Comitato Mario Pagano

Comitato Mario Pagano Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Comitato Mario Pagano, Avvocato e studio legale, Via Carlo Poerio, 92/c/o avVia Francesco Picca, Naples.

il Comitato Mario Pagano, nella sua nuova veste, intende promuovere una nuova stagione delle riforme sensibilizzando la società civile sui valori della cultura dello Stato di diritto in direzione garanzie, diritti, libertà e dignità della persona umana

03/09/2026

Il finale della serie Report lo immagino così.

Una grande inchiesta, la più grande: Report su Report.

Mondani torna a Capaci, cammina malinconico al bordo della strada, raccoglie cicche.
A un certo punto si toglie la coppola, si china.
Solleva davanti alla telecamera un mozzicone intriso di rossetto:
“c’era una donna, sul luogo della strage. Questo lo abbiamo sempre saputo”.

Stacco, foto della Presutti in occhiali neri e con lo stesso rossetto.

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Ritorno in studio.

Ranucci introduce un servizio su Ostia: possono i clan fare quello che fanno senza una complicità ai vertici più alti delle istituzioni?

Stacco, intervista a un chirurgo plastico sul trucco che permette di fingere un trauma da pugno sul viso; poi lo schermo si divide a metà: foto di Piervincenzi, foto di Spada.
A poco a poco Spada diventa il colonnello Mori.
Buio, la voce rotta di un testimone che non vuole mostrarsi: “li ho visti insieme”.

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Ultima tranche: Mottola corre affannato col microfono su uno stradone chapliniano.
A un certo punto si volta.
Non c’è nessuno, da nessuna parte.
Chi sta inseguendo?
Allora capisce: sé stesso.
Si sdoppia, s’incalza con domande imbarazzanti, cambia voce, rifiuta di rispondersi.
Corre ancora, prova a saltare la propria ombra.
Finalmente, all’orizzonte s’intravede un altro - una sagoma simile alla sua. E’ Piero Ricca: “fratello, perché a me fate fare da decenni le stesse cose gratis?”.

Ultima inquadratura: Ranucci e Innocenzi avanzano per mano davanti alla telecamera.
Tutto è finito, dicono, ma tutto ricomincia.
Dalle ceneri televisive nascerà un movimento politico: mostrano all’obiettivo il suo manifesto scritto a quattro mani, un libro intitolato “Le scelte”.
Dietro i due conduttori, in fondo allo studio, s’intravede per un attimo un uomo seduto che batte sui tasti di un portatile. E’ Bisignani.

Titoli di coda.

di Matteo Marchesini

Scusate, ma che è successo? Il Foglio, 2.9.2026di Guido VitielloOgni mattina, persa l’abitudine di visitare le notizie n...
02/09/2026

Scusate, ma che è successo?

Il Foglio, 2.9.2026

di Guido Vitiello

Ogni mattina, persa l’abitudine di visitare le notizie nella loro residenza storica – l’architettura ordinata della prima pagina di un quotidiano – riviviamo una scena di Così parlò Bellavista di Luciano De Crescenzo.
E’ quella in cui il netturbino e il vice-sostituto portiere si fanno largo sgomitando in una folla di curiosi per raggiungere, dicono loro, l’epicentro.
Qui hanno finalmente accesso alla notizia: una storiella strampalata su un cavalluccio rosso raccontata da Riccardo Pazzaglia.

E’ pure una mezza bufala.

Non accade lo stesso a noi?

Apriamo i social network e siamo assaliti da commenti sarcastici o furenti su qualche oggetto misterioso, i cui contorni dobbiamo ricostruire a tentoni.
Il tragitto classico – leggo la notizia, mi faccio un’opinione – lo imbocchiamo ormai contromano.
Sfogliamo strati di opinioni per approdare sfiniti al cuore della notizia, che non di rado si rivela vuoto come quello di una cipolla.
Troppo tardi: per contendersi quel vuoto si sono già formate squadre, che ci incitano rumorosamente ad arruolarci.
Ma forse squadre non è la parola più adatta.

