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«Ricordate il mio nome».Si chiama Najmeh Amini. Ha 23 anni, è una studentessa iraniana e si trova nel carcere di Mashhad...
16/10/2026

«Ricordate il mio nome».

Si chiama Najmeh Amini. Ha 23 anni, è una studentessa iraniana e si trova nel carcere di Mashhad.
Secondo le notizie diffuse dalle organizzazioni per i diritti umani e riportate dalla stampa, è stata condannata a morte per un post sui social giudicato blasfemo dalle autorità iraniane. La condanna, secondo le informazioni disponibili, è ancora impugnabile.
Dal carcere ha fatto arrivare la sua voce. Non chiede di essere un’eroina. Chiede di essere ascoltata.
E allora una domanda: perché storie come questa non riescono a scuotere le nostre coscienze quanto dovrebbero!
Non è vero che nessuno ne abbia parlato. Ma una notizia può essere pubblicata, scorrere per qualche secondo sui nostri schermi e poi scomparire, inghiottita dal flusso incessante di tutto il resto.
Il silenzio non è sempre assenza di informazione. A volte è assenza di attenzione, di indignazione, di pressione pubblica. È la facilità con cui ci abituiamo all’inaccettabile quando accade lontano da noi.
Non occorre condividere le idee di una persona per riconoscere un principio essenziale: nessuna parola può trasformarsi automaticamente in una condanna a morte. E nessuna accusa può cancellare il diritto a un processo equo e a una difesa effettiva.
I diritti umani non possono dipendere dalla nazionalità, dalla religione, dalle idee politiche o dalla convenienza del momento. Se valgono soltanto quando è facile difenderli, non sono universali.
Najmeh ha chiesto di ricordare il suo nome. Parliamone. Chiediamo che la condanna sia riesaminata e che la comunità internazionale si attivi per tutelare la sua vita e i suoi diritti.
Perché il minimo che possiamo fare, quando una persona rischia di essere messa a morte, è non lasciarla scomparire nel silenzio.
Ricordiamo il suo nome: Najmeh Amini.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: DA OGGI ANCHE IL CODICE PENALE SE NE OCCUPADal 30 settembre 2026 è in vigore il D.Lgs. 9 sette...
04/10/2026

INTELLIGENZA ARTIFICIALE: DA OGGI ANCHE IL CODICE PENALE SE NE OCCUPA

Dal 30 settembre 2026 è in vigore il D.Lgs. 9 settembre 2026, n. 160, che adegua la normativa italiana all’AI Act europeo e introduce, tra le altre novità, il nuovo art. 437-bis del Codice penale.
Il nuovo art. 437-bis c.p. riguarda specificamente i sistemi di intelligenza artificiale classificati come “ad alto rischio” e punisce determinate condotte quando dalla violazione derivino concreti pericoli per la vita o l’incolumità delle persone, per l’incolumità pubblica o per la sicurezza dello Stato.
La norma interviene, in particolare, su due fronti:
1. da un lato, l’omessa adozione delle necessarie misure tecniche di sicurezza e delle misure di sorveglianza umana richieste per i sistemi IA ad alto rischio.
2. dall’altro, l’alterazione illecita di tali sistemi.
Le pene sono tutt’altro che simboliche: per le condotte omissive si arriva fino a 5 anni di reclusione e, nei casi che coinvolgono la sicurezza dello Stato, fino a 8 anni. Per l’alterazione illecita del sistema si può arrivare fino a 6 anni e, nei casi più gravi, fino a 10 anni.
La norma considera inoltre la colpa grave, prevedendo una riduzione della pena, e disciplina espressamente la posizione dell’utilizzatore professionale di sistemi IA ad alto rischio che ometta intenzionalmente le misure di sorveglianza umana.
L’intelligenza artificiale non può, quindi, più essere considerata soltanto una questione tecnologica.
Diventa anche una questione di responsabilità. Chi progetta, introduce, gestisce o utilizza determinati sistemi dovrà interrogarsi sempre di più su sicurezza, controllo umano, tracciabilità, gestione del rischio e responsabilità conseguenti all’utilizzo dell’IA.
E il decreto interviene anche sul piano della responsabilità degli enti ex D.Lgs. 231/2001, inserendo tra i reati-presupposto le nuove fattispecie connesse all’IA.
Parallelamente, il decreto introduce importanti novità anche sul versante civile: la disciplina riguarda il risarcimento dei danni cagionati dall’utilizzo di sistemi di IA e prevede specifici strumenti per l’accesso agli elementi di prova.
Il vero tema giuridico dei prossimi anni sarà sul chi risponda quando l’IA sbaglia, quando nessuno la controlla o quando viene utilizzata in modo illecito.
È qui che tecnologia e diritto si incontrano.
E, di certo, siamo soltanto all’inizio.

