Avvocato Margherita Baragliu

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C’è una figura che, lentamente, sta scomparendo dai nostri paesi: quella delle donne vestite in fardetta, sa rustica, co...
17/10/2026

C’è una figura che, lentamente, sta scomparendo dai nostri paesi: quella delle donne vestite in fardetta, sa rustica, come si dice a Orune.
Un tempo erano parte della nostra quotidianità.
Le incontravi per strada, mentre andavano a messa o rientravano a casa, con quel passo lento e composto, avvolte nei loro abiti scuri, custodi inconsapevoli di un’eleganza che non aveva bisogno di nulla per essere meravigliosa.
Oggi se ne vedono sempre meno.
E ogni volta che ne incontro una, non posso fare a meno di fermarmi a guardarla con tenerezza, come se, per un istante, il tempo tornasse indietro e mi restituisse qualcosa di immensamente caro.
C’è qualcosa di profondamente romantico nella loro figura.
Nel fruscio di quelle gonne, negli scialli posati sulle spalle, in quella bellezza antica e discreta che sembra appartenere a un mondo in cui tutto scorreva più lentamente.
Non sono soltanto donne che indossano un abito della tradizione.
Sono la memoria viva della nostra terra, i volti della nostra infanzia, il ricordo delle nostre nonne, un pezzo di Sardegna che ancora cammina accanto a noi.
E mentre le guardiamo allontanarsi lungo una strada, con quel loro passo lento e silenzioso, insieme a loro si sta allontanando, piano piano, anche un pezzetto del mondo in cui siamo cresciuti.
Un mondo che abbiamo amato senza sapere, allora, quanto un giorno ci sarebbe mancato ❤️

13/10/2026

Quando domani leggerete sul giornale il nome di qualcuno appena arrestato, provate a ricordare le emozioni che avete provato guardando il film su Beniamino Zuncheddu.
Ricordate la rabbia, il dolore, le lacrime davanti a quei 33 anni di vita che nessuno potrà mai restituirgli.
Perché è facile commuoversi per un innocente dopo 33 anni di carcere.
Il vero coraggio è rispettare la presunzione di innocenza di chi viene arrestato oggi, senza condannarlo con le proprie parole prima ancora che lo faccia un giudice.

Famiglie che si ritrovanoUn tuffo tra gli affetti, nei ricordi che riaffiorano e nelle tradizioni che, ogni anno, tornan...
30/08/2026

Famiglie che si ritrovano
Un tuffo tra gli affetti, nei ricordi che riaffiorano e nelle tradizioni che, ogni anno, tornano a dare vita alle strade di Orune.
La Madonna del Carmelo chiama e il paese risponde con l’abito della festa, quello più bello, quello delle grandi occasioni.
Dai bauli riemergono i costumi custoditi con cura, antichi tessuti che, indossati ancora una volta, sembrano riportare con sé le voci e i volti di chi li ha portati prima di noi.
Le mani delle donne anziane sistemano ricami, nastri e pieghe.
Mani che conoscono ogni dettaglio e che, mentre vestono le più giovani, consegnano loro qualcosa che va oltre un costume: una storia, un’appartenenza, un legame.
Poi le strade si animano.
I cavalieri aprono la sfilata, dietro di loro arriva il lungo corteo dei costumi, e Orune si veste dei suoi colori, dei suoi volti, della sua gente.
Sa Pandera del Comitato, con il Priore e il Vice Priore, annuncia il passaggio della Madonna.
E quando Lei arriva, portata in spalla dai membri del Comitato, tutto sembra assumere un significato diverso.
Dietro di Lei cammina Orune.
Famiglie, anziani, giovani e bambini.
Ognuno porta con sé un pensiero, una preghiera, una persona da ricordare, una speranza da affidare alla Madonna.
C’è chi la guarda in silenzio, chi la segue con emozione, chi affida a quel passaggio ciò che custodisce nel cuore.
E allora la festa diventa incontro, memoria, fede.
Diventa il paese che si ritrova, che si riconosce e che, ancora una volta, cammina insieme.
E mentre la Madonna attraversa le strade, ognuno affida a Lei ciò che ha di più caro: la propria famiglia, i propri affetti, le proprie speranze.
E forse è proprio questo il senso più bello di questa giornata: ritrovarsi, stringersi attorno alla propria fede e sentirsi, ancora una volta, parte di una grande famiglia.
Quella famiglia che si chiama Orune.
💓

A volte non servono parole per spiegare quanto è grande l’amore. Stasera, a Orotelli, ci ha pensato un gesto, quello del...
27/08/2026

A volte non servono parole per spiegare quanto è grande l’amore. Stasera, a Orotelli, ci ha pensato un gesto, quello del Comitato San Giovanni Battista ❤️

Adoro questa fotografia…(non chi sia l'autore)Guardandola, mi è venuto spontaneo immaginare cosa ci sia stato prima di q...
26/08/2026

