Studio Legale Falusi

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Lo Studio Legale dell avvocato Falusi si trovava in Prato e si occupa di consulenza e di assistenza in materia civile. La nostra esperienza, maturata in oltre venti anni di attività, copre: il diritto di famiglia e delle successioni, il settore del risarcimento danni, la materia delle locazioni e questioni condominiali, il diritto del lavoro. Lavoriamo a stretto contatto con tutti i nostri clienti

, garantendo loro un supporto costante nella gestione delle problematiche e nella scelta delle soluzioni migliori.

VIOLENZA TRA CONIUGI: NON È “SEMPLICE CONFLITTUALITÀ”. PUÒ PORTARE ALL’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONELa Corte di Cassazione,...
02/09/2026

VIOLENZA TRA CONIUGI: NON È “SEMPLICE CONFLITTUALITÀ”. PUÒ PORTARE ALL’ADDEBITO DELLA SEPARAZIONE

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24783 del 26 agosto 2026, torna sul tema dell’addebito della separazione e afferma un principio importante: quando vengono dedotte e documentate condotte violente, il giudice non può limitarsi a definirle come espressione di una generica conflittualità tra i coniugi.

Nel caso esaminato, la Corte d’Appello di Milano aveva escluso l’addebito sostenendo che la crisi matrimoniale fosse ormai irreversibile e che le condotte dei coniugi si inserissero in un quadro di reciproca conflittualità.

Il marito aveva però dedotto una serie di aggressioni fisiche e condotte vessatorie, alcune documentate anche fotograficamente e, in parte, riscontrate dal CTU durante le operazioni peritali. Aveva inoltre sostenuto che tali comportamenti fossero iniziati anni prima della crisi definitiva e fossero proseguiti anche dopo una riconciliazione.

Per la Cassazione, questi elementi non potevano essere ignorati.

La Corte sottolinea che il giudice avrebbe dovuto verificare concretamente se le condotte denunciate fossero anteriori alla crisi, se fossero proseguite nel tempo e, soprattutto, se avessero avuto un ruolo causale nel determinare l’intollerabilità della convivenza.

👉 Il principio è chiaro: la violenza fisica e morale costituisce una grave violazione dei doveri matrimoniali ed è, secondo la giurisprudenza consolidata, di per sé idonea a fondare l’addebito della separazione.

Questo non significa, tuttavia, che ogni accusa di violenza determini automaticamente l’addebito.

Occorre che i fatti siano allegati, provati e concretamente valutati dal giudice, anche sotto il profilo del loro rapporto causale con la crisi coniugale.

Nel caso esaminato, proprio la mancata valutazione di fatti ritenuti potenzialmente decisivi ha portato la Cassazione ad accogliere i primi tre motivi di ricorso e a cassare la sentenza della Corte d’Appello, disponendo il rinvio ad altra composizione della Corte di Milano.

Interessante anche la conseguenza sul piano economico: le questioni relative all’assegno di mantenimento sono state dichiarate assorbite, perché la corretta ricostruzione della responsabilità nella crisi coniugale costituisce un passaggio logicamente precedente alla valutazione delle conseguenze economiche della separazione.

In sintesi: quando si discute di addebito, il giudice deve distinguere la normale conflittualità coniugale dalle condotte violente e vessatorie, verificando queste ultime con particolare attenzione e senza fermarsi alla generica constatazione che il rapporto fosse già deteriorato.

⚖️ AFFIDAMENTO CONDIVISO: I TEMPI CON I FIGLI NON DEVONO ESSERE NECESSARIAMENTE “50 E 50”La Cassazione ribadisce un prin...
29/08/2026

⚖️ AFFIDAMENTO CONDIVISO: I TEMPI CON I FIGLI NON DEVONO ESSERE NECESSARIAMENTE “50 E 50”

La Cassazione ribadisce un principio importante in materia di affidamento condiviso: la bigenitorialità non significa automaticamente dividere in parti uguali il tempo che i figli trascorrono con ciascun genitore.

Nel caso esaminato, il padre contestava la decisione dei giudici di merito sostenendo che i tempi di permanenza dei figli presso di lui fossero troppo ridotti rispetto a quelli presso la madre.

La Cassazione ha però confermato che non esiste un diritto del genitore ad ottenere una ripartizione matematica dei tempi.

Il criterio fondamentale resta sempre l’interesse del minore. Il giudice deve valutare concretamente quale organizzazione sia più adeguata al suo benessere, alla sua età, alle sue esigenze e alla stabilità delle sue abitudini di vita, garantendo comunque un rapporto pieno e significativo con entrambi i genitori.

