04/09/2026
FIRENZE – TAR. Ancora una volta, dalla parte di chi serve lo Stato.
Oggi siamo a Firenze per difendere un militare che chiede una cosa apparentemente semplice: poter vivere vicino a suo figlio e poter esercitare concretamente il proprio ruolo di padre.
Negli ultimi quattro anni, il 42-bis è diventato progressivamente una questione sempre più complessa.
Quello che in passato veniva spesso riconosciuto in sede amministrativa, oggi finisce sempre più frequentemente nelle aule dei Tribunali.
E il dato che maggiormente preoccupa è il progressivo mutamento dell’orientamento giurisprudenziale.
Per anni, nei contenziosi sul 42-bis, la tutela della genitorialità e, soprattutto, dell’interesse del minore ha rappresentato un elemento centrale nella valutazione del giudice.
Oggi, invece, assistiamo sempre più spesso a decisioni nelle quali le esigenze organizzative dell’Amministrazione assumono un peso determinante.
È vero: gli organici del comparto Difesa e Sicurezza sono profondamente cambiati. Le carenze di personale sono reali e le esigenze di servizio devono essere tutelate.
Ma non può essere questa, da sola, la risposta a una domanda di genitorialità.
Il problema diventa ancora più evidente quando, nella maggior parte dei casi, la richiesta di avvicinamento riguarda militari che prestano servizio al Nord e chiedono di ricongiungersi ai propri figli al Sud.
Non possiamo però trasformare una legittima esigenza organizzativa dell’Amministrazione in un principio secondo il quale il militare debba necessariamente scegliere tra servire lo Stato e vivere accanto ai propri figli.
Il 42-bis non è un automatismo.
Ma proprio perché ogni caso è diverso, ogni situazione deve essere esaminata concretamente.
Non basta fermarsi alla carenza di organico.
Occorre verificare la situazione familiare, l’età del minore, le esigenze di cura, la concreta possibilità di ricollocazione e soprattutto effettuare quel necessario bilanciamento tra interesse pubblico e tutela della genitorialità.
Perché dietro una domanda di 42-bis non c’è semplicemente un militare che chiede di essere trasferito.
C’è un padre che vuole poter fare il padre.
C’è un figlio che ha diritto alla presenza del proprio genitore.
C’è una famiglia che chiede di non essere sacrificata.
Ed è per questo che continueremo a portare davanti ai giudici gli interessi di chi ogni giorno ci difende, affinché anche chi indossa una divisa possa avere la possibilità di proteggere ciò che ha di più importante: la propria famiglia.
Oggi Firenze.
Domani, ancora una battaglia per la tutela della famiglia e della genitorialità di chi serve lo Stato