La scrittura giuridica segue alcune regole.Alcune regole sono scientifiche : l'organicità, la tecnicità, la correttezza ...
01/10/2026

La scrittura giuridica segue alcune regole.
Alcune regole sono scientifiche : l'organicità, la tecnicità, la correttezza formale, la precisione, la logica, la completezza, la sintesi.
Altre regole sono artistiche: la capacità di seduzione, la forza di comunicazione, il miracolo dell'empatia, la ricchezza del linguaggio, l’intensita’ dell'emozione, la magia della persuasione.
Le prime regole si imparano con l'esercizio e con studio di libri giuridici.
Le seconde con la luce dell'immaginazione, la profondità della cultura e la varietà delle letture non giuridiche.
Per questo Nietzsche ci ricorda che il diritto non è solo una scienza, ma anche un'arte.
E per questo uno dei più grandi giuristi del Novecento ammonisce che ogni sentenza dovrebbe essere scritta come un romanzo.

  Tace il Foro L’avvocato riposa Settembre è lìCHIUSURA FERIE ESTIVELo Studio legale Avv. Sabrina Paoli resterà chiuso, ...
03/08/2026


Tace il Foro
L’avvocato riposa
Settembre è lì

CHIUSURA FERIE ESTIVE
Lo Studio legale Avv. Sabrina Paoli resterà chiuso, per la pausa estiva, dal giorno 3 agosto 2026 al 31 agosto 2026 compresi.
Potranno esserci sottoposte le
questioni giuridiche sulle quali occorre consulenza, all’indirizzo di posta elettronica [email protected]
Le e.mail pervenute saranno lette ed evase.
Non saranno quindi attivi i servizi di consulenza e supporto tramite i canali telefonici e WhatsApp;
naturalmente sarà garantito il servizio per tutti i casi urgenti.
Il nostro studio augura a tutti buone ferie

LA LINGUA POVERA… POVERA NOSTRA LINGUA… “Sembra che il livello d’intelligenza diminuisca nei paesi più sviluppati.Molte ...
14/07/2026

LA LINGUA POVERA… POVERA NOSTRA LINGUA…

“Sembra che il livello d’intelligenza diminuisca nei paesi più sviluppati.
Molte possono essere le cause di questo fenomeno.
Una di queste potrebbe essere l'impoverimento del linguaggio.

Diversi studi dimostrano infatti la diminuzione della conoscenza lessicale, la frequenza degli errori ortografici e l'impoverimento della lingua: non si tratta solo della riduzione del vocabolario utilizzato, ma anche delle sottigliezze linguistiche che permettono di elaborare e formulare un pensiero complesso.

La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.

La semplificazione dei tutorial, la scomparsa delle maiuscole e della punteggiatura sono esempi di “colpi mortali” alla precisione e alla varietà dell'espressione.
Solo un esempio: eliminare la parola "signorina" (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l'idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero.

Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall'incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole.
Senza parole per costruire un ragionamento, il pensiero complesso è reso impossibile.
Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare.

