Bisconti Avvocati

Bisconti Avvocati Lo Studio Bisconti Avvocati si occupa di diritto civile, commerciale e amministrativo. Fondato nel 1998 dall'Avv.

Lo Studio Bisconti Avvocati conta sull'esperienza e la competenza del suo team di avvocati, per offrire consulenza legale in ogni ambito del diritto civile, commerciale, amministrativo e tributario. Pietro Bisconti, lo Studio si trova a Palermo in Via Sammartino n. 45.

𝗖𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱'𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮: 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶 𝗲 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗿𝗮 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮𝗿𝗲Da agosto una novità importante per le ...
02/09/2026

𝗖𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱'𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮: 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗖𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶 𝗲 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗿𝗮 𝘀𝗶 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗿𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗮𝗿𝗲

Da agosto una novità importante per le imprese in difficoltà: i tributi locali – Imu in testa – entrano nel perimetro della transazione fiscale, finora riservata ai debiti con l'Erario. Le aziende potranno quindi includere anche questi debiti negli accordi di ristrutturazione, nel concordato preventivo e nella composizione negoziata.

La novità più rilevante riguarda il potere dei giudici: anche se il Comune non è d'accordo, il tribunale potrà comunque approvare il piano se ritenuto più conveniente rispetto al fallimento. Fine, quindi, del veto di fatto degli enti locali che finora poteva bloccare i piani di risanamento.

Passaggi generazionali d'impresa: come azzerare l'imposta di successione e donazioneTrasferire l'azienda di famiglia ai ...
21/08/2026

Passaggi generazionali d'impresa: come azzerare l'imposta di successione e donazione

Trasferire l'azienda di famiglia ai figli può essere completamente esente da imposta, a patto di cedere insieme alle quote anche il controllo effettivo della società.

I vantaggi per chi pianifica per tempo:

Nessuna imposta su successioni e donazioni se il controllo passa e resta in mano ai discendenti per 5 anni
Si può anticipare il passaggio anche quando il fondatore è ancora in vita, tramite una holding di famiglia
Con il regime del realizzo controllato (art. 177 Tuir) il conferimento in holding è fiscalmente neutro
I patti di famiglia permettono di trasferire il controllo mantenendo l'usufrutto in capo al genitore

Una pianificazione fatta bene protegge il patrimonio d'impresa e agevola il ricambio generazionale.

𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗿𝘁-𝘂𝗽 𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮: 𝗿𝗲𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗲 𝗮𝗴𝗲𝘃𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟰Requisiti più selettivi. Status non...
18/08/2026

𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝗶𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗿𝘁-𝘂𝗽 𝗶𝗻𝗻𝗼𝘃𝗮𝘁𝗶𝘃𝗮: 𝗿𝗲𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗲 𝗮𝗴𝗲𝘃𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟰
Requisiti più selettivi. Status non più fisso a 5 anni, ma a fasi (3 → 5 → scale-up). Detrazione fiscale per chi investe fino al 65%.

La riforma 2024 ha cambiato le regole del gioco: chi vuole costituire una start-up innovativa — o verificare se la mantiene ancora — deve ripartire da qui.

Tutti i dettagli nel nuovo articolo del blog.

Per una consulenza sulla tua start-up, contattaci.

La disciplina delle start-up innovative, introdotta dal decreto Crescita 2.0 (D.L. 18 ottobre 2012, n. 179, convertito in L. 221/2012), è stata riscritta in profondità a fine 2024 da due interventi legislativi ravvicinati: la legge 28 ottobre 2024, n. 162 (c.d. legge Centemero) e la legge 16 dicem...

𝗣𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à: 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗶𝗹 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲.Un a...
13/07/2026

𝗣𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à: 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗮 𝗰𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗿𝗮𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝗲 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗶𝗹 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗻𝗼𝗻 è 𝗲𝘀𝗶𝗴𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲.

Un assegno bancario, di per sé, non dimostra che tra due imprese esista un prestito. E se anche un prestito ci fosse, senza un termine per la restituzione il creditore non può pretendere il pagamento immediato. Lo ha stabilito la Corte d'Appello di Salerno con la sentenza n. 711/2026, pubblicata l'11 giugno 2026.

Una società aveva ottenuto un decreto ingiuntivo nei confronti di un'altra impresa per la restituzione di 152.000 euro. Il Tribunale di primo grado aveva confermato il decreto.
La società debitrice ha impugnato la sentenza sostenendo che l'assegno prodotto attestasse un credito a suo favore per la vendita di beni, non un prestito, e che il verbale di assemblea invocato dalla controparte fosse un atto interno privo di valore verso terzi. Ha inoltre depositato i bilanci di entrambe le imprese, da cui non emergeva alcun rapporto di debito o credito.