👉 In altre parole, affidamento condiviso non significa necessariamente tempi perfettamente paritari.

La Cassazione ha inoltre precisato che le questioni relative alle concrete modalità di attuazione dell’affidamento appartengono, di regola, al giudice di merito e non possono essere trasformate in un autonomo motivo di ricorso in Cassazione.

📌 Il principio da ricordare: quando si decide sui tempi di permanenza dei figli, non conta il semplice calcolo delle ore trascorse con ciascun genitore, ma ciò che, nel caso concreto, risponde maggiormente all’interesse e al benessere dei figli.

⚖️ Caduta di alberi e responsabilità dell’ente custode: il forte vento non basta a escludere il risarcimento.Con l’ordin...
29/07/2026

⚖️ Caduta di alberi e responsabilità dell’ente custode: il forte vento non basta a escludere il risarcimento.

Con l’ordinanza n. 24158/2026, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio importante: il semplice verificarsi di un forte vento non è sufficiente a escludere la responsabilità dell’ente che ha in custodia gli alberi.

Per invocare il caso fortuito, occorre dimostrare che l’evento atmosferico fosse davvero eccezionale e imprevedibile, attraverso dati scientifici e statistici riferiti al luogo del sinistro, non con valutazioni generiche.

Nel caso esaminato, la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Appello, rilevando anche un grave errore tecnico nella consulenza: una velocità del vento di 5,8 m/s (circa 21 km/h) era stata erroneamente equiparata a 170 km/h, alterando la valutazione dell’evento.

📌 Il principio è chiaro: chi ha la custodia di una strada, di alberi o di altri beni può andare esente da responsabilità solo se prova, con elementi concreti e scientificamente attendibili, che il danno sia stato causato da un evento eccezionale, imprevedibile e inevitabile.

🚗 Non basta dire “non so chi guidava”: il proprietario dell’auto ha il dovere di saperloLa Corte di Cassazione, con l’or...
27/07/2026

🚗 Non basta dire “non so chi guidava”: il proprietario dell’auto ha il dovere di saperlo

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 13059/2026, ha ribadito un principio importante: il proprietario di un veicolo deve essere in grado di identificare chi era alla guida al momento di un’infrazione che comporta la decurtazione dei punti dalla patente.

Nel caso esaminato, una donna aveva ricevuto diversi verbali per eccesso di velocità. Alla richiesta del Comune di comunicare i dati del conducente, aveva risposto di non sapere chi stesse guidando, poiché l’auto era utilizzata anche dal marito e dai figli. La risposta, però, non è stata ritenuta sufficiente e sono scattate le sanzioni previste dall’art. 126-bis del Codice della Strada.

La Cassazione ha chiarito che:
✅ il semplice fatto che l’auto sia usata da più familiari non esonera il proprietario dall’obbligo di conoscere e ricordare chi la conduce;
✅ l’esonero è possibile solo se si dimostra un impedimento oggettivo, imprevedibile e non imputabile, nonostante l’adozione di tutte le cautele ragionevolmente esigibili;
✅ costituiscono esempi di giustificato motivo situazioni come il furto del veicolo o un comodato regolarmente documentato.

La Corte ha inoltre precisato che, se il verbale originario viene impugnato, l’obbligo di comunicare i dati del conducente nasce solo dopo che il procedimento si è concluso definitivamente con esito sfavorevole per il ricorrente. Da quel momento l’amministrazione ha 90 giorni per inviare un nuovo invito e il proprietario dispone di 60 giorni per rispondere.

In sintesi: chi è intestatario di un veicolo deve poter indicare chi era alla guida in caso di infrazione. Dichiarare semplicemente di non ricordarlo, anche quando il mezzo è utilizzato in famiglia, non evita la sanzione, salvo che venga provata una concreta e inevitabile impossibilità.

🏢 Condominio: l’assemblea può bloccare la causa avviata dall’amministratoreImportante chiarimento della Corte di Cassazi...
22/07/2026

🏢 Condominio: l’assemblea può bloccare la causa avviata dall’amministratore

Importante chiarimento della Corte di Cassazione (sentenza n. 12742/2026).

L’amministratore può agire in tribunale senza una preventiva autorizzazione dell’assemblea quando è necessario tutelare le parti comuni o far rispettare il regolamento condominiale, ad esempio chiedendo la demolizione di un’opera realizzata in violazione delle regole.

⚠️ C’è però un limite fondamentale: se l’assemblea dei condomini ha deliberato di non promuovere la causa, di rinunciare al giudizio o di raggiungere un accordo, l’amministratore deve rispettare quella decisione e non può andare avanti autonomamente.