La storia è ricca di esempi e molti libri (Georges Orwell - "1984"; Ray Bradbury - "Fahrenheit 451") hanno raccontato come tutti i regimi totalitari hanno sempre ostacolato il pensiero, attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole.
Come si può costruire un pensiero ipotetico-deduttivo senza il condizionale?
Come si può prendere in considerazione il futuro senza una coniugazione al futuro?
Come è possibile catturare una temporalità, una successione di elementi nel tempo, siano essi passati o futuri, e la loro durata relativa, senza una lingua che distingue tra ciò che avrebbe potuto essere, ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrebbe essere, e ciò che sarà dopo che ciò che sarebbe potuto accadere, è realmente accaduto?

Cari genitori e insegnanti: facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegnare e praticare la lingua nelle sue forme più diverse.

Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata.
Perché in questo sforzo c'è la libertà.
Coloro che affermano la necessità di semplificare l'ortografia, scontare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.

Non c'è libertà senza necessità.
Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza."

- Christophe Clavé

IL MIGLIOR CONTENZIOSO È QUELLO CHE NON NASCENell’immaginario collettivo, l’avvocato è il professionista al quale ci si ...
14/07/2026

IL MIGLIOR CONTENZIOSO È QUELLO CHE NON NASCE

Nell’immaginario collettivo, l’avvocato è il professionista al quale ci si rivolge quando il problema è ormai esploso: quando è arrivata una diffida, quando è stato notificato un atto giudiziario, quando una firma apposta con leggerezza ha dato origine a una controversia.
La realtà, però, è diversa.
Una parte importante del lavoro dell’avvocato non consiste nel risolvere i conflitti, ma nel prevenirli.
Accade spesso che si sottoscriva un contratto, una scrittura privata, una proposta d’acquisto, un accordo di qualsiasi natura, confidando nella correttezza dell’altra parte o pensando che si tratti di una semplice formalità.
Solo successivamente emergono dubbi, conseguenze inattese o clausole che avrebbero meritato un’attenta valutazione.
In quel momento la domanda è quasi sempre la stessa: “Ho già firmato… ma volevo sapere se era il caso.”
Purtroppo, dopo la firma, i margini di intervento possono essere molto più limitati. Ciò che prima poteva essere chiarito, modificato o negoziato, dopo diventa spesso oggetto di interpretazione o, nei casi peggiori, di contenzioso.
È proprio qui che risiede il valore della consulenza preventiva.
Chiedere il parere di un professionista prima di assumere un obbligo giuridico non significa essere diffidenti o eccessivamente prudenti. Significa, semplicemente, esercitare con consapevolezza i propri diritti e assumere decisioni informate.
Una consulenza preventiva consente di comprendere il significato delle clausole contrattuali, di individuare eventuali criticità, di valutare i rischi e, quando necessario, di proporre modifiche che tutelino meglio gli interessi della persona.
Molte controversie che arrivano nelle aule di giustizia avrebbero potuto essere evitate con un confronto preventivo.
Il diritto non interviene soltanto quando nasce un conflitto.
Può e deve essere uno strumento di prevenzione, capace di offrire consapevolezza e tutela prima ancora che si renda necessario ricorrere al l’autorità giudiziaria.

UNA CAUSA NON SI VINCE SOLO PERCHÉ SI HA RAGIONEUna delle convinzioni più diffuse è che, se si ha ragione, si vincerà ne...
12/07/2026