La Corte ha accolto l'appello. Richiamando la giurisprudenza di legittimità, ha ricordato che la sola consegna di un assegno non prova l'esistenza di un prestito: serve una prova ulteriore della volontà delle parti. Qui questa prova mancava, non essendoci, tra l'altro, evidenza nei bilanci. In più, anche ammettendo che si trattasse di un mutuo, mancava un termine per la restituzione, e solo in caso di vera insolvenza del debitore il creditore può pretendere il pagamento immediato senza passare dal giudice.

𝗙𝗶𝘀𝗰𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶: 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻'𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗶𝗱𝗮, 𝗶 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶Il conto corrente non è un d...
22/06/2026

𝗙𝗶𝘀𝗰𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶: 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘂𝗻'𝗮𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶𝘇𝘇𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗮𝗹𝗶𝗱𝗮, 𝗶 𝗱𝗮𝘁𝗶 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗶𝘀𝗶𝘁𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗻𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶𝘇𝘇𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶

Il conto corrente non è un dato aperto. Per accedervi, il Fisco deve avere un'autorizzazione specifica, anteriore all'indagine e con un contenuto verificabile. Se quel documento manca, è generico o tardivo, i dati bancari acquisiti non possono essere usati nell'accertamento.
Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con tre ordinanze emesse tra il 15 e il 18 giugno 2026. Cambia il terreno del contenzioso bancario, non la superficie.
Fino ad oggi chi riceveva un accertamento basato sui conti doveva spiegare tutto: versamenti, prelievi, giroconti, rimesse. Chi non riusciva a giustificarli si vedeva contestare redditi non dichiarati. Ora il primo controllo è a monte. Prima di discutere i singoli movimenti, il contribuente può far valere se il Fisco aveva il diritto di prendere quei dati.
L'autorizzazione non è una formalità. È il documento che legittima l'ingresso nella sfera patrimoniale del contribuente e deve esistere prima dell'indagine, con un perimetro definito: soggetto controllato, annualità, limiti dell'accertamento. Se manca, è tardiva, proviene da un ufficio non competente o è tanto vaga da non consentire alcun controllo di proporzionalità, i dati sono inutilizzabili. L'accertamento che su quei dati si fonda cade. Il principio vale anche per i procedimenti già avviati e i giudizi in corso.
Chi ha ricevuto un avviso basato sui propri conti può chiedere che l'autorizzazione sia esibita e contestarne i vizi davanti al giudice tributario.

Se stai affrontando un controllo bancario o hai già ricevuto un avviso di accertamento, contatta 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 𝗕𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗔𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶 per una valutazione del tuo caso.

𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗵𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁àOgni socio di una società a responsabilità lim...
08/06/2026

𝗜𝗹 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗵𝗮 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à

Ogni socio di una società a responsabilità limitata ha il diritto di controllare come viene gestita l'azienda in cui ha investito. Non è un privilegio: è un diritto riconosciuto dalla legge.

Il codice civile (𝗮𝗿𝘁𝘁. 𝟮𝟮𝟲𝟭 𝗲 𝟮𝟰𝟳𝟲) attribuisce al socio non amministratore il pieno accesso alla documentazione societaria: contratti, contabilità, estratti conto, corrispondenza, atti legali. Un diritto che 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗽𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗮 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗻𝘂𝘁𝗮 e che non viene meno per il solo fatto che esista un organo di controllo interno, come il Collegio Sindacale.

La giurisprudenza ha confermato questo principio in più occasioni, precisando che il diritto di accesso spetta al socio indipendentemente dalla partecipazione al capitale e 𝘀𝗶 𝗲𝘀𝘁𝗲𝗻𝗱𝗲 𝗮𝗹𝗹'𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮, inclusa quella archiviata su supporti informatici. Il socio può anche estrarne copia a proprie spese. Nei casi in cui il rischio di un danno imminente e difficilmente riparabile sia concreto, il socio può agire in via d'urgenza senza attendere i tempi ordinari di un giudizio.

La giurisprudenza chiarisce anche i 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼. L'accesso agli atti non può trasformarsi in uno strumento ostruzionistico: se il socio utilizza le proprie prerogative non per informarsi, ma per ostacolare l'attività degli amministratori, perde la tutela che la legge gli riconosce. Il confine tra controllo legittimo e abuso del diritto è sottile e va valutato caso per caso.

𝗦𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘂𝗺𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘁𝗶. 𝗧𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗮𝗹 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼 𝘀𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿...
04/06/2026

𝗦𝗼𝗰𝗶𝗲𝘁à 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗼𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗼𝗰𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗮𝘃𝗶 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶: 𝗶𝗹 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗼 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘂𝗺𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶 𝘀𝗶𝗮𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘁𝗶. 𝗧𝗼𝗰𝗰𝗮 𝗮𝗹 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗼 𝘀𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝗹𝗼.

