29/04/2026
Il nuovo decreto sicurezza diventa legge tra "applausi" e "proteste".
Il c.d. Decreto Sicurezza (d.l. 24 febbraio 2026, n. 23), è stato convertito in legge dal Parlamento italiano il 24 aprile 2026 con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale come Legge 24 aprile 2026, n. 54, ed è entrato in vigore il 25 aprile.
Il provvedimento contiene un pacchetto di misure urgenti in materia di sicurezza pubblica, ordine pubblico, attività di indagine, funzionalità delle forze di polizia, immigrazione e protezione internazionale.
Tra le principali novità troviamo:
- Potere rafforzato alle forze dell’ordine e misure di prevenzione urbana, inclusi strumenti aggiornati per il contrasto di reati legati alle armi e strumenti atti ad offendere.
- Modifiche al Daspo urbano, ora applicabile in aree specifiche individuate e non necessariamente a livello di intero centro abitato.
- Norme più stringenti sui reati di particolare allarme sociale, con focus su violenza giovanile e sicurezza stradale.
- Disposizioni contro il porto abusivo di armi e strumenti e un quadro più ampio per la gestione delle manifestazioni pubbliche.
- Previste procedure per nuovi concorsi nelle Forze dell’Ordine e misure transitorie per il reclutamento.
Una delle disposizioni più discusse e controverse riguarda senza dubbio i cosidetti "rimpatri volontari assistiti": la versione originaria della norma prevedeva un incentivo economico per professionisti (circa 615 euro) che assistessero i migranti nei processi di ritorno volontario. Dopo le critiche e osservazioni sotto il profilo Costituzionale, il Governo ha rapidamente approvato un decreto correttivo che amplia l’accesso agli incentivi ad altri operatori come mediatori.
Il decreto è stato approvato alla Camera con 162 voti favorevoli, 102 contrari e 1 astenuto, suscitando proteste da parte delle opposizioni, con critiche sulla presunta compressione di diritti in nome della sicurezza.
In sintesi, la legge intende rafforzare la risposta normativa al problema della sicurezza urbana e dei reati di allarme sociale, pur restando al centro di dibattito politico e giuridico sull’equilibrio tra ordine pubblico e garanzie dei diritti.