UNA CAUSA NON SI VINCE SOLO PERCHÉ SI HA RAGIONE

Una delle convinzioni più diffuse è che, se si ha ragione, si vincerà necessariamente una causa. In realtà, il processo civile insegna ogni giorno che la ragione, da sola, non basta. Il diritto deve essere allegato, provato e fatto valere nel rispetto delle regole processuali. È proprio qui che, molto spesso, si commettono errori che possono compromettere anche la posizione di chi, nel merito, avrebbe fondate ragioni.
1. Il primo errore è quello di attendere troppo tempo prima di rivolgersi a un avvocato. Nella convinzione che la situazione possa risolversi spontaneamente o che vi sia ancora tempo per interve**re, si rischia di perdere documenti, prove, testimoni o, nei casi più gravi, di lasciar decorrere termini previsti dalla legge. Un’assistenza tempestiva consente spesso di preve**re problemi che, successivamente, potrebbero rivelarsi irreparabili.
2. Un secondo errore consiste nel non conservare la documentazione. Contratti, ricevute, messaggi, e-mail, fotografie e qualsiasi altro elemento utile possono assumere un valore determinante nel corso del giudizio. Nel processo civile non è sufficiente affermare che un fatto sia accaduto: occorre dimostrarlo. E ciò che non può essere provato rischia di non poter essere tutelato.
3.Vi è poi la tendenza a confondere la propria convinzione di avere ragione con la possibilità di dimostrarla in giudizio. Sono due piani distinti. Un diritto, per essere riconosciuto, deve trovare riscontro negli elementi di prova previsti dall’ordinamento. Per questo motivo, la valutazione preventiva della fondatezza di una domanda non può mai prescindere da un’attenta analisi del materiale probatorio disponibile.
4. Un altro errore frequente è quello di sottovalutare il peso delle comunicazioni scritte. Messaggi inviati d’impulso, e-mail redatte con superficialità o dichiarazioni rese senza le necessarie cautele possono assumere rilievo processuale e, talvolta, essere utilizzati dalla controparte a sostegno delle proprie difese. Anche nella gestione di un conflitto, le parole hanno conseguenze giuridiche.
5. Infine, non dovrebbe mai essere sottovalutata una diffida o un tentativo di composizione della controversia. Ignorare una comunicazione formale o affrontarla senza un’adeguata consulenza può comportare effetti sfavorevoli e precludere occasioni di definizione della lite che avrebbero consentito di evitare tempi, costi e incertezze del processo.

L’esperienza professionale insegna che una causa non si vince soltanto perché si ha ragione, ma perché il diritto viene fatto valere con metodo, tempestività e nel rispetto delle regole processuali. È per questo che la prevenzione, la corretta raccolta delle prove e una strategia difensiva costruita fin dall’inizio rappresentano, molto spesso, la migliore forma di tutela.

Il CLICK DELL’AVVOCATURAL’avvocato non smette di essere avvocato quando esce dallo studio. Oggi, più che mai, anche quan...
01/07/2026

Il CLICK DELL’AVVOCATURA

L’avvocato non smette di essere avvocato quando esce dallo studio. Oggi, più che mai, anche quando accende lo smartphone.
Per molto tempo si è pensato che la vita privata appartenesse esclusivamente alla sfera personale. Oggi non è più così. Un post pubblicato d’impulso, un commento offensivo, una fotografia inopportuna, una discussione sui social possono diventare elementi di valutazione anche sotto il profilo deontologico.
L’art. 9 del Codice Deontologico Forense ci ricorda che dignità, probità e decoro sono valori che accompagnano l’avvocato in ogni momento della sua vita, non soltanto nell’esercizio della professione.
Ma c’è un’altra rivoluzione che sta cambiando profondamente il nostro modo di comunicare: l’Intelligenza Artificiale. Sempre più professionisti utilizzano chatbot, assistenti virtuali e sistemi di IA per scrivere testi, rispondere ai clienti, creare contenuti e gestire la propria comunicazione. È uno strumento straordinario, ma non è privo di rischi. Un testo generato automaticamente può contenere errori, informazioni inesatte, espressioni inappropriate o persino violare diritti altrui. Un deepfake può compromettere la reputazione di una persona. Un automatismo non controllato può diffondere contenuti che l’avvocato non avrebbe mai condiviso consapevolmente.
Eppure, sotto il profilo deontologico, il principio resta immutato: la responsabilità non è dell’algoritmo, ma dell’avvocato che decide di utilizzarlo.
Anche l’identità digitale merita oggi una particolare attenzione. Il confine tra profilo personale e professionale è sempre più sottile e ciò che viene pubblicato sul web può incidere sulla fiducia che cittadini, clienti, magistrati e colleghi ripongono nella nostra professione.
La giurisprudenza disciplinare degli ultimi anni dimostra come i social network non rappresentino una “zona franca”: parole, immagini e comportamenti online possono avere conseguenze molto concrete.
Essere avvocati nel 2026 significa quindi possedere non solo competenze giuridiche, ma anche cultura digitale, senso della misura e consapevolezza delle responsabilità che accompagnano ogni nostra comunicazione.
La tecnologia evolve rapidamente. I principi deontologici, invece, continuano a rappresentare la bussola che orienta il nostro agire.
Perché la credibilità dell’avvocatura si costruisce ogni giorno. Anche con un clic.