La Cassazione ricorda infatti che l’amministratore rappresenta il condominio, ma è l’assemblea a decidere sulle scelte più importanti riguardanti le controversie.

👉 In conclusione: l’amministratore può prendere l’iniziativa per difendere il condominio, ma la volontà dell’assemblea prevale sempre.

📌 Una decisione che chiarisce i rapporti tra i poteri dell’amministratore e quelli dei condomini, rafforzando il ruolo centrale dell’assemblea nelle scelte processuali.

🎓 Spese universitarie dei figli: quando sono considerate spese straordinarie?La Corte di Cassazione (ordinanza n. 16578 ...
21/07/2026

🎓 Spese universitarie dei figli: quando sono considerate spese straordinarie?

La Corte di Cassazione (ordinanza n. 16578 del 27/05/2026) ha chiarito un principio importante in materia di mantenimento dei figli.

Le spese universitarie non sono automaticamente comprese nell’assegno di mantenimento. Se, al momento in cui l’assegno è stato stabilito, tali costi non erano concretamente prevedibili o quantificabili, possono essere considerate spese straordinarie e, quindi, devono essere ripartite tra entrambi i genitori.

Non è sufficiente sostenere che, essendo i genitori laureati o con un elevato livello culturale, fosse prevedibile che il figlio avrebbe frequentato l’università. La valutazione deve riferirsi alla situazione esistente quando è stato determinato l’assegno di mantenimento.

Nel caso esaminato, il figlio aveva solo 11 anni al momento del divorzio: le future spese per università, alloggio fuori sede e viaggi non erano ancora determinabili e, per questo, sono state qualificate come straordinarie.

La Cassazione ha inoltre ribadito che, una volta riconosciuto il diritto al rimborso, il giudice deve spiegare con chiarezza come ha calcolato l’importo dovuto e quale quota spetta a ciascun genitore.

Una decisione che offre un utile punto di riferimento per tutte le controversie relative al rimborso delle spese universitarie dei figli.

🚨 AUTOVELOX: FINALMENTE LE REGOLE SULL'OMOLOGAZIONDopo oltre 30 anni di vuoto normativo, è entrato in vigore il decreto ...
14/07/2026

🚨 AUTOVELOX: FINALMENTE LE REGOLE SULL'OMOLOGAZION

Dopo oltre 30 anni di vuoto normativo, è entrato in vigore il decreto che stabilisce come autovelox e telelaser devono essere omologati, tarati e controllati.

Fino a ieri, infatti, il Codice della Strada richiedeva dispositivi "debitamente omologati", ma le regole per ottenere l'omologazione non esistevano: si andava avanti con semplici approvazioni ministeriali, che la Cassazione ha più volte chiarito NON equivalere all'omologazione. Risultato: valanga di ricorsi.

📋 Cosa prevede il nuovo decreto:

✅ Ogni modello dovrà essere omologato prima dell'uso
✅ Taratura iniziale + controlli periodici obbligatori (almeno annuali)
✅ Se la certificazione scade, il dispositivo non può più multare
✅ Foto protette da crittografia, volti oscurati

📊 Su circa 4.000 dispositivi attivi in Italia, 850 risultano già spenti perché non conformi.

⚖️ Cosa fare se ricevete una multa?

Potete verificare se l'apparecchio è censito e con quali estremi di approvazione/omologazione sul sito velox.mit.gov.it/dispositivi. Se il dispositivo non compare, o risulta solo "approvato", il verbale può essere contestabile — attenzione però: il decreto NON è retroattivo.

Termini di ricorso: 60 giorni al Prefetto oppure 30 giorni al Giudice di Pace.

👨‍👩‍👦 Affidamento dei figli: l’interesse del minore viene prima di tuttoCon una recente ordinanza (n. 20033 del 15 giugn...
08/07/2026

👨‍👩‍👦 Affidamento dei figli: l’interesse del minore viene prima di tutto

Con una recente ordinanza (n. 20033 del 15 giugno 2026), la Corte di Cassazione ha confermato una decisione molto importante in materia di affidamento dei figli.

La vicenda riguardava una lunga e complessa separazione, segnata da anni di cause, consulenze tecniche e interventi dei servizi sociali. In un primo momento era stato disposto l’affidamento condiviso dei figli, ma l’evoluzione della situazione ha portato la Corte d’Appello ad affidare in via esclusiva il figlio minore al padre, limitando temporaneamente i rapporti con la madre e imponendo a quest’ultima un percorso di sostegno alla genitorialità.

La madre ha impugnato la decisione davanti alla Cassazione, contestando sia l’affidamento esclusivo sia la limitazione della propria responsabilità genitoriale. La Suprema Corte, però, ha respinto integralmente il ricorso.

La Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: la bigenitorialità è un valore essenziale, perché ogni figlio ha diritto a mantenere un rapporto equilibrato con entrambi i genitori. Tuttavia, questo principio non è assoluto. Se il giudice accerta che l’affidamento condiviso può arrecare un pregiudizio al minore, può disporre l’affidamento esclusivo a uno dei genitori.

Nel caso concreto, le consulenze tecniche, le relazioni dei servizi sociali e l’ascolto del minore avevano evidenziato una situazione particolarmente delicata. Secondo i giudici, alcuni comportamenti della madre avevano finito per coinvolgere il figlio nel conflitto con il padre, compromettendone il benessere psicologico e il rapporto con l’altro genitore.

La Corte ha inoltre ricordato che il parere del minore è importante e deve sempre essere ascoltato, ma non può essere l’unico elemento su cui si basa la decisione del giudice. Il compito del tribunale è individuare la soluzione che tutela realmente l’interesse del bambino.

È stata infine confermata anche la revoca dell’assegno di mantenimento a favore della madre, poiché è emerso che disponeva di risorse economiche sufficienti per mantenersi autonomamente.

📌 Il principio che emerge da questa decisione è chiaro: nelle controversie familiari il criterio decisivo è sempre il superiore interesse del minore. Anche il diritto alla bigenitorialità può subire limitazioni quando ciò sia necessario per garantire la crescita serena e l’equilibrio psicologico del figlio.

🔎 Errore medico e risarcimento ai familiari: quando inizia la prescrizione?Una recente decisione del Tribunale di Firenz...
15/06/2026

🔎 Errore medico e risarcimento ai familiari: quando inizia la prescrizione?

Una recente decisione del Tribunale di Firenze ha chiarito un principio molto importante: nei casi di presunta responsabilità sanitaria, il termine per chiedere il risarcimento dei danni da perdita del rapporto parentale non decorre automaticamente dalla data del decesso del paziente.

Secondo i giudici, la prescrizione inizia quando i familiari vengono a conoscenza, o avrebbero potuto ragionevolmente conoscere, che la morte è stata causata da un errore dei sanitari.

Nel caso esaminato, il paziente era affetto da diverse patologie e i familiari non avevano elementi per collegare immediatamente il decesso a possibili responsabilità mediche. Solo dopo aver ricevuto una perizia specialistica che evidenziava presunti errori diagnostici e terapeutici, hanno acquisito la consapevolezza dell’esistenza di un possibile danno ingiusto.

Per questo motivo il Tribunale ha respinto l’eccezione di prescrizione sollevata dalla struttura sanitaria.

Nel merito, è stato inoltre riconosciuto che gli errori e le omissioni dei sanitari avevano ridotto le possibilità di sopravvivenza del paziente. Di conseguenza, la struttura è stata condannata a risarcire i familiari sia per la perdita della chance di sopravvivenza del loro congiunto sia per la perdita della possibilità di continuare a godere del rapporto familiare.

📌 Una decisione che conferma come, nei casi di malasanità, il diritto al risarcimento possa nascere dal momento in cui emerge concretamente la consapevolezza dell’errore medico e non necessariamente dal giorno dell’evento dannoso.

🏠 Spese condominiali: chi paga tra usufruttuario e n**o proprietario?La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19011/20...
12/06/2026

🏠 Spese condominiali: chi paga tra usufruttuario e n**o proprietario?

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 19011/2026, ha ribadito una regola importante: quando un immobile è gravato da usufrutto, le spese condominiali non spettano sempre alla stessa persona.

Secondo i giudici:

✅ le spese ordinarie e quelle legate alla gestione dell’immobile sono a carico dell’usufruttuario;

✅ le spese straordinarie, come lavori strutturali e interventi di manutenzione straordinaria, devono essere sostenute dal n**o proprietario.

La vicenda nasce da una controversia tra un condominio e la società proprietaria della sola nuda proprietà di un appartamento. Dopo alterne decisioni nei vari gradi di giudizio, la Cassazione ha chiarito che i criteri di ripartizione fissati dalla legge non possono essere modificati dall’assemblea condominiale.

La causa dovrà ora essere riesaminata dalla Corte d’Appello, applicando il principio secondo cui le spese straordinarie competono al n**o proprietario.

⚖️ Un principio che interessa molti proprietari di immobili concessi in usufrutto e che aiuta a chiarire chi deve sostenere i costi dei lavori condominiali più importanti.

Indirizzo

Viale Della Repubblica, 153
Prato
59100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:00

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