Avv. Riccardo Renna

Avv. Riccardo Renna Avvocato. Managing Partner di Renna Studio Legale, Nardò. Mi occupo di diritto contrattuale, societario e commerciale.

Credo che il diritto funzioni meglio prima (molto prima) che il problema abbia un nome.

Case giapponesi. Stanze vuote. Pareti libere.Pochi oggetti. Ognuno al suo posto. Ognuno con un motivo per esserci.Da noi...
31/08/2026

Case giapponesi. Stanze vuote. Pareti libere.

Pochi oggetti. Ognuno al suo posto. Ognuno con un motivo per esserci.

Da noi spesso il contrario. Riempiamo.

Mensole. Cassetti. Armadi che non si chiudono più.

Compriamo cose che useremo una volta. Le teniamo per anni. Come se il pieno fosse sicurezza.

Non lo è.

Una casa piena non è ricca. È caotica.

E’ da un po’ che mi chiedo non cosa aggiungere. Cosa togliere.

Ogni volta che tolgo qualcosa, quello che resta respira meglio. Si vede di più. Vale di più.

Vale per gli armadi. Vale per le giornate. Vale per le persone.

Non è avere tutto, vivere bene. È tenere ciò che ha un senso … e lasciare spazio intorno.

Voi riempite, o alleggerite?

28/08/2026

Stasera, terza e ultima serata di Crocevia.

Santoro, Rota, Bonasia hanno raccontato “¡Tarantelas!”, un pezzo di Sud che si ritrova nel flamenco; non lo sapevo. Poi Francesca Romana ha cantato Dalida. “Bang Bang” tra le altre. Ma non è stata solo lei a brillare sul palco durante lo spettacolo.

Piazza Cesare Battisti, piena anche l’ultima sera.

Tre giorni, e resta una cosa sola. La bellezza di entrare in connessione con persone che ti accarezzano il cuore e ti aiutano a ragionare meglio. Non sempre succede insieme. Qui è successo tre sere di fila.

Renna Studio Legale sostiene Crocevia per lo Ionio dalla prima edizione. Per questo.
Non c’è altra ragione che serva.

Grazie a chi lo organizza, ogni anno, in quello che il mercato chiama periferia … e che per tre sere diventa il centro.

Crocevia per lo Ionio

Crocevia per lo Ionio

Sui social mostriamo quasi sempre le cose belle. Il tramonto perfetto, il piatto impiattato, il luogo da cartolina. Come...
26/08/2026

Sui social mostriamo quasi sempre le cose belle. Il tramonto perfetto, il piatto impiattato, il luogo da cartolina. Come a dire: guardate che vita.

Io le cose troppo belle non le mostro. Non per posa. Perché ho l’impressione che non dimostrino niente.

Un tramonto perfetto non dice come stai. Un tavolo senza un graffio non racconta le sere passate attorno ad esso. La perfezione è muta … bella e muta.

Mi piacciono di più le cose imperfette. Il tavolo segnato dall’uso, che funziona ancora ed è più bello proprio per quei segni. I nodi di un tronco d’ulivo, che non sono difetti: sono la storia dell’albero, e sono ciò che gli dà valore. Il disegno di mia figlia che esce dai bordi, e proprio per questo è vivo.

C’è una cosa che ho capito tardi.

Passiamo la vita a rincorrere un’esperienza migliore di quella che abbiamo, e quell’inseguimento è già una piccola infelicità, perché ci dice inconsciamente che quello che viviamo non basta mai.

Il giorno in cui ho smesso di rincorrere e ho cominciato ad accettare quello che c’era, imperfezioni comprese, mi sono accorto che stavo meglio.

Perché il presente è il solo luogo in cui la vita accade davvero. E quasi nessuno lo abita.

Voi lo abitate il presente o siete sempre un passo più avanti, a rincorrere?

22/08/2026

Tra pochi giorni Piazza Cesare Battisti tornerà a riempirsi.

Crocevia per lo Ionio arriva alla settima edizione. Renna Studio Legale lo sostiene da sempre ma dallo studio non è stato mai vissuto come un appuntamento da segnare in agenda. Per me è più simile a un bisogno che torna, puntuale, ogni fine agosto.

