Studio Legale Savino - Avv. Alfonso Savino

Studio Legale Savino - Avv. Alfonso Savino Lo Studio Legale Savino si occupa di diritto civile, vantando una esperienza decennale soprattutto nel diritto del lavoro e della previdenza.

Attualmente fornisce consulenza legale a diverse sigle sindacali, sulle principali tematiche lavoristiche. Il titolare dello studio, l'Avv. Alfonso Savino, vanta altresì esperienza nel campo societario, ed è attualmente responsabile di varie curatele fallimentari, presso il tribunale di Napoli. Lo Studio si occupa anche di responsabilità medica, e offre all'occorrenza consulenza medica gratuita,

avvalendosi della collaborazione di esperti consulenti medici legali accreditati come CTU presso i Tribunali.

22/05/2026

👉🏻👉🏻👉🏻 CONSORZIO UNICO DI BACINO DI NAPOLI E CASERTA: DOPO MESI DI RITARDI ARRIVANO GLI STIPENDI!
UN'IMPORTANTE VITTORIA DELL'UFFICIO LEGALE DEL SI COBAS!!!

Nelle scorse settimane, a seguito di una richiesta di assistenza di un lavoratore del Consorzio Unico di bacino di Napoli e Caserta in liquidazione, il nostro legale, avvocato Alfonso Savino, ha inviato al suddetto consorzio formale diffida per il mancato pagamento delle retribuzioni dal mese di gennaio 2026.
La storia di questi lavoratori, operanti nel settore dell'igiene ambientale, è tristemente nota per lo stato di crisi in cui versa il consorzio da tempo ormai immemore, e per i ritardi cronici nel pagamento degli stipendi, che costringono questi lavoratori a rimanere senza salario anche per molti mesi a causa dello stato di liquidazione della società.
Lo scorso 15 aprile l'ufficio legale del Consorzio ha comunicato al nostro avvocato che in tempi brevi sarebbero stati pagati tutti gli emolumenti, e nei giorni scorsi tali pagamenti sono stati finalmente effettuati.

Si tratta di un importante successo del SI Cobas e del nostro legale Alfonso Savino, a riprova che con la determinazione e la competenza è possibile restituire ai lavoratori salario e dignità.

SI Cobas Napoli

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23/04/2026

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Lavoratori senza stipendio e TFR: cosa fare per recuperare quanto spetta.

A cura di Lelio Mancino

In un tempo segnato da crisi aziendali, chiusure improvvise e posti di lavoro sempre più fragili, sono molti i lavoratori che si ritrovano senza stipendio, senza trattamento di fine rapporto e, spesso, senza sapere come reagire. In questi casi, però, restare fermi è l’errore più grave.

A spiegarlo è l’avvocato Alfonso Savino, esperto di diritto del lavoro, che richiama l’attenzione su un principio essenziale: agire subito per non perdere i propri diritti.
“La prima regola è non restare in silenzio”, sottolinea l’avv. Savino. “Il lavoratore deve raccogliere immediatamente tutta la documentazione utile: contratto di lavoro, buste paga, estratti contributivi INPS e ogni eventuale comunicazione intercorsa con l’azienda. Con questi elementi, il legale può predisporre una messa in mora formale, che rappresenta il primo passo per richiedere ufficialmente le somme dovute”.

Il problema si complica quando l’azienda ha
cessato l’attività oppure viene assoggettata a procedura concorsuale. Anche in questi casi, tuttavia, il lavoratore non è privo di tutela. “Se l’impresa chiude o fallisce, è necessario presentare domanda di ammissione al passivo presso il Tribunale”, spiega Savino. “I crediti di lavoro, come stipendi arretrati e TFR, godono di un privilegio riconosciuto dalla legge e hanno quindi una posizione preferenziale rispetto a molti altri creditori”.

