nell'ascolto per evitare le parti più truci (sapendo già che saranno quelle che ascolterò immediatamente), raccontami di nuovo e di nuovo come in un'epica infinita di donne uccise… ma non unire mai quelle parole, non avvicinarle!
Parlami di "violenza" e avrai tutta la mia attenzione, ma togli dal mezzo l'altra parola: "donne"! Insieme non funzionano!
Insieme non vende.
Insieme non è divertente.
Insieme fa male.
E pensare che siamo solo a settembre.