Negli Ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus c’è una frase ricorrente che Roberto Calasso considerava la più terribile di tutta l’opera:

“Si formano capannelli”.

Terribile, perché questa unità sociale minima – il piccolo assembramento di curiosi – è meno innocente di quanto appaia:

“I capannelli non sono una forma di spontaneità democratica.
Ben più antica è la loro origine.
I capannelli si formano sempre intorno a un ca****re.
Quando il ca****re non c’è, quel posto vuoto evoca molti cadaveri che lì sono stati, molti che lì appariranno.
E’ l’ultimo rito che tiene insieme la società civile”.

Un rito, scriveva Calasso, celebrato dai “devoti di una potenza ufficialmente inerme, essenzialmente persecutoria: l’Opinione”.

Una potenza che esige, se non sacrifici umani, linciaggi perpetui.

Kraus, non per caso, chiama capannello la calca di passanti che smaniano per farsi fotografare accanto a un impiccato famoso.

E anche questa scena, a ben pensarci, la riviviamo ogni mattina.

Qui non si capisce più nulla.Chi vuole l’indipendenza del GIP dal PM ma solo se il GIP fa quello che vuole il popolo.Chi...
02/09/2026

Qui non si capisce più nulla.

Chi vuole l’indipendenza del GIP dal PM ma solo se il GIP fa quello che vuole il popolo.

Chi non vuole che si abusi delle misure cautelari ma poi vuole che si applichino se lo chiede il popolo.

E se poi gli si deve risarcire il danno da ingiusta detenzione e, allora si protesta per la misura cautelare inflitta.

Il popolo chiede giustizia ma non sa bene che cosa sia la giustizia.

I magistrati scendono in campo per sostenere le ragioni di una parte politica se gli interessi sono coincidenti.

Il popolo vuole i magistrati indipendenti, ma non indipendenti da tutti, ‘dipende da chi dipendono’.

I magistrati vogliono essere indipendenti ma poi vogliono far fuori i magistrati indipendenti.

Gli Ispettori ministeriali partono a razzo se i giudici prendono decisioni che scandalizzano il popolo.

I garantisti diventano forcaioli e i forcaioli diventano garantisti.

Ma tutti lo sono a fasi alterne in base a convenienza.

Mi chiedo: ma i libri su cui ho studiato all’università erano libri di diritto o di fantascienza?

di Carmen Giuffrida

Ranucci ha già perso la battaglia più importante: quella della reputazioneIl Dubbio, 31.8.2026di Tiziana MaioloÈ impress...
01/09/2026

Ranucci ha già perso la battaglia più importante: quella della reputazione

Il Dubbio, 31.8.2026

di Tiziana Maiolo

È impressionante la miseria umana che esce a fiotti dalla storia e controstoria dell’estate di Ranucci&Lavitola.

C’è un eroe della purezza che ha raccontato al mondo le malefatte degli altri, il quale non poteva che rimanere abbagliato dall’altro suo simile, capace di abbattere belve feroci non ad armi pari, perché agli animali non veniva fornito il fucile da centomila dollari.
Due anime gemelle, Sigfrido Ranucci e Walter Lavitola, bravi a mettere le mani nella melma.

Andrei a cena con Totò Riina, dice l’uno, mentre l’altro era stato bravo a ricattare il numero uno, Silvio Berlusconi.
La scuola di Report sempre sullo sfondo.
Il luogo dove i giovani imparavano a catturare la preda, a sussurrarle all’orecchio (imperdibile la storia della dottoressa di Modena raccontata sul Giornale), poi a finirla, infine a divorarne piano piano le spoglie.
Che cosa ci si poteva aspettare, dai ragazzi della scuola, a partire da venerdì scorso, con l’allontanamento di Ranucci dalla conduzione della sua trasmissione e la collocazione al suo posto di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi?

