15/03/2026
Ieri sera a cena con amici si è parlato del referendum e mi sono resa conto che non avevo ancora approfondito l’argomento, ma solo ascoltato delle opinioni, condizionate più dal timore insito nel cambiamento che dalla conoscenza di ciò che sottende il quesito referendario. Non ero preparata, mi ero spogliata del mio ruolo professionale per godermi una tranquilla e spensierata serata in pizzeria.
Tornando a casa ho deciso di rimediare, perché il 22/23 marzo andiamo ad esprimere un potere che la costituzione ci riconosce, non solo un diritto.
Andiamo a votare perché i padri costituenti hanno creato una costituzione “rigida” che non può essere modificata da leggi ordinarie, richiedendo invece - a garanzia appunto dei nostri diritti e della nostra libertà - un procedimento speciale e più complesso.
Il referendum popolare “confermativo”, e non abrogativo a cui siamo abituati, è stato indetto perché – ai sensi dell’art. 138 della Costituzione – la legge di riforma della magistratura sulla quale dobbiamo esprimerci, il 30 ottobre 2025 è stata approvata dal Senato in seconda votazione con la maggioranza assoluta e non dei due terzi.
Approvando la legge cosa possiamo cambiare? L’impianto della magistratura e il controllo disciplinare sui suoi membri e sul suo operato. E’ importante comprendere la natura del cambiamento che ci si prospetta? Sì, moltissimo.
Con l’obiettivo di chiarire – allora - quali sono le modifiche che verrebbero in esistenza se il referendum dovesse confermare l’entrata in vigore della legge, ne riassumo i tratti essenziali:
- la carriera dei magistrati verrà separata sin dall’inizio tra coloro che eserciteranno la funzione giudicante (magistrati togati) e coloro che invece svolgeranno la funzione requirente (e inquirente), ovvero i pubblici ministeri.
- l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) verrà suddiviso in due, in conseguenza della separazione delle carriere, e i membri saranno nominati a seguito di sorteggio.
Attualmente il CSM è composto da 33 membri, di cui 3 membri di diritto e 30 membri elettivi (20 togati e 10 laici), oltre al Presidente della Repubblica che presiede l'organo, e dura in carica 4 anni. Adotta i provvedimenti riguardanti assunzioni, assegnazioni, trasferimenti e promozioni dei magistrati, nonché – con apposita sezione -i provvedimenti disciplinari.
Dopo l’entrata in vigore della legge sulla separazione delle carriere, i CSM diventerebbero due, entrambi composti con il sistema del sorteggio. I Membri Togati (Magistrati): non verrebbero più eletti direttamente dai colleghi, ma estratti a sorte tra tutti i magistrati giudicanti e requirenti in servizio. I Membri Laici (Avvocati/Professori): verrebbero sorteggiati tra una rosa di nominativi scelti dal Parlamento in seduta comune mediante elezione.
Secondo il testo della riforma, ciascuno dei due Csm sarebbe composto da 32 membri. Tra questi: 2 membri di diritto, 20 componenti togati, 10 componenti laici. Per entrambi gli organi il primo membro di diritto sarebbe sempre il Presidente della Repubblica, il secondo invece cambierebbe a seconda dell’organo:
per il Csm giudicante sarebbe il primo presidente della Corte di Cassazione; per il Csm requirente sarebbe il procuratore generale della Corte di Cassazione.
Entrambi i nuovi CSM manterrebbero i poteri amministrativi relativi ad assunzioni, assegnazioni di sede e funzioni, valutazioni di professionalità e promozioni, ma verrebbe meno il potere disciplinare.
La riforma infatti introduce un nuovo organo, ovvero l’Alta Corte disciplinare incaricata di giudicare gli illeciti disciplinari dei magistrati. La composizione prevista è di 15 membri: 9 magistrati sorteggiati tra quelli con almeno 20 anni di servizio, 6 membri laici, di cui tre nominati dal Presidente della Repubblica e tre estratti da un elenco indicato dal Parlamento.
L’animo da avvocato penalista che in me non può non tenere in considerazione che l'Unione delle Camere Penali Italiane (UCPI) ha fortemente voluto e sostiene fermamente questa riforma della giustizia. Non è una questione “di destra” o “di sinistra”, è l’esigenza di chi si confronta per lavoro con gli organi della giustizia e con un sistema che da tempo (persino da prima del mio ingresso alla professione!) non funziona come dovrebbe. Vero che in apparenza non cambierà nulla, l’effetto non sarà immediato, ma questa riforma porterà alla creazione di una nuova forma mentis in cui ciascuno sarà chiamato a rispondere del suo operato e ciò da un lato consentirà di superare alcune delle più gravi distorsioni del sistema giudiziario con effetti, da una parte, sull’efficienza del sistema giustizia, dall’altra, sulla credibilità e immagine della stessa magistratura.
I punti nodali della riforma mirano a colpire fatti che sono agli occhi di tutti:
- il problema dell’indipendenza della magistratura per l’eccessivo e invadente peso delle correnti e i condizionamenti che ne derivano con riguardo alle carriere dei singoli magistrati (assegnazione delle funzioni direttive e semidirettive, valutazioni di professionalità, disciplina) e alle nomine dei capi degli uffici giudiziari. Problema che troverebbe sicuramente un argine nella proposta riforma del CSM. La biforcazione tra Consiglio Superiore giudicante e Consiglio Superiore requirente consentirebbe di ottenere l’eliminazione di ogni possibile indebita interferenza nella gestione sia della magistratura giudicante che di quella requirente, garantendo ad ognuna di loro di svolgere le rispettive funzioni in condizioni di reciproca autonomia e indipendenza dagli altri poteri, con l’effetto finale di rinforzare l’assoluta terzietà ed imparzialità del Giudice di fronte alle parti processuali, compreso il Pubblico ministero.
- il problema del controllo disciplinare sui magistrati che attualmente viene percepito dalla collettività come inesistente. L'istituzione dell’Alta Corte disciplinare, svincolata dalle correnti politiche che agiscono oggi all’interno del CSM dovrebbe segnare il passo e rappresentare il vero cambiamento verso la percezione di una giustizia più equa in cui ciascuno, anche il magistrato, è chiamato a rispondere del proprio operato.
Credo che in questi termini per chi come me si occupa di diritto l’indicazione al voto sia scontata.
Questo approfondimento, che non avevo svolto sino ad ora (mea gravissima culpa!) e che mi permetto di condividere, sperando di aver utilizzato una terminologia chiara ed accessibile anche a chi non ha dimestichezza con il linguaggio giuridico, ha definitivamente rarefatto i miei timori che l’approvazione della riforma possa celare una sommersa invadenza politica e un rafforzamento autocratico del potere dei Pubblici Ministeri. Credo invece che sia auspicabile reimpostare l’organizzazione dell’apparato giustizia penale nel senso indicato dalla riforma e che ciò potrebbe davvero restituire credibilità ad un sistema asfittico e autoreferenziale al quale la collettività non riconosce più l’autorità e il doveroso prestigio che merita.
Il mio consiglio, quindi, è non andate a sprecare il vostro voto, informatevi sui fatti, non sulle opinioni, e prendete una decisione consapevole.