19/07/2026
MARIO ROGGERO. GRAZIA SÌ O GRAZIA NO? E VOI COSA NE PENSATE?
La notizia del giorno è senza dubbio la condanna definitiva a 14 anni di reclusione per Mario Roggero, il gioielliere piemontese di 72 anni che, nell'aprile 2021, uccise due rapinatori e ne ferì un terzo dopo averli inseguiti fuori dalla sua gioielleria mentre erano già in fuga. I tre avevano appena tentato una rapina utilizzando una pi***la giocattolo.
La vicenda continua a dividere profondamente l'opinione pubblica.
Da una parte c'è chi considera Roggero un uomo che ha reagito dopo essere stato vittima dell'ennesimo episodio di criminalità e ritiene che meriti la grazia.
Dall'altra c'è chi sottolinea che, secondo quanto accertato nei processi, gli spari furono esplosi quando il pericolo immediato era ormai cessato, motivo per cui non è stata riconosciuta la legittima difesa.
Un elemento spesso ricordato in queste ore riguarda un precedente risalente al 2005. All'epoca Roggero si presentò di notte nell'abitazione del fidanzato della figlia, lo aggredì e minacciò lui e i suoi genitori con una pi***la vera e carica.
Per quei fatti fu condannato per violazione di domicilio e minacce aggravate, con revoca del porto d'armi e una pena patteggiata di due mesi, poi sostituita con una sanzione pecuniaria.
UN PAESE DIVISO
Il caso ha riacceso il dibattito su due principi contrapposti.
Da un lato, molti sostengono che lo Stato non sia in grado di garantire un livello adeguato di sicurezza e che sia ingiusto vedere un commerciante, già vittima di una rapina, trascorrere anni in carcere.
Dall'altro, c'è chi ritiene che riconoscere la legittimità di una reazione armata contro persone ormai in fuga rischierebbe di creare un precedente molto pericoloso, legittimando forme di giustizia privata incompatibili con lo Stato di diritto.
La politica entra nel dibattito
Come spesso accade nei casi che suscitano un forte impatto emotivo, anche questa vicenda è diventata terreno di scontro politico.
Diversi esponenti politici hanno espresso solidarietà a Roggero e chiesto un intervento di clemenza. Tra le voci più attive figurano Matteo Salvini e Roberto Vannacci, che hanno rilanciato il tema della sicurezza e della legittima difesa.
Al di là delle opinioni personali, il caso Roggero continua a porre una domanda destinata a rimanere al centro del dibattito pubblico: dove si colloca il confine tra il diritto di difendersi e il divieto di farsi giustizia da sé?
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