Quando però il patrimonio dell’azienda non basta a soddisfare i crediti, entra in gioco uno strumento fondamentale: il Fondo di Garanzia INPS. Si tratta di una tutela concreta, spesso decisiva, che consente al lavoratore di recuperare il TFR e, in presenza dei requisiti previsti, anche le ultime tre mensilità non corrisposte.
“Il Fondo di Garanzia consente di evitare che il lavoratore resti definitivamente privo delle somme maturate”, evidenzia l’avvocato Savino. “Occorre però dimostrare lo stato di insolvenza del datore di lavoro, attraverso una procedura concorsuale oppure mediante un’azione esecutiva conclusasi senza esito utile”.

Dal punto di vista operativo, per accedere a questa tutela bisogna presentare apposita domanda online all’INPS, allegando la documentazione necessaria. Tra gli atti richiesti rientrano, a seconda dei casi, il provvedimento di ammissione al passivo, la sentenza dichiarativa di fallimento — oggi liquidazione giudiziale — la documentazione relativa al credito riconosciuto e la prova del rapporto di lavoro.

“Una volta verificata la sussistenza dei requisiti, l’INPS provvede direttamente al pagamento delle somme spettanti al lavoratore”, chiarisce ancora Savino. “È dunque fondamentale che la domanda sia completa e correttamente documentata”.
Il messaggio finale è chiaro e non lascia spazio a incertezze: la tempestività è decisiva. Attendere troppo può compromettere la possibilità di recuperare quanto dovuto o rendere più complesso l’iter di tutela.

In un contesto economico già segnato da difficoltà e precarietà, conoscere i propri diritti e attivarsi senza ritardi diventa essenziale. Perché il lavoro non è solo fonte di reddito, ma dignità, sicurezza e giustizia sociale. E difendere il salario e il TFR significa, prima di tutto, difendere la persona.

30/01/2026
UNA BUONA NOTIZIA!Come riportato dal “Il Fatto Quotidiano” di oggi 18/01/2024, il Tribunale di Napoli, in funzione del G...
18/01/2024

UNA BUONA NOTIZIA!
Come riportato dal “Il Fatto Quotidiano” di oggi 18/01/2024, il Tribunale di Napoli, in funzione del Giudice del lavoro, ha accolto il ricorso di una ex percettrice del Reddito di Cittadinanza, patrocinata dal sottoscritto Avvocato Alfonso Savino insieme al collega Lelio Mancino, ed ha condannato l’INPS e il Ministero del lavoro a risarcirla per l’ingiusta sospensione del sussidio in ragione del mancato inserimento sulla piattaforma Gepi. Il Giudice ha accertato che il mancato inserimento sulla piattaforma ha comportato l’illegittima sospensione del sussidio da parte dell’Inps, in quanto l'avente diritto non è stata presa in carico dai servizi sociali per avviare i patti per il lavoro.
Pertanto, con questa Ordinanza, si stabilisce l’inadempimento del Ministero e si sancisce il diritto degli ex percettori non iscritti sulla piattaforma Gepi a recuperare le mensilità non percepite.

18/01/2024

Il Tribunale di Napoli, in funzione del Giudice del lavoro, ha emesso una recente ordinanza in seguito al ricorso di una ex percettrice del reddito di cittadina

Sono lieto di annunciare il lancio del nuovo sito web, progettato per offrirvi una piattaforma ancora migliore per acced...
30/10/2023

Sono lieto di annunciare il lancio del nuovo sito web, progettato per offrirvi una piattaforma ancora migliore per accedere a servizi legali e consulenze.

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30/07/2020

Cassazione: co.co.co. e mancanza di progetto

Con ordinanza n. 14969 del 14 luglio 2020, la Corte di Cassazione ha affermato che in presenza di un co.co.co. (collaboratore coordinato e continuativo) ove manchi totalmente il progetto, non va valutata l’autonomia, in quanto scatta l’automatismo della conversione del rapporto a tempo indeterminato.

20/09/2019

Più di 120 milioni di lavoratori in tutto il mondo dovranno riqualificarsi nei prossimi tre anni a causa dell'impatto dell'intelligenza artificiale e dei robot sui posti di lavoro. A dirlo, senza troppi giri di parole, è un’indagine pubblicata da Ibm che mette in fila i dati sulle future possibi...

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