Studio Legale Avvocato Irene Graziosi

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Contenzioso in materia civile e del lavoro; diritto amministrativo;
consulenza e contrattualistica in materia civile e commerciale;
contenzioso in materia civile: famiglia (separazioni; divorzi);
ricorso per il riconoscimento del figlio nato fuori

07/09/2026

Il diritto al “buono pasto” matura dopo sei ore consecutive di lavoro.
L'attribuzione del buono pasto è un’agevolazione di carattere assistenziale che, nell'ambito dell'organizzazione dell'ambiente di lavoro, è diretta a conciliare le esigenze del servizio con le esigenze quotidiane del dipendente, al fine di garantirne il benessere fisico necessario per proseguire l'attività lavorativa quando l'orario giornaliero corrisponda a quello contrattualmente previsto per la fruizione del beneficio. Essa è condizionata all'effettuazione della pausa pranzo che, a sua volta, presuppone, come regola generale, solo che il lavoratore, osservando un orario di lavoro giornaliero di almeno sei ore, abbia diritto ad un intervallo non lavorato, restando irrilevanti la durata di tali intervalli e il fatto che l’orario di lavoro sia articolato in turni. È quanto si legge nell’
ordinanza della Cassazione civile del 31 agosto 2026, n. 24866.
Fonte:Altalex

04/09/2026

Assenteismo fraudolento: non è reato di false attestazioni nelle società in house.
La Corte di Cassazione penale, sentenza n. 22941/2026, ha chiarito che il reato di “false attestazioni o certificazioni” di cui all’
art. 55-quinquies,
D.Lgs 30 marzo 2001, n. 165 è reato proprio, la cui sfera di operatività è limitata alle amministrazioni pubbliche tassativamente indicate dal comma 2, art. 1 stessa legge.
Fonte:Altalex
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03/09/2026

Tre visite fiscali a vuoto non sempre significano assenza ingiustificata.

La Suprema Corte chiarisce i limiti probatori del verbale INPS e conferma la reintegra del lavoratore.
Il medico fiscale suona, ma nessuno risponde. Per il datore di lavoro è la prova tipica e sufficiente di un'assenza ingiustificata, ma per la Cassazione non basta. Con la sentenza n. 22621 del 2 luglio 2026, la Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del licenziamento per giusta causa di un dipendente ritenuto irreperibile durante tre distinte visite di controllo INPS.
Fonte:Assomed

02/09/2026

Licenziamento dirigente e criterio di giustificatezza: basta che il recesso non sia arbitrario o pretestuoso.
Il Tribunale del lavoro di Parma, sentenza n. 327/2026 interviene in tema di licenziamento del dirigente, ribadendo che a tale categoria non si applica la disciplina del giustificato motivo oggettivo ex art. 3,
L. n. 604/1966, bensì il criterio di "giustificatezza" di derivazione negoziale e contrattual-collettiva, sufficiente ai fini della legittimità del licenziamento ove lo stesso non sia arbitrario, pretestuoso o discriminatorio e risulti coerente con i principi di buona fede e correttezza, nel rispetto della libertà di iniziativa economica del datore di lavoro. La pronuncia affronta, inoltre, il tema della corretta composizione della base di calcolo del TFR e della necessità di integrare il contraddittorio con l’INPS nelle domande di regolarizzazione contributiva, offrendo spunti operativi per i professionisti del settore. È quanto si legge nella sentenza
Tribunale di Parma 4 giugno 2026, n. 327.
Fonte:Altalex

01/09/2026

Sulla tenuità del fatto e non punibilità per le violazioni antinfortunistiche.

Con sentenza n. 23909 del 30 giugno 2026, la terza sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che in caso di contravvenzioni antinfortunistiche, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è applicabile soltanto al termine di una valutazione congiunta delle modalità della condotta e della esiguità del pericolo in concreto rispetto al bene giuridico tutelato, non potendo essere desunta dalla sola assenza di ulteriori violazioni accertate in sede ispettiva o dalla cessazione dell’attività.
Fonte: Dottrina per il lavoro.

31/08/2026

Cassazione Sezione Lavoro - sentenza 22716/2026 Retribuzione di posizione dei Dirigenti Sanitari.

Due dirigenti sanitarie hanno agito in sede civile per ottenere differenze retributive derivanti dalla parziale erogazione della parte variabile dell'indennità di posizione. La controversia nasce dall'applicazione del CCNL Area Sanità 2016-2018, che ha previsto un aumento della quota fissa finanziato mediante la riduzione della quota variabile. L'ente sanitario, un IRCCS oncologico, aveva operato tagli sulla variabile giustificandoli con l'incremento del numero complessivo di incarichi dirigenziali e la conseguente carenza di fondi. La Cassazione ha confermato l'illegittimità della condotta aziendale.
Fonte:Assomed

28/08/2026

Buoni pasto: spettano sempre all'infermiera turnista che eccede le sei ore.

Il Tribunale di Gela dichiara l'illegittimità del regolamento aziendale di un'ASP che vincolava l'erogazione del buono pasto a presupposti più restrittivi di quelli previsti dal CCNL e dalla legge, condannando l'ente al risarcimento del danno in favore di un'infermiera turnista. Il diritto al buono pasto, chiarisce il Giudice, sorge per il solo fatto che il turno ecceda le sei ore, senza che rilevi la coincidenza con le fasce orarie del pranzo o della cena. A confermarlo è il
Tribunale di Gela, Sez. lavoro, sent. 19 giugno 2026, n. 408.
Fonte: Altalex

26/08/2026

Sul lavoro notturno della donna con figlio sotto i tre anni.

Con sentenza n. 22566/2023, la Corte di Cassazione ha affermato, modificando il proprio orientamento precedente e confermando quanto stabilito nei due primi gradi di giudizio, che le disposizioni che tutelano la maternità e la paternità nel rapporto di lavoro hanno la funzione di proteggere la salute della donna e le esigenze del bambino: esse si inquadrano anche nell’appagamento dei bisogni affettivi del bambino finalizzati allo sviluppo pieno della sua personalità.

Di conseguenza, quanto affermato dall’art. 53, comma 3, del decreto legislativo n. 151/2001, significa che il lavoro notturno non può essere mai imposto alla lavoratrice madre di un bambino di età inferiore di tre anni.
Fonte: Dottrina per il lavoro

25/08/2026

Certificazione fantasma e poteri dell'Ispettorato: la Cassazione traccia il confine.
In tema di certificazione del contratto di appalto, qualora l’ente certificatore non rispetti i requisiti di cui all’
art. 76,
D.Lgs. n. 276/2003 e, pertanto, non sia composto da organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, la certificazione resa è tamquam non esset e, conseguentemente, l’organo di vigilanza può legittimamente esercitare il proprio potere sanzionatorio senza dover preventivamente adire il Tribunale Amministrativo ai sensi dell’art. 80 del medesimo decreto. È quanto si legge nella
sentenza Cassazione civile 27 aprile 2026, n. 11276.
Fonte: Altalex

24/08/2026

Sul datore di lavoro e sull'attività del preposto alla vigilanza.

Con sentenza n. 20150 del 3 giugno 2026, la quarta sezione penale della Corte di Cassazione ha affermato che in caso di infortunio sul lavoro, risponde il datore di lavoro nel caso in cui, pur avendo nominato un preposto alla vigilanza, abbia omesso di vigilare sull’operato di questi, al fine di impedire l’instaurazione di prassi contro legge portatrici di pericoli per i lavoratori.
Fonte:Dottrina per il lavoro.

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