Studio Legale Vitrano

Studio Legale Vitrano Lo Studio Legale Vitrano è stato fondato, nel 2003, dall’Avv. Dario Vitrano. Si occupa di diritto

Lo studio si compone di diversi avvocati operanti nel settore del diritto civile e del diritto penale. Ciascuno dei professionisti si occupa di specifiche materie afferenti a:
Diritto di famiglia (separazione, divorzi, tutele, ecc.),
Recupero crediti, Diritto bancario, commerciale e fallimentare
Diritto del lavoro e previdenziale
Diritto delle successioni e donazioni
Risarcimento danni RCA e da

errore medico,
Diritto penale. Lo studio Vitrano assiste i non abbienti con il patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio) nei procedimenti in materia civile e penale.

“Gli ho prestato 10.000 euro. Ho il bonifico: posso dimostrare tutto.”Non necessariamente.Il prestito occasionale di den...
01/09/2026

“Gli ho prestato 10.000 euro. Ho il bonifico: posso dimostrare tutto.”
Non necessariamente.
Il prestito occasionale di denaro a un familiare, a un amico o al proprio partner è molto più frequente di quanto si pensi.
Finché i rapporti sono buoni, spesso nessuno sente la necessità di mettere per iscritto l'accordo.
Il problema nasce dopo.
Immaginiamo un caso semplice:
Tizio trasferisce 10.000 euro sul conto di un familiare.
Passano alcuni anni e chiede la restituzione.
L'altra persona risponde:
“Non era un prestito. Quei soldi me li hai regalati.”
A questo punto il bonifico dimostra certamente che il denaro è stato trasferito.
Ma dimostra anche l'obbligo di restituirlo?
È qui che la questione diventa giuridicamente più complessa.
La causale del bonifico, eventuali messaggi WhatsApp o e-mail, riconoscimenti successivi, pagamenti parziali e altri elementi possono assumere un'importanza decisiva per ricostruire quale fosse realmente l'accordo tra le parti.
E c'è un altro elemento da non dimenticare: il tempo.
Anche il diritto alla restituzione di una somma di denaro deve essere esercitato tenendo conto delle regole sulla prescrizione e del momento dal quale il credito può essere fatto valere.
L’esperienza maturata mi fa dire che: La fiducia personale non dovrebbe mai sostituire completamente la prudenza giuridica.
Quando si prestano somme significative, anche tra persone legate da rapporti familiari o affettivi, mettere per iscritto condizioni e modalità della restituzione può evitare anni dopo un contenzioso nel quale il vero problema non sarà soltanto avere ragione.
Sarà riuscire a dimostrarlo.
Studio Legale Vitrano
Diritto civile • Tutela dei crediti • Contenzioso

INPS: un provvedimento negativo non significa sempre che la pratica sia chiusaUna prestazione negata.Un’indennità revoca...
01/09/2026

INPS: un provvedimento negativo non significa sempre che la pratica sia chiusa

Una prestazione negata.
Un’indennità revocata.
Una richiesta di restituzione di somme già percepite.
Un verbale sanitario che non riconosce quanto richiesto.

Nel settore previdenziale e assistenziale, il provvedimento dell’INPS non rappresenta necessariamente l’ultima parola.

Prima di rinunciare a un diritto è importante verificare attentamente le ragioni del rigetto o della revoca, la documentazione disponibile e i termini entro i quali è possibile intervenire.

Questo vale, ad esempio, per:

• invalidità civile e indennità di accompagnamento;
• assegno ordinario di invalidità e pensioni;
• prestazioni assistenziali collegate al reddito;
• NASpI e altre prestazioni previdenziali;
• richieste INPS di restituzione di somme ritenute indebitamente percepite.

In particolare, quando l’INPS richiede la restituzione di somme pagate anche per diversi anni, non è sufficiente fermarsi alla comunicazione ricevuta: occorre verificare l’origine dell’indebito, il periodo interessato e se la pretesa dell’Istituto sia effettivamente fondata e recuperabile.

Allo stesso modo, in materia di invalidità, la valutazione medico-legale può essere sottoposta agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento.

La previdenza è fatta di regole, documenti e soprattutto termini.
Una verifica tempestiva può fare la differenza tra la perdita di una prestazione e la possibilità di ottenere il riconoscimento di un diritto.

Studio Legale Vitrano

⚖️ INVALIDITÀ AL 100%: SPETTA AUTOMATICAMENTE L’INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO?No. Ed è importante sapere perché.Una delle...
30/08/2026

⚖️ INVALIDITÀ AL 100%: SPETTA AUTOMATICAMENTE L’INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO?

No. Ed è importante sapere perché.

Una delle convinzioni più diffuse è che il riconoscimento dell’invalidità civile al 100% comporti automaticamente anche il diritto all’indennità di accompagnamento.