I ragazzi e le ragazze, ranuccini e ranuccine di sicura fede, non avrebbero potuto fare altro se non ripetere la lezione imparata.
Nella giungla dell’orgoglio professionale di appartenere alla “prima trasmissione d’inchiesta d’Italia (del mondo, secondo il verbo di Sig)”, fotocopia di quella in cui Lavitola faceva affari e godeva nell’assassinio di esseri innocenti, per quanto lo si possa essere, secondo lui, a quattro zampe.
Per niente scandalizzati del fatto che si potesse collocare una bomba per aiutare un amico a far crescere carriera, reputazione e visibilità, i ragazzi e le ragazze della scuola, neanche fossero allievi di Landini invece che del Primo Giornalista d’Inchiesta italiano (forse mondiale), si sono messi a giocare al sindacato e a spartirsi i posti.

Sigfrido Ranucci trattato come una qualsiasi dottoressa di Modena dal suo pupillo Giorgio Mottola (tu quoque Brute), che prima gli dà la legnata e poi lo abbraccia.
E lui che morde il freno perché questo clima da nemesi storica, chi la fa l’aspetti, non lo aveva proprio previsto.
Mentre lascia agli avvocati giuslavoristi il compito di fargli sognare una causa miliardaria, si domanda forse dove siano finiti tutti quei bravuomini e bravedonne in toga che si spellavano le mani mentre lui vantava le sue duecento querele.
E chissà oggi, finita la luna di miele, che sorte avranno quei processi. Il mondo intanto gli gira intorno.

E la parola d’ordine di una sinistra sempre più in crisi di cultura oltre che di identità, non è “salvate Ranuccci” ma “salvate Report”.
Ma la trasmissione porta le impronte digitali del suo ex conduttore, e gli scolaretti non sono all’altezza.
Sanno solo bisbigliare all’orecchio e poi colpire alle spalle, come ha insegnato il maestro.
E quando lui per primo colpirà al cuore come scelta inadeguata quella della nomina alla conduzione, da parte dei vertici Rai, di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, loro interpretano il verbo del maestro come un via libera alla guerra totale.
Prima l’invito, neanche garbato, a fare subito un passo indietro con il gran rifiuto, poi i colpi alla schiena nel più puro stile Report.

Di Presutti, in quanto donna, si va subito a rivangare quell’episodio di pruderie insieme a una collega e il suo compagno.
Lei li aveva denunciati per avances non gradite, ma l’inchiesta era finita con l’archiviazione.
Ma il vero peccato mortale della giornalista è quello di esser stata fotografata proprio sul luogo del delitto, il ristorante del cacciatore Lavitola.
Lei sente subito il bisogno di doversi giustificare, sono andata una volta sola e con una tua amica, caro Sig.
Ma sa bene, come lo sanno tutti quelli sbranati dalla scuola di Report, che la sua spiegazione non sarà degna di notizia.
Così sarà, il maestro Ranucci la molla subito, anche a costo di dover smentire La Repubblica.
«Non le ho mai detto di andare da lui per motivi di lavoro.
Ho saputo solo in seguito che è andata altre volte da sola per dei progetti di cui non sono mai stato messo a conoscenza.
Fatto verificabile anche attraverso le chat sequestrate sul telefono di Lavitola».
Colpita e affondata.

Anche perché le chat, non solo quelle del cacciatore, sono uno strumento che Ranucci governa molto bene, tanto da aver minacciato, già dai primi giorni dell’inchiesta su Lavitola, di renderne pubbliche un bel pacchetto, magari a rate.
Del resto il suo cellulare non è stato mai posto sotto sequestro (in passato altri, se pur non indagati, non hanno avuto questo privilegio), è a sua disposizione, qualunque uso l’ex conduttore intenda farne.
Non ha mai lesinato, la scuola di Report, né su amicizie, parentele o frequentazioni delle persone da indagare.
Indagare dopo che la tesi accusatoria era già pronta e precostituita, naturalmente.

