12/05/2026
Tre genitori riconosciuti anche in Italia: la Corte d’Appello di Bari apre a una nuova forma di tutela destinata ad incidere concretamente sul modo in cui l’ordinamento guarda alle relazioni familiari già consolidate nella vita reale.
La Corte d’Appello di Bari ha infatti disposto la trascrizione in Italia di un provvedimento straniero che riconosce un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e due padri, uno dei quali legato al genitore biologico da un matrimonio celebrato in Germania. La pronuncia, divenuta definitiva dopo il passaggio in giudicato, rappresenta uno dei primi casi italiani nei quali viene riconosciuta piena efficacia a un assetto genitoriale “tripolare” formatosi all’estero.
La vicenda trae origine dalla nascita del minore in Germania. Il bambino è stato concepito attraverso un rapporto naturale tra la madre e il padre biologico, entrambi da subito consapevoli del progetto familiare condiviso con il marito di quest’ultimo. Nessun ricorso, dunque, alla gestazione per altri, tema che ha rappresentato il punto centrale dell’intero contenzioso.
Sin dalla nascita, il minore ha vissuto stabilmente all’interno del nucleo formato dai due uomini, crescendo in un contesto familiare unitario e continuativo. Nel tempo, il coniuge del padre biologico ha avviato in Germania la procedura di adozione del figlio del partner, istituto consentito dall’ordinamento tedesco anche per le coppie omosessuali sposate.
L’adozione è stata autorizzata dalle autorità tedesche dopo gli accertamenti dei servizi sociali, che hanno evidenziato come il bambino fosse accudito quotidianamente da entrambi i padri e come il legame affettivo e genitoriale fosse già pienamente consolidato. Determinante, inoltre, è stato il consenso espresso dalla madre biologica, che non solo non si è opposta all’adozione, ma ha sostenuto il riconoscimento del ruolo genitoriale del secondo padre.
Successivamente, la coppia ha chiesto che il provvedimento straniero venisse trascritto anche in Italia, presso il Comune competente per l’iscrizione AIRE del cittadino italiano residente all’estero. L’amministrazione comunale, tuttavia, ha negato la trascrizione ritenendo necessario approfondire il sospetto che dietro l’intera operazione potesse celarsi una forma indiretta di maternità surrogata.
Da lì, il ricorso davanti alla Corte d’Appello di Bari.
Nel corso del giudizio, i ricorrenti hanno documentato in modo dettagliato l’assenza di qualsiasi pratica vietata dall’ordinamento italiano e tedesco. La Corte ha quindi accertato che:
* il minore era nato senza ricorso alla gestazione per altri;
* non esisteva alcun accordo di tipo “surrogatorio”;
* la madre biologica aveva mantenuto un ruolo pienamente consapevole e volontario;
* il rapporto genitoriale tra il bambino e il secondo padre era concreto, stabile e radicato nella quotidianità del minore.
Proprio quest’ultimo elemento appare centrale nella motivazione della decisione. Ancora una volta, infatti, il giudice ha posto al centro non un modello astratto di famiglia, ma l’interesse concreto del bambino a vedere riconosciuti giuridicamente i legami affettivi e genitoriali già esistenti nella propria vita.
La Corte ha inoltre ritenuto che il provvedimento tedesco fosse compatibile con i principi dell’ordinamento italiano, richiamando implicitamente la logica dell’adozione in casi particolari prevista dall’art. 44 della legge n. 184/1983, istituto che consente il riconoscimento di ulteriori figure genitoriali senza recidere il rapporto con i genitori biologici.
Il dato più interessante della vicenda, probabilmente, non è soltanto il riconoscimento di tre genitori sul piano formale, ma il fatto che il giudice abbia scelto di leggere la situazione familiare partendo dalla realtà vissuta dal minore. Una realtà nella quale il bambino, di fatto, aveva già tre figure genitoriali di riferimento: una madre e due padri che, con ruoli differenti ma complementari, avevano condiviso responsabilità, cura, educazione e crescita.
La pronuncia si inserisce in un panorama giurisprudenziale italiano sempre più chiamato a confrontarsi con modelli familiari che superano gli schemi tradizionali e che spesso si formano all’estero, per poi chiedere riconoscimento anche nel nostro Paese.
Resta ora da capire se questa decisione rappresenterà un episodio isolato oppure l’inizio di un orientamento destinato a consolidarsi. Di certo, la sentenza della Corte d’Appello di Bari segna un ulteriore passaggio verso una concezione della genitorialità fondata non esclusivamente sul dato biologico, ma anche sulla continuità della relazione affettiva, educativa e di cura costruita nel tempo attorno al minore.