Avvocato Claudio Severo Monti

Avvocato Claudio Severo Monti Avvocato specializzato responsabilità civile diritto di famiglia e aziendale

22/05/2023

E’ VERO CHE OGGI E’ POSSIBILE PROPORRE SEPARAZIONE E DIVORZIO CONTESTUALMENTE?
Alla domanda possiamo oggi rispondere positivamente. Infatti, con la riforma Cartabia è possibile, in un unico ricorso, ottenere sia la separazione sia il divorzio evitando così agli ex coniugi un percorso di afflizioni (non per tutti ovviamente). Oggi, per chiedere il divorzio contestualmente alla domanda di separazione sarà necessario che l’avvocato inserisca tutte le domande relative sia alla separazione personale sia al divorzio, che potrà essere pronunciato dal medesimo Giudice (di fatto nel ricorso si inserirà una doppia richiesta di assegno di mantenimento per figli e coniuge, una doppia domanda di affidamento, collocazione e regolamentazione delle visite dei minori ecc.).
La procedura risulterà un attimo lunga ma nell’arco di 6 mesi, con un ricorso congiunto, si otterrà anche in automatico il divorzio, o in caso di matrimonio ecclesiastico, la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

19/04/2023

COMPAGNIE LOW COST SE SALTA IL VOLO PER SCIOPERO POTRESTE AVERE DIRITTO AL RISARCIMENTO DEL DANNO
Ci stiamo avvicinando ai ponti del 25 aprile e del 1° maggio e chissà quanti di noi fremono per la partenza.
Sul punto mi pare interessante segnalare una interessante sentenza del Giudice di pace di Aosta dello scorso 20 Marzo.
Il Giudice di Pace, con questa coraggiosa Sentenza, ha statuito il diritto al risarcimento del danno in favore di due viaggiatori che non si sono potuti imbarcare sul loro volo, per godersi il meritato riposo a cui tutti ambiamo, a causa di uno sciopero dei controllori di volo di Torino.
Nel corso del giudizio è stato accertato che se il vettore avesse comunicato subito l'astensione, avrebbe potuto limitare i disagi della cancellazione. Così non facendo ha costretto i viaggiatori a spostarsi in altra città per potersi imbarcare su altro volo.
Il giudice di Pace di Aosta ha quindi condannato la compagnia low cost al risarcimento del danno patito dai due sfortunati viaggiatori consistente nei costi addizionali da questi sostenuti pari alle spese di spostamento e all’albergo.

22/03/2023

INTRUFFOLARSI IN CASA DELLA EX MOGLIE NON E’ UNA BUONA IDEA
Rischia una condanna per violazione di domicilio a carico del coniuge chi, dopo la separazione entra nella casa assegnata all'ex, anche se di sua proprietà.
Per dirla in maniera più semplice, nell'ipotesi in cui all'esito di una separazione anche di fatto, uno dei coniugi abbia abbandonato l'abitazione familiare trasferendosi altrove l'unico titolare del diritto a godere dell'abitazione in modo esclusivo va individuato nel coniuge (O IL CONVIVENTE DI FATTO) rimasto nell'abitazione familiare, anche se quello trasferito sia proprietario o comproprietario dell'immobile.
Nel caso di specie la Corte di Cassazione ha condannato il marito che si era introdotto nella casa assegnata alla moglie confermando la condanna inflittagli dai giudici di merito anche per violazione di domicilio ex articolo 614 codice penale

10/03/2023

RISCHIA DI ESSERE LICENZIATO CHI FA APPREZZAMENTI “IN UFFICIO” SULLE SCELTE SESSUALI DEI COLLEGHI.
La Corte di Cassazione con una recentissima ordinanza del 09.03.2023 ha confermato la massima sanzione disciplinare a carico di un impiegato che aveva detto “lesbica” a una collega, vedendosi altresì negato il risarcimento riconosciuto nei primi due gradi di giudizio.
Per la corte è innegabile che la società civile negli ultimi decenni ha assunto la consapevolezza che qualunque scelta di orientamento sessuale attiene ad una sfera intima e assolutamente riservata della persona. L'intrusione in tale sfera, come nel caso di specie, non può pertanto essere considerata secondo il modesto standard della violazione di regole formali di buona educazione utilizzato dal giudice dell’Appello ma deve essere valutata tenendo conto della centralità che nel disegno della carta costituzionale assumono i diritti inviolabili dell'uomo art. 2, il pieno sviluppo della persona umana art. 3, il lavoro come ambito di esplicazione della personalità dell'individuo art. 4.
Secondo la Corte tale generale impianto di tutela ha trovato puntuale specificazione nell'ordinamento attraverso la previsione di discipline antidiscriminatorie in vario modo intese ad impedire o a reprimere forme di discriminazione legate al sesso. Tra queste assume particolare rilievo il decreto legislativo numero 198/2006 (codice delle pari opportunità tra uomo e donna) il cui articolo 26 al suo comma 1 statuisce che sono considerate come discriminazioni anche le molestie, ovvero quei comportamenti indesiderati posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l'effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.

09/03/2023

Ma figlio mio ti dovrò mantenere sino a 40 anni ??

Mi capita spesso che alcuni clienti separati da svariati anni mi chiedano “avvocato ma sino a quando dovrò mantenere i ragazzi……per tutta la vita?”
la Corte di Cassazione ha fornito una risposta ben definita e confermata con un ultima pronuncia la n. 358 del 10.01.2023.
Infatti, in base al consolidato insegnamento giurisprudenziale, ai fini del riconoscimento dell'obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni non economicamente indipendenti, i giudici sono tenuti a valutare, con prudente apprezzamento, caso per caso e con criteri di rigore proporzionalmente crescenti in rapporto all'età dei beneficiari, le circostanze che giustificano il permanere del suddetto obbligo o anche l'assegnazione dell'immobile. Fermo restando che tale obbligo non può essere protratto oltre ragionevoli limiti di tempo e di misura, poiché il diritto del figlio si giustifica nei limiti del perseguimento di un progetto educativo e di un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e (purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori) aspirazioni ( principio espresso in Cass., n. 17183/2020).
Nel caso di specie, applicando i principi di cui sopra, la Suprema corte ha fissato la “dead line” oltre la quale per nessun motivo il giovane ha diritto all’assegno da parte del genitore all’età di 34 anni anche se disoccupato.
Questo non significa che il trentaquattresimo anno di età è il limite generale, tale limite dovrà essere analizzato caso per caso secondo i principi indicati con Cass 17183/2020.

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