È lo stile che Ranucci oggi rimprovera agli altri.

Se non ci fosse di mezzo la storia della nemesi, avrebbe anche ragione.
Un po’ è così, e si sa che la vendetta è un piatto che va servito freddo.
Sui giornali sornioni che sono sempre stati dall’altra parte, e dalla penna di chi non vedeva l’ora.
Si rispolvera l’affare Renzi-Mancini e l’autogrill dell’autostrada.
Report aveva o no rapporti con i servizi?
C’è anche un piccolo Me-Too locale, con inviti a tarda sera per aspiranti collaboratrici.
Ma benedette ragazze, avrebbero detto le nostre nonne, non potevate denunciare subito, invece di aspettare quando il presunto seduttore è in difficoltà?
Ma lo è davvero?
Certo, non pare proprio un battaglione invincibile quello di Giulia Innocenzi, l’ex pupilla di Santoro, e degli altri inviati, i quali giurano che se ne andranno se non rientreranno subito le nomine di Presutti e Piervincenzi.
Vediamo come la metteranno con le penali per violazione di contratti.

La dirigenza Rai sembra decisa, Ranucci attende di poter incassare, magari con la reintegrazione al proprio posto di lavoro, il suo aiutino alle toghe sulla campagna per il No alla riforma costituzionale della giustizia.
Ma una battaglia l’ha già persa, e insieme a lui le ragazze e i ragazzi della sua scuola, ed è quella della reputazione.
Ormai tutti hanno capito che tra l’immagine di Walter Lavitola con il piede schiacciato sulla testa del leone da lui assassinato e quella di Sigfrido Ranucci che sussurra all’orecchio della dottoressa di Modena per poi spartirne le spoglie non c’è differenza.

E questa è la vera fine di Report.

https://www.ildubbio.news/news/commenti/52125/ranucci-ha-gia-perso-la-battaglia-piu-importante-quella-della-reputazione.html?fbclid=IwY2xjawUDlhZwZG9mAWV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkEDIyMjAzOTE3ODgyMDA4OTIAAR6hwUwnzqEyN5eXWJp7sHIS7uHP7hrFIouryve7qehBbagleA-EjWLbaX8OtA_aem_Ix6tnhhlTSk5qPDicZK1Qg

La parola d’ordine è “salvate Report”. Ma la trasmissione porta le impronte digitali del suo ex conduttore, e dei suoi scolari

01/09/2026

Termina oggi il periodo di sospensione feriale.
Il ripristino del periodo dal 1° agosto al 15 settembre è già stato posto all’attenzione dell’Avvocatura nel ###VI Congresso Nazionale Forense di Torino, attraverso una mozione congressuale proposta dal Movimento Forense.
Una battaglia che non riguarda un privilegio, ma la sostenibilità della professione, il diritto al riposo degli avvocati e, in definitiva, la qualità della difesa e della giurisdizione.
Il tema resta attuale e merita di tornare al centro del confronto istituzionale.

Le correnti dell’Anm danno la caccia ai “collaborazionisti” del governoIl Foglio, 1.9.2026La caccia ai “collaborazionist...
01/09/2026

Le correnti dell’Anm danno la caccia ai “collaborazionisti” del governo

Il Foglio, 1.9.2026

La caccia ai “collaborazionisti” del governo di centrodestra non sta riguardando soltanto la redazione di Report (e quei giornalisti che si sono detti disposti a continuare a lavorare pure senza Ranucci), ma anche la magistratura.
In vista delle elezioni dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura (previste per il 25 e 26 ottobre), i candidati designati dalle correnti dell’Anm si stanno scagliando contro i colleghi che invece hanno scelto di candidarsi in modo indipendente.
Questi ultimi, nelle chat interne e persino nella mailing list nazionale dell’Anm, vengono accusati di rispondere a logiche politiche, di essere espressione di gruppi di potere vicini al governo.
In buona sostanza, vengono accusati di rappresentare un pericolo per l’indipendenza del futuro Csm.
Come se la garanzia di indipendenza di un organo costituzionale come il Csm derivasse dal vincolo di fedeltà dei futuri consiglieri alle proprie correnti (cioè associazioni private), e non dalla loro libertà di scelta.