Non è così.

Invalidità civile e accompagnamento sono valutazioni diverse.

Per il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento non è sufficiente la sola percentuale di invalidità.

Occorre verificare, in particolare, se la persona si trovi nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure non sia in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita, con conseguente necessità di assistenza continua.

Ed è proprio su questo punto che spesso nascono le controversie.

Una persona può essere affetta da patologie molto gravi e avere un’invalidità totale, ma vedersi negare l’accompagnamento perché viene ritenuta ancora sufficientemente autonoma.

Ma l’autonomia non dovrebbe essere valutata soltanto in astratto.

Occorre considerare concretamente le condizioni della persona: capacità di muoversi, orientarsi, vestirsi, alimentarsi, curare la propria igiene e svolgere in sicurezza le attività essenziali della vita quotidiana.

Particolare attenzione meritano anche le situazioni in cui sono presenti deterioramento cognitivo, demenze o altre patologie neurologiche, perché la capacità materiale di compiere un singolo gesto non sempre coincide con una reale capacità di provvedere autonomamente a sé stessi.

E se l’INPS nega l’accompagnamento?

Il verbale sanitario non deve necessariamente essere considerato definitivo.

Quando la valutazione non appare coerente con le effettive condizioni della persona e con la documentazione sanitaria, è possibile verificare se esistano i presupposti per contestarla nelle forme e nei termini previsti dalla legge.

Conoscere i propri diritti è il primo passo per poterli tutelare.

Avv. Dario Vitrano

QUANDO L’IMPRESA CRESCE, DEVE CRESCERE ANCHE LA SUA PROTEZIONEUn’impresa può crescere nel fatturato, negli investimenti ...
30/08/2026

QUANDO L’IMPRESA CRESCE, DEVE CRESCERE ANCHE LA SUA PROTEZIONE

Un’impresa può crescere nel fatturato, negli investimenti e nel patrimonio. Ma la crescita porta con sé anche una maggiore esposizione ai rischi.

Contratti, finanziamenti, contenziosi, fideiussioni personali e rapporti con soci e fornitori possono trasformare un problema aziendale in un problema patrimoniale dell’imprenditore e della sua famiglia.

Per questo la tutela non dovrebbe iniziare quando nasce il contenzioso.

Dovrebbe iniziare molto prima.

Separare correttamente il patrimonio personale da quello destinato all’attività d’impresa è una scelta di organizzazione e prevenzione.

In determinate situazioni può essere opportuno valutare:

• la separazione tra società operativa e patrimonio immobiliare;
• una struttura societaria più adeguata alla crescita dell’impresa;
• l’utilizzo di holding o società immobiliari;
• l’effettiva necessità e portata delle fideiussioni personali;
• regole chiare nei rapporti tra soci;
• strumenti per garantire continuità nel passaggio generazionale.

Non esiste, naturalmente, una soluzione valida per ogni impresa.

E soprattutto, la pianificazione patrimoniale deve essere lecita, preventiva e realizzata quando non esistono situazioni pregiudizievoli per i creditori.

Il punto è un altro: troppo spesso l’imprenditore consulta il professionista quando il problema è già sorto.

Una moderna assistenza legale all’impresa dovrebbe invece accompagnarne anche le scelte strategiche, individuando anticipatamente le aree di rischio.

Proteggere un’impresa non significa soltanto difenderla in giudizio.
Significa strutturarla per affrontare i rischi prima che diventino contenziosi.

Studio Legale Vitrano
Assistenza legale alle imprese | Contrattualistica | Contenzioso | Tutela patrimoniale

RECUPERO CREDITI: QUANDO UN CREDITO NON INCASSATO DIVENTA UN COSTO PER L’IMPRESAUn credito insoluto non è soltanto un pr...
29/08/2026

RECUPERO CREDITI: QUANDO UN CREDITO NON INCASSATO DIVENTA UN COSTO PER L’IMPRESA
Un credito insoluto non è soltanto un problema legale.
È liquidità che manca all’impresa e una posta che deve essere correttamente gestita anche sotto il profilo contabile e fiscale.
Per questo il recupero del credito dovrebbe iniziare da una domanda molto concreta:
il debitore ha beni o disponibilità effettivamente aggredibili?
Prima di intraprendere un’esecuzione è possibile svolgere un’attività mirata alla ricostruzione della situazione patrimoniale del debitore e, ricorrendone i presupposti, utilizzare gli strumenti previsti dall’art. 492-bis c.p.c. per la ricerca telematica dei beni da pignorare.
Conti correnti, rapporti finanziari, crediti verso terzi, rapporti di lavoro, immobili e altri cespiti possono determinare la scelta della strategia esecutiva più efficace.
Ma c’è un secondo aspetto, spesso sottovalutato.
Cosa accade quando il credito non è concretamente recuperabile?
Per l’impresa, documentare correttamente l’attività di recupero e l’eventuale inesigibilità del credito può assumere rilevanza anche fiscale.
L’art. 101, comma 5, del TUIR consente, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, la deduzione delle perdite su crediti. La gestione legale dell’insoluto può quindi avere una funzione ulteriore: fornire all’impresa gli elementi necessari per valutare, insieme al proprio consulente fiscale, il corretto trattamento della perdita.
Recuperare un credito non significa semplicemente ottenere un decreto ingiuntivo.
Significa valutare il debitore, individuare i beni aggredibili, scegliere se e come procedere e, quando il recupero non è economicamente possibile, gestire correttamente anche l’inesigibilità.
È questa la differenza tra il semplice contenzioso e una vera strategia di gestione del credito d’impresa.
Studio Legale Vitrano
Assistenza legale alle imprese | Recupero crediti | Contenzioso | Gestione delle insolvenze