Nelle società con pochi soci, l'Agenzia delle Entrate non deve provare che gli 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘁𝗶 siano stati effettivamente incassati dai soci. 𝗟𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝘂𝗺𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘁𝗶, 𝗮𝘂𝘁𝗼𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗶𝗻 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗾𝘂𝗼𝘁𝗲.

Lo ha stabilito la 𝗖𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗰𝗼𝗻 𝗹'𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝟭° 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 𝗻. 𝟭𝟳𝟮𝟭𝟱, che ne ha tracciato i confini con precisione.

Il meccanismo è questo: l'Agenzia accerta che la società ha incassato più di quanto risulta dai libri contabili, poi notifica un avviso di accertamento anche ai soci, attribuendo a ciascuno la quota di utili corrispondente alla propria partecipazione. Da quel momento, è il socio a dover dimostrare che le cose sono andate diversamente.

Non basta dire di non aver gestito la società, di non aver firmato nulla, di essere rimasto fuori dalle decisioni. La Cassazione chiarisce che questa difesa, da sola, non regge: in qualsiasi società di capitali è normale che un socio non amministri. L'estraneità alla gestione non prova nulla sulla sorte dei ricavi occulti.

Il socio deve dimostrare dove sono finiti quei ricavi: rimasti in cassa, reinvestiti nella società, o incassati da qualcun altro. Solo questo argomento intacca la presunzione.

Chiunque detenga quote in una piccola società, anche senza occuparsene attivamente, è esposto a questo tipo di accertamento. Sapere come funziona la presunzione, e cosa serve per contrastarla, è il primo passo per tutelare il proprio patrimonio personale.

Per approfondire questo tema o richiedere una consulenza, contatta lo 𝗦𝘁𝘂𝗱𝗶𝗼 𝗟𝗲𝗴𝗮𝗹𝗲 𝗕𝗶𝘀𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗔𝘃𝘃𝗼𝗰𝗮𝘁𝗶.

𝗕𝗹𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗙𝗶𝘀𝗰𝗼: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮L'Agenzia delle Entra...
03/06/2026

𝗕𝗹𝗼𝗰𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗙𝗶𝘀𝗰𝗼: 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗹'𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮

L'Agenzia delle Entrate Riscossione ha avviato una massiccia campagna di recupero coattivo che prevede l'emissione di oltre centomila atti esecutivi e pignoramenti diretti sui conti correnti entro la fine dell'anno.

Il pignoramento diretto del conto bancario è uno strumento estremamente rapido che si esegue senza alcuna preventiva autorizzazione da parte del giudice.

La 𝗻𝗼𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 all'istituto di credito produce l'immediato congelamento delle somme depositate, vincolandole fino al raggiungimento dell'importo preteso. Per difendersi da questa procedura esecutiva, l'ordinamento fornisce uno strumento specifico previsto dal Codice della crisi d'impresa: la composizione negoziata. Attraverso il deposito di un'istanza e il ricorso al tribunale, l'impresa ottiene l'applicazione di misure protettive. Tali misure protettive concesse a seguito della presentazione dell'istanza ci composizione paralizzano i pignoramenti e impediscono ai creditori di iniziare o proseguire azioni esecutive.
In questo modo, l'imprenditore può avviare una trattativa per ristrutturare il debito tributario, garantendo al tempo stesso il pagamento dei costi correnti e la sopravvivenza dell'azienda.

L'attivazione tempestiva di questo strumento è vitale per tutti gli imprenditori e le società che operano in uno stato di difficoltà finanziaria. Intervenire in via preventiva è l'unica strada percorribile, poiché attendere il blocco effettivo del conto corrente annulla la possibilità pratica di predisporre una valida manovra di ristrutturazione e paralizza definitivamente l'attività.

𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗦𝗖𝗜𝗔 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝟭° 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝗱𝗼 𝗶𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗖𝗜𝗡Chi gestisce una stru...
01/06/2026

𝗡𝘂𝗼𝘃𝗮 𝗦𝗖𝗜𝗔 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗲 𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗲: 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮 𝗱𝗮𝗹 𝟭° 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝗲 𝗶𝗹 𝗻𝗼𝗱𝗼 𝗶𝗿𝗿𝗶𝘀𝗼𝗹𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗼𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗖𝗜𝗡

Chi gestisce una struttura alberghiera o extralberghiera, deve sapere che dal 𝟭° 𝗴𝗶𝘂𝗴𝗻𝗼 𝟮𝟬𝟮𝟲 è obbligatorio utilizzare i nuovi moduli per avviare o modificare la propria attività ricettiva.