Il 20 giugno 1979 Nilde Iotti divenne la prima donna Presidente della Camera dei Deputati. Quarantatré anni dopo, il 22 ...
21/06/2026

Il 20 giugno 1979 Nilde Iotti divenne la prima donna Presidente della Camera dei Deputati. Quarantatré anni dopo, il 22 ottobre 2022, Giorgia Meloni divenne la prima donna Presidente del Consiglio dei Ministri.
Due donne profondamente diverse per storia, cultura politica e visione del mondo. Eppure unite da un fatto che appartiene a tutti gli italiani: aver infranto un limite che per decenni era sembrato invalicabile.
La democrazia è anche questo: la capacità di evolversi, di riconoscere il merito, di aprire strade nuove senza rinnegare la propria storia.
Per questo, al di là delle appartenenze, queste date meritano rispetto. Come merita rispetto l’Italia, una nazione che ha saputo affidare alle donne i più alti incarichi delle proprie istituzioni repubblicane.
E proprio perché amiamo il confronto tra idee e la libertà delle opinioni, dobbiamo ricordare che nessuno dovrebbe utilizzare il prestigio delle istituzioni per umiliare o dileggiare altre nazioni.
Si possono discutere le scelte di un governo, si possono contestare politiche e decisioni, ma il rispetto dovuto a un popolo e alla sua storia non dovrebbe mai ve**re meno.
L’Italia non chiede privilegi. Chiede soltanto ciò che riconosce agli altri: rispetto.
Un rispetto che deriva da una storia millenaria, dalla forza della sua democrazia e dal contributo che ha dato e continua a dare al mondo.
Perché le grandi nazioni non hanno bisogno di essere temute. Hanno il diritto di essere rispettate.

L’IMPORTANZA DELLA BIGENITORIALITA’Ci sono crediti che non si prescrivono.Non quelli disciplinati dai codici, ma quelli ...
13/06/2026

L’IMPORTANZA DELLA BIGENITORIALITA’

Ci sono crediti che non si prescrivono.
Non quelli disciplinati dai codici, ma quelli custoditi altrove.
Sono i crediti di fiducia che qualcuno deposita dentro di noi quando ancora non abbiamo fatto nulla per meritarli. Quelli di chi ci guarda e vede possibilità dove noi vediamo solo insicurezze, prima di imparare una professione.
Mio padre, classe 1935, era un uomo del suo tempo: per sua figlia immaginava forse una vita con meno responsabilità.
Eppure quando intuì che il mio sogno era “davvero” essere un “avvocato”, allora smise di chiedermi di essere ciò che aveva sognato per me, e iniziò a sostenere il mio sogno. Sulla sua stima, ho creato la mia autostima: ha investito fiducia, orgoglio, incoraggiamento; ogni mia conquista porta gli interessi di quell’amore ostinato e silenzioso, a tratti ironico e scanzonato quando serviva.
La passione e la determinazione nel mio mestiere e’ l’eco della sentenza più importante della mia vita:
“Tu puoi farcela.”
Ci sono crediti che non si prescrivono.
Si chiamano fiducia, gratitudine, amore.
E il più prezioso dei miei porta il nome di Loris

Indirizzo

Piazzale Falcone E Borsellino N. 4 Cell 347 6352756
Prato
59100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
15:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
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Giovedì 09:00 - 13:00
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Venerdì 09:00 - 13:00
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