29/09/2026
GARLASCO E DINTORNI
SEMPIO O STASI
la radice del male
L'Avviso di 415bis, accompagnato dall'oramai consueto comunicato stampa (ultima moda delle Procure manco fossero l'ufficio stampa del Quirinale o della Presidenza idel consiglio), ha risvegliato le sopite tifoserie italiane sul caso Garlasco.
Si parla ora di presunti e quantomai improbabili depistaggi e oscure manovre dei Ris di Parma (allo stato mere congetture lasciate serpeggiare dalla stessa Procura con un vero e proprio colpo da teatro), rinfocolando antiche appartenenze di chi sta con Sempio, chi con Stasi, chi da la colpa a destra, altri a manca, tra poco anche al governo fascista!
Che si può fare: è l'italia!
si appassiona ora dei processi ora del calcio con il medesimo furore, spronata dai tanti talk televisivi, nuove aule mediatiche di Tribunale!
A parte le legittime considerazioni di molti, volte a sottolineare la conduzione pessima, approssimativa delle indagini nella prima inchiesta, frutto non solo di una incapacità e disorganizzazione della polizia giudiziaria, ma anche e sopratutto dell'impreparazione, ad essere cortesi, del dominus delle indagini, una situazione quasi grottesca, resta comunque sullo sfondo il problema centrale da dipanare, determinatosi con l'avvento dei processi indiziari fondati esclusivamente sulle cd prove scientifiche.
Nessuno a quanto pare ha il coraggio di mettere in discussione il mito a cui tributiamo, deferenti, adorazione fideistica, ovvero la 'verità ' delle prove scientifiche (moderno ed inedito 'ipse dixit' di aristotelica e medievale memoria!), mentre la realtà dei fatti ci dice che processi imbastiti e decisi su tali elementi probatori nel tempo mostrano crepe enormi e sollevano dubbi di legittimità.
Il rischio è quello di sentenze di condanna con esiti mostruosi per l'impatto tragico ed irreparabile sulla vite umane.
Il Giudice, quando si trova di fronte a indagini scientifiche che forniscono letture plurime e diametralmente opposte, tutte parimenti plausibili, come accadde allora, dovrebbe fermarsi e assolvere, cone fece il Gup di Vigevano!
Ma la magistratura è quella tra le prime istituzioni, che in assenza di indicazioni chiare del legislatore, subisce l'abbaglio di questa falsa luce.
Presa coscienza della precarietà e della labilita' di questa tipologia di prove che alimentano la proliferazione di processi indiziari altamente ingiusti, urgerebbero correttivi normativi che nessuno ha voglia di fare, un po' per opportunismo politico, un po' per non urtare il sancta sa****um della magistratura!
Una tra queste correzioni dovrebbe puntare sull'improrogabile intervento sui requisiti di valutazione della prova di cui all'art 192, co 2, cpp, aggiungendovi l'aggettivo 'univoci'!
L'aggiunta dell'aggettivo andrebbe a limitare interpretazioni intrinsecamente contraddittorie proprio nei casi di plurime e sovrapponibili letture del materiale oggetto di valutazione.
Non esistono fantomatiche, quanto inesistenti, verità, o meglio 'evidenze' scientifiche, ma solo dati grezzi dei quali si può dire tutto ed il contrario di tutto, dati che si prestano a forzate letture dei fatti se finalizzate a suffragare tesi congetturali già confezionate a monte dell'indagine ed utili solo ad appagare sentimenti giustizialisti, sacrificando il principio garantista di condanna oltre ogni ragionevole dubbio, come chiaramente indicato nell'art 533 cpp.
Un altro intervento di più ampio respiro dovrebbe rinforzare il peso dell'Avvocatura nel corso delle indagini preliminari e in tema di formazione della prova in dibattimento, in un sistema accusatorio ancora 'inquinato' nella sua struttura dal precedente modello inquisitorio, condizionante la mentalità dei giudici che spesso si appiattiscono alle risultanze di indagine svolte dalla Procura, ritenute attendibili perché provenienti da organi ritenuti obiettivi per il mero dato della carica rivestita.
Sia bastevole guardare alla storia di questo come di altri processi, dove solo a distanza di anni, ex post, sono state riconosciute valide le istanze della difesa, al tempo osteggiate.
Ma in quest'ultimo caso registriamo i mal di pancia, udite udite!, della stessa avvocatura, ormai dedita nella sua maggioranza dei componenti, alla pronazione zerbina verso la magistratura!
Ma alla luce di quanto sta accadendo con la nuova indagine su Sempio, mi pare che la magistratura non è che abbia dimostrato quella capacità di auto-emenda, come blaterano da più parti in una visione santificante della funzione, con il timore che il processo contro Sempio si trasformi in una mera riedizione del processo Stasi!