L’impresa dopo l’imprenditore: la holding familiare come strumento di continuità e controlloUn’impresa può essere costru...
29/08/2026

L’impresa dopo l’imprenditore: la holding familiare come strumento di continuità e controllo

Un’impresa può essere costruita in decenni e diventare fragile nel momento del passaggio da una generazione all’altra.

La successione dell’imprenditore, l’ingresso degli eredi, differenti visioni strategiche o la cessione di una partecipazione possono modificare equilibri consolidati e compromettere la continuità dell’attività.

È anche per questa ragione che la holding familiare può rappresentare un efficace strumento di organizzazione e pianificazione del patrimonio imprenditoriale.

In una struttura di questo tipo, le partecipazioni nelle società operative vengono concentrate nella holding. Si crea così un livello nel quale disciplinare gli equilibri proprietari e le regole di governo del patrimonio familiare, lasciando alle società operative lo svolgimento dell’attività d’impresa.

La holding, però, non basta

La vera tutela deriva dalla costruzione di uno statuto coerente con gli obiettivi della famiglia imprenditoriale.

Tra gli strumenti utilizzabili assumono particolare importanza:

- clausole di prelazione, che attribuiscono agli altri soci il diritto di essere preferiti in caso di trasferimento delle partecipazioni;
- clausole di gradimento, per disciplinare l’ingresso di nuovi soci;
- clausole di riscatto, nei limiti consentiti dall’ordinamento;
- diritti particolari o differenti categorie di partecipazioni, per modulare potere economico e amministrativo;
- specifiche regole sulla governance, sulle maggioranze e sulla nomina degli amministratori.

L’obiettivo non è semplicemente impedire l’ingresso di soggetti estranei, ma stabilire oggi le regole che dovranno funzionare quando gli interessi dei componenti della famiglia potrebbero non essere più coincidenti.

Il passaggio generazionale va pianificato prima

Attendere l’apertura della successione può significare ritrovarsi con partecipazioni frammentate tra più eredi, ciascuno con esigenze e visioni differenti.

Pianificare significa invece rispondere anticipatamente ad alcune domande fondamentali:

Chi controllerà l’impresa? Chi potrà amministrarla? A quali condizioni potranno essere trasferite le partecipazioni? Come verrà liquidato chi non intende proseguire nell’attività familiare?

Sono questioni che riguardano il diritto societario prima ancora di diventare problemi successori.

La holding familiare, tuttavia, non costituisce uno “scudo” automatico contro i creditori. La sua funzione principale è organizzare proprietà, controllo e governance delle partecipazioni secondo un progetto destinato a sopravvivere alla singola generazione.

Proteggere un’impresa significa anche stabilire oggi chi potrà governarla domani.

Perché un patrimonio imprenditoriale può essere ereditato.

La sua continuità, invece, deve essere progettata. differenti visioni strategiche o la cessione di una partecipazione possono modificare equilibri consolidati e compromettere la continuità dell’attività.

È anche per questa ragione che la holding familiare può rappresentare un efficace strumento di organizzazione e pianificazione del patrimonio imprenditoriale.

In una struttura di questo tipo, le partecipazioni nelle società operative vengono concentrate nella holding. Si crea così un livello nel quale disciplinare gli equilibri proprietari e le regole di governo del patrimonio familiare, lasciando alle società operative lo svolgimento dell’attività d’impresa.

La holding, però, non basta

La vera tutela deriva dalla costruzione di uno statuto coerente con gli obiettivi della famiglia imprenditoriale.

Tra gli strumenti utilizzabili assumono particolare importanza:

- clausole di prelazione, che attribuiscono agli altri soci il diritto di essere preferiti in caso di trasferimento delle partecipazioni;
- clausole di gradimento, per disciplinare l’ingresso di nuovi soci;
- clausole di riscatto, nei limiti consentiti dall’ordinamento;
- diritti particolari o differenti categorie di partecipazioni, per modulare potere economico e amministrativo;
- specifiche regole sulla governance, sulle maggioranze e sulla nomina degli amministratori.