Tra i candidati indipendenti spiccano innanzitutto coloro che sono stati scelti tramite sorteggio, su iniziativa del “Comitato AltraProposta”.
Questo comitato, che non è né una corrente né un gruppo organizzato, ha seguito un metodo inedito e innovativo: ha estratto a sorte, davanti a un notaio, tremila nomi dall’elenco di 6.244 magistrati idonei per l’elezione al Csm.
Si è proceduto poi a un altro sorteggio e infine alla stesura della lista dei candidati che hanno accettato la proposta di candidarsi:
Luca Lorenzetti (consigliere di Corte di Cassazione) per la categoria dei giudici di legittimità;
Giacomo Pestelli (sostituto procuratore a Firenze) e Raffaele Barela (sostituto procuratore a Napoli) per la categoria dei pubblici ministeri;
Luisa Ferracane (Corte d’appello di Torino), Francesco Lupia (tribunale di Tivoli), Antonino Fazio (presidente di sezione del tribunale di Piacenza), EmanuelaRomano (tribunale di Bologna), Fabrizio Malagnino (tribunale di Lecce) e Maria Grazia Caserta (Corte d’appello di Bari) per la categoria dei giudici.

I candidati indipendenti sorteggiati si ispirano all’esempio di Andrea Mirenda, l’unico componente eletto nell’attuale consiliatura nella lista dei sorteggiati: un magistrato non appartenente ad alcuna corrente e senza alcuna precedente esperienza nell’Anm, ma che ha mostrato, al di là delle scelte di merito, di essere in grado di svolgere la funzione di consigliere togato in modo autorevole e indipendente.
Insomma, per essere buoni consiglieri del Csm non serve essere espressione delle correnti.

Ma nel mirino delle correnti ci sono soprattutto alcuni magistrati che in passato sono stati esponenti di gruppi associativi, in particolare Magistratura indipendente (Mi), e che ora si sono candidati come indipendenti.
Tra questi Cosimo Ferri, Annarita Donofrio, Vincenzo Depalma.
Nei giorni scorsi abbiamo dato notizia del duro richiamo rivolto dai vertici di Mi ai suoi iscritti a votare i candidati selezionati dal gruppo e a rispettare così “il vincolo associativo”.
La vicenda è stata oggetto di una dura email inviata nella mailing list dell’Anm dal giudice Glauco Zaccardi, candidato al Csm per Magistratura democratica.
Nell’email, Zaccardi sostiene che “c’è una saldatura evidente” tra i candidati indipendenti e alcune testate (come il Foglio, accusato di essere in malafede) per attaccare le correnti, “usando lo stesso linguaggio delle forze che hanno sostenuto il sì al referendum” e “provare, magari, a prendersi il controllo del Csm” con un’alleanza con i laici di centrodestra.
Insomma, un grande complotto che avrebbe ovviamente come obiettivo quello di ridurre l’autonomia e l’indipendenza del futuro Csm e quindi dell’intera magistratura.

Un piccolo dettaglio rende la vicenda ancora più surreale:
il giudice Zaccardi, che ora attacca il Foglio e si erge a difensore dell’indipendenza delle toghe, è stato per sei anni (dal 2016 al 2022) ininterrottamente fuori ruolo come capo ufficio legislativo al ministero dell’Economia e delle finanze nei governi Renzi, Gentiloni, Conte 2 e Draghi.

Alla faccia dell’indipendenza della magistratura.

di Ermes Antonucci

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