Adoro questa fotografia…(non chi sia l'autore)
Guardandola, mi è venuto spontaneo immaginare cosa ci sia stato prima di quell’istante.
Una vita lunga.
Le cose perdute, gli affetti che il tempo ha portato via e che sono ancora lì, custoditi in quell’abito nero.
E poi quella necessità, così semplice e così umana, di fermarsi.
Lasciarsi andare sulla sabbia.
Sentire finalmente il riposo della propria schiena, dopo una vita che chissà quante volte le ha chiesto di andare avanti.
Chissà quanti sacrifici, quante privazioni, quante rinunce avrà conosciuto quella donna.
Quante volte avrà dovuto essere forte.
Quante volte avrà continuato a camminare anche quando avrebbe avuto voglia di fermarsi.
E allora mi piace pensare che quella schiena, per un momento, abbia potuto smettere di portare tutto.
Restare lì, davanti al mare, mentre tutto intorno continua a scorrere.
Mi piace pensare che il mare, in Sardegna, sappia fare anche questo: raccogliere i pensieri, custodire i dolori, accogliere i ricordi e restituire, almeno per un momento, un po’ di pace.
E dentro quella semplicità c’è una grande bellezza.
La bellezza di chi ha attraversato la vita, ne ha conosciuto il peso e, nonostante tutto, continua a stare in piedi.
Una bellezza che non ha bisogno di mostrarsi, perché appartiene alla terra, al vento, al mare e a chi questa terra la porta dentro.
Pensare che, per un istante, davanti a quel mare, non ci sia stato più nulla da fare.
Nulla da dimostrare.
Nulla da sopportare.
Solo fermarsi.
E respirare.
❤️

Sento sempre più spesso una frase:“Ma sai, io amo la Sardegna.”Ma che cosa significa, oggi, amare la Sardegna?Perché ama...
21/08/2026

Sento sempre più spesso una frase:
“Ma sai, io amo la Sardegna.”
Ma che cosa significa, oggi, amare la Sardegna?
Perché amare una terra non può limitarsi a trascorrere qualche giorno nelle sue spiagge più belle, fotografare un tramonto, innamorarsi del colore del mare e poi andarsene, lasciandosi alle spalle rifiuti, incuria, regole ignorate e una natura sempre più fragile.
Amare la Sardegna significa rispettarla anche quando nessuno ci guarda.
Significa capire che una spiaggia non è un bene infinito.
Che una duna non è un luogo dove camminare come se nulla fosse.
Che il mare non è una discarica.
Significa fermarsi, qualche volta, e chiedersi se ciò che stiamo facendo lascerà qualcosa di peggiore di come l'abbiamo trovato.
Per questo, quando sento dire “io amo la Sardegna”, vorrei poter rispondere:
Allora dimostralo.
Dimostralo rispettando una spiaggia.
Rispettando una duna.
Raccogliendo ciò che hai portato.
Rinunciando a ciò che non puoi fare.
Rispettando il mare.
Rispettando questa terra.
Rispettando chi qui vive, anche quando tu sei già tornato a casa.
Perché l'amore per un luogo non si misura dalle fotografie che ci portiamo via.
Si misura da ciò che siamo capaci di lasciare intatto.
E oggi, forse più che mai, la Sardegna ha bisogno proprio di questo.
Non di essere dichiarata amata.
Di essere realmente rispettata.

Ieri Orgosolo ha accompagnato la Madonna dell’Assunta in una processione di grande suggestione.Prima, la pioggia.Una pio...
16/08/2026

Ieri Orgosolo ha accompagnato la Madonna dell’Assunta in una processione di grande suggestione.
Prima, la pioggia.
Una pioggia intensa, quasi ostinata, che sembrava voler avvolgere il paese in una coltre grigia.
Le strade lucide riflettevano il cielo e tutto sembrava sospeso, in attesa.
Poi, lentamente, il cielo ha cominciato a calmarsi.
Le nuvole si sono aperte appena, la pioggia si è fatta più sottile e una luce incerta ha cominciato a posarsi sulle case.
Ed è allora che la processione ha avuto inizio.
In testa, i cavalli.
Tanti, fieri, guidati dai giovani, aprivano il cammino con una presenza antica e solenne.
Poi sono arrivate le donne con gli stendardi e, dietro di loro, i costumi orgolesi.
Nel grigio del cielo, quei colori sembravano accendersi all’improvviso.
E soprattutto quel giallo luminoso de su lionzu, che incorniciava i volti e sembrava un piccolo sole capace di spezzare il buio.
E poi è comparsa lei.
La Madonna dell’Assunta, portata sulle spalle da tanti uomini.
Avanzava lentamente, mentre le loro voci si alzavano nel canto:
“Deus ti sarvet Maria, piena de grazia… beneitta ses tue…”
Intorno, un silenzio quasi irreale.
Il canto degli uomini, il passo dei cavalli, il fruscio delle vesti.
Nient’altro.
E poi, quasi a voler chiudere quella giornata con un segno, tra le bandierine colorate della festa è apparso un arcobaleno.
È rimasto lì, sospeso sopra Orgosolo, mentre la processione continuava lentamente il suo cammino.
Dopo tanta pioggia, proprio quando il cielo sembrava ancora incerto, è arrivato quel ponte di colori.
E allora mi piace pensare che quell’arcobaleno fosse un augurio.
Un piccolo segno di speranza.
Perché dopo ogni tempesta può tornare la luce.
Un pensiero a voi