L’obiettivo non è semplicemente impedire l’ingresso di soggetti estranei, ma stabilire oggi le regole che dovranno funzionare quando gli interessi dei componenti della famiglia potrebbero non essere più coincidenti.

Il passaggio generazionale va pianificato prima

Attendere l’apertura della successione può significare ritrovarsi con partecipazioni frammentate tra più eredi, ciascuno con esigenze e visioni differenti.

Pianificare significa invece rispondere anticipatamente ad alcune domande fondamentali:

Chi controllerà l’impresa? Chi potrà amministrarla? A quali condizioni potranno essere trasferite le partecipazioni? Come verrà liquidato chi non intende proseguire nell’attività familiare?

Sono questioni che riguardano il diritto societario prima ancora di diventare problemi successori.

La holding familiare, tuttavia, non costituisce uno “scudo” automatico contro i creditori. La sua funzione principale è organizzare proprietà, controllo e governance delle partecipazioni secondo un progetto destinato a sopravvivere alla singola generazione.

Proteggere un’impresa significa anche stabilire oggi chi potrà governarla domani.

Perché un patrimonio imprenditoriale può essere ereditato.

La sua continuità, invece, deve essere progettata.

Impresa e contenzioso: quando trovare un accordo è una scelta strategicaPer un'impresa, vincere una causa non significa ...
27/08/2026

Impresa e contenzioso: quando trovare un accordo è una scelta strategica

Per un'impresa, vincere una causa non significa necessariamente aver fatto un buon affare.

Quando nasce una controversia, infatti, non basta chiedersi: “Chi ha ragione?”. Occorre anche domandarsi: “Quanto costa avere ragione?”

Tempi del giudizio, costi, immobilizzazione dei crediti, possibilità concreta di recuperare le somme e conseguenze sui rapporti commerciali sono elementi che devono entrare nella valutazione.

Per questo il contenzioso dovrebbe essere considerato anche come una forma di rischio aziendale da gestire.

La transazione non è necessariamente una rinuncia

Una transazione ben costruita può consentire all'impresa di trasformare un rischio incerto in un costo certo, misurabile e programmabile.

Accordarsi, quindi, non significa necessariamente rinunciare alle proprie ragioni. Può rappresentare una precisa scelta strategica.

Naturalmente, non tutte le transazioni sono buone transazioni.

Termini di pagamento, garanzie, rinunce, penali e conseguenze dell'inadempimento devono essere definiti pensando anche a ciò che potrebbe accadere dopo la firma.

La domanda da porsi è semplice:

“Cosa accade se la controparte non rispetta l'accordo?”

La mediazione come opportunità

Anche la mediazione non dovrebbe essere considerata soltanto un passaggio necessario prima del processo.

Può diventare uno spazio nel quale costruire soluzioni che una sentenza difficilmente potrebbe offrire: rateizzazioni, garanzie, ridefinizione dei rapporti contrattuali o nuove condizioni che consentano persino di proseguire una relazione commerciale.

Il giudice decide sul passato. Una buona mediazione può anche disciplinare il futuro.

Naturalmente esistono situazioni nelle quali è necessario andare in giudizio: quando la trattativa serve soltanto a guadagnare tempo, quando mancano concrete garanzie di adempimento o quando è indispensabile tutelare rapidamente una posizione.

Anche questa, però, deve essere una decisione consapevole.

La vera domanda, quindi, non è se sia meglio transigere o fare causa, ma quale soluzione produca il risultato migliore per l'impresa considerando insieme diritto, tempi, costi, rischi e obiettivi aziendali.

È anche in questo che si misura il ruolo dell'avvocato d'impresa: non soltanto gestire il conflitto, ma contribuire alla scelta della strategia migliore.

Perché anche la gestione di una controversia è una decisione d'impresa.

Il miglior contenzioso? Quello che un’impresa riesce a evitare.Molte controversie nascono da contratti poco chiari, resp...
26/08/2026

Il miglior contenzioso? Quello che un’impresa riesce a evitare.

Molte controversie nascono da contratti poco chiari, responsabilità non definite o contestazioni affrontate troppo tardi.

L’assistenza legale dovrebbe quindi iniziare prima del contenzioso, aiutando l’imprenditore a prevenire i rischi e gestire correttamente contratti, rapporti commerciali, crediti e contestazioni.

Una consulenza tempestiva protegge l’impresa, riduce i costi e consente all’imprenditore di concentrarsi sulla crescita.

Indirizzo

Via PRINCIPE DI PATERNÒ N. 18
Palermo
90144

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
16:00 - 19:00
Martedì 09:00 - 13:00
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