09/06/2026
Oggi ho saputo che un mio cliente non c’è più.
La notizia mi ha colpito più di quanto avrei immaginato.
Non eravamo amici e questo nonostante insistesse a chiamarmi per nome.
Non ci frequentavamo al di fuori del rapporto professionale. Ci eravamo conosciuti attraverso una vicenda giudiziaria e, come accade spesso nel nostro lavoro, in uno dei momenti più difficili della sua vita.
Aveva commesso errori. Forse molti. Aveva il suo carattere, le sue contraddizioni, le sue fragilità.
Anche il nostro rapporto professionale non era stato sempre semplice. C’erano questioni ancora aperte, incomprensioni e aspetti rimasti in sospeso.
Eppure oggi, davanti alla notizia della sua morte, tutto questo passa in secondo piano.
Perché dietro ogni fascicolo c’è una persona.
Dietro ogni pratica c’è una storia.
Dietro ogni cliente c’è un essere umano che cerca aiuto, che combatte le proprie battaglie, che prova a trovare una via d’uscita nei momenti più difficili.
Noi avvocati siamo chiamati a difendere diritti, a studiare atti, a sostenere processi. Ma, prima ancora, entriamo in contatto con vite. Vite vere. Vite spesso ferite.
Poi arriva una notizia come questa e ti ricorda quanto tutto sia fragile.
Le controversie, le incomprensioni, le questioni economiche, le preoccupazioni quotidiane: improvvisamente perdono peso.
Rimane il ricordo di una persona che, per un tratto della sua esistenza, ha riposto in te la propria fiducia.
Oggi non penso agli errori che ha commesso né alle vicende che ci hanno fatto incontrare.
Penso semplicemente a un uomo che non c’è più. E questo basta per provare un sincero dispiacere.
Riposi in pace.