La novità riguarda le strutture ricettive con servizi, già soggette alla 𝗦𝗖𝗜𝗔 (Segnalazione Certificata di Inizio Attività):. Per le locazioni turistiche non imprenditoriali, invece, resta valida la 𝗖𝗜𝗔 (Comunicazione di Inizio Attività). La nuova modulistica è frutto di un accordo sancito il 18 marzo 2026 in sede di Conferenza Unificata ed è stata pubblicata in 𝗚𝗮𝘇𝘇𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗨𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗹 𝟮 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟮𝟬𝟮𝟲.

Tra i dati richiesti dai nuovi moduli figura il 𝗖𝗼𝗱𝗶𝗰𝗲 𝗜𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 (𝗖𝗜𝗡), istituito dal decreto Anticipi del 2023 e obbligatorio per tutte le strutture registrate nella Banca Dati delle Strutture Ricettive, operativa dal 1° gennaio 2025. Il CIN deve essere esposto all'esterno della struttura e indicato in ogni annuncio pubblicato online. Ed è qui che emerge il problema: il CIN viene rilasciato dal Ministero del Turismo solo a seguito delle autorizzazioni regionali e comunali, tra cui la SCIA stessa. In altre parole, per presentare la SCIA serve il CIN, ma per ottenere il CIN serve il protocollo della SCIA. Un cortocircuito procedurale che, al momento, non ha ancora ricevuto una soluzione ufficiale da parte delle amministrazioni competenti.

Il problema è tutt'altro che marginale: la Banca Dati delle Strutture Ricettive censisce oggi oltre 717.000 strutture in Italia, con 398 diverse forme di alloggio, ciascuna soggetta a regole regionali differenti. Titolari e gestori che in questi giorni devono avviare una nuova attività o comunicare variazioni — come modifiche alla capacità ricettiva, ai servizi offerti o alla classificazione della struttura — si trovano a operare con una modulistica nuova e, su un punto essenziale, ancora priva di indicazioni operative certe.

𝗔𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱'𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮: 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝘂ò 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗗𝗨𝗥𝗖 𝗲 𝗗𝗨𝗥𝗙Un'impresa in crisi che par...
27/05/2026

𝗔𝗽𝗽𝗮𝗹𝘁𝗶 𝗲 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶 𝗱'𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗮: 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗴𝗼𝘇𝗶𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝘂ò 𝘁𝘂𝘁𝗲𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗗𝗨𝗥𝗖 𝗲 𝗗𝗨𝗥𝗙

Un'impresa in crisi che partecipa alla composizione negoziata non può essere automaticamente espulsa dal mercato degli appalti pubblici per il solo fatto di avere debiti contributivi o fiscali. È questo il principio affermato con nettezza dal 𝗧𝗿𝗶𝗯𝘂𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗜𝘃𝗿𝗲𝗮 con un decreto del 25 maggio 2026.
La composizione negoziata della crisi è lo strumento del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza che consente all'imprenditore in difficoltà di avviare trattative con i creditori sotto la guida di un esperto indipendente, con l'obiettivo di trovare una soluzione prima che la crisi diventi irreversibile. Durante questa procedura, il tribunale può disporre misure di protezione del patrimonio e misure cautelari a tutela della continuità operativa.
Il decreto in esame fa un passo ulteriore rispetto alla prassi consolidata. Il giudice ha confermato le misure protettive per ulteriori 120 giorni — il limite massimo previsto dalla legge — e contestualmente ha accolto la richiesta di misure cautelari atipiche volte ad accertare la sussistenza dei presupposti per il rilascio del 𝗗𝗨𝗥𝗖 e del 𝗗𝗨𝗥𝗙. Si tratta del primo caso in cui un unico provvedimento salda insieme tutela del patrimonio, continuità aziendale, regolarità contributiva e regolarità fiscale. Il tribunale non può ordinare all'INPS di rilasciare il certificato contributivo, ma può accertare — con effetto equivalente ai fini operativi — che i requisiti sostanziali sussistono, limitatamente alla durata delle misure protettive. Lo stesso ragionamento viene esteso al DURF: se i debiti fiscali che ne impediscono il rilascio sono già oggetto del percorso di risanamento, precludere automaticamente la certificazione fiscale significherebbe trasformare la crisi tributaria da oggetto del trattamento negoziale a causa automatica di espulsione dal mercato. Una contraddizione che il decreto rifiuta.
Questa pronuncia riguarda tutte le imprese — in particolare quelle che operano in appalto o in concessione con enti pubblici — che si trovano in uno stato di tensione finanziaria ma dispongono ancora di un piano di risanamento credibile. Per queste realtà, la regolarità contributiva e fiscale non è un requisito perduto: può essere tutelata in sede giudiziale durante le trattative, a condizione di agire tempestivamente e con una strategia difensiva chiara.

Indirizzo

Via Sammartino, 45
Palermo
90141

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 19:00
Giovedì 09:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 19:00

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