18/09/2026
Come vedete, il modello ormai è stato sdoganato.
Quello avvenuto oggi a Roma è un episodio gravissimo: uno studente di 13 anni avrebbe prima spruzzato spray urticante sul volto di un’insegnante e poi l’avrebbe ferita con un coltello. Secondo le prime ricostruzioni, ancora al vaglio degli investigatori, l’aggressione sarebbe stata anche trasmessa attraverso i social.
E il punto è proprio questo: non siamo più davanti soltanto alla violenza. Siamo davanti alla violenza trasformata in contenuto.
È almeno la decima aggressione di questo tipo che ci troviamo a rilanciare nell’ultimo anno, tra quelle diventate pubbliche. E alcuni episodi hanno una caratteristica particolarmente inquietante:
la presenza del pubblico digitale.
Perché un ragazzino dovrebbe riprendere o trasmettere un’aggressione?
Perché, in alcuni adolescenti particolarmente fragili, rabbiosi, disimpegnati sul piano empatico e fortemente dipendenti dalla validazione esterna, non basta più compiere l’atto, bisogna mostrarlo.
Il pubblico diventa parte della scena.
Lo smartphone diventa un moltiplicatore narcisistico:
guardatemi, esisto, sto facendo qualcosa che nessuno dimenticherà.
E in quel momento la vittima rischia di non essere più percepita pienamente come una persona, ma come un elemento dello spettacolo. Una comparsa dentro una rappresentazione costruita per ottenere attenzione, reazioni, notorietà nel proprio gruppo.
Questo non significa che tutti i ragazzi che compiono atti violenti abbiano lo stesso profilo psicologico. Sarebbe scientificamente scorretto. Ma alcuni indicatori ricorrono: bassissima tolleranza alla frustrazione, bisogno di dominare la scena, ricerca di riconoscimento, anestesia rispetto alle conseguenze e progressiva spettacolarizzazione dell’aggressività.
Ed è proprio la diretta social l’elemento che dovrebbe preoccuparci di più.
Perché quando un tredicenne pensa non solo di poter aggredire un’insegnante, ma anche che quell’aggressione possa diventare qualcosa da mostrare, significa che il confine tra realtà, violenza e rappresentazione si sta facendo pericolosamente sottile.
Il problema c’è. Ed è molto, molto serio.