15/08/2026

A chi oggi lavora per rendere piacevole a tutti noi questa giornata di festa e a chi si impegna per garantire la nostra sicurezza.

Ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari che oggi sono al lavoro per prendersi cura degli altri.
Ai pastori e a tutti coloro che, anche in un giorno di festa, si alzano presto e lavorano lontano dai riflettori.

A chi non ha potuto permettersi una vacanza.
A chi vive da vicino una situazione di malattia.
A chi sta scontando una condanna negli istituti di pena e a chi, anche oggi, lavora al loro interno.

A chi soffre.
A chi, purtroppo, non ha un lavoro.
Agli anziani soli.
A chi vive nel dolore per la perdita di una persona cara.

A tutti voi, va il mio pensiero e un abbraccio di vero cuore. ❤️

Buon Ferragosto a tutti. ❤️

Ale, sei un altro fiore orunese che va via troppo presto.So che i tuoi 33 anni sono stati ricchi d’amore:lo raccontano l...
10/08/2026

Ale, sei un altro fiore orunese che va via troppo presto.
So che i tuoi 33 anni sono stati ricchi d’amore:
lo raccontano le tante fotografie, quell’amore sconfinato tra cugine cresciute insieme, la casa dei nonni, quel senso profondo di famiglia e quel filo invisibile che, anche da lontano, riportava sempre a Orune.
E oggi quella tua foto in costume sardo sembra fermare il tempo:
gli occhi profondi, il sorriso delicato, la bellezza e la fierezza delle nostre origini.
È un giorno triste, Ale.
Per Orune, per la Sardegna.
E nel cielo di San Lorenzo, tra mille stelle, ce n’è una che da oggi brillerà un po’ di più.
Bella e luminosa ✨
per sempre.
Buona eternità ✨💓

Il privilegio di diventare vecchi. Ci sono giorni in cui basta scorrere pochi post sui social per capire quanto sia frag...
07/08/2026

Il privilegio di diventare vecchi.

Ci sono giorni in cui basta scorrere pochi post sui social per capire quanto sia fragile la scala dei valori della nostra epoca.
Georgina Rodríguez viene attaccata perché avrebbe preso qualche chilo.
Chiara Ferragni viene definita "grassa" e "vecchia".
Rihanna viene derisa per le sue forme.
Cambiano i nomi, ma non cambia il copione.
Il corpo di una donna continua a essere un bene pubblico, sottoposto a un processo permanente. Ogni chilo diventa una colpa.
Ogni ruga una condanna. Ogni segno del tempo una sconfitta.
Eppure c'è una domanda che dovremmo avere il coraggio di porci: da quando invecchiare è diventato un fallimento?
Invecchiare è il privilegio di chi ha avuto la fortuna di vivere.
Non tutti arrivano a vedere i capelli imbiancarsi, la pelle cambiare, il volto raccontare gli anni trascorsi.
Ogni ruga è una pagina di vita, ogni segno del tempo custodisce una storia, un dolore superato, una gioia vissuta, un amore, una rinascita.
Non c'è nulla di vergognoso in un corpo che cambia.
È la sua natura.
Come non c'è nulla di vergognoso in qualche chilo in più.
L'obesità è una condizione clinica seria e merita rispetto e cure, non giudizi. Ma qui non si parla di salute.
Qui si parla dell'ossessione di una società che pretende dalle donne una giovinezza eterna, come se il loro valore fosse racchiuso in una taglia o nell'assenza di rughe.
E mentre si misura il girovita, si smette di misurare ciò che conta davvero.
L'empatia. La cultura. Il coraggio. La gentilezza. L'onestà. La capacità di tendere una mano.
Qualità che rendono una persona bella anche quando il tempo ha lasciato la sua firma sul volto.
Alle donne vorrei dire questo: non chiedete mai scusa per il tempo che passa.
Non abbiate paura di abitare il vostro corpo, qualunque forma abbia oggi.
Non lasciate che sia uno sguardo distratto o un commento anonimo a decidere quanto valete.
La vera bellezza non è fermare il tempo.
È attraversarlo con dignità.
Perché una società che teme le rughe teme, in fondo, la vita stessa.
E una società che giudica una donna dal suo corpo ha ancora molta strada da fare per imparare a guardare davvero le persone.

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