Barbara Alberti, Mario Perrotta, Clara Borghesi, Erica Mou, Cosimo Damato. Persone che hanno costruito un pensiero e lo portano in una piazza, la sera, senza chiedere nulla in cambio.

C’è una parte del mio lavoro che ha bisogno di silenzio, di regole, di precisione. E c’è una parte che ha bisogno di questo: sedersi tra la gente, al buio, e lasciarsi attraversare da una parola che non è la mia.

Non è una pausa dal lavoro. È la condizione per impedire al lavoro di diventare solo tecnica.

Tre serate, sei incontri, ingresso libero. Io ci sarò, come ogni anno.

Qui sotto un saluto da uno dei protagonisti di questa edizione.

Ieri i miei figli hanno visto i Giganti della Sila. Alberi alti quarantacinque metri, vecchi di quattro secoli.Li ho oss...
18/08/2026

Ieri i miei figli hanno visto i Giganti della Sila. Alberi alti quarantacinque metri, vecchi di quattro secoli.

Li ho osservati mentre guardavano in su, con la testa all’indietro, cercando di arrivare con gli occhi dove i rami finiscono.

E ho pensato a una cosa che quei tronchi dicono senza parlare.

Nessuno di loro è diventato così in fretta. Quasi quattrocento anni per arrivare lassù. Nessuna scorciatoia, nessun modo di accelerare. Solo tempo, radici, e la pazienza di crescere piano mentre tutto intorno cambiava.

Abitiamo un mondo che chiede tutto subito. E poi porti i figli davanti a un albero di quattro secoli, e capisci quanto poco valga la fretta. Le cose che durano si prendono il loro tempo. Sempre.

Un giorno spero se lo ricorderanno. Non l’albero … la lezione.

Li abbiamo appena messi a letto. Ora io e Alessandra restiamo un momento sulla porta, a guardarli dormire.Ai piedi del l...
14/08/2026

Li abbiamo appena messi a letto. Ora io e Alessandra restiamo un momento sulla porta, a guardarli dormire.

Ai piedi del letto, sulla panca, Topolino buttato lì come ogni sera. Respirano piano, in quel modo che hanno solo i bambini, come se il mondo fosse un posto sicuro.

Non lo è, il mondo! E il nostro lavoro non è farglielo credere.

È un altro, più difficile. Fare in modo che, quando arriveranno le cose belle e quelle brutte, perché arriveranno entrambe, sappiano affrontarle. Non ripararli dalla vita, ma dargli la tempra per starci dentro. Reggere i colpi, godersi il buono, rialzarsi.

Restiamo lì un attimo più del necessario.

Passo le giornate a rincorrere il domani. Progetti, scadenze, cose che daranno frutto tra anni. E loro, qui, mi ricordano l’esatto contrario. Che un bambino non rincorre niente. Sta dentro il momento che vive (il gioco, il gelato, il sonno) tutto intero, senza una parte altrove.

Noi lo chiamiamo essere piccoli. Ma è l’unica grandezza che perdiamo crescendo.

Attraversare la vita senza perdere la capacità di abitarla: pensavo di doverlo insegnare a loro. Sono loro che lo stanno insegnando a me. Adesso, per esempio. Che invece di pensare a domani, sono qui fermo sulla porta a guardarli respirare. E non vorrei essere in nessun altro posto.

Buon Ferragosto.

Mi è rimasta addosso la serata di sabato.Al circolo nautico la vela; una di quelle feste che non ti aspetti e poi finisc...
10/08/2026

Mi è rimasta addosso la serata di sabato.

Al circolo nautico la vela; una di quelle feste che non ti aspetti e poi finiscono per essere bellissime.

Ho rivisto un sacco di amici, gente che conosco da sempre. Con qualcuno non ci parlavo da mesi, ma è bastato un attimo per riprendere dal punto in cui avevamo lasciato.

E ho conosciuto due persone nuove, un uomo e sua moglie. Di quelle chiacchierate che partono per caso e non finiscono più, con uno sconosciuto che dopo mezz’ora ti sembra di conoscere da una vita. Capita raramente, e quando capita te ne accorgi.

Si è riso tanto. Il mare a due passi, niente di serio da dire, nessuno che guardava l’orologio.

Faceva bene. Non me lo ricordavo da un po’ quanto faccia bene una sera così.

Buona estate a tutti.

In questo post c’è una storia che va oltre la giornata che racconta.Nel 1972, a Tiggiano, un uomo apre una piccola offic...
06/08/2026

In questo post c’è una storia che va oltre la giornata che racconta.

Nel 1972, a Tiggiano, un uomo apre una piccola officina. Oggi quell’azienda arriva in Brasile e in Australia, con centinaia di persone e un riconoscimento europeo di eccellenza. E in cinquant’anni l’indirizzo è cambiato di pochi chilometri: da Tiggiano a Surano, un paese del basso Salento di quelli che sulle carte si trovano a fatica.

Poteva andarsene ovunque. In parte il mondo lo ha seguito. Ma il centro è rimasto qui. Per scelta.

Che tra chi lavora alla loro cultura d’impresa ci sia anche mio fratello Vincenzo, per me è motivo di orgoglio.

Ma la cosa che mi resta è più semplice. Si può conquistare il mondo senza voltare le spalle al posto da cui si è partiti. Anzi, è proprio restare che rende una crescita solida invece che fragile.

Andare lontano e non andarsene mai.

Loro ci sono riusciti.

Vi dico una cosa che ho imparato tardi e a mie spese.Prima di tutto viene il corpo. Come stai, quanto hai dormito, se se...
03/08/2026

Vi dico una cosa che ho imparato tardi e a mie spese.

Prima di tutto viene il corpo. Come stai, quanto hai dormito, se sei stanco. Poi quello che senti, spesso senza accorgertene. Poi il pensiero, che crediamo venga per primo, e invece viene per terzo. E sotto tutto, come le radici sotto un albero, ci sei tu.

Non chi eri. Chi sei adesso.

Perché l’io non è una cosa che scopri una volta e per sempre. Non è un fondo fisso sepolto da qualche parte. Si forma nel presente, si piega con le esperienze, cambia con quello in cui scegli di credere. Come un albero, che non è mai finito: ha la sua natura ma non smette mai di crescere, mette rami nuovi, ne perde altri, si curva col vento e resta in piedi.

Per questo conoscersi non è dissotterrare un tesoro nascosto. È restare in ascolto di qualcosa che si muove.

Guardiamo sempre la chioma. Le idee, le decisioni. Quasi mai il tronco da cui nascono. Ma un pensiero stanco è un pensiero storto. Una scelta fatta senza sapere cosa provi non è una scelta: è una reazione travestita.

Quest’estate provo a guardare più in basso. Non è facile. Ma ogni volta che ci riesco, tutto il resto si raddrizza.

Voi quanto tempo vi date, non per capire chi eravate, ma per comprendere chi siete e chi potete diventare?

Ho sbagliato tante volte. Alcune l’ho ammesso subito, altre ci ho messo troppo.L’errore che ricordo meglio non è stato i...
31/07/2026

Ho sbagliato tante volte. Alcune l’ho ammesso subito, altre ci ho messo troppo.

L’errore che ricordo meglio non è stato in un atto o in un’aula. È stato pensare, per anni, di dover fare tutto da solo. Che chiedere aiuto fosse una debolezza. Che fermarsi fosse perdere. Ho vissuto convinto che il mio valore stesse nel non staccare mai. Mi sbagliavo. Ci ho messo tempo a capirlo, e un po’ di prezzo l’ho pagato.

Arminio scrive che nell’errore c’è l’energia della riparazione, e che va usata tutta. Quando l’ho letto mi sono fermato.

Perché è vero. Un errore non ti insegna niente finché lo nascondi o lo giustifichi. Diventa qualcosa solo quando lo guardi in faccia. E quasi sempre, dopo, arriva un’attenzione nuova; vedi cose che prima ti sfuggivano. Quella stessa distrazione che ti ha fatto sbagliare, una volta corretta, diventa la tua parte migliore.

Non è un elogio dell’errore. Gli errori si pagano, e alcuni lasciano il segno. Ma non conosco nessuno che abbia costruito qualcosa di buono senza attraversarne parecchi.

Lo penso soprattutto guardando chi è giovane e ha il terrore di sbagliare. Vorrei dirgli che l’errore non è il contrario della crescita. È la sua materia prima.

Voi? Qual è stato l’errore che vi ha insegnato di più?

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Nardò
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Martedì 08